Icona Clima https://www.iconaclima.it Il primo sito italiano dedicato allo studio e alle notizie di clima e ambiente, redatto interamente dagli esperti del settore Wed, 25 Nov 2020 14:02:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 https://www.iconaclima.it/contents/uploads/2019/03/FaviconDef-120x120.png Icona Clima https://www.iconaclima.it 32 32 Meteo: tra venerdì e il weekend maltempo, Scirocco e neve: i dettagli https://www.iconaclima.it/meteo/meteo-tra-venerdi-e-il-weekend-maltempo-scirocco-e-neve-i-dettagli/ Wed, 25 Nov 2020 14:02:42 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=56003 meteo weekendNell’ultima parte della settimana, weekend compreso, la situazione meteo cambierà in molte regioni. Un nuova perturbazione, ora in formazione sulla Spagna, si avvicinerà all’Italia e porterà una nuova fase di maltempo. Obiettivo di piogge e rovesci saranno soprattutto le regioni del Centro-sud, ma anche qualche zona del Nord vedrà alcuni veloci effetti con qualche nevicata …

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Nell’ultima parte della settimana, weekend compreso, la situazione meteo cambierà in molte regioni. Un nuova perturbazione, ora in formazione sulla Spagna, si avvicinerà all’Italia e porterà una nuova fase di maltempo. Obiettivo di piogge e rovesci saranno soprattutto le regioni del Centro-sud, ma anche qualche zona del Nord vedrà alcuni veloci effetti con qualche nevicata sulle Alpi occidentali.

Venerdì primi effetti della nuova perturbazione

Prevarranno ancora le schiarite su Alpi, pianure adiacenti, regioni centrali adriatiche, Sud e Sicilia, con qualche annuvolamento sparso in più nel settore del basso Ionio. Strati di nubi basse nel resto della Val Padana, associati all’alba a possibili nebbie intorno all’alto Adriatico. Nubi in aumento nel settore ligure, nel resto del Centro e in Sardegna. Piogge sparse e qualche rovescio nell’est della Sardegna, più diffuse dalla sera con possibili temporali nel sud dell’isola. Piogge deboli e isolate lungo le coste della Toscana. Tra sera e notte anche in Liguria e nel Cuneese con qualche fiocco di neve nelle Alpi Marittime oltre i 1800 m.

Temperature minime in rialzo nelle zone interessate dalla copertura nuvolosa. Massime con poche variazioni e nella norma al Nord; stazionarie o in leggero aumento al Centro-Sud. Avremo valori fino a 17-18 gradi e locali picchi di 19-20 gradi su Calabria e Isole.
Ventoso per Scirocco sui mari di ponente che diverranno mossi o molto mossi. Altrove venti deboli e mari calmi o poco mossi.

Sabato condizioni meteo in ulteriore peggioramento

Sabato la nuova perturbazione estenderà progressivamente le sue nuvole a gran parte d’Italia con le ultime parziali schiarite al mattino all’estremo Nordest e lungo il medio e basso Adriatico. Al mattino precipitazioni sparse anche sottoforma di rovesci o temporali nelle Isole e sulla Calabria meridionale. Avremo deboli fenomeni tra il basso Piemonte e la Liguria centro-occidentale con limite della neve sulle Alpi occidentali fino a 1600-1800 metri. Nel pomeriggio fenomeni più scarsi all’estremo Nordovest con qualche fiocco di neve ancora nelle Alpi, prime piogge anche tra la bassa Toscana e il Lazio. Tra sera e notte peggiora anche nel resto del Sud dove avremo fenomeni localmente anche intensi e a carattere di rovescio o temporale specie in Calabria e nel settore ionico. Piogge in intensificazione anche tra Lazio, Abruzzo e Molise e più deboli e isolate anche nel resto del Centro e lungo le coste delle Venezie.

Temperature massime in lieve calo all’estremo Nordovest, in Toscana, Umbria e Sardegna, possibili rialzi invece lungo l’Adriatico e al Sud per effetto anche dello Scirocco che soffierà da moderato a forte soprattutto sul Tirreno e nelle Isole maggiori.

Domenica ancora piogge al Centro-sud

Domenica non mancheranno schiarite anche ampie in gran parte del Nord in particolare tra il settore alpino e le vicine pianure, il tempo invece rimarrà perturbato in gran parte del Centro-sud con ulteriori fenomeni sparsi più intensi e diffusi al mattino nel Sud peninsulare, nel pomeriggio lungo il medio e basso Adriatico, in Campania e Sardegna. Temperature minime per lo più in rialzo eccetto in Sardegna, massime in rialzo nelle aree più soleggiate del Nord, in calo nel Lazio al Sud e nelle Isole dove venti più freschi ma anche meno intensi di Libeccio sostituiranno lo Scirocco che invece soffierà ancora localmente forte nel settore adriatico.
Rimane ancora molto incerta l’evoluzione del tempo per l’inizio della prossima settimana.

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L’India si prepara all’impatto con il ciclone Nivar: gli aggiornamenti https://www.iconaclima.it/meteo/notizie-mondo/india-ciclone-nivar-allerta/ Wed, 25 Nov 2020 13:21:47 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=56013 india ciclone NivarÈ sempre più potente la tempesta tropicale Nivar, che si sta muovendo sulle acque del Golfo del Bengala, poco più a nord dello Sri Lanka, e che secondo le previsioni raggiungerà l’intensità di un ciclone tropicale di categoria 1 poco prima dell’impatto con l’India, previsto nelle prossime ore. La tempesta Nivar ha già provocato forte …

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È sempre più potente la tempesta tropicale Nivar, che si sta muovendo sulle acque del Golfo del Bengala, poco più a nord dello Sri Lanka, e che secondo le previsioni raggiungerà l’intensità di un ciclone tropicale di categoria 1 poco prima dell’impatto con l’India, previsto nelle prossime ore.

La tempesta Nivar ha già provocato forte maltempo nello Sri Lanka, quando lambendo le coste settentrionali del Paese lo ha sferzato con venti intensi e piogge molto abbondanti.

Secondo le previsioni dell’India Meteorological Department, l’impatto con la terraferma avverrà tra la mezzanotte locale e le prime ore del mattino di domani, dunque probabilmente quando in Italia sarà ancora sera.

La traiettoria prevista. Fonte: India Meteorological Department
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Meteo, prevale il sole ma la pioggia non molla la presa su Calabria e Sicilia https://www.iconaclima.it/meteo/previsioni/meteo-25-novembre/ Wed, 25 Nov 2020 09:29:24 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55996 meteo mercoledìCon la protezione dell’anticiclone l’Italia vive condizioni meteo stabili quasi ovunque, ma all’estremo Sud si osserva ancora una residua instabilità: anche nelle prossime ore deboli piogge interesseranno soprattutto la Sicilia orientale e il sud della Calabria. Un nuovo peggioramento delle condizioni meteo si profila poi a partire da venerdì, quando una perturbazione si avvicinerà all’Italia …

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Con la protezione dell’anticiclone l’Italia vive condizioni meteo stabili quasi ovunque, ma all’estremo Sud si osserva ancora una residua instabilità: anche nelle prossime ore deboli piogge interesseranno soprattutto la Sicilia orientale e il sud della Calabria.

Un nuovo peggioramento delle condizioni meteo si profila poi a partire da venerdì, quando una perturbazione si avvicinerà all’Italia dalla Spagna: le prime piogge arriveranno soprattutto sulla Sardegna e nel corso del weekend coinvolgeranno gran parte del Paese, accompagnate da una sensibile intensificazione dello Scirocco. Gli aggiornamenti per i prossimi giorni.

Le previsioni per le prossime ore

Al Nord cielo in prevalenza sereno, con qualche modesta velatura in arrivo al Nord-Ovest; nelle regioni centrali, un po’ di nubi in sviluppo su Abruzzo, Molise, Lazio centro settentrionale e bassa Toscana. Al Sud e sulle Isole nuvolosità variabile, con schiarite anche ampie nell’ovest della Sicilia, lungo le coste campane e in Puglia. Ancora possibili piogge o rovesci sparsi sulla Calabria meridionale e sulla Sicilia orientale, in esaurimento in serata con le ultime precipitazioni sul versante ionico dell’isola; piogge isolate in giornata anche lungo le coste tirreniche nel nord-est della Sardegna.

Controlla le piogge in tempo reale con il radar meteo

meteo mercoledì

Temperature senza variazioni di rilievo: massime in generale nella norma, fino ai 18-19 gradi al Sud e in Sicilia. Venti in indebolimento, mari in prevalenza poco mossi.

Le previsioni meteo per domani, giovedì 26 novembre

Tempo quasi ovunque stabile e prevalentemente soleggiato, con solo locali nebbie o strati bassi che potranno formarsi al mattino in pianura Padana a nelle valli interne del Centro, e un po’ di nuvole lungo il versante adriatico, in Liguria, Toscana, coste laziali, parte del Sud e settori orientali delle Isole. Non si escludono locali piogge sul versante ionico della Sicilia, al mattino, e in giornata sulla Sardegna sud-orientale.

meteo giovedì

Temperature in generale stazionarie o in leggero rialzo con valori nella media o leggermente sopra: massime fino a 17 gradi sulle regioni tirreniche, fino a 18-20 gradi al Sud e sulle Isole. Venti moderati di Scirocco sui mari di ponente, con qualche rinforzo nel Canale di Sardegna; mossi il Mar Ligure occidentale, il Mare di Sardegna, i Canali delle Isole e il Tirreno sud-occidentale, in prevalenza calmi o poco mossi gli altri bacini.

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Inquinamento, torna ad aumentare il PM10: soglia limite di nuovo doppiata https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-24-novembre/ Wed, 25 Nov 2020 08:44:38 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55990 smog inquinamentoIl ritorno di condizioni meteo stabili quasi ovunque ci sta regalando giornate soleggiate e con un clima piuttosto gradevole, anche se all’alba fa molto freddo, ma il rovescio della medaglia è un preoccupante aumento dell’inquinamento. La qualità dell’aria sta infatti peggiorando soprattutto in Pianura Padana, ma non solo. Per approfondire: Il costo dell’inquinamento è alto anche …

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Il ritorno di condizioni meteo stabili quasi ovunque ci sta regalando giornate soleggiate e con un clima piuttosto gradevole, anche se all’alba fa molto freddo, ma il rovescio della medaglia è un preoccupante aumento dell’inquinamento. La qualità dell’aria sta infatti peggiorando soprattutto in Pianura Padana, ma non solo.

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inquinamento
La concentrazione di PM10 nell’atmosfera nella serata del 24 novembre. Fonte: Copernicus

Inquinamento, soglia limite superata in gran parte della Lombardia, più che doppiata nel Bresciano

In Lombardia, la concentrazione di PM10 ha superato la soglia limite di 50 µg/m³ in gran parte del territorio regionale e l’ha addirittura superata a Rezzato, in provincia di Brescia, con 119 µg/m³.
Smog alle stelle anche a Milano, dove in pieno centro si sono registrati 62 µg/m³ di PM10, superati i 70 nell’hinterland.
L’inquinamento soffoca anche il Piemonte, dove ieri si sono raggiunti gli 88 µg/m³ di PM10 a Tortona. Fino a 64 µg/m³ a Torino. Valori elevati sono stati registrati anche in Veneto (fino a 57 µg/m³ a Rovigo) e in Emilia Romagna, con Modena che ha raggiunto i 69 µg/m³, fino a 65 µg/m³ a Ferrara, a 57 a Reggio Emilia, 55 a Rimini, 54 a Piacenza.

La qualità dell’aria è scarsa anche in Campania: nel Napoletano il PM10 ha raggiunto gli 81 µg/m³ a San Vitaliano. Valori elevati anche ad Avellino, con 73 µg/m³, e a Salerno, con 61 µg/m³. Al momento in cui scriviamo non sono ancora stati resi noti i dati relativi all’inquinamento nel Lazio, dove tuttavia nei giorni scorsi sono stati registrati valori superiori alla soglia limite.

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Freddo, risveglio sotto zero per molte zone: le città più gelide https://www.iconaclima.it/meteo/primo-piano-meteo/freddo-25-novembre-2020/ Wed, 25 Nov 2020 06:39:55 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55983 freddo ghiaccioSe grazie al sole stiamo registrando temperature massime piuttosto miti, all’alba il freddo si fa decisamente sentire, con valori che in molte zone stanno scendendo anche al di sotto della media stagionale. Anche quello di oggi (25 novembre) è stato un risveglio davvero freddo, in particolare al Centro-Nord, con gelate diffuse anche in pianura, dove …

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Se grazie al sole stiamo registrando temperature massime piuttosto miti, all’alba il freddo si fa decisamente sentire, con valori che in molte zone stanno scendendo anche al di sotto della media stagionale. Anche quello di oggi (25 novembre) è stato un risveglio davvero freddo, in particolare al Centro-Nord, con gelate diffuse anche in pianura, dove diverse città sono scese perfino al di sotto dello zero.

freddo 25 novembre
Mappa: MeteoNetwork

Con una minima di -1°C, è stato un risveglio ghiacciato a Torino, Novara, e Udine, ma anche a Ferrara e perfino a Firenze. Freddo ancora più intenso a Verona, dove la colonnina di mercurio è scesa addirittura fino a -2, e a Bolzano, con -3°C.
Diverse altre città del Nord hanno vissuto un risveglio gelido, con zero gradi: è il caso ad esempio di Milano, Parma e Brescia.

Le temperature minime sono state inferiori alla media anche in alcune zone delle Isole maggiori: Cagliari si è svegliata con appena 4 gradi, quando normalmente ce ne sono 8.

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Microplastiche trovate anche sulla vetta dell’Everest

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Microplastiche trovate anche sulla vetta dell’Everest https://www.iconaclima.it/inquinamento/microplastiche-anche-sulla-vetta-everest/ Tue, 24 Nov 2020 14:01:53 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55936 microplastiche everestL’inquinamento da microplastiche non risparmia nemmeno la vetta dell’Everest. Le microplastiche sono state trovate nel 2018 nel punto più profondo della Terra, nella Fossa delle Marianne, e ora anche nel punto più alto. Insomma, l’uomo è riuscito ad inquinare ogni angolo del Pianeta. I piccoli frammenti di plastica sono stati trovati a poche centinaia di …

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L’inquinamento da microplastiche non risparmia nemmeno la vetta dell’Everest. Le microplastiche sono state trovate nel 2018 nel punto più profondo della Terra, nella Fossa delle Marianne, e ora anche nel punto più alto. Insomma, l’uomo è riuscito ad inquinare ogni angolo del Pianeta.

I piccoli frammenti di plastica sono stati trovati a poche centinaia di metri dalla vetta dell’Everest, alta 8.850 metri. Le microplastiche (pezzetti di plastica inferiori i 5 mm) è sempre stata trovata in tutti e gli 11 campioni di neve analizzati a varie altezze comprese tra i 5.300 e gli 8.440 metri. In media i ricercatori hanno trovato 30 microplastiche per ogni litro di acqua analizzato, con picchi di 119 microplastiche.

Le concentrazioni più elevate sono state rinvenute, ovviamente, attorno al campo base, luogo in cui gli scalatori trascorrono la maggior parte del loro tempo. Le microplastiche provengono probabilmente dai vestiti, dalle tende e dalle corde utilizzate per la scalata.

Imogen Napper, ricercatrice dello studio, ha rivelato al Guardian di essere rimasto sorpreso di aver trovato frammenti di microplastiche in ogni campione di neve prelevato. «Ho sempre considerato l’Everest come un luogo remoto e immacolato. Sapere che l’inquinamento causato dall’uomo arriva ad un passo dalla vetta della montagna più alta del Mondo fa riflettere. Dobbiamo pensare a soluzioni per proteggere l’ambiente. Dobbiamo proteggere e voler bene al nostro Pianeta».

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La Giornata Nazionale degli Alberi ai tempi del coronavirus https://www.iconaclima.it/italia/iniziative/la-giornata-nazionale-degli-alberi-ai-tempi-del-coronavirus/ Tue, 24 Nov 2020 13:07:55 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55945 Il 21 novembre in Italia ricorre la Giornata Nazionale degli Alberi, un’occasione per ricordare la loro fondamentale importanza per la vita dell’uomo, per la qualità dell’ambiente e per spronare le coscienze alla loro tutela, a prendersene cura, promuovere la loro piantagione e la loro gestione. È stata istituita dal Ministero dell’ambiente e della tutela del …

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Il 21 novembre in Italia ricorre la Giornata Nazionale degli Alberi, un’occasione per ricordare la loro fondamentale importanza per la vita dell’uomo, per la qualità dell’ambiente e per spronare le coscienze alla loro tutela, a prendersene cura, promuovere la loro piantagione e la loro gestione. È stata istituita dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e riconosciuta con l’art. 1 della Legge 14 gennaio 2013; ogni anno stimola in tutta Italia la realizzazione di iniziative di diversa natura per la valorizzazione dell’ambiente, del patrimonio arboreo, boschivo e il concorso alle politiche di riduzione delle emissioni, prevenzione del dissesto idrogeologico, protezione del suolo, miglioramento della qualità dell’aria e della vivibilità degli insediamenti urbani. Si tratta di una ricorrenza molto sentita dal WWF che si batte da sempre per la tutela degli alberi, come testimonia anche la storica campagna “Il Grande Albero“, tesa a salvare dall’abbattimento i grandi alberi secolari nei boschi che i forestali definivano “stramaturi, seccaginosi e senescenti” e da eliminare perché diffondevano malattie. In occasione di questa giornata il WWF ha raccontato alcune battaglie, storie, iniziative e successi legati alla tutela degli alberi da nord a sud d’Italia, realizzati soprattutto grazie all’impegno di volontari e attivisti che proteggono la natura dei loro territori.

Foto di Rommel Diaz da Pixabay

Purtroppo le restrizioni dovute alla pandemia covid-19 non hanno consentito di organizzare iniziative collettive quali convegni o attività di messa a dimora di alberi insieme ai cittadini, volte alla promozione del rispetto e della conoscenza degli enormi benefici ambientali forniti dagli alberi ma in molte città sono comunque stati portati avanti importanti progetti. Ad esempio a Vinovo, città in provincia di Torino, l’Amministrazione Comunale ha voluto ricordare le vittime del coronavirus dedicando loro uno degli alberi che verrà piantumato nel parco Corona Verde. Una decisione presa per dare un significato di rinascita della comunità; un simbolo che nel corso degli anni rappresenterà la crescita di una nuova comunità rafforzata dal superamento della pandemia e allo stesso tempo il ricordo di uno dei periodi che segneranno inevitabilmente la storia della nostra società. A Parma negli spazi verdi dell’istituto Itis Leonardo da Vinci, su iniziativa del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, gli studenti hanno messo a dimora una novantina di piante tra cui un Ginkgo Biloba Hibakujumoku (un albero che è stato esposto al bombardamento atomico di Hiroshima o Nagasaki nel 1945 ed è sopravvissuto oppure è ricresciuto dalle sue radici). È stato anche presentato il progetto di forestazione della zona del centro commerciale EuroTorri, lungo la tangenziale nord, realizzato grazie alla donazione di Lanzi Trasporti al Comune di Parma: la superficie complessivamente interessata è di oltre 13000 m² e le specie sono state scelte per le loro caratteristiche di assorbimento degli inquinanti, di qualità estetica e di bellezza.

Foto di Stefania Andriola

A Firenze è stato piantato l’albero numero 1301 dell’anno al giardino del Bobolino dal sindaco Dario Nardella e dall’assessore all’Ambiente Cecilia Del Re. Gli alberi piantati sono associati ai bambini nati o adottati nel corso del 2020: ad oggi sono oltre 1000 le famiglie che possono visualizzare sulla mappa digitale la posizione dell’albero abbinato al proprio bambino o bambina. I genitori vengono avvisati della messa a dimora dell’albero per il proprio figlio o figlia tramite una lettera inviata dall’ufficio Cerimoniale del Comune a firma del sindaco. “Andiamo avanti per costruire una città sempre più verde e a misura di bambino, ancora più importante per il futuro post Covid. Dalle pareti verdi nelle scuole, ai nuovi alberi, giardini e parchi, sono tanti i progetti che stiamo realizzando per raggiungere questo obiettivo, anche grazie alle nuove tecnologie e alla partecipazione dei cittadini e dei più piccoli. Sono proprio i bambini infatti i protagonisti del cambiamento, da coinvolgere e sensibilizzare maggiormente sui temi ambientali” queste le parole del sindaco Nardella. A Milano il sindaco Beppe Sala ha dichiarato: “piantare anche solo un albero è un gesto di fiducia nel domani e un investimento nel futuro dei nostri quartieri, farlo in un anno particolarmente difficile a causa dell’emergenza sanitaria in corso acquista un valore ancora più profondo”. Le operazioni iniziate in questi giorni prevedono interventi corposi per ripopolare le grandi aree verdi come il Parco Nord e Bosco in Città ma anche piccoli tocchi di natura diffusi. Il presidente del Comitato scientifico di Foresta-Mi Stefano Boeri ha dichiarato che la vera rivoluzione si chiama “forestazione urbana” perché è solo portando boschi e foreste nella città che potremo limitare la produzione di anidride carbonica proprio dove per gran parte viene prodotti.

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Sistema climatico: i meccanismi di retroazione https://www.iconaclima.it/approfondimenti/sistema-climatico-i-meccanismi-di-retroazione/ Tue, 24 Nov 2020 11:45:56 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55938 Il cambiamento climatico e l’aumento della temperatura terrestre sono strettamente connessi alle emissioni di gas climalteranti ed in particolare al più abbondante di questi, il biossido di carbonio. I gas come la CO2 intercettano efficacemente la radiazione infrarossa emessa dalla Terra verso lo spazio, ma da soli non sarebbero sufficienti a spiegare l’aumento della temperatura …

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Il cambiamento climatico e l’aumento della temperatura terrestre sono strettamente connessi alle emissioni di gas climalteranti ed in particolare al più abbondante di questi, il biossido di carbonio. I gas come la CO2 intercettano efficacemente la radiazione infrarossa emessa dalla Terra verso lo spazio, ma da soli non sarebbero sufficienti a spiegare l’aumento della temperatura che osserviamo nel sistema.

L’azione dei gas-serra è infatti accompagnata da importanti meccanismi di retroazione (feedbacks positivi) che tendono a rinforzare il riscaldamento; altri meccanismi, per nostra sfortuna meno efficaci, possono invece attenuare l’effetto dei gas climalteranti (feedbacks negativi). La regione artica, come previsto da decenni dai modelli, si sta dimostrando estremamente sensibile al cambiamento climatico, sta perdendo velocemente i suoi ghiacci e si sta scaldando ad un ritmo più che doppio della media globale (Amplificazione Artica). Esaminare i meccanismi di retroazione che agiscono nelle regioni polari è molto istruttivo e ci fornisce un’occasione per illustrare alcuni aspetti dell’estrema complessità del sistema climatico.

Figura 1: Schema di alcuni fra i più importanti feedback radiativi e non radiativi nelle regioni polari, che coinvolgono l’atmosfera, l’oceano, il ghiaccio marino ed il ghiaccio continentale. In giallo è rappresentata la radiazione solare, in rosso la radiazione infrarossa. Il segno (+ o -) indica il verso del feedback. Altre spiegazioni di questa immagine (reperibile su: https://www.nature.com/articles/s41467-018-04173-0) sono in questo articolo

A livello globale il feedback di gran lunga più importante è legato al vapore acqueo (water vapor): in un’atmosfera più calda (a causa dei gas climalteranti) aumenta la concentrazione del vapore acqueo, anch’esso un efficace gas serra, e questo a sua volta determina un’ulteriore crescita delle temperature instaurando un classico ciclo auto-rinforzante. Il feedback da vapore acqueo è particolarmente intenso nella fascia tropicale, a causa delle sue alte temperature, ma esercita un ruolo di primo piano anche nella regione polare. Un feedback positivo che è invece caratteristico delle aree polari è quello dovuto alle variazioni dell’albedo (surface albedo in figura 1; albedo è sinonimo di “riflettanza”). In questo caso il meccanismo è ben noto ed è abbastanza intuitivo: a causa dell’aumento delle temperature neve e ghiaccio, che sono assai riflettenti, fondono più facilmente esponendo la superficie sottostante (suolo o acqua) direttamente alla radiazione solare che viene in buona parte assorbita anziché essere riflessa verso lo spazio. Continuando con l’esame della figura 1, concentriamoci ora sul feedback negativo denominato Planck: il nome fa riferimento ad una delle fondamentali leggi della fisica, la legge del corpo nero (o di Stefan-Boltzmann). Poiché tutti i corpi emettono radiazione in funzione della quarta potenza della temperatura assoluta questo feedback tende a raffreddare la superficie terrestre tanto più essa è calda; il feedback di Planck per questo motivo è più importante nelle calde aree tropicali rispetto alle fredde regioni polari.

Figura 2: schema del “lapse rate feedback”. Ai poli esso è positivo (si veda il profilo di temperatura a destra). La variazione di temperatura alla sommità della troposfera è piccola ed è pertanto modesta la quantità di radiazione infrarossa uscente (OLR: outgoing longwave radiation). Immagine tratta da: https://matthewjhenry.github.io/posts/2019/03/AA-Outreach/

Il feedback da lapse rate è un’altra delle retroazioni che spiega la particolare sensibilità della regione artica ai cambiamenti climatici. Il “lapse rate”, che può essere tradotto in italiano con “gradiente termico verticale”  indica l’andamento della temperatura rispetto alla quota. In un’atmosfera più calda la troposfera potrebbe scaldarsi uniformemente, oppure potrebbero scaldarsi maggiormente gli strati superiori, o maggiormente quelli inferiori. Sulla fascia tropicale i potenti moti convettivi rimescolano la troposfera in profondità; inoltre la condensazione del vapore acqueo nelle imponenti nubi temporalesche libera grandi quantità di calore latente: per questo motivo alle basse latitudini l’alta troposfera tende a scaldarsi maggiormente rispetto agli strati superficiali; a sua volta un’alta troposfera relativamente calda è in grado di emettere molta radiazione termica verso lo spazio raffreddando l’atmosfera. Ai poli si verifica il contrario: la troposfera polare presenta solitamente una stratificazione stabile (vale a dire aria fredda in basso, aria relativamente più calda in quota) e il meccanismo di retroazione descritto cambia segno, contribuendo a rinforzare il riscaldamento.

Banchi di stratocumuli sul lago di Varese. Nubi basse come queste tendono, globalmente, a raffreddare il clima. Foto di Letizia Molinari.

La rappresentazione e la quantificazione degli effetti climatici globali della nuvolosità resta tuttora una grande sfida (probabilmente la maggiore) per i modelli del clima e per la comunità scientifica. Limitatamente alla regione artica accenniamo a due esempi particolari legati ai climi freddi: il primo riguarda la formazione delle nubi basse sulle aree di mare liberatesi dal ghiaccio  a causa del riscaldamento atmosferico. Durante l’inverno polare al di sopra dei tratti di mare non ghiacciato l’umidità marina può condensare dando origine a strati nuvolosi bassi in grado di intrappolare la radiazione uscente contribuendo così ad accentuare il riscaldamento locale (cloud sea-ice positive feedback). Il secondo esempio riguarda la composizione delle nubi e ha segno opposto, si tratta quindi di un feedback negativo che tende a raffreddare localmente le medie e alte latitudini: esso deriva dal fatto che le nubi composte da goccioline (acqua allo stato liquido) riflettono con maggiore efficienza la radiazione solare rispetto alle nubi composte da cristalli di ghiaccio. In un clima più caldo le nubi hanno un maggiore contenuto di acqua liquida e quindi sono in grado di riflettere una porzione maggiore della radiazione solare verso lo spazio (cloud optical depth feedback).

I fenomeni di retroazione non riguardano solo la radiazione, ma coinvolgono anche il ghiaccio e la sua interazione con l’acqua di mare, oltre alla biologia. In tempi relativamente lunghi, ad esempio, le grandi calotte di ghiaccio continentale (come quella groenlandese, spessa anche 2-3 km) si assottigliano e la superficie del ghiacciaio viene a trovarsi ad una quota inferiore, esposta a temperature più alte: un altro feedback positivo. Altri complessi fenomeni si verificano all’interfaccia tra il ghiaccio marino e l’acqua: la formazione del ghiaccio libera il sale marino influendo sulla densità dell’acqua e sulla sua stratificazione; un meccanismo analogo si verifica quando il ghiaccio fonde, producendo acqua fredda e dolce. A titolo di esempio proviamo a descrivere la retroazione negativa nota come ice growth-thickness feedback: questo effetto si spiega con la bassa conducibilità termica del ghiaccio (e anche della neve sovrastante, se presente). Quando il ghiaccio è sottile la sua crescita, esposto alle gelide temperature dell’aria, è rapida; in seguito, aumentando di spessore, la crescita rallenta perché lo strato inferiore di ghiaccio a contatto con l’acqua è meno freddo. In questo modo se una perturbazione alla superficie tende a far fondere una parte di ghiaccio, lo strato si assottiglia lentamente, ma allo stesso tempo diviene anche più reattivo ad un eventuale successivo calo delle temperature che lo riporterà verso una nuova rapida fase di congelamento.

Ci avviamo alla conclusione: come abbiamo illustrato il clima è il risultato della sovrapposizione di numerosi fenomeni che spesso agiscono insieme, a volte rinforzandosi a vicenda, altre volte cancellandosi parzialmente. Tra le caratteristiche di molti di questi fenomeni vi è anche ciò che li rende al tempo stesso affascinanti e di difficile descrizione: sono eventi tra loro interdipendenti e non lineari. Nel momento in cui il suolo si libera dalla neve, ad esempio, l’effetto albedo cambia drasticamente; al tempo stesso una superficie che si scalda di più condurrà ad una stratificazione meno stabile della colonna d’aria, influendo sull’intensità del feedback di lapse rate.

Al netto di questa estrema complessità, tuttavia, a rendere così forte la risposta della regione artica al fenomeno del riscaldamento globale sono principalmente:

1) un feedback da lapse rate positivo e relativamente forte;

2) una risposta negativa relativamente debole del feedback di Planck, a causa delle basse temperature della regione;

3) un forte feedback positivo associato all’albedo, dovuto alle perdita di vaste superfici innevate e ghiacciate, unito al contributo del trasporto di calore atmosferico.

 

 

Fonti e approfondimenti consigliati: 

Goose, H. et al. Quantifying climate feedbacks in polar regions. Nature Communications (2018)

Phitan, F., Mauritsen, T.  Arctic amplification dominated by temperature feedbacks in contemporary climate models. Nature Geoscience  7,  181–184 (2014)

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Maltempo Calabria, le cause dell’eccezionalità dell’evento https://www.iconaclima.it/italia/territorio-italia/maltempo-calabria-cause-evento/ Mon, 23 Nov 2020 18:55:34 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55927 La situazione sta finalmente migliorando nel nord della Calabria dopo la pesante alluvione che ha colpito la provincia di Crotone tra il 21 e il 22 novembre. Un evento eccezionale se si considera che in alcune località in 48 ore è caduta una quantità di pioggia superiore a quella che mediamente dovrebbe cadere nell’arco di …

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La situazione sta finalmente migliorando nel nord della Calabria dopo la pesante alluvione che ha colpito la provincia di Crotone tra il 21 e il 22 novembre. Un evento eccezionale se si considera che in alcune località in 48 ore è caduta una quantità di pioggia superiore a quella che mediamente dovrebbe cadere nell’arco di un anno. Impressionante è la pioggia caduta a Cirò Marina, località a nord di Crotone: i pluviometri della rete di osservazione di MeteoNetwork hanno registrato in totale 474 l/m2 a fronte di una media annua che si aggira intorno ai 700 l/m2. Facendo due conti si scopre che in soli due giorni sono caduti i 2/3 della pioggia di un intero anno. La pluviometria registrata tra sabato e domenica è da record anche in molte altre località del nordest della Calabria: a Cirò Superiore sono caduti 395 l/m2, a Crucoli  367 l/m2, a Crotone 350 l/m2.

Foto e Video:

Il MALTEMPO si abbatte sulla Calabria: ALLUVIONE a CROTONE [FOTO]

Maltempo in Calabria: ALLUVIONE anche a CIRÒ MARINA [FOTO e VIDEO]

Maltempo in Calabria, allarme Coldiretti: stato di calamità per l’agricoltura

Tutto è iniziato quando nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 novembre una perturbazione proveniente dal Nord Atlantico (la n. 4 di novembre) ha raggiunto l’Italia centro-settentrionale. Il contrasto termico tra le acque del Mediterraneo ancora relativamente calde e la prima irruzione di aria fredda della stagione che accompagnava il fronte perturbato ha favorito nelle ore immediatamente successive la formazione di un vortice ciclonico nel Tirreno settentrionale. Nel corso della giornata di venerdì il minimo depressionario è scivolato rapidamente verso sud, all’alba di sabato aveva già raggiunto il Canale di Sicilia. La situazione nel nord della Calabria è sensibilmente peggiorata proprio nella notte tra venerdì e sabato.  La pressione atmosferica nel centro del ciclone non è mai scesa sotto i 1010 hPa, un valore assolutamente nella norma per le depressioni mediterranee.

Ma perché allora un centro di bassa pressione, come se ne formano tanti sui mari intorno alla nostra penisola, è stato così  devastante?

A determinare la fase di estremo maltempo è stata invece la sua straordinaria stazionarietà: per circa 40 ore fino, alla serata di domenica, l’occhio ciclone è rimasto pressoché fermo nella sua posizione. Si veda a confronto la posizione alle ore 12 di sabato (prima immagine) con la posizione allo ore 20 di domenica (seconda immagine).

Mappa ore 12 di sabato 21 novembre 2020
Mappa ore 21 domenica 22 novembre 2020

 

Questa situazione ha fatto si che le piogge diventassero insistenti sulla stessa area geografica e a tratti molto intense, con nubifragi e temporali persistenti. Di seguito la mappa dei fulmini osservati nella prima fase del maltempo.

Mappa fulmini prima fase di maltempo – credit: blitzortung.org

L’attivazione di fenomeni di forte intensità è da ricercare nella linea di convergenza che si è venuta a creare sullo Ionio settentrionale, fino alle coste della Calabria, tra i venti da nordest  di Grecale e gli umidi venti da sudest di Scirocco. Convergenza che è proseguita per molte ore.

Lo scontro ha generato intense correnti verticali verso l’alto, all’origine delle imponenti nubi temporalesche che si sono osservate in tutta l’area interessata dal maltempo. Il sollevamento verso l’alto delle umide correnti sciroccali è stato amplificato dall’orografia del territorio: i venti provenienti dai quadranti orientali sbattendo contro la barriera appenninica hanno originato il fenomeno dello Stau che ha incrementato ulteriormente la piovosità.  La causa di queste correnti orientali (Grecale e Scirocco) è ovviamente Il vortice ciclonico  presente nel Canale di Sicilia. Ma come se non bastasse, nella prima fase del maltempo, quella che ha portato all’alluvione di Crotone, un secondo minimo depressionario si è formato questa volta nello Ionio in prossimità delle coste meridionali della Calabria.

Questo secondo vortice ciclonico, dissoltosi poi nelle ore successive, ha ulteriormente intensificato i venti di Scirocco che hanno raggiunto raffiche fino a 60-70 km/h.

Insomma una serie di circostanze concomitanti hanno reso straordinaria una classica depressione mediterranea.

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“Effetto lockdown” ininfluente: i livelli di CO2 continuano ad aumentare https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/atmosfera/effetto-lockdown-ininfluente-i-livelli-di-co2-continuano-ad-aumentare/ Mon, 23 Nov 2020 14:29:34 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55913 co2 lockdown emissioniIl parziale stop delle attività produttive quest’anno a causa del lockdown per la pandemia non ha avuto grandi effetti sulle quantità di gas serra presenti nell’atmosfera. Lo rivela il bollettino appena pubblicato dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (WMO). I gas serra inaspriscono gli eventi meteo estremi e contribuiscono all’aumento delle temperature a livello globale, alla fusione …

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Il parziale stop delle attività produttive quest’anno a causa del lockdown per la pandemia non ha avuto grandi effetti sulle quantità di gas serra presenti nell’atmosfera. Lo rivela il bollettino appena pubblicato dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (WMO). I gas serra inaspriscono gli eventi meteo estremi e contribuiscono all’aumento delle temperature a livello globale, alla fusione dei ghiacci, all’innalzamento del livello dei mari e all’acidificazione degli oceani.

Il lockdown ha provvisoriamente, infatti, ridotto le emissioni di molti inquinanti atmosferici e di gas serra come l’anidride carbonica. Ma le concentrazioni complessive di CO2 non hanno mostrato variazioni significative rilevanti. I livelli di anidride carbonica continuano ad aumentare: nel 2019 hanno superato la soglia delle 410 parti per milione e l’aumento è stato costante anche nel 2020. Rispetto al 1990 la forza radiativa (ossia l’effetto riscaldante sul clima) è aumentata complessivamente del 45% a causa dei gas serra, e per quattro quinti dalla CO2.

Nel periodo di lockdown più intenso e diffuso le emissioni di CO2 sono diminuite del 17% a livello globale. Date le variazioni delle misure di restrizione a livello dei singoli Paesi, però, rende molto complesso fare una previsione sul bilancio complessivo del 2020. Secondo alcune stime preliminari il calo annuale globale delle emissioni si aggira tra il 4.2% e il 7.5%. Questo calo, però, non farà abbassare i livelli di CO2 già presenti in atmosfera che, seppure con un ritmo più lento, continueranno ad aumentare. Secondo le previsioni potrebbero essere dai  0.08 ai 0.23 ppm più bassi su base annua, quindi inferiore alle 1 ppm, il ché non permette di distinguere gli effetti del lockdown da una variabilità naturale.

«L’anidride carbonica – spiega il Segretario Generale della WMO Petteri Taalas – resta in atmosfera per centinaia di anni e ancora più a lungo negli oceani. L’ultima volta che la Terra ha avuto esperienza di concentrazioni simili a quelle di oggi è stato dai 3 ai 5 milioni di anni fa, quando le temperature risultavano essere di 2-3 gradi superiori e i mari più alti di 10-20 metri. Allora, però, la Terra non era abitata da 7.7 miliardi di persone».

«Abbiamo superato le 400 parti per milione nel 2015, e solo 4 anni dopo la soglia delle 410 ppm. Un incremento così grande non è mai stato registrato. Il piccolo calo causato dal lockdown – spiega Taalas – non è che un minuscolo neo, in una chiara tendenza complessiva. Dobbiamo cercare di appiattire e mantenere tale la curva di crescita delle concentrazioni di CO2. La pandemia per il Covid-19 non è certo una soluzione per il cambiamento climatico».

«D’altro canto, però, gli effetti del lockdown devono essere da stimolo per perseguire una strategia efficace in una ambiziosa azione climatica che ci permetta di azzerare le emissioni attraverso una profonda trasformazione dei nostri sistemi industriali, energetici e di trasporto. I cambiamenti necessari non sono sono economicamente convenienti, ma anche fattibili tecnologicamente. Non c’è tempo da perdere».

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Maltempo in Calabria, allarme Coldiretti: stato di calamità per l’agricoltura https://www.iconaclima.it/italia/maltempo-in-calabria-allarme-coldiretti-stato-di-calamita-per-lagricoltura/ Sun, 22 Nov 2020 09:58:35 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55904 maltempo CalabriaIl maltempo non dà tregua al Sud, in particolare alla Calabria, dove è ancora allerta rossa dopo le piogge insistenti e abbondanti cadute ieri. La città di Crotone ha dovuto affrontare una pesante alluvione, con accumuli di pioggia spaventosi anche nelle zone limitrofe. Diversi i danni e i disagi. Alluvione a Crotone: oltre 200 mm …

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Il maltempo non dà tregua al Sud, in particolare alla Calabria, dove è ancora allerta rossa dopo le piogge insistenti e abbondanti cadute ieri. La città di Crotone ha dovuto affrontare una pesante alluvione, con accumuli di pioggia spaventosi anche nelle zone limitrofe. Diversi i danni e i disagi.

Alluvione a Crotone: oltre 200 mm di pioggia in diverse zone, picchi di 260 a Crotone

Il violento maltempo che ha colpito la zona del Crotonese ha fatto registrare accumuli di pioggia impressionanti: diverse località hanno superato i 200 mm, con picchi di oltre 260 a Crotone, dove diversi quartieri sono finiti letteralmente sott’acqua. Non è andata molto meglio nelle zone limitrofe: il comune di Cirò ha fatto registrare un accumulo totale di 236.4 mm; quello di Crucoli, non molto distante, 246.4. Isola Capo Rizzuto, dove si è aperta una enorme voragine in mezzo alla strada, ha raggiunto i 100.8 mm di pioggia. La pioggia incessante ha colpito un po’ tutto il versante ionico dell’alta Calabria: a Corigliano Calabro e Cropalati, in provincia di Cosenza, accumuli totali di 151.0 e 202.4 mm.

alluvione Crotone
Fonte: meteonetwork

Maltempo in Calabria: il comune di Crotone chiede lo stato di emergenza e la Coldiretti lancia l’allarme

Il maltempo che si è abbattuto sulla Calabria non darà tregua almeno fino a domani: anche oggi, infatti, si prevedono piogge abbondanti e forti temporali all’estremo Sud e anche in Sicilia. Come si evince dal modello Lamma sugli accumuli previsti nell’arco delle prossime 24 ore, la zona più colpita dalle precipitazioni sarà sempre quella dell’alta Calabria ionica.

Fonte: Consorzio LAMMA

Intanto la Regione Calabria ha annunciato la volontà di chiedere lo stato di emergenza al Governo per tutte le zone del Crotonese colpite dai violenti nubifragi. Anche la Coldiretti fa scattare la richiesta di verifica dello stato di calamità per l’agricoltura crotonese. Dopo un lungo periodo di siccità, la pioggia e il vento di ieri hanno distrutto serre e intere coltivazioni.

“La pioggia – spiega la Coldiretti – è attesa per combattere la siccità nelle campagne, ma per essere di sollievo deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa. I forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente, provocano danni poiché i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando allagamenti, frane e smottamenti“.

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Groenlandia: i tre ghiacciai più grandi si stanno ritirando più velocemente del previsto https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/ghiacci/groenlandia-i-tre-ghiacciai-piu-grandi-si-stanno-ritirando-piu-velocemente-del-previsto/ Sun, 22 Nov 2020 07:03:55 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55900 In un recente studio pubblicato il 17 Novembre sulla rivista scientifica Nature Communications i ricercatori hanno analizzato l’andamento e la salute dei tre più grandi ghiacciai della Groenlandia che sono rispettivamente: Jakobshavn Isbrae Glacier, Kangerlussuaq Glacier e Helheim Glaciers. Il team, attraverso l’utilizzo di vari set di dati derivati da fotografie storiche, immagini satellitari recenti …

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In un recente studio pubblicato il 17 Novembre sulla rivista scientifica Nature Communications i ricercatori hanno analizzato l’andamento e la salute dei tre più grandi ghiacciai della Groenlandia che sono rispettivamente: Jakobshavn Isbrae Glacier, Kangerlussuaq Glacier e Helheim Glaciers.

Il team, attraverso l’utilizzo di vari set di dati derivati da fotografie storiche, immagini satellitari recenti e immagini aeree stereo-fotogrammetriche è riuscito a calcolare la perdita di ghiaccio di questi tre ghiacciai avvenuta tra il 1880 e il 2012. Si è stimato che il ghiacciaio Jakobshavn, situato nella costa occidentale groenlandese abbia perso negli ultimi 132 anni, qualcosa come 1.5 trilioni di tonnellate di ghiaccio. Per quanto riguarda i ghiacciai Kangerlussuaq ed Helheim che si trovano sulla costa orientale dell’isola, si hanno dati solo dal 1900 e si stima che in 112 anni siano state perse rispettivamente 1.4 trilioni di tonnellate e 31 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

Come sottolinea lo studio, la calotta glaciale groenlandese rappresenta il più grande contributo all’innalzamento del livello medio degli oceani, e basandosi sullo scenario denominato Representative Concentration Pathways Model o RCP 8.5, gli autori anno stimato un innalzamento degli oceani dovuto alla fusione di questi tre ghiacciai entro il 2100 di 9.1-14.9 mm con un aumento di temperatura stimata di 3.7 gradi centigradi, circa quattro volte maggiore di quella verificatasi dal 1880 ad oggi. Complessivamente, grazie anche ad un altro studio pubblicato su Nature, dove si dimostra che la calotta groenlandese sta perdendo massa ad una velocità mai vista negli ultimi 12000 anni si stima che il costante ritiro di tutti i ghiacciai dell’isola contribuirà di circa 2-10 cm all’innalzamento del mare entro la fine di questo secolo.

Tali risultati vanno cosi ulteriormente ad avvalorare le proiezioni dell’ente scientifico delle Nazioni Unite, IPCC, secondo cui l’innalzamento dei mari sarà compreso tra 30 e 110 centimetri entro il 2100 impattando sulla vita, società ed economia di milioni di persone che abitano in zone costiere.

 

 

 

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Anziani e case di riposo, esposti anche al clima che cambia. Come proteggere la popolazione vulnerabile https://www.iconaclima.it/estero/europa/anziani-case-di-riposo-clima-popolazione-vulnerabile/ Sat, 21 Nov 2020 11:59:57 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55893 In situazioni di crisi, ciascun individuo è potenzialmente esposto ad un rischio, ma a seconda della sua capacità di reazione e adattamento, può essere classificato come soggetto più o meno vulnerabile.  La crisi sanitaria ha portato molte riflessioni su una categoria particolarmente esposta ai rischi per la salute: gli anziani. I riflettori si sono accesi, …

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In situazioni di crisi, ciascun individuo è potenzialmente esposto ad un rischio, ma a seconda della sua capacità di reazione e adattamento, può essere classificato come soggetto più o meno vulnerabile. 

La crisi sanitaria ha portato molte riflessioni su una categoria particolarmente esposta ai rischi per la salute: gli anziani. I riflettori si sono accesi, anche per sconcertanti fatti di cronaca, sulla gestione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), sulle case di riposo e, più in generale, sulle condizioni di vita della fascia di popolazione più anziana e quindi, più vulnerabile. 

Posto il legame indissolubile tra salute e condizioni ambientali, emergono prospettive preoccupanti per la salute della popolazione più anziana in relazione alle condizioni climatiche. Come si legge all’interno del briefing del Parlamento Europeo Impacts of climate change and air pollution on the health of the EU population, un decesso su otto, nell’Unione europea, è attribuibile a fattori ambientali. 

In Europa (ma non solo, Il caldo negli Stati Uniti uccide più di uragani, alluvioni e tornado.ndrle ondate di calore sono uno dei fenomeni che tendono a diventare sempre più estremi e frequenti, esponendo a condizioni di rischio per la salute anziani, individui con patologie pregresse, bambini e comunità che vivono in condizioni svantaggiate. 

La popolazione europea è particolarmente esposta al rischio anche a causa dell’elevata percentuale di anziani che vivono nelle aree urbane. Le aree urbane sono infatti più colpite dall’aumento della temperatura rispetto alle aree rurali circostanti a causa del fenomeno delle isole di calore. 

Le proiezioni demografiche stimano che le persone di età pari o superiore ai 65 anni rappresenteranno il 31% della popolazione dell’Unione Europea entro il 2100, di cui quasi la metà avrà più di 80 anni. 

Un’indagine di mercato condotta in undici paesi dell’Unione Europea afferma che la domanda di alloggi come case di riposo e alloggi per anziani per permanenze a medio-lungo termine ha una crescita media del 5,5% all’anno e che 1 anziano su 3 prende in considerazione l’idea di trasferirsi in una casa di riposo.  

Si stima dunque che con l’invecchiamento della popolazione europea, la domanda di alloggi in case di riposo aumenterà, parallelamente all’aumento e all’intensità delle ondate di calore.

Di fronte a queste proiezioni, è chiara la necessita di agire su due fronti: da un lato con azioni di mitigazione del cambiamento climatico volte a contenere l’aumento delle temperature e dall’altro con azioni di adattamento, in primis, di rinnovo del patrimonio edilizio comprendete le case di riposo e le residenze per anziani. La maggior parte del patrimonio edilizio dell’UE è stato costruito prima del 1980, il 35% degli edifici esistenti ha più di 50 anni, il 75% del parco immobiliare è oggi inefficiente dal punto di vista energetico.

Uno studio mostra che ad una temperatura ambientale superiore ai 26 °C è associato un aumento del rischio di mortalità per i residenti in case di riposo. La percentuale aumenta con l’aumentare della temperatura, fino ad un +62% con una temperatura superiore ai 34 °C.  

Una ricerca sugli alloggi di edifici in paesi aventi un clima mediterraneo, mostra che l’aumento dell’isolamento termico e la riduzione delle infiltrazioni hanno l’effetto maggiore sulla riduzione della domanda energetica totale.

Rinnovare questi edifici dunque, contribuirebbe anche al raggiungimento di uno degli obiettivi della direttiva sul rendimento energetico dell’edilizia dell’Unione europea. L’unione è infatti impegnata a sviluppare un siesta energetico sostenibile, competitivo, sicuro e decarbonizzato entro il 2050. Per raggiungere tale obiettivo, gli Stati membri e gli investitori necessitano di misure che mirino a raggiungere l’obiettivo a lungo termine della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e che decarbonizzino il patrimonio edilizio.

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Clima Ottobre 2020 a livello globale: “solo” il quarto più caldo mai registrato https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/temperature/clima-ottobre-2020-a-livello-globale-solo-il-quarto-piu-caldo-mai-registrato/ Sat, 21 Nov 2020 08:29:27 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55880 Grazie ai dati globali raccolti dal National Centers For Environmental Information della NOAA sul clima di ottobre 2020, sappiamo che è stato il quarto più caldo dall’inizio delle registrazioni globali (1860), mantenendo viva la serie che vede fino ad ora tutti i mesi dell’anno presente tra i primi 5 più caldi mai registrati. In termini …

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Grazie ai dati globali raccolti dal National Centers For Environmental Information della NOAA sul clima di ottobre 2020, sappiamo che è stato il quarto più caldo dall’inizio delle registrazioni globali (1860), mantenendo viva la serie che vede fino ad ora tutti i mesi dell’anno presente tra i primi 5 più caldi mai registrati. In termini di numeri, la temperatura combinata della superficie terrestre e oceanica per il mese di ottobre è arrivata ad essere di 0.85° C sopra la media del ventesimo secolo con grandi differenze nelle diverse zone del pianeta, come mostrato in Figura 1, dove lo scarto rispetto alla media è stato calcolato per il periodo 1980-2010. Gli esperti fanno notare come i mesi di ottobre degli ultimi sette anni siano stati i più caldi mai registrati. Questo mese è stato il 44° ottobre consecutivo e il 430° mese consecutivo con temperature globali superiori alla media degli ultimi 160 anni.

Tuttavia, possiamo dire che ottobre 2020 sia stato il mese più “fresco dell’anno 2020”, almeno per ora, dal momento che tutti i mesi precedenti sono stati nella “top tre” dei mesi più caldi dal 1860. Gli scienziati affermano che se tale mese non compare tra i tre più caldi della storia, ciò è dovuto molto probabilmente al continuo rafforzamento nelle acque equatoriali del Pacifico della Nina che sta favorendo temperature oceaniche con considerevoli scarti inferiori rispetto alla media in quelle zone (Fig2) che a loro volta influenzano quelle atmosferiche sovrastanti (Fig.1).

Differenza di temperatura oceanica durante il mese di ottobre 2020 rispetto alla media 1980-2010.

Discorso diverso se focalizziamo l’attenzione sul nostro continente. Infatti qui il mese si è concluso come il più caldo mai registrato con una temperatura di circa 2.3 gradi sopra media in netto contrasto con il Nord America dove le temperature si sono mantenute vicino ai valori medi o al di sotto del periodo.

Complessivamente, il report della NOAA conclude affermando che circa il 6.8% del pianeta ha vissuto un ottobre da caldo record, dove a pagarne il prezzo più alto sono state le zone artiche dove si è registrata l’estensione minima della banchisa artica per questo mese dell’anno dall’inizio delle rilevazioni nel 1979.

 

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Dalai Lama green: anche il leader spirituale fa sentire la sua voce nella lotta contro i cambiamenti climatici https://www.iconaclima.it/sostenibilita/vivere-green/dalai-lama-green-anche-il-leader-spirituale-fa-sentire-la-sua-voce-nella-lotta-contro-i-cambiamenti-climatici/ Thu, 19 Nov 2020 11:47:48 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55867 Anche il Dalai Lama fa sentire la sua voce nella lotta contro i cambiamenti climatici: si è rivolto ai leader mondiali affinché intraprendano azioni urgenti in modo da porre un freno alla distruzione ecologica che colpisce la vita di miliardi di persone e rovina il Pianeta, compreso il suo paese natale, il Tibet. In un’intervista …

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Anche il Dalai Lama fa sentire la sua voce nella lotta contro i cambiamenti climatici: si è rivolto ai leader mondiali affinché intraprendano azioni urgenti in modo da porre un freno alla distruzione ecologica che colpisce la vita di miliardi di persone e rovina il Pianeta, compreso il suo paese natale, il Tibet. In un’intervista al Guardian e Channel 4 ha affermato che se dovesse unirsi a uno schieramento politico, sarebbe quello dei Verdi che “hanno idee molto buone”. Il tema dell’ambiente è centrale nella sua agenda tanto da ritenere che se Buddha dovesse scendere in Terra oggi, sarebbe certamente un ambientalista. Non c’è più tempo da perdere per salvare il Pianeta, secondo la guida spirituale: i portabandiera del mondo e le Nazioni Unite devono adottare misure improcrastinabili perché se non si inverte velocemente la tendenza si potrebbe raggiungere un livello tale per cui tutti i fiumi si prosciugheranno. Si è detto molto preoccupato per il suo Tibet che potrebbe assumere l’aspetto arido e desertico dell’Afghanistan. Il prosciugamento delle sorgenti del territorio sarebbe una tragedia per oltre un miliardo di persone, quelle cioè che dipendono a livello idrico da l’altopiano più alto del mondo. Il Dalai Lama che ha 85 anni e vive in India in esilio dal Tibet da 60 anni, utilizza Zoom per comunicare, non potendo più ricevere visite a causa della pandemia di coronavirus.

Foto di Karin Henseler da Pixabay

Come già annunciato nel 2011, ha ribadito di essersi ritirato dalla politica e dalle lotte per la libertà tibetana dalla Cina: ora l’ecologia è la sua priorità più importante. “Le Nazioni Unite dovrebbero assumere un ruolo più attivo in questo campo, prestando maggiore attenzione all’ecologia. Spero che vedrete quelle grandi nazioni che hanno speso molti soldi per le armi o la guerra dedicare le loro risorse alla conservazione del clima“. Ha affermato di nutrire grandi aspettative dai leader mondiali e vuole che agiscano in base all’accordo sul clima di Parigi. Il capo spirituale ha anche detto di essere favorevole alla piantumazione di alberi su larga scala e ha evidenziato la necessità di ridurre il consumo di carne in tutto il mondo. Secondo il Dalai Lama il suo contributo personale più grande resta l’educazione alla compassione, sostenendo che ci sia un problema di sensibilità alla base del tema dei cambiamenti climatici: chi detiene il potere, chi ha forte influenza e risorse, non si rende conto dell’impatto delle proprie scelte e delle proprie attività sul futuro del Pianeta. Tra il cinico e l’ironico ha suggerito di rinchiudere i potenti della Terra in una stanza dove viene pompata dentro anidride carbonica in modo da fare loro capire sulla propria pelle cosa porti la trasformazione climatica. “Una volta che si vengono a trovare in una stanza senza ossigeno, le persone che conducono uno stile di vita lussuoso riescono a realizzare come sia molto difficile andare avanti così”.

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Ewwr, dal 21 al 29 novembre: arriva la settimana europea per la riduzione dei rifiuti https://www.iconaclima.it/sostenibilita/iniziative-sostenibilita/ewwr-21-29-novembre-settimana-europea-riduzione-rifiuti/ Thu, 19 Nov 2020 10:28:11 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55860 La Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (EWWR) è la più grande campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione dei rifiuti in Europa. Guidata dalle autorità pubbliche locali e regionali, riunisce tutti i tipi di attori – cittadini, scuole, imprese, ONG, associazioni – che organizzano attività di sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti. La Settimana, come la …

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La Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (EWWR) è la più grande campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione dei rifiuti in Europa. Guidata dalle autorità pubbliche locali e regionali, riunisce tutti i tipi di attori – cittadini, scuole, imprese, ONG, associazioni – che organizzano attività di sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti.

La Settimana, come la chiamano gli addetti ai lavori, cade sempre nel mese di novembre: normalmente la penultima o l’ultima settimana del mese. Ciò che la rende speciale sono gli sforzi e la passione investiti dalle migliaia e migliaia di volontari che diffondono il consumo sostenibile e l’economia circolare nelle loro comunità.

Quali sono gli obiettivi di EWWR?

  • Aumentare la consapevolezza sulla riduzione dei rifiuti, sul riutilizzo dei prodotti e sulle strategie di riciclaggio dei materiali, sulle relative politiche dell’Unione Europea e degli Stati membri;
  • evidenziare il lavoro svolto dai partecipanti all’EWWR;
  • mobilitare e incoraggiare i cittadini europei a concentrarsi su quattro temi di azione chiave;
  • rafforzare le capacità dei sostenitori dell’EWWR, fornendo loro strumenti di comunicazione e formazione mirati.

Le azioni svolte nell’ambito dell’EWWR sono sintetizzabili attraverso le 3R: Riduzione dei rifiuti, Riutilizzo dei prodotti, Riciclaggio dei materiali. Queste sono le principali R (anche se ce ne sono molte altre) da tenere in considerazione nella rivalutazione delle abitudini di consumo.

Non è un caso che le 3R siano in cima alla piramide rovesciata dei rifiuti, perché l’EWWR basa la sua attività proprio su questa piramide. In pratica, le decisioni personali o organizzative dovrebbero basarsi su di essa:

  • ridurre: chiedetevi se avete davvero bisogno dei beni che state per acquistare prima di acquistarli. Questo vale anche per l’imballaggio in cui alcuni prodotti vengono confezionati. Potete forse riutilizzare qualcosa o chiedere un prestito ad un amico o riparare oggetti rotti o condividere gli attrezzi di un vicino? Se la risposta è sì, allora potete – e dovreste – RIDURRE.
  • riutilizzo: questa è la parte in cui il consumatore coscienzioso può davvero fare la differenza. Scambiate gli oggetti monouso con quelli riutilizzabili in ogni settore della vostra vita! Questo vale non solo per la plastica, ma per tutti gli altri articoli e prodotti monouso! Convincete il vostro datore di lavoro, i vostri compagni di classe, la vostra famiglia, i vostri amici o i vostri vicini a fare lo stesso!
  • riciclaggio: è meglio della discarica, ma non è la nostra opzione preferita. Perché? Se hai bisogno di riciclare qualcosa, significa che stai già generando rifiuti. Se siete seriamente intenzionati a riutilizzare e ridurre, il riciclaggio dovrebbe costituire solo una piccola parte dei vostri sforzi.
Piramide rovesciata dei rifiuti – EWWR.eu

Purtroppo, i rifiuti continuano a influenzare la vita nelle nostre città e la natura che ci circonda. Per contrastare i suoi effetti negativi, l’EWWR incoraggia i partecipanti ad educare i loro coetanei alla prevenzione dei rifiuti e a ripulire le aree in cui l’immondizia ostacola il buon funzionamento degli habitat naturali e umani.

La Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (EWWR) è nata nel 2009 come progetto LIFE, finanziato dall’UE. L’iniziativa è nata da autorità pubbliche di tutta Europa che volevano unire le loro forze per la prevenzione dei rifiuti. I partner finanziatori sono:

  • ACR, l’Associazione delle città e delle regioni per la gestione sostenibile delle risorse;
  • AICA, l’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale (Italia)
  • ARC, l’Agenzia Catalana per i Rifiuti (Catalogna, Spagna)
  • Bruxelles Environnement/Leefmilieu Brussel (Belgio)
  • NWMD, la Direzione nazionale per la gestione dei rifiuti dell’Ungheria
  • ADEME, l’Agenzia francese per la gestione dell’ambiente e dell’energia

Dal 2017 il progetto è finanziato e coordinato da un comitato direttivo.

Il comitato direttivo dell’EWWR prende tutte le decisioni strategiche sul progetto e lo finanzia. Ad esempio, decide dove si svolge la cerimonia di premiazione, il tema annuale e la strategia di comunicazione.

La Cerimonia di premiazione annuale è organizzata per premiare le azioni di maggior rilievo realizzate durante ogni edizione dell’EWWR. Ogni anno, i coordinatori, gli sviluppatori di azioni e coloro che sono interessati all’EWWR si riuniscono durante un’unica giornata per celebrare la campagna e i suoi partecipanti. Una giuria composta da professionisti europei che lavorano nel settore ambientale seleziona i finalisti e i vincitori tra tutte le numerose azioni ispiratrici dell’EWWR! La Cerimonia di premiazione è un’incredibile opportunità per mettere sotto i riflettori alcuni dei più attivi sviluppatori di azioni volta alla prevenzione e riduzione dei rifiuti.

Nel 2019 la Cerimonia di premiazione dell’EWWR si è svolta per la prima volta online.

ewwr.eu

Le precedenti cerimonie di premiazione dell’EWWR si sono svolte a Bruxelles (2018 e 2017), Barcellona (2016), Bruxelles (2015), Budapest (2014) e Roma (2013).

L’EWWR premia un’azione organizzata da ciascuna delle seguenti 5 categorie:

  • amministrazione e organizzazione pubblica;
  • associazioni / ONG e organismi / organizzazioni di interesse pubblico;
  • settore automobilistico / industriale;
  • scuole / università;
  • cittadini.

Inoltre, viene assegnato un premio speciale europeo all’azione che meglio contribuisce allo spirito europeo, ad esempio consentendo la collaborazione tra Paesi per la riduzione dei rifiuti.

La giuria dell’EWWR è composta da professionisti del settore ambientale riconosciuti a livello europeo. Essi sono incaricati di esaminare le azioni selezionate (quelle preselezionate dai coordinatori dell’EWWR) e di designare un vincitore in ciascuna delle 5 categorie, secondo i seguenti criteri:

  • visibilità e aspetti comunicativi;
  • qualità dei contenuti;
  • originalità ed unicità;
  • effetti a lungo termine e follow-up.

Ma quali sono i temi affrontati dall’EWWR?

Ogni anno la campagna si concentra su un aspetto diverso della prevenzione dei rifiuti per attirare l’attenzione sulle aree ad alto impatto legate alle nostre abitudini di consumo insostenibili come società.

Per esempio, nel 2013 il tema principale è stato il riutilizzo dei rifiuti, nel 2016 la riduzione dei rifiuti da imballaggio, nel 2018 la prevenzione dai rifiuti tossici e la conseguente detossificazione degli stessi…e quest’anno?

Dal 21 al 29 novembre 2020 l’EWWR incentrerà la sua campagna di sensibilizzazione sui rifiuti invisibili.

Edizione 2020 – ewwr.eu

Lo sapevate che per produrre uno smartphone che pesa meno di 200 grammi e che arriva in una confezione piccola si producono incredibilmente 86 Kg di rifiuti? Quello che si vede non è sempre il vero peso massimo… “Rifiuti invisibili” si riferisce alla grande quantità di rifiuti generati durante il processo di fabbricazione dei prodotti. Una gran parte dei rifiuti invisibili non può essere riciclata e finisce in discariche e inceneritori. Insieme all’impronta dei rifiuti, bisogna considerare anche l’impatto della CO2 generata e un costo oneroso per il clima. Per una produzione ed un consumo sostenibili, i prodotti devono avere una vita utile più lunga, essere più facili da riparare e riciclare e, in ultima analisi, essere completamente atossici il giorno stesso in cui vengono riciclati. L’aumento della vita utile dei prodotti riduce la necessità di nuove produzioni e quindi la quantità di rifiuti prodotti attraverso la produzione.

Quest’anno l’EWWR ci sfida a informarci e a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’enorme quantità di rifiuti che tutti noi inconsciamente produciamo. Dobbiamo rendere visibili questi rifiuti per poter prendere decisioni informate al momento di scegliere quale prodotto acquistare e assumerci la responsabilità della nostra impronta. Produttori, consumatori, decisori, tutti noi possiamo agire per ridurre i rifiuti invisibili. Prolungare la vita dei prodotti riutilizzando e riparando, acquistando prodotti di seconda mano, noleggiando e condividendo i prodotti invece di possederli, ottenendo un marchio di qualità ecologica e aderendo ai programmi di responsabilità del produttore… La lista è lunga!

Cliccando QUI troverete informazioni dettagliate circa le città che in Italia hanno aderito all’evento EWWR di quest’anno, ciascuna con la propria azione.

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TheBreath, l’innovativo tessuto che ripulisce l’aria https://www.iconaclima.it/inquinamento/the-breath-linnovativo-tessuto-che-ripulisce-laria/ Wed, 18 Nov 2020 14:01:04 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55274 The Breath, l’innovativo tessuto che ripulisce l’ariaUn progetto ambizioso, un risultato d’eccellenza. TheBreath è l’innovativo tessuto che ripulisce l’aria. Un tessuto, cioè, capace di assorbire lo smog e l’inquinamento presente in atmosfera. Rendendo così pulita l’aria che respiriamo. L’inquinamento atmosferico, d’altra parte, è un problema drammatico per tutto il Pianeta. Si stima che, entro il 2025, la CO2 presente in atmosfera …

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Un progetto ambizioso, un risultato d’eccellenza. TheBreath è l’innovativo tessuto che ripulisce l’aria. Un tessuto, cioè, capace di assorbire lo smog e l’inquinamento presente in atmosfera. Rendendo così pulita l’aria che respiriamo. L’inquinamento atmosferico, d’altra parte, è un problema drammatico per tutto il Pianeta. Si stima che, entro il 2025, la CO2 presente in atmosfera raggiungerà livelli mai registrati negli ultimi 15 milioni di anni. TheBreath è frutto del lavoro di Anemotech, startup italiana nata sei anni fa con l’obiettivo di progettare e realizzare tecnologie all’avanguardia in grado di apportare benefici all’ambiente e alla salute delle persone. L’impegno dei ricercatori, degli scienziati e degli ingegneri di Anomotech, nell’arco di tre anni di lavoro, ha portato alla creazione di un tessuto capace di assorbire le polveri sottili presenti in atmosfera e di disgregarle, reimmettendo così nell’ambiente aria pulita. Siamo di fronte, cioè, alla prima tecnologia al mondo in grado di purificare l’aria che lavora ad emissioni zero. Senza, cioè, essere attivata da fonti di energia. Questo tessuto è costituito da tre livelli che operano in sinergia. Il primo (livello frontale), stampabile e battericida, facilita la traspirazione dell’aria. Il secondo (livello centrale) è costituito da una cartuccia carbonica che assorbe, trattiene e disgrega le molecole inquinanti e i cattivi odori. L’ultimo livello (quello posteriore) è stampabile e battericida.

The Breath, l’innovativo tessuto che ripulisce l’aria. Le sue nanomolecole sono in grado di catturare e disgregare le particelle inquinanti contenute in atmosfera

L’innovativa tecnologia è applicabile sia all’uso interno che a quello esterno. Parliamo, dunque, di una tecnologia che combatte sia l’inquinamento domestico che quello atmosferico (dallo smog prodotto dalle industrie a quello causato dal riscaldamento e dalle automobili). Ciò che purifica l’aria è proprio la struttura del tessuto di theBreath. Ecco perché non è richiesto alcun intervento da parte di fonti energetiche. Le nanomolecole che compongono il tessuto theBreath sono in grado di catturare e disgregare le particelle inquinanti contenute in atmosfera proprio nel momento in cui l’aria attraversa il tessuto. Sfruttando il naturale movimento dell’aria, theBreath utilizza così un meccanismo “passivo”. In ultima analisi, un meccanismo totalmente sostenibile.
Moltissimi sono i progetti cui si applica l’innovativa tecnologia. Da quelli indoor a quelli outdoor, passando per altre soluzioni totalmente innovative. Per quanto riguarda i progetti indoor, theBreath trova applicazione in ogni spazio interno, dalle stanze più piccole ai locali più spaziosi. Il tessuto permette la riduzione delle sostanze inquinanti generate dagli impianti di riscaldamento e dai prodotti chimici, creando un habitat salubre e sicuro.

Il tessuto theBreath trova applicazione sia negli ambienti indoor che in quelli outdoor. Vi sono poi moltissime soluzioni innovative

Possiamo così trovare theBreath all’interno di un’abitazione piuttosto che all’interno di una scuola, un ospedale, un aeroporto. Il supporto esterno può avere l’aspetto più diverso: dai quadri a un mobile a un pannello neutro fino alle più diverse superfici stampabili e personalizzabili all’occorrenza. TheBreath è inoltre applicabile agli spazi aperti, sia in città che lungo le vie di comunicazione. L’innovativo tessuto può essere utilizzato nell’arredo urbano piuttosto che sui segnali stradali, dentro un cantiere piuttosto che su edifici, impianti pubblicitari, vicino ai condizionatori o alle canne fumarie delle caldaie. Insomma, un impiego davvero a 360 gradi. Vi è, infine, una serie di “Innovative Solutions”, che non finiscono di stupire per la loro versatilità ed efficacia applicata ai più diversi ambiti: dalla puericultura all’accessoristica e alla moda, fino all’automotive e alla pubblica amministrazione.

The Breath, l’innovativo tessuto che ripulisce l’aria, è stato utilizzato anche dalla società E.ON in un ambizioso progetto per le Scuole

Particolare attenzione va data, infine, al progetto legato alle scuole. Tutti abbiamo bisogno di un ambiente sano. I nostri bambini in primo luogo. Purtroppo, oggi, l’inquinamento dell’aria è un problema all’ordine del giorno anche all’interno delle nostre scuole. Noi viviamo per l’80% del tempo in spazi chiusi, dove l’inquinamento è da 2 a 5 volte maggiore rispetto a quello degli spazi esterni. Ma, a causa della concentrazione e del tempo trascorso al chiuso, questo può diventare fino a 100 volte maggiore. Tra i soggetti più colpiti, purtroppo, ci sono i bambini. Oltre 8 studenti su 10 sono esposti a soglie di inquinamento superiori a quelle stabilite dall’Oms. Più di 64 milioni di alunni e 4,5 milioni di insegnanti sono soggetti agli effetti della cattiva qualità dell’aria negli ambienti scolastici.
Ad affrontare concretamente il problema ci ha pensato E.ON, società europea leader nel settore delle energie rinnovabili, utilizzando proprio l’innovativa tecnologia theBreath. E.ON già da molto tempo profonde le sue energie, la sua professionalità e il suo impegno a favore della sostenibilità, migliorando il mondo che ci circonda e, soprattutto, la vita degli adulti di domani. Per queto E.ON ha voluto dare il suo aiuto concreto alle scuole. E, per questo, ha scelto di utilizzare theBreath.

Il progetto di E.ON a favore degli studenti creerà un “circolo virtuoso” di consapevolezza e sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente

In particolare, E.ON ha deciso di investire sul progetto Planisfero, un’iniziativa che punta proprio sui giovani. Il regalo del Planisfero si inserisce in un progetto più ampio, giunto già alla sua quarta edizione: #odiamogli sprechi. Non un evento, ma un percorso che vuole accompagnare le scuole nelle loro attività, fornendo loro strumenti ed informazioni utili al percorso di studi. In particolare i materiali prodotti giungono a supporto della parte di educazione civica. E.ON ha voluto incontrare i giovani direttamente a scuola, con lo scopo di sensibilizzarli sulla sostenibilità nelle sue diverse declinazioni: ambiente, economia e salute. E.ON ha così pensato di regalare agli studenti materiale didattico illustrativo costruito con l’innovativa tecnologia theBreath di Anemotech, il tessuto stampabile in grado di purificare l’aria e misurarne l’inquinamento. La scelta di questo omaggio è ricaduta sul planisfero proprio perché questo rappresenta un simbolo per tutte le generazioni. Un simbolo dal forte impatto emotivo, capace di rievocare i momenti vissuti all’interno delle nostre aule e di coinvolgere tutte le generazioni. Un modo, insomma, per connettere i giovani alla natura il più possibile. L’obiettivo è quello di portare un messaggio concreto, parlando dell’inquinamento attraverso uno strumento che lo elimina, theBreath. Grazie a questo progetto, verrà restituita una mappa del monitoraggio dell’aria nelle scuole italiane analizzando un campione per scuola dopo 6-12 mesi. Il risultato mostrerà il livello di inquinamento presente nelle aule dei bambini, e quindi quante sostanze inquinanti sono state evitate ai nostri figli. Informazioni preziose, in grado di generare un “circolo virtuoso” di consapevolezza e sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente. Risultati concreti, grazie ai quali anche i bambini potranno respirare aria più pulita.

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Africa, clima fuori controllo: un continente in ginocchio tra siccità e alluvioni devastanti https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/africa-clima-alluvioni/ Tue, 17 Nov 2020 15:05:25 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55843 clima africaSe è ormai evidente in tutto il mondo come il clima stia cambiando, è l’Africa la zona che per ora sta pagando le conseguenze più gravi. Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti e intensi, e rappresentano una seria minaccia per la vita e la salute umana, oltre che per la biodiversità e la …

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Se è ormai evidente in tutto il mondo come il clima stia cambiando, è l’Africa la zona che per ora sta pagando le conseguenze più gravi. Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti e intensi, e rappresentano una seria minaccia per la vita e la salute umana, oltre che per la biodiversità e la pace.

Il grafico delle warming stripes mostra in modo efficace com’è cambiato il clima in Africa:

clima africa
Le strisce mostrano come la temperatura media del continente africano sia cambiata nel corso degli anni, dal 1850 al 2019. Fonte: ShowYourStripes

Secondo uno studio pubblicato da Greenpeace Africa e dall’unità scientifica di Greenpeace, tutti i possibili scenari climatici prevedono che in futuro le temperature medie nel continente aumenteranno a un ritmo più veloce della media globale. Se non interveniamo subito per ridurre e azzerare le emissioni, in gran parte dell’Africa la temperatura media aumenterà di oltre due gradi: entro la fine del secolo potremo osservare un aumento tra i 3 e i 6 gradi centigradi, fino a quattro volte rispetto a quanto previsto dall’Accordo di Parigi.

Un aumento simile delle temperature comporterebbe l’ulteriore estremizzazione di una situazione che appare già drammatica. Negli ultimi anni l’Africa ha infatti subito le conseguenze di un clima sempre più estremo, da ondate di calore e siccità, a cicloni e inondazioni senza precedenti. Un rapporto della FAO nel 2018 ha reso noto che i disastri naturali si verificano circa 5 volte più spesso di quanto accadesse 40 anni fa.

Sono eventi che in qualsiasi parte del mondo rappresenterebbero minacce gravissime, ma che colpendo le comunità più fragili e povere, meno attrezzate per fronteggiare in modo efficace catastrofi di questo tipo, risultano ancora più pericolosi, e purtroppo spesso letali. Solo negli ultimi mesi, infatti, diversi milioni di persone sono state colpite da alluvioni senza precedenti, che hanno provocato anche centinaia di vittime. 

Non è semplice fare il punto della situazione, con dati spesso incompleti e non sempre aggiornati. Ma non ci sono dubbi sul fatto che la stagione delle piogge del 2020 sia stata del tutto eccezionale. Un’eccezionalità che rischia seriamente di diventare la norma.

Di pochi giorni fa gli ultimi dati arrivati dal Chad, dove secondo quando riporta l’OCHRA, l’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’ONU, sono state circa 400 mila le persone colpite dalle alluvioni. Nel Paese la stagione delle piogge del 2020 è stata da record e ha colpito 20 province su 23. Centinaia di migliaia di sfollati, molte le vittime, il cui numero al momento è ancora poco preciso. Secondo i dati resi noti a metà settembre, in Niger il maltempo ha colpito 516.251 persone e distrutto più di 40 mila case; circa 70 le vittime accertate. Dati pubblicati nella seconda metà di ottobre fotografano la situazione nella Repubblica dell’Africa Centrale, che tuttavia è stata colpita da forte maltempo anche nei giorni seguenti. Anche qui nel 2020 la stagione delle piogge è stata particolarmente intensa, e le persone coinvolte sono state circa 15 mila. Decine di migliaia di persone sono state colpite dalle alluvioni anche nella Repubblica Democratica del Congo.  Solo tra aprile e maggio, in Kenya il maltempo ha ucciso 237 persone, coinvolgendone in tutto oltre 800 mila.
Critica la situazione in Somalia, dove le alluvioni hanno colpito centinaia di migliaia di persone, 200.000 solo negli ultimi giorni. Tra gli stati più colpiti c’è anche il Sudan: qui una stagione delle piogge senza precedenti ha colpito circa 875 mila persone. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza nel Paese, dove oltre 100.000 case sono state distrutte o danneggiate e provocato più di 100 vittime.
Un’emergenza di queste proporzioni non ha conseguenze solo sulle persone colpite al momento, ma mette a rischio la sicurezza alimentare di intere comunità. Com’è facile immaginare sono immani, infatti, i danni subiti dalle coltivazioni e dagli allevamenti.

clima africa
Foto: Samuel Turpin/ ICRC, Part of Humans & Climate Change documentary project.

Non c’è solo il maltempo, naturalmente: anche ondate di caldo e siccità sono sempre più estreme. Secondo alcuni studi, i cambiamenti del clima provocati dall’uomo avrebbero contribuito anche alle condizioni ambientali (come le precipitazioni nelle regioni desertiche e l’aumento delle temperature) responsabili dell’inedita invasione di locuste che quest’anno ha afflitto l’Africa, e non solo.

Anche se l’entità del fenomeno è ancora oggetto di numerosi studi, i cambiamenti climatici e le loro conseguenze hanno impatti significativi anche nello sviluppo di tensioni e conflitti. Il rischio di conflitti sembra destinato ad aumentare, per esempio, in caso di migrazioni di massa generate dagli effetti di eventi estremi, come inondazioni o siccità.  Un report della Croce Rossa Internazionale ha documentato di recente anche tensioni tra agricoltori e pastori, nella Repubblica Centrafricana, dovuti alle conseguenze che il cambiamento climatico ha avuto sulla transumanza.

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La Crew Dragon di SpaceX ha agganciato l’ISS: ora si apre una nuova era spaziale https://www.iconaclima.it/scienza/spazio/la-crew-dragon-di-spacex-ha-agganciato-liss-ora-si-apre-una-nuova-era-spaziale/ Tue, 17 Nov 2020 07:35:24 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55839 spacex crew dragon issLa navicella Crew Dragon di SpaceX ha raggiunto con successo la Stazione Spaziale Internazionale. La navicella “Resilience” ha agganciato il modulo Harmony dell’ISS alle 4:01 UTC. A bordo della capsula di SpaceX 4 astronauti: 3 della NASA, il comandante Michael Hopkins, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Shannon Walker, e Soichi Noguchi …

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La navicella Crew Dragon di SpaceX ha raggiunto con successo la Stazione Spaziale Internazionale. La navicella “Resilience” ha agganciato il modulo Harmony dell’ISS alle 4:01 UTC. A bordo della capsula di SpaceX 4 astronauti: 3 della NASA, il comandante Michael Hopkins, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Shannon Walker, e Soichi Noguchi della JAXA, l’Agenzia spaziale giapponese. Insieme a loro anche una mascotte: il Baby Yoda. I 4 nuovi inquilini della ISS resteranno in orbita sei mesi.

Si tratta di un passo importante per gli Stati Uniti che, grazie al progresso portato dall’agenzia americana SpaceX di Elon Musk, sono riusciti a portare di nuovo uomini nello spazio, su una navicella made in USA, dall’epoca dello Space Shuttle. «È una testimonianza della potenza della scienza e di ciò che possiamo realizzare sfruttando la nostra innovazione, ingegnosità e determinazione», ha scritto su twitter il neo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.

Inoltre è a prima volta che la Nasa affida missioni operative ad una azienda privata per far volare uomini nello spazio, e questo potrebbe di fatto segnare l’inizio di una nuova era spaziale, che in futuro potrebbe contemplare anche una apertura ai viaggi commerciali e privati.

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Passaggio a Nord-Est libero dai ghiacci per 4 mesi quest’anno: aumenta il traffico di navi mercantili https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/ghiacci/passaggio-a-nord-est-ghiacci-navi/ Tue, 17 Nov 2020 07:15:07 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55829 passaggio nord-estIl passaggio a Nord-Est è rimasto navigabile, e quindi completamente libero (o quasi) dai ghiacci marini, per quattro mesi consecutivi quest’anno. Lo rende noto il servizio Copernicus. Tra luglio e ottobre, infatti, la rotta è rimasta aperta per il passaggio delle navi mercantili che quest’anno hanno trasportato ben 26,3 milioni di tonnellate di merci. Il …

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Il passaggio a Nord-Est è rimasto navigabile, e quindi completamente libero (o quasi) dai ghiacci marini, per quattro mesi consecutivi quest’anno. Lo rende noto il servizio Copernicus. Tra luglio e ottobre, infatti, la rotta è rimasta aperta per il passaggio delle navi mercantili che quest’anno hanno trasportato ben 26,3 milioni di tonnellate di merci.

Il passaggio a Nord-Est collega Europa e Asia, percorrendo tutta la costa settentrionale della Russia. La rotta si estende dai  4 mila agli oltre 5 mila chilometri e attraversa i mari di Kara e Laptev, il mare della Siberia Orientale e il Mare di Chukchi.

Nell’arco dei primi 10 mesi del 2020 sono transitate lungo questo tratto ben 26,3 milioni di tonnellate di merci, con un aumento del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Lo riferisce l’Agenzia Federale russa per il Trasporto Marittimo e Fluviale.

Complessivamente sono stati rilasciati 974 permessi di navigazione lungo il Passaggio a Nord-Est, il 26,5% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono 153 le navi battenti bandiera straniera ad aver richiesto l’autorizzazione quest’anno, il 56% in più rispetto al 2019. E alcune navi sono ancora in viaggio.

Quest’anno si stima che si possa raggiungere o superare la soglia delle 31 milioni di tonnellate di merci. Nei prossimi anni il numero è destinato ad aumentare, complice la riduzione dei ghiacci marini e le politiche commerciali russe, che mirano a raggiungere le 80 milioni di tonnellate entro il 2024-2025, le 90 milioni di tonnellate entro il 2030 e le 130 milioni di tonnellate entro il 2035.

Nel prossimo futuro la rotta sarà sempre più probabilmente libera dai ghiacci. La regione artica, infatti, si sta scaldando due volte più velocemente rispetto al resto del mondo. Secondo le proiezioni del servizio Copernicus Climate, il passaggio a Nord-Est risulterà libero dal ghiaccio per molti più mesi all’anno, a seconda dello scenario climatico previsto.

Con uno scenario RCP4.5 nel 2040 il passaggio a Nord-Est potrà essere completamente navigabile da fine luglio a fine ottobre; entro il 2060 potrebbe risultare libero da metà agosto ad inizio novembre; entro il 2080 da inizio luglio a metà novembre.

Se, invece, il riscaldamento globale seguisse lo scenario climatico peggiore (RCP 8.5), la rotta potrà essere libera dal ghiaccio da inizio luglio a metà novembre già entro il 2060, mentre entro il 2080 il periodo di navigabilità potrebbe addirittura spaziare da metà giugno ad inizio dicembre.

Passaggio a Nord-Est
Fonte Arctic Portal
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Artico troppo caldo, ghiacci marini record ad ottobre 2020

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Gli uragani sono più intensi anche dopo l’impatto sulla terraferma: lo studio https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/uragani-piu-intensi-dopo-impatto/ Mon, 16 Nov 2020 10:56:20 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55819 uraganiA causa del riscaldamento globale gli uragani stanno gradualmente cambiando comportamento. Se guardiamo anche solo alla stagione degli uragani del 2020, sono molti i record abbattuti negli ultimi mesi. Tra i primati di questa eccezionale stagione c’è anche il fatto che mai prima d’ora si erano formati due uragani “major” (ossia di categoria 3 o …

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A causa del riscaldamento globale gli uragani stanno gradualmente cambiando comportamento. Se guardiamo anche solo alla stagione degli uragani del 2020, sono molti i record abbattuti negli ultimi mesi. Tra i primati di questa eccezionale stagione c’è anche il fatto che mai prima d’ora si erano formati due uragani “major” (ossia di categoria 3 o superiore) nel mese di novembre. Parliamo di Eta e Iota, due uragani particolarmente intensi e devastanti sul Centro America.

Il comportamento degli uragani sta già cambiando. Secondo un recentissimo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, una volta raggiunta la terraferma gli uragani tendono già oggi a restare più intensi rispetto a quanto avveniva in passato.

Secondo lo studio la presenza di acque superficiali più calde, infatti, aumenta la capacità degli uragani di mantenere più a lungo la propria intensità una volta sulle terre emerse. Quando le tempeste e gli uragani fanno “landfall” sulla terraferma, infatti, la potenza acquisita dalle calde acque tropicali tende a dissiparsi piuttosto rapidamente. Secondo lo studio, però, sembra che il loro indebolimento avvenga più lentamente che in passato, aumentando di conseguenza la loro capacità distruttiva. Questa resistenza, secondo gli scienziati, è causata dalla maggiore temperatura della superficie dei mari e quindi dalla maggiore umidità immagazzinata dagli uragani.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato 71 uragani atlantici che hanno raggiunto la terraferma dal 1967 in poi. Negli anni ’60 l’intensità del vento degli uragani diminuiva di 2 terzi nell’arco di 17 ore dall’impatto sulle terre emerse. Oggi, invece, ci vogliono in media 33 ore per osservare lo stesso indebolimento. Ciò significa che con il continuo riscaldamento delle superfici di mari e oceani del mondo, la forza distruttiva degli uragani sulla terraferma è destinata ad aumentare e a coinvolgere maggiormente anche l’entroterra.

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Inquinamento, valori elevati da Nord a Sud. Doppiata la soglia limite in Lombardia e Campania https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-15-novembre/ Mon, 16 Nov 2020 08:39:45 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55816 smog inquinamentoNon dà pace l’inquinamento, ancora su valori ben oltre la norma in gran parte del Nord Italia ma non solo. Secondo quanto emerge dai dati Arpa, al Nord la situazione è molto critica, soprattutto in Lombardia, dove la soglia limite fissata dalla norma a 50 µg/m³ è stata superata praticamente in tutte le zone di …

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Non dà pace l’inquinamento, ancora su valori ben oltre la norma in gran parte del Nord Italia ma non solo. Secondo quanto emerge dai dati Arpa, al Nord la situazione è molto critica, soprattutto in Lombardia, dove la soglia limite fissata dalla norma a 50 µg/m³ è stata superata praticamente in tutte le zone di pianura, anche in modo abbondante: ieri a Voghera, nel pavese, la concentrazione di PM10 è stata più che doppia rispetto al limite per il secondo giorno consecutivo. Tanto smog anche a Milano, che ha superato i 60 µg/m³, e in tutti i principali centri.
L’inquinamento soffoca anche il Veneto: a Treviso superati gli 80 µg/m³ di PM10, Venezia oltre i 70 µg/m³ , 65 a Padova, fino a 56 µg/m³ di PM10 a Verona. Respira piuttosto male anche l’Emilia Romagna, con il PM10 che ha superato abbondantemente i 70 µg/m³ a Bologna, Modena e Rimini, ed è stato oltre la soglia dei 50 µg/m³ praticamente in tutta la pianura, fin sulle coste. Anche in Piemonte preoccupa la qualità dell’aria: la concentrazione di PM10 ha superato gli 80 µg/m³ ad Alessandria e ad Asti, i 70 µg/m³ a Torino e in parte della provincia e in generale è stata oltre il limite in gran parte del territorio regionale. Il valore più elevato è stato raggiunto a Cigliano, in provincia di Vercelli, dove il PM10 è arrivato a 95 µg/m³.

Non è solo la pianura del Nord a soffocare nell’inquinamento: notizie allarmanti arrivano anche dalla Campania, dove secondo i dati Arpa la concentrazione di PM10 ha raggiunto valori più che doppi rispetto al limite a Benevento (107µg/m³). La soglia è stata superata anche nel Casertano e in provincia di Napoli. In questo momento non sono stati ancora resi noti i valori registrati nel Lazio.

In queste ore, sull’Italia sta transitando una perturbazione che, dopo aver portato un po’ di pioggia al Nord-Ovest, oggi coinvolgerà il Nord-Est e il Centro per poi raggiungere, nella seconda parte della giornata, anche il Sud (controlla qui le previsioni).
Molte le piogge attese sulle nostre regioni che, accompagnate anche da un’intensificazione del vento, fanno sperare in una tregua dallo smog. Dovremo aspettare domani e mercoledì per valutare quanto questo peggioramento avrà giovato alla qualità dell’aria che respiriamo.

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Inquinamento alle stelle, più che raddoppiata la soglia limite. Tutti i dati https://www.iconaclima.it/inquinamento-14-novembre/ Sun, 15 Nov 2020 10:03:42 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55813 smog pm10 inquinamentoNonostante il calo del traffico che normalmente caratterizza il fine settimana, anche nella giornata di sabato 14 novembre l’inquinamento ha fatto registrare dati davvero preoccupanti. La soglia fissata dalla norma come limite per salvaguardare la salute umana è stata superata al Nord, in modo diffuso e in alcuni casi anche molto ampio. Il valore più …

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Nonostante il calo del traffico che normalmente caratterizza il fine settimana, anche nella giornata di sabato 14 novembre l’inquinamento ha fatto registrare dati davvero preoccupanti.

La soglia fissata dalla norma come limite per salvaguardare la salute umana è stata superata al Nord, in modo diffuso e in alcuni casi anche molto ampio. Il valore più elevato è stato registrato in Lombardia, dove secondo i dati Arpa la concentrazione di PM10 nell’aria era più che doppia rispetto al limite di 50 microgrammi al metro cubo. Vediamo i dati più nel dettaglio.

In generale, in tutta la Lombardia l’inquinamento è molto elevato. Per i dati di ieri la maglia nera va a Voghera, dove il PM10 ha raggiunto addirittura i 101 µg/m³. La qualità dell’aria è molto scadente anche a Milano: in pieno centro, la stazione di via Verziere ha registrato 81 µg/m³ di PM10, 89 in Viale Marche.
Nella maggior parte delle stazioni dell’Arpa, specie nei settori centro-occidentali della regione, si sono registrati livelli superiori agli 80 µg/m³. La soglia dei 100 è stata sfiorata anche a Vigevano, con 98 µg/m³.
Ci è andato vicino anche il Piemonte, con Alessandria che ha raggiunto i 97 µg/m³ di PM10. Nella regione il limite dei 50 µg/m³ è stato superato nella gran parte dei centri, con concentrazioni particolarmente elevate anche nelle zone di Novara e Vercelli, dove si sono superati i 70 µg/m³. A Torino registrati 57 µg/m³ di PM10.
Anche in Veneto preoccupa la qualità dell’aria, scadente soprattutto a Rovigo dove ieri il PM10 ha raggiunto gli 86 µg/m³. Livelli elevati in tutti i principali centri: 71 µg/m³ a Padova, 69 a Venezia, 63 a Verona. Smog oltre la soglia anche in Liguria, dove nell’entroterra di Savona sono stati raggiunti i 64 µg/m³. Non va meglio neppure all’Emilia Romagna, dove si sono registrati livelli estremamente elevati di inquinamento: le concentrazioni di PM10 hanno superato la soglia dei 90 µg/m³ a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Rimini.

Non solo il Nord: lo smog preoccupa anche alcune zone del Centro-Sud. Nel Lazio la soglia limite è stata superata in provincia di Frosinone (fino a 66 µg/m³), ma al momento non sono ancora stati resi i noti i dati registrati nelle provincie di Roma, Viterbo e Rieti.
In Campania concentrazioni elevate di polveri sottili sono state registrate soprattutto ad Avellino, dove si sono superati i 70 µg/m³. Soglia limite superata anche a Benevento, in diverse zone del Napoletano e in provincia di Salerno. 

L’arrivo di una nuova perturbazione, che tra stasera e martedì coinvolgerà tutto il Paese, potrebbe concedere una tregua grazie alle piogge e  al rinforzo del vento.

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La storia di Blue Sandford, ribattezzata “la Greta Thunberg inglese” che urla: “Eco not Ego” https://www.iconaclima.it/estero/iniziative-estero/la-storia-di-blue-sandford-ribattezzata-la-greta-thunberg-inglese-che-urla-eco-not-ego/ Thu, 12 Nov 2020 13:10:50 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55793 Vive a Londra una ragazza che circa un anno fa è stata ribattezzata dal Times “The British Greta Thunberg”: si tratta di Blue Sandford giovanissima, nata nel 2002. Proprio come Greta i suoi obiettivi sono la salvaguardia del Pianeta e cambiare il mondo; ha pubblicato un libro intitolato “Challenge Everything: An Extinction Rebellion Youth Guide …

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Vive a Londra una ragazza che circa un anno fa è stata ribattezzata dal Times “The British Greta Thunberg”: si tratta di Blue Sandford giovanissima, nata nel 2002. Proprio come Greta i suoi obiettivi sono la salvaguardia del Pianeta e cambiare il mondo; ha pubblicato un libro intitolato “Challenge Everything: An Extinction Rebellion Youth Guide to Saving the Planet, uscito lo scorso settembre. Blue ha fatto parte del gruppo Extinction Rebellion (XR), un movimento socio-politico nonviolento che chiede ai governi di tutto il mondo, anche con metodi non legali come ad esempio manifestazioni non autorizzate, azioni radicali e immediate per affrontare i cambiamenti climatici, fermare la perdita di biodiversità e minimizzare il rischio di estinzione umana a causa del collasso ecologico e sociale. Presentata al gruppo da suo padre, nell’ottobre 2019 è stata arrestata durante una protesta a Trafalgar Square. Riportiamo le sue parole: “Sono cresciuta in parte in una fattoria su un’isola selvaggia nelle Ebridi, quindi ho visto da vicino la minaccia portata dalla distruzione ambientale e mi sento come se avessi sempre saputo qual’era la posta in gioco. Quando ero piccola pensavo che tutti fossero uguali alla mia famiglia e non capivo davvero perché esistessero queste industrie super distruttive, ma quando sono cresciuta ho visto che molte persone semplicemente non conoscevano le conseguenze o non le volevano sapere. Sto combattendo per la mia casa; ma molti non hanno lo stesso mio legame con la natura selvaggia e i luoghi che vengono distrutti. Prima di entrare a far parte degli XR ero consapevole della crisi climatica ed ecologica ma non l’avevo davvero collegata al mio futuro. Quando ho iniziato a essere coinvolta nell’attivismo, ascoltando i fatti e impegnandomi con loro, ho attraversato un periodo davvero intenso di dolore per il clima. Penso che sia troppo da comprendere tutto in una volta, quindi il tuo cervello deve affrontare ogni piccola parte del problema prima che tu possa davvero accettare ciò che accadrà. Probabilmente non l’ho ancora completamente interiorizzato. Una piccola parte di me spera ancora di svegliarsi come da un incubo e scoprire che in realtà stiamo bene e sono tutte notizie false. Uno dei miei slogan preferiti è “Eco not Ego”.

“Eco not Ego”, Blue Sandford

Per affrontare questa crisi, dobbiamo raggiungere quante più persone possibile, nel maggior numero di modi. Ho scritto il libro per cercare di entrare in contatto con la gente attraverso un mezzo diverso. I libri sono modi davvero potenti per condividere idee e incitare all’azione. Volevo anche trasmettere la prospettiva di un giovane, sia per i ragazzi della mia età che lottano con il dolore e l’ansia per quello che sta succedendo al clima, non sapendo cosa fare al riguardo, sia per le persone anziane, per mostrare loro cosa sta affrontando la mia generazione. La cosa più importante che voglio è far capire che ci deve essere uno spostamento per dare priorità alla razionalità e alla scienza, in modo che possiamo riconoscere i problemi che abbiamo, comprenderli empiricamente e trovare soluzioni. Anche l’autosufficienza, l’indipendenza e la consapevolezza che gli individui possono plasmare il mondo che li circonda sono cose davvero importanti da imparare, come ha dimostrato la pandemia COVID-19, non sappiamo cosa può succedere e se vogliamo sopravvivere dobbiamo farlo preparati ad affrontare il peggio. Una delle cose più grandi che ogni individuo può fare è cambiare le proprie abitudini e sfidare onestamente le proprie supposizioni, il che inevitabilmente colpisce le persone intorno a te. Se vuoi aiutare il movimento o essere coinvolto, fatti vedere e guarda sui social media o su internet per capire quando è la prossima protesta, azione, riunione o formazione. È sempre emozionante e generalmente incontrerai teste davvero interessanti. Potresti anche donare alle organizzazioni per il clima se non ti senti a tuo agio unendoti a loro, ma otterrai molto di più dando la tua energia e il tuo tempo. Anche se parlare sui social media può essere incredibilmente potente, soprattutto per mobilitare le masse, è importante pensare se stai aggiungendo qualcosa alla conversazione o se è solo un modo per sentirti come se avessi fatto la tua parte”.

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Jane Fonda: Biden deve compiere passi coraggiosi. I 10 punti fondamentali https://www.iconaclima.it/estero/politiche-estero/jane-fonda-biden-10-punti/ Thu, 12 Nov 2020 11:00:59 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55780 Jane Fonda BidenDopo la vittoria portata a casa da Biden alle elezioni USA che si sono tenute il 3 novembre, Jane Fonda – attrice celeberrima, ma anche impegnata attivista – è intervenuta per sottolineare l’importanza di questo momento storico e l’urgenza di «compiere passi coraggiosi per far sì che accada quanto deve accadere». Jane Fonda ha infatti …

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Dopo la vittoria portata a casa da Biden alle elezioni USA che si sono tenute il 3 novembre, Jane Fonda – attrice celeberrima, ma anche impegnata attivista – è intervenuta per sottolineare l’importanza di questo momento storico e l’urgenza di «compiere passi coraggiosi per far sì che accada quanto deve accadere».

Jane Fonda ha infatti evidenziato quanto sia importante che Biden non deluda le aspettative di chi ha votato per lui, né degli altri cittadini: se il candidato democratico è riuscito a spodestare Trump, infatti, non possiamo dimenticare che 70 milioni di americani hanno votato per rieleggere il tycoon.
Se l’amministrazione Biden non sarà in grado di convincerli e di farli sentire ascoltati e sicuri, scrive Jane Fonda, allora tra quattro anni «una versione più raffinata, meno corrotta e clownesca di Trump potrà candidarsi e vincere».

Jane Fonda e Greta Thunberg si incontrano a Che Tempo Che Fa [VIDEO]

Secondo l’attrice e attivista, il prossimo governo USA sarà chiamato a dare segnali importanti già nei primi giorni di vita. Sono 10 i punti identificati da Fonda come fondamentali:

  1. Dichiarare l’emergenza climatica nazionale ai sensi del National Emergencies Act.
    Questo passo, come spiega l’attrice, sbloccherà dei fondi dal budget della Difesa che potranno essere utilizzati per far fronte alla crisi climatica.
  2. Lasciare che i combustibili fossili restino sottoterra.
  3. Fermare l’esportazione di combustibili fossili e l’approvazione delle infrastrutture necessarie alla loro estrazione.
  4. Dirottare verso soluzioni green i finanziamenti destinati all’industria dei combustibili fossili, a cui arrivano miliardi di dollari delle tasse pagate dai cittadini statunitensi.
  5. Stabilire un limite, basato sulla scienza, alle emissioni di gas effetto serra e puntare ad azzerarle.
  6. Raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di energia pulita e rinnovabile al 100% e promuovere la democrazia energetica.
  7. Lavorare alla protezione delle comunità, dei lavoratori e dell’economia
  8. Avanzare verso la giustizia climatica, lavorando con le agenzie federali alla valutazione e alla mitigazione dei danni ambientali che colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni indigene, le persone di colore e le comunità meno abbienti.
  9. Far pagare chi inquina, indagando e perseguendo quanti hanno inquinato con i combustibili fossili, per i danni che hanno provocato. Porre il veto su tutte le norme che garantiscono l’immunità legale a chi inquina, infrange le leggi ambientali esistenti o promuove false soluzioni.
  10. Riunirsi ai Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi e guidarli, con impegni che, basandosi sulla scienza, assicurino che gli USA, in qualità di maggior emettitore al mondo nella storia, contribuiscano con la giusta quota e promuovano la giustizia climatica.

La responsabilità, al momento, non è solo sulle spalle del presidente eletto: cruciale sarà infatti la battaglia per il Senato che si svolgerà il 5 gennaio, quando i ballottaggi tra i candidati democratici e i repubblicani decideranno il futuro degli Stati Uniti e non solo. Come sottolinea Jane Fonda, Biden dovrà portare avanti battaglie importanti e «fare passi coraggiosi, come ha fatto Roosevelt per uscire dalla Grande Depressione, e sarà quasi impossibile se i Democratici non avranno la maggioranza in Senato».

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Inquinamento, l’Italia condannata dalla Corte di Giustizia Ue https://www.iconaclima.it/estero/europa/inquinamento-litalia-condannata-dalla-corte-di-giustizia-ue/ Thu, 12 Nov 2020 08:29:40 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55785 inquinamento italia europaL’inquinamento costa caro all’Italia. IL nostro Paese è stata condannato per aver sistematicamente superato i limiti di Pm10 nel periodo 2008-2017. Lo ha deciso la Corte di Giustizia Ue dopo la chiusura del primo ciclo della procedura di infrazione iniziata dalla Commissione europea nel 2014.  In quel lasso di tempo “i valori limite giornalieri e …

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L’inquinamento costa caro all’Italia. IL nostro Paese è stata condannato per aver sistematicamente superato i limiti di Pm10 nel periodo 2008-2017. Lo ha deciso la Corte di Giustizia Ue dopo la chiusura del primo ciclo della procedura di infrazione iniziata dalla Commissione europea nel 2014.  In quel lasso di tempo “i valori limite giornalieri e annuali fissati per le particelle di Pm10 sono stati superati in maniera molto regolare” in una serie di zone del territorio italiano”. Secondo la Corte-  “l’Italia non ha chiaramente adottato misure tempestive” per garantire il rispetto dei valori limite.

I chiarimenti forniti dall’Italia nel corso preliminare del procedimento sono stati ritenuti insufficienti e, secondo la Corte, il nostro Paese non ha adottato in tempo utile delle misure efficaci per contrastare l’inquinamento e ridurre il livello fuorilegge delle polveri sottili.

La soglia media annuale per il Pm10 è di 40 microgrammi per metro cubo (annuale) e di 50 microgrammi per metro cubo (giornaliera). Questo tipo di inquinante viene prodotto principalmente dalle emissioni delle automobili, soprattutto quelle datate e i diesel, dagli impianti di riscaldamento da quelli industriali.

La reazione del ministro dell’ambiente Sergio Costa

“La sentenza della Corte di Giustizia sul superamento dei limiti di PM10 non ci coglie di sorpresa, visti i dati su cui è basata e che sono incontrovertibili alla prova dei fatti. Dati che, benché si fermino al 2017, indicano un problema che purtroppo non è ancora risolto. Fin dal mio insediamento, nel 2018, ho messo in campo tutti gli strumenti possibili, in accordo con le Regioni, per affrontare il tema della qualità dell’aria. Sottolineo infatti che ogni anno sono almeno 80 mila le vittime dovute a questa problematica che investe soprattutto il Bacino Padano, ma non soltanto. Credo che questa pronuncia debba essere uno stimolo per tutto il Governo a far di più e meglio rispetto a quanto già abbiamo messo in campo, considerando che la stessa Corte nella sentenza riconosce la bontà delle azioni intraprese dal 2018, per garantire nel più breve tempo possibile un ambiente più salubre a tutti i cittadini.” Così il Ministro dell’ambiente, Sergio Costa– si legge in un comunicato del Ministero- ha commentato la sentenza del giudice europeo, su un tema, quello della qualità dell’aria, su cui l’Unione europea ha manifestato una grande attenzione negli ultimi anni contestando più volte a quasi tutti gli Stati membri il disallineamento rispetto ai parametri unionali.

La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per la cattiva qualità dell’aria, cioè per le polveri sottili, le…

Pubblicato da Sergio Costa su Martedì 10 novembre 2020

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Una nuova era rinnovabile è iniziata: il ruolo dell’amministrazione Biden https://www.iconaclima.it/economia-e-finanza/una-nuova-era-rinnovabile-e-iniziata-il-ruolo-dell-amministrazione-biden/ Wed, 11 Nov 2020 11:00:29 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55683 biden climaIl cambiamento climatico è uno dei temi che ha visto maggiormente contrapposti i due sfidanti alla Casa Bianca: Joe Biden ha definito il riscaldamento globale una “minaccia esistenziale”, Trump “una bufala”. Le emissioni di gas serra degli Stati Uniti sono seconde solo a quelle della Cina battendola però in emissioni pro capite: l’approccio degli USA …

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Il cambiamento climatico è uno dei temi che ha visto maggiormente contrapposti i due sfidanti alla Casa Bianca: Joe Biden ha definito il riscaldamento globale una “minaccia esistenziale”, Trump “una bufala”. Le emissioni di gas serra degli Stati Uniti sono seconde solo a quelle della Cina battendola però in emissioni pro capite: l’approccio degli USA al tema della transizione verde non può che essere decisivo per la riuscita degli obiettivi climatici dell’intero globo. L’urgenza dell’azione rende ancora più fondamentale quello che accadrà proprio nella prossima legislatura. Bracken Hendricks, che ha contribuito a formulare gli impegni di Biden per il clima, ha dichiarato prima delle elezioni: “La salute dell’economia e il destino del Pianeta sono assolutamente in bilico”. Ma è davvero così?

Facciamo innanzitutto un passo indietro e capiamo cosa distingue i due ex-contendenti.

Cosa ha fatto Trump

Fin dalla sua elezione, Trump ha fatto di tutto per cancellare le azioni intraprese dal suo predecessore per contrastare la crisi climatica. Il Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University ha contato ben 159 azioni (comprese anche quelle poi bloccate dagli organi legislativi) dall’inizio del suo mandato alla fine della scorsa estate per ridurre o eliminare misure di contrasto al cambiamento climatico. Fra queste, ha innanzitutto fatto uscire gli USA dagli accordi di Parigi, ha approvato progetti dell’Oil&Gas precedentemente bloccati da Obama, fra cui pozzi petroliferi offshore nell’Artico (dando a Eni il permesso di installare trivelle di esplorazione), ha reso meno stringenti gli standard di risparmio di carburante, ha allentato le regole ambientali per le centrali a carbone e per il contenimento delle perdite di metano.

La riduzione delle tasse federali per le aziende ha permesso alle compagnie petrolifere risparmi non trascurabili: si stimano 193 milioni per la sola ExxonMobil nel 2018.

Non finisce qui, perché Trump ha cercato in ogni modo di ostacolare la scienza: è recente la notizia di un vero e proprio bavaglio posto al Dipartimento dell’Energia con più di 40 rapporti scientifici sulla convenienza di investire nelle rinnovabili bloccati o resi difficilmente consultabili. Rapporti in genere usati dalle aziende per capire dove, quanto e come investire nelle rinnovabili.

L’industria fossile lo ha premiato per questo: i finanziamenti alla campagna elettorale da parte dell’Oil&Gas diretti a Trump sono stati più del doppio di quelli diretti a Biden.

L’impegno di Biden per il clima

Biden ha annunciato un piano da 2200 miliardi di dollari per la decarbonizzazione della rete elettrica statunitense entro il 2035 e dell’intera economia USA entro il 2050. In particolare vuole spendere 400 miliardi di dollari per ricerca e innovazione energetica, ridando forza alle falcidiate scienza ed innovazione, e vuole richiedere nuove normative e investimenti nelle tecnologie verdi quali veicoli elettrici, eolico, solare, idrogeno e cattura del carbonio. Riporterà gli Stati Uniti negli Accordi di Parigi e ripristinerà le regolamentazioni ambientali cancellate da Trump.

Clima e lavoro

Secondo Biden, il suo piano creerà milioni di posti di lavoro. La posizione di Biden, infatti, cerca di conciliare la transizione verde con la tutela del lavoro: sebbene all’apparenza essa comporti perdita di posti di lavoro (nell’Oil&Gas), “la letteratura scientifica che esamina gli effetti sull’occupazione dice che in realtà si tratta principalmente di riallocare i posti di lavoro da un settore all’altro” (David Popp, economista presso la Maxwell School della Syracuse University). Meno addetti petroliferi o minatori di carbone, insomma, e più installatori di impianti fotovoltaici e manutentori eolici, come anche più posti di lavoro poco qualificati (ideali per sostituire i precedenti) ad esempio nella bonifica di miniere o nella protezione degli edifici dagli eventi estremi. Si creano addirittura più posti di lavoro di quanti non si distruggano: le rinnovabili ne generano 7.49 per ogni milione di dollari investito, i combustibili fossili solamente 2.65.

La stessa retorica di Trump (che durante la presidenza Obama ha accusato l’EPA di essere “uno dei più grandi killer del lavoro”) è spesso priva di fondamento: ad esempio in Pennsylvania, uno degli stati target di questo genere di campagne trumpiane, nel 2019 i posti di lavoro nel risparmio energetico erano quasi il doppio di quelli nell’estrazione di carbone, petrolio e metano.

Biden ha così guadagnato l’appoggio sia degli attivisti ambientali che dei democratici centristi e dei lavoratori – appoggio fondamentale per la vittoria.

Quale impatto se le promesse venissero realizzate?

Effetti nel breve termine

Da marzo, a seguito dei lockdown e della conseguente riduzione della domanda di energia, l’industria fossile è sprofondata nella più profonda crisi dalla Seconda Guerra Mondiale, con una drastica diminuzione dei prezzi che hanno toccato i minimi storici. Le conseguenze della pandemia sulle rinnovabili, invece, sono state molto più contenute: fra i tanti motivi, in caso di riduzione della domanda di energia conviene mantenere la produzione rinnovabile e smettere di bruciare combustibile fossile, che, a differenza del sole e del vento, non è certo gratuito. Le possibilità di ripresa del fossile sono quindi fortemente legate all’evolversi dell’epidemia e alle modalità del successivo risollevarsi dell’economia.

Per questo, alcune delle misure promesse da Biden sembrano essere, in realtà, di poco conto nel breve termine: uno stop ai permessi di trivellazione nei terreni federali poco importerebbe a compagnie petrolifere che attualmente hanno già parecchi permessi inutilizzati e, data la situazione, non hanno certo velleità di crescita della propria produzione. Lo stesso vale per altri interventi di regolamentazione dell’industria del fossile. Se i prezzi del petrolio non si risolleveranno, insomma, le politiche di Biden – o equivalentemente quelle che sarebbero state le politiche di Trump – non faranno grande differenza.

Addirittura, alcuni osservatori ipotizzano che l’elezione di Biden potrebbe accelerare la ripresa dell’industria del petrolio dalla crisi: misure più decise per combattere l’epidemia permetterebbero di superarla al più presto, dando maggiori possibilità di ripresa al fossile. Anche la fine della guerra commerciale con la Cina favorirebbe questo scenario.

In sostanza, la produzione di petrolio statunitense non è legata tanto alle politiche governative quanto al prezzo del petrolio stesso: insomma, ai mercati. Se da una parte le nuove restrizioni ambientali aumenterebbero i costi di estrazione, disincentivandola, dall’altro interventi in ambiti apparentemente avulsi dal problema climatico potrebbero aumentare i prezzi di vendita del petrolio, favorendone l’estrazione.

Effetti nel lungo termine

Se le politiche annunciate da Biden avranno probabilmente ben poca rilevanza nel breve termine, nel lungo termine potranno invece ricoprire un ruolo non trascurabile.

Innanzitutto, il rientro negli Accordi di Parigi e i piani di decarbonizzazione promessi da Biden lanceranno un segnale forte alla comunità internazionale. La pressione sarà maggiore anche su leader, quali Putin e Bolsonaro, che finora hanno assunto posizioni ambigue o completamente contrarie alla lotta ai cambiamenti climatici.

Inoltre, secondo Climate Action Tracker, date le ingenti emissioni del paese, se gli Stati Uniti si unissero agli altri paesi del G7 nel fissare un obiettivo di zero emissioni nette, gli impegni formali a favore della decarbonizzazione salirebbero dall’attuale 51% al 63% delle emissioni mondiali. L’intero pianeta si porterebbe così, almeno sulla carta, più vicino agli obiettivi di Parigi.

Cosa ha davvero importanza: una nuova era

C’è però una forza più potente di Putin o di Bolsonaro o persino del presidente degli Stati Uniti: è la forza dell’economia.

Sarà l’economia, non le politiche degli stati, a determinare le sorti dell’industria del petrolio. E l’economia sembra aver già deciso tale sorte.

Già negli anni ’70, Sheikh Yamani, storico segretario generale dell’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries), affermò:

L’era della pietra non finì per esaurimento delle pietre, allo stesso modo anche l’era del petrolio finirà molto prima del suo esaurimento.

Intendeva: a causa dell’innovazione tecnologica.

Questa previsione è probabilmente azzeccata: l’innovazione sta ormai affossando l’industria del petrolio. All’inizio di ottobre, Exxon Mobil (che solo nel 2011 era la più grande società al mondo per capitalizzazione di mercato) è stata superata proprio per capitalizzazione da NextEra Energy, la principale compagnia delle rinnovabili. Per uno scherzo del destino l’utile della NextEra Energy nei primi sei mesi del 2020 è stato pari alle perdite subite da Exxon. D’altra parte, le rinnovabili sono ormai la nuova fonte di energia più economica per due terzi della popolazione mondiale e il loro prezzo è destinato a scendere ulteriormente.

biden clima
Transizione di potere: la capitalizzazione di mercato di NextEra Energy supera quella di Exxon e di Chevron. Fonte: Bloomberg

La politica, ormai, se anche decidesse di rimanere attaccata ai disperati e morenti tentativi di lobbying del fossile, non potrebbe che ritardare l’inevitabile. I leader futuri dell’energia saranno invece coloro che decideranno di cavalcare il cambiamento. Quello che Biden ha chiamato “historic investment in energy and climate research and innovation” potrebbe rivelarsi una decisione cruciale per il futuro del suo paese: se funzionerà, permetterà agli Stati Uniti di essere leader della nuova economia e non rappresentante fiaccato di un passato sempre più sbiadito e rancoroso.

Puntare sull’innovazione tecnologica e sulla ricerca nel campo delle tecnologie verdi significa puntare ad essere leader del futuro.

E non si tratta più di sovvertire uno status quo fossile, ma di affiancare e supportare una rivoluzione già pienamente in atto.

Grazie alla tecnologia e all’innovazione, il compito dei governi che vogliono garantire un florido futuro ai propri paesi, sia nel lungo termine – contenendo i cambiamenti climatici – sia nel breve – mantenendoli al passo del nuovo sistema energetico –, non è più cercare di far prendere una direzione diversa al fiume dell’economia, con paletti e dighe, ma, piuttosto, farlo scorrere più veloce, levigandone il fondale.

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Smog, livelli di PM10 fino a 2 volte più alti rispetto al limite: i dati https://www.iconaclima.it/inquinamento/smog-inquinamento-11-novembre/ Wed, 11 Nov 2020 08:17:15 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55768 smog pm10 inquinamentoContinuano ad aumentare i livelli di smog nei bassi strati dell’atmosfera a causa dell’insistenza dell’alta pressione. Nella giornata di martedì 19 novembre le centraline Arpa hanno rilevato concentrazioni di PM10  fino a due volte più elevate rispetto alla soglia limite in provincia di Brescia: a Rezzato, infatti, sono stati raggiunti i 115 µg/m³. Ma i …

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Continuano ad aumentare i livelli di smog nei bassi strati dell’atmosfera a causa dell’insistenza dell’alta pressione. Nella giornata di martedì 19 novembre le centraline Arpa hanno rilevato concentrazioni di PM10  fino a due volte più elevate rispetto alla soglia limite in provincia di Brescia: a Rezzato, infatti, sono stati raggiunti i 115 µg/m³.

Ma i livelli di smog hanno superato la soglia dei 50 µg/m³ anche in molte altre città di Lombardia: a Milano sono state rilevate concentrazioni di PM10 di 69 µg/m³, a Lodi 65 µg/m³, a Vigevano 63 µg/m³, a Pavia 62 µg/m³, a Bergamo 60 µg/m³, a Monza di 53 µg/m³.

Valori elevati anche in Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, con picchi di 92 µg/m³ a Vercelli e di 59 µg/m³ a Torino; di 66 µg/m³ a Rovigo, 56 µg/m³ a Verona e 50 µg/m³  a Padova; di 60 µg/m³ a Modena, di 62 µg/m³ a Rimini.

Livelli di PM10 elevati anche in Campania, con picchi di 96 µg/m³ ad Acerra, 86 µg/m³ ad Avellino, 56 µg/m³ a Napoli e 54 µg/m³ a Salerno.

Nel corso dei prossimi giorni le concentrazioni di inquinanti continueranno ad accumularsi in prossimità del suolo: secondo le previsioni del Atmosphere Monitoring Service di Copernicus, i livelli di Pm10 tenderanno a superare la soglia dei 50 µg/m³ soprattutto in Val Padana.

Ma sono elevati anche i livelli di PM2.5, il particolato più pericoloso in quanto riesce a penetrare negli alveoli polmonari, mentre il PM10  si “ferma” a bronchi, trachea e vie respiratorie superiori. In Lombardia le concentrazioni più elevate di PM2.5 sono state rilevate a Pavia, con una media giornaliera di 53 µg/m³. Valori elevati sono stati però registrati anche a Cremona con 46 µg/m³, a Saronno con 42 µg/m³, a Monza con 39 µg/m³. In Campania rilevati fino a 55 µg/m³ ad Avellino e 53 µg/m³ ad Acerra.

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L’iceberg più grande del mondo continua a tenere tutti con il fiato sospeso: le correnti marine lo stanno trasportando contro la Georgia del Sud, un’arcipelago britannico situato nell’Atlantico meridionale. Si teme che l’iceberg possa entrare effettivamente in collisione con la terraferma, con conseguenze disastrose per l’ecosistema.

Il gigantesco iceberg si è staccato dalla banchisa di ghiaccio antartica Larsen C il 12 luglio del 2017. Nei primi 2 anni l’iceberg è rimasto nelle vicinanze della banchisa, ostacolato dai ghiacci marini. Poi questo iceberg gigantesco, chiamato A-68a, ha preso il largo e ora si trova a soli 350 chilometri dalla terraferma. Le sue dimensioni sono paragonabili a quelle della Georgia del Sud: si stima infatti che l’iceberg che sia grande circa 4.700 chilometri quadrati, praticamente 3 volte e mezzo la città di Roma.

Copernicus Sentinel data (2017–20), processed by ESA; Antarctic Iceberg Tracking Database

L‘iceberg potrebbe arenarsi nelle acque più basse che circondano le isole, mettendo in serio pericolo gli animali, sia quelli che abitano nei fondali, che gli animali che usano la terraferma come base per tutti gli spostamenti. Parliamo di pinguini e foche, a cui verrebbe a mancare lo sbocco sul mare, indispensabile per la caccia.

Non sarebbe la prima volta: un altro iceberg (l’A38) si è incagliato nelle acque della Georgia del Sud nel 2004, provocando la morte di molti cuccioli di pinguino e di foca. Ora si teme che questo possa ripetersi. Secondo gli esperti, se l’iceberg dovesse effettivamente incagliarsi nelle acque della Georgia del Sud, potrebbe restarci per i prossimi 10 anni.

Georgia del Sud. Foto Copernicus Sentinel-2
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L’alta pressione continua a dominare l’Italia, e garantendo una prolungata fase di tempo stabile sta favorendo anche un preoccupante aumento dell’inquinamento. La concentrazione di PM10 nell’aria sta crescendo non solo in Val Padana, ma anche in alcune zone del Centro-Sud.

I livelli dell’inquinamento sono oltre la norma in diversi settori della Lombardia: la soglia dei 50 µg/m³ è stata superata nel milanese, dove anche la centralissima stazione di via Senato ha registrato 56 µg/m³ di PM10, e praticamente in tutti principali centri della pianura, nelle zone di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova. Il valore più elevato segnalato dall’Arpa regionale è quello di Rezzato, in provincia di Brescia, dove il PM10 ha addirittura raggiunto i 96 µg/m³.
Polveri sottili oltre il limite anche in Piemonte – a Vercelli raggiunti i 77 µg/m³, 51 a Torino – e in Veneto, con i 62µg/m³di Rovigo, i 60 di Venezia e i 53 di Padova. L’inquinamento è piuttosto elevato anche in Emilia Romagna dove, anche se di poco, la soglia è stata superata a Ravenna (55 µg/m³), Rimini (53 µg/m³), Ferrara (54 µg/m³) e Modena (51 µg/m³).

Lo smog non affligge solo il Nord: l’Arpa della Campania segnala che nella giornata di ieri, lunedì 9 novembre, le polveri sottili sono state molto al di sopra della soglia limite a San Vitaliano, nel Napoletano, dove hanno raggiunto addirittura gli 84 µg/m³. Smog oltre la soglia anche a Volla, Pomigliano D’Arco, Casoria e Acerra, sempre nel Napoletano, con valori compresi tra 65 e 78 µg/m³, a Nocera Inferiore (SA) con 69 µg/m³, ad Aversa (CE) con 61 µg/m³ e ad Avellino, con 66µg/m³.

Elevati anche i dati che stanno arrivando dal Lazio, dove secondo l’Arpa regionale la concentrazione di PM10 ha superato la soglia a Colleferro (53 µg/m³), Ceccano (63 µg/m³), Cassino (69 µg/m³).

L’alta pressione avrà la meglio sull’Italia anche nei prossimi giorni, con l’eccezione di una brevissima parentesi instabile tra giovedì e venerdì che tuttavia appare destinata a portare poche piogge significative e a interessare principalmente i settori tirrenici della penisola. Una pessima notizia per la qualità dell’aria che respiriamo.

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Il mese di ottobre è stato caratterizzato da due fasi con clima particolarmente mite, negli ultimi giorni del mese e nella prima fase, quando una vampata di caldo africano ha fatto schizzare i termometri su valori eccezionalmente elevati, al punto da far registrare, con i 37,5 gradi di Palermo, un nuovo record di caldo non solo per la città ma anche per l’intera nazione. Tuttavia, nel periodo intermedio di ottobre abbiamo vissuto un clima un po’ più fresco, con continui afflussi di aria fredda che hanno mantenuto le temperature costantemente al di sotto della media.

Il risultato finale è stato uno scarto di -0.8°C distribuito abbastanza uniformemente da Nord a Sud, con le anomalie più ampie in Sardegna (-1.1°C) e al Centro (-1°C) e valori fra -0.6°C e -0.8°C nelle altre zone. Questo ha rappresentato un rapido declino verso condizioni pienamente autunnali con i giorni più freddi collocati intorno alla metà del mese.

Nell’ambito della serie storica non si tratta di un dato particolarmente rilevante, ma negli ultimi 10 anni quello del 2020 rappresenta l’ottobre più freddo.

clima ottobre
Serie delle anomalie delle temperature medie registrate nei mesi di ottobre

Clima ottobre: complessivamente più pioggia della media, ma ci sono differenze importanti tra i settori del Paese

L’ottobre 2020 è stato anche un mese complessivamente piovoso, esattamente il 12% più piovoso della media a livello nazionale, ma grazie soprattutto al contributo delle regioni settentrionali (+36%). Al Centro il quantitativo di pioggia accumulata non si è discostato molto dalla media (+3%), ma con un esubero in Toscana e un leggero deficit nelle altre regioni. Nelle regioni meridionali e sulle Isole maggiori la pioggia è stata in generale più scarsa della norma, con uno scarto pari a -25% in Sicilia, -15% in Sardegna e -9% al Sud peninsulare.

Nell’arco del mese sono transitate 8 perturbazioni, la maggior parte delle quali nelle prime due settimane. Alcune di esse si sono rivelate piuttosto intense, in particolare all’inizio del mese quando il ramo più meridionale di un sistema nuvoloso – collegato a una vera e propria tempesta in sviluppo intorno al Canale della Manica – ha raggiunto le nostre regioni nord-occidentali causando precipitazioni estreme incrementate anche dall’effetto stau prodotto dalle catene montuose.

Fra il 2 e il 3 ottobre, nell’arco di 24-36 ore, si sono accumulati oltre 500 mm nella zona delle Alpi Marittime e sull’alto Piemonte, con punte anche oltre i 600 mm, con conseguenti piene di torrenti e fiumi che hanno causato frane, smottamenti, danni e allagamenti. Il 2 ottobre è stato uno fra i giorni più piovosi dell’anno per il Nord-Ovest e il più piovoso in assoluto dal 1958 per il solo Piemonte.

Il fatto che si sia trattato di fenomeni estremi, con quantità di acqua inedite per alcune zone, è dimostrato anche dal crollo di ponti antichi costruiti secoli fa e rimasti al loro posto fino a questo evento.

clima ottobre

Per il momento, il 2020 resta tra i 10 anni più caldi mai registrati e all’appello mancano ancora 11 miliardi di metri cubi d’acqua

Le anomalie registrate dal clima nel mese di ottobre hanno contribuito a mitigare leggermente lo scarto positivo delle temperature e il deficit pluviometrico dall’inizio dell’anno, che si portano rispettivamente a +0.9°C e -7%. Con il nuovo valore dell’anomalia termica il 2020 scende temporaneamente dal 4° al 6° posto fra gli anni più caldi, mentre sul fronte delle precipitazioni da gennaio il deficit si riduce scendendo da 14 a 11 miliardi di metri cubi mancanti.

clima 2020

Per quel che riguarda la stagione autunnale al momento non si evidenziano grossi scostamenti dalla norma, per via soprattutto delle tendenze pressoché opposte delle temperature e delle piogge fra un mese e l’altro, che hanno prodotto una sorta di compensazione: il bimestre settembre-ottobre, infatti, si presenta solo lievemente più caldo (+0.3°C) e poco più piovoso (+9%) della media.

clima autunno

Secondo le elaborazioni del Copernicus Climate Change Service, per l’Europa è stato l’ottobre più caldo della serie che parte dal 1979 con un’anomalia di 1.6°C sopra la media del trentennio 1981-2010. Questo risultato è scaturito nonostante le anomalie negative che hanno interessato il settore sud-occidentale del continente compresa l’Italia.
Su scala globale l’ottobre 2020 si colloca al 3° posto fra i più caldi con uno scarto pari a 0.62°C sopra la media del periodo 1981-2010, a meno di un decimo di grado dai più caldi ottobre del 2015 e 2019. Ancora una volta salta subito all’occhio la notevole anomalia che continua a interessare l’emisfero boreale, in particolare le zone a nord del Circolo Polare Artico dove sono state raggiunte punte anche oltre i 10°C sopra la media. Queste condizioni alle alte latitudini continuano a mantenere relativamente contenuta l’estensione dei ghiacci artici, tant’è che il valore medio di ottobre, pari a 5.4 milioni di chilometri quadrati, rappresenta il più basso dall’inizio delle misurazioni satellitari cominciate nel 1979.

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Anche con Biden il fracking non si ferma. Ecco di cosa si tratta e perché preoccupa scienziati e medici https://www.iconaclima.it/estero/politiche-estero/biden-fracking-conseguenze/ Mon, 09 Nov 2020 17:03:23 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55715 fracking usa bidenLa posizione di Joe Biden sul fracking appare purtroppo in contrasto con i diversi punti del suo programma che fanno sperare in un impegno più concreto degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici e nella protezione del nostro Pianeta. Biden alla Casa Bianca: una reale speranza per il clima? Cosa ci si aspetta dal nuovo …

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La posizione di Joe Biden sul fracking appare purtroppo in contrasto con i diversi punti del suo programma che fanno sperare in un impegno più concreto degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici e nella protezione del nostro Pianeta.

Biden alla Casa Bianca: una reale speranza per il clima? Cosa ci si aspetta dal nuovo presidente USA

La questione fracking si è dimostrata scivolosa per Biden anche durante un faccia a faccia con Trump che ha visto i due allora candidati alla presidenza USA affrontarsi, a fine ottobre, anche su tematiche ambientali. Accusato da Trump di incoerenza per essersi detto precedentemente contrario al fracking e per essersi poi rimangiato la parola, Biden ha mostrato effettivamente una posizione poco limpida.
In realtà, nel 2019 l’attuale presidente si era espresso in modo piuttosto chiaro sulla questione, quando – rispondendo ai quesiti di una giornalista della CNN sul futuro del carbone e sul fracking – aveva risposto «ci assicureremo che venga eliminato e che non ci siano più sussidi». Un proposito che però è poi scomparso dall’attuale piano relativo al clima, che non menziona in alcun modo questa tecnica e che dunque non prevede di porvi fine, né di fermare nuovi permessi.

Anche a marzo, durante un dibattito delle primarie democratiche in cui Biden si era confrontato con il senatore Bernie Sanders, il nuovo presidente USA si era detto contrario al «nuovo fracking». Il suo stesso ufficio stampa era poi intervenuto poco dopo per chiarire ai giornalisti che Biden non puntava a un divieto totale di nuovi impianti che, anche volendo, non potrebbe essere imposto da un presidente senza un atto del Congresso. L’amministrazione, tuttavia, potrebbe contrastare il suo utilizzo soprattutto sul territorio federale.
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Foto Flickr/Phoenix Law

Cos’è il fracking

Si tratta di una tecnica utilizzata soprattutto per l’estrazione di gas naturale. È stata inventata negli Stati Uniti, dove ha conosciuto una vasta diffusione soprattutto negli ultimi vent’anni.
La parola fracking unisce i nomi di due pratiche, l’hydraulic fracturing e l’horizontal drilling, ovvero la fratturazione idraulica e la trivellazione orizzontale.

La tecnica del fracking è decisamente invasiva per l’ambiente, e consiste nello scavo di un pozzo orizzontale molto profondo da cui il gas viene pompato verso l’alto grazie all’iniezione nella roccia di acqua, sabbia e altri prodotti chimici.

Le conseguenze sono serie, sull’ambiente e non solo: preoccupa anche l’impatto sulla salute dei cittadini

Per quanto riguarda l’ambiente, preoccupa l’enorme quantità di acqua che viene consumata per il fracking, e che deve anche essere trasportata sul posto con emissioni significative.

La tecnica prevede l’iniezione nel sottosuolo anche di un mix di sostanze chimiche tossiche. Anche se in molti casi le società non hanno reso noti tutti i prodotti chimici utilizzati nel processo, i risultati di un’indagine del Congresso USA, pubblicati nel 2011, hanno evidenziato che tra le sostanze chimiche rinvenute molte possono causare il cancro o altri rischi per la salute.
«Le società di servizi di gas e petrolio – si legge nel rapporto – hanno usato prodotti per la fratturazione idraulica (delle rocce, ndr) contenenti 29 sostanze chimiche che sono potenzialmente o certamente cancerogene per l’uomo, considerate rischiose per la salute umana secondo la legge sull’acqua potabile sicura, o elencate come inquinanti atmosferici pericolosi secondo il Clean Air Act».

Rischi per la salute derivano anche dai livelli di radioattività, che secondo uno studio dei ricercatori di Harvard pubblicato poche settimane fa sulla rivista Nature, sono ben al di sopra del normale nelle zone poste sottovento rispetto ai pozzi. Anche se le radiazioni non raggiungono livelli estremamente elevati, hanno spiegato gli scienziati, i rischi per la salute sono concreti: per esempio, le particelle inalate possono aumentare il rischio di cancro ai polmoni.

Numerose sostanze inquinano anche l’atmosfera: le operazioni previste dal fracking rilasciano infatti contaminanti, come benzene, PM 2,5 e molti altri, che hanno conseguenze sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone. In particolare, in questo caso gli effetti sarebbero importanti soprattutto sui lavoratori impiegati nella stessa industria, che rischiano di respirare sostanze tossiche e altri materiali pericolosi che si disperdono nell’aria, come la silice.

Un report dello United States Geological Survey pubblicato nel 2015 ha evidenziato un aumento vertiginoso dei terremoti scatenato dall’industria estrattiva di gas e petrolio. Il National Earthquake Information Center ha confermato che nello stato dell’Oklahoma, dove in media si registrano solo 2 scosse all’anno al di sopra del livello 3 della scala Richter, solo nel 2014 se ne sono registrate più di 580, e oltre 840 nel 2015.

A suscitare grandi preoccupazioni sulle conseguenze del fracking è anche l’impatto che questa industria ha sulle nuove nascite e sulla salute dei neonati. Uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, infatti, ha analizzato le condizioni di circa 1,1 milioni di neonati nello stato della Pennsylvania per 9 anni: è emerso che, nel raggio di un chilometro dallo scavo di un pozzo, la possibilità che un neonato nasca con un peso inferiore ai 2,5 kg è del 25%. L’incidenza scende tra il 9 e il 14% in un raggio compreso tra 1 e 3 km dai pozzi. In media, negli Stati Uniti i bambini pesano 3,4 kg alla nascita.

I punti di forza del fracking

L’enorme successo del fracking è dovuto in particolare alla possibilità di raggiungere anche riserve di gas e di petrolio a cui normalmente sarebbe estremamente difficile arrivare. Permettendo ai Paesi di “produrre” internamente queste risorse, genera anche un sensibile ribasso dei loro prezzi e permette di ridurre anche le emissioni di CO2 che derivano dall’importazione di gas e petrolio da Paesi lontani.

Nonostante i fattori positivi non manchino, le conseguenze negative di questa industria appaiono preoccupanti, e ancora una volta dovrebbero farci riflettere sull’urgenza di concentrare politiche e investimenti su soluzioni che ci permettano di fare a meno una volta per tutte delle risorse non rinnovabili del nostro Pianeta, la cui estrazione ha impatti estremamente gravi sotto molteplici aspetti.

Il via libera al fracking vanifica le speranze riposte in Biden?

No, il piano di Biden appare promettente sotto diversi punti di vista (difficile, d’altronde, fare peggio del suo predecessore): significativo è stato il fatto che il primo annuncio del neo eletto presidente abbia riguardato proprio il clima, con la conferma della volontà di riportare gli Stati Uniti tra i firmatari dell’Accordo di Parigi dopo l’addio voluto da Tump.

Secondo gli esperti, se Joe Biden riuscirà a portare avanti le politiche ambientali e climatiche previste dal suo programma, con il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e investimenti per 1,7 trilioni di dollari in una ripresa green per uscire dalla crisi generata dal Coronavirus, nei prossimi 30 anni le emissioni statunitensi di anidride carbonica dovrebbero ridursi di circa 75 gigatonnellate. Secondo Climate Action Tracker, questa cifra permetterebbe di risparmiare a tutto il mondo circa 0,1°C di aumento della temperatura entro il 2100.

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La crisi climatica impatta anche sulla salute: le donne sono le più colpite https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/la-crisi-climatica-impatta-anche-sulla-salute-le-donne-sono-le-piu-colpite/ Mon, 09 Nov 2020 14:11:36 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55717 crisi climatica donneLa crisi climatica in atto sta avendo enormi impatti anche sulla salute. L’aumento degli eventi meteorologici estremi in tutto il pianeta ha delle ripercussioni anche sullo stato di salute e spesso sono le donne ad essere le più vulnerabili, in ogni parte del mondo. Ondate di caldo, alluvioni, uragani e cicloni stanno diventando più intensi …

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La crisi climatica in atto sta avendo enormi impatti anche sulla salute. L’aumento degli eventi meteorologici estremi in tutto il pianeta ha delle ripercussioni anche sullo stato di salute e spesso sono le donne ad essere le più vulnerabili, in ogni parte del mondo. Ondate di caldo, alluvioni, uragani e cicloni stanno diventando più intensi e frequenti e tra gli impatti meno conosciuti vi sono quelli sulla salute, anche mentale.

Un’analisi di ben 130 studi peer-reviewed rivela come le donne spesso affrontino rischi per la salute molto elevati a causa degli impatti dei cambiamenti climatici rispetto agli uomini.

I dati provengono da un rapporto del 2016 denominato “Gender and climate change: a closer look at existing evidence” e stilato da Sam Sellers, ricercatore dell’Università di Washington. Il rapporto è stato commissionato dalla Global Gender and Climate Alliance. L’analisi mostra che nel 68% dei 130 studi le donne sono state più colpite dagli impatti sulla salute associati ai cambiamenti climatici rispetto agli uomini.

Ondate di caldo estremo, uragani e siccità: la salute delle donne a rischio

È stato dimostrato che le donne hanno maggiori probabilità di morire nel corso delle ondate di caldo in Francia, in Cina e in India o a causa nei cicloni tropicali in Bangladesh e nelle Filippine. In molte regioni del mondo, le donne hanno maggiori probabilità degli uomini di soffrire di problemi psichici, violenza da parte del partner e insicurezza alimentare a seguito di eventi meteorologici estremi. In uno studio del 2014 viene rivelato che nella terribile ondata di caldo del 2010 ad Ahmedabad, in India sono state proprio le donne a morire in numero maggiore. La causa di morte non è specificamente il cambiamento climatico ma è ormai noto che le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense a causa del riscaldamento globale.

L’uragano Katrina del 2005, uno tra i cinque più distruttivi della storia, ha avuto un impatto anche sulla salute riproduttiva: le donne incinte che hanno vissuto in prima persona l’uragano hanno avuto maggiori probabilità di veder nascere bambini con un peso alla nascita inferiore rispetto a quelle non esposte.

Nel Niger meridionale le famiglie composte da sole donne hanno maggiori probabilità di incorrere in insicurezza alimentare e malnutrizione dopo siccità e inondazioni.

clima cambiamenti climatici meteo estremo siccità
Credit: ©2010CIAT/NeilPalmer

Gli studi presi in esame riguardano anche l’Italia: una ricerca condotta a Roma ha rilevato che, tra il 2001 e il 2010, ad ogni grado centigrado in più rispetto alla media nelle temperature estive corrispondeva un aumento del rischio di parto pre-termine del 2%. Una situazione simile è stata analizzata anche in Spagna: uno studio condotto a Valencia, dal 2006 al 2010, ha rilevato che l’esposizione al caldo estremo ha aumentato il rischio di parto pre-termine del 20%.

In Francia i ricercatori hanno scoperto che le donne durante l’ondata di caldo del 2003 hanno avuto il 15% in più di probabilità di morire rispetto agli uomini della stessa età. Il tasso di mortalità in eccesso durante l’ondata di caldo del 2006 fu anche in questo caso significativamente più elevato per le donne.

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Crisi climatica ed economia, l’importanza di pensare a lungo termine per salvarci dal “cigno verde” https://www.iconaclima.it/economia-e-finanza/crisi-climatica-pensare-a-lungo-termine-effetti-macroeconomici/ Mon, 09 Nov 2020 07:39:48 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55703 La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 sta avendo e avrà un forte impatto negativo sull’economia globale, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il PIL globale quest’anno potrebbe calare del -4,4%, peggio della crisi economica del 2008-2009. Ma tutto questo è niente, rispetto alle proiezioni delle perdite economiche di lungo termine previste entro …

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La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 sta avendo e avrà un forte impatto negativo sull’economia globale, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il PIL globale quest’anno potrebbe calare del -4,4%, peggio della crisi economica del 2008-2009. Ma tutto questo è niente, rispetto alle proiezioni delle perdite economiche di lungo termine previste entro la fine del secolo a causa della crisi climatica.

Secondo una analisi del National Bureau of Economic Research statunitense, se le temperature dovessero continuare ad aumentare con lo stesso ritmo degli ultimi anni (+0,04°C all’anno), nello scenario climatico peggiore (RCP 8.5) il PIL pro capite globale potrebbe crollare del 7,22% entro il 2100.

Uno scenario climatico rappresenta una possibile strada di sviluppo futuro dal punto di vista economico e ambientale, con “scenario climatico peggiore” si intende la proiezione di quello che accadrà in assenza di azioni di mitigazione della crisi climatica.
Se una contrazione del PIL, a parole, può non impressionare, traducendola in fatti significa: perdita di reddito, di posti di lavoro, imprese e famiglie in difficoltà economiche importanti, talvolta irreversibili. Pensate ai sintomi che già osserviamo oggi a causa del prolungarsi della pandemia, e moltiplicateli in proporzione.

Le conseguenze economiche negative di lungo termine della crisi climatica colpiranno tutti i Paesi, ricchi o poveri, caldi o freddi che siano.

PERDITA PERCENTUALE DEL PIL PRO CAPITE ENTRO IL 2100 IN ASSENZA DI POLITICHE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI (SCENARIO RCP 8.5)

Ad inizio anno, la Banca dei regolamenti internazionali, conosciuta anche come “la banca centrale delle banche centrali”, ha coniato il concetto di “cigno verde” per introdurre nei tavoli di discussione economico finanziari, la possibilità di una crisi economica catastrofica dovuta alla crisi climatica.

L’istituzione ha riadattato il concetto di “cigno nero” di Nassim Nicholas Taleb, alla variabile climatica. Il termine “cigno nero” è stato introdotto dall’omonimo Best Seller di Taleb nel 2007 in concomitanza con la crisi causata dai mutui americani subprime, di cui gli effetti influenzano ancora oggi le economie di tutto il mondo.

Con esso ci si riferisce ad un evento imprevedibile, capace di causare un shock sistemico e destabilizzare interi sistemi politici ed economici. I “cigni verdi” presenterebbero caratteristiche tipiche dei “cigni neri”, ma con una differenza sostanziale rilevante.

I cigni verdi, a differenza dei cigni neri, possono essere mitigati da azioni di prevenzione, questo perché c’è la consapevolezza fondata su basi scientifiche che un giorno i rischi del cambiamento climatico si concretizzeranno, mentre invece i cigni neri sono eventi non prevedibili con modelli di analisi basati sulle serie storiche. La forza dei dati scientifici e delle proiezioni future deve essere sfruttata con la consapevolezza del fatto che i cigni verdi avranno conseguenze molto più gravi delle classiche crisi finanziarie, metteranno in pericolo l’umanità e innescheranno reazioni a catena di complessità maggiore.

Se le proiezioni future spaventano, bisogna tenere conto del fatto che ci sono due buone notizie che viaggiano in parallelo a queste proiezioni catastrofiche. La prima è che parte delle azioni di mitigazione sono già contenute negli Accordi di Parigi e le nuove consapevolezze portate alla luce dalla crisi sanitaria, stanno orientando molti stati del mondo verso scelte sostenibili che includono politiche verdi di transizione climatica; la seconda è che la scienza ci sta già dando sufficienti informazioni per prevenire lo scenario peggiore. È tempo di pensare al lungo-termine per rialzarci da una crisi, evitandone un’altra.

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Vendée Globe, il più estremo viaggio climatico intorno al mondo in barca a vela https://www.iconaclima.it/sostenibilita/iniziative-sostenibilita/vendee-globe-il-piu-estremo-viaggio-climatico-intorno-al-mondo-in-barca-a-vela/ Sun, 08 Nov 2020 13:31:27 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55688 vendee globeE’ partita oggi, domenica 8 novembre, la nona edizione della Vendée Globe, la competizione transoceanica più estrema nel settore velistico. La gara, nel corso dei prossimi mesi, porterà i singoli velisti a compiere il giro del mondo, senza assistenza esterna e senza possibilità di attracco.  ⛵️ #VendeeGlobe2020 : si le #soleil domine sur la Grande …

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E’ partita oggi, domenica 8 novembre, la nona edizione della Vendée Globe, la competizione transoceanica più estrema nel settore velistico. La gara, nel corso dei prossimi mesi, porterà i singoli velisti a compiere il giro del mondo, senza assistenza esterna e senza possibilità di attracco. 

La competizione è nata sull’ombra della Golden Globe Race, che nel 1968 ha dato il via a questo tipo di competizioni veliche transoceaniche, con possibilità di soste, che portava a costeggiare il Capo di Buona Speranza, il Capo Leeuwin e Capo Horn. Ad uno dei velisti vincitori Philippe Jeantot venne l’idea di rendere questo tipo di competizione ancora più estrema, ossia eliminando la possibilità di soste.

Nacque così la prima edizione della Vendée Globe, che partì il 26 novembre del 1989. Allora dei 13 velisti, solo 7 arrivarono alla fine: si tratta di una competizione così estrema che viene chiamata anche “L’Everest del Mare“. Dal 1992 la Vendée Globe si è svolta ogni quattro anni.

Si tratta di una delle competizioni più estreme del mondo: i velisti devono affrontare da soli la potenza del mare in ogni clima e condizione meteo, passando dal gelo alle imponenti onde oceaniche. Il tutto senza nessun tipo di assistenza esterna, nemmeno per le previsioni meteorologiche.

Vendée Globe, una competizione estrema contro ogni condizioni meteo-climatica

Il lunghissimo percorso, di oltre 50 mila chilometri, porterà i velisti in un viaggio climatico intorno al mondo, percorrendo da nord a sud l’Oceano Atlantico, partendo da condizioni meteo autunnali, attraversando l’Oceano Indiano durante l’estate australe e il Pacifico per poi tornare in pieno inverno, verso l’Atlantico. Per completare la gara, saranno fondamentali l’esperienza e la capacita di gestire e prevedere le condizioni meteo, sfruttando le condizioni vantaggiose ed evitando quelle più proibitive.

La nona edizione ha preso il via l’8 novembre 2020 dalla località francese di les Sables d’Olonne: i per completare il giro del mondo, spinti dalla sola forza del vento, ci vorranno mesi interi. L’arrivo, infatti, è previsto per la prossima primavera. Una delle barche partecipanti alla competizione di quest’anno è la stessa che ha accompagnato Greta Thunberg negli Stati Uniti per assistere alla al vertice sul Clima e alla Cop25 di New York.

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Biden alla Casa Bianca: una reale speranza per il clima? Cosa ci si aspetta dal nuovo presidente USA https://www.iconaclima.it/estero/biden-clima-elezioni-usa/ Sat, 07 Nov 2020 16:34:53 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55613 Biden clima usaDopo un lunghissimo testa a testa tra Joseph R. Biden Jr. e Donald Trump, il candidato democratico si è conquistato la presidenza degli Stati Uniti d’America. Sarà Joe Biden il prossimo presidente USA. Al momento di scegliere, gli americani hanno scelto la speranza e non la paura, l’unità e non la divisione, la scienza e …

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Dopo un lunghissimo testa a testa tra Joseph R. Biden Jr. e Donald Trump, il candidato democratico si è conquistato la presidenza degli Stati Uniti d’America. Sarà Joe Biden il prossimo presidente USA.

Al momento di scegliere, gli americani hanno scelto la speranza e non la paura, l’unità e non la divisione, la scienza e non la finzione, la verità e non le menzogne.

Come abbiamo evidenziato durante i nostri approfondimenti dedicati alle elezioni USA 2020, la crisi sanitaria ha orientato le scelte degli elettori. Donald Trump per mesi ha continuato a sminuire i possibili rischi legati al contagio, anche entrando in conflitto con Anthony Fauci, l’immunologo a capo della task-force anti-Covid americana; mentre Joe Biden, durante la campagna elettorale, ha sempre richiamato la popolazione ad avere fiducia nella scienza e ad osservare le misure anti-contagio.


Le mascherine protettive, sono diventate un simbolo della divisone politica, tanto che Joe Biden ha dovuto dichiarare pubblicamente: “Wearing a mask is not a political statement” (VIDEO)La situazione di crisi dovuta alla pandemia, in clima elettorale, ha avuto come effetto collaterale la politicizzazione della pandemia stessa. 

La buona notizia, per i cittadini americani e non solo, è che il presidente democratico che entrerà in carica, è colui che in una situazione di crisi, ha scelto di seguire le indicazioni della comunità scientifica e non di fare leva sui sentimenti di incertezza e disagio per mantenere ed aumentare il consenso.

Joe Biden è un segnale potenzialmente positivo anche per la lotta alla crisi climatica. Crisi climatica alla quale l’America è già particolarmente esposta. 

Le posizioni negazioniste dell’ormai ex presidente Donald Trump sono ben note, tanto che proprio il 4 Novembre, gli Stati Uniti sono ufficialmente usciti dall’Accordo di Parigi, giudicato da Trump un frutto di un complotto internazionale volto a danneggiare gli Stati Uniti a favore della Cina.

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Innanzi tutto, Joe Biden aveva annunciato durante la sua campagna e riconfermato il 4 Novembre durante lo spoglio elettorale che, in caso di vittoria, avrebbe riportato gli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi in 77 giorni, che i cambiamenti climatici sono «una minaccia esistenziale per l’umanità» e che «abbiamo l’obbligo morale di affrontarli».

Tra gli obiettivi di Biden c’è l’azzeramento, da parte degli Stati Uniti, delle emissioni di gas serra entro il 2050 per evitare le peggiori conseguenze del riscaldamento globale. Ha proposto, come primo obiettivo in questa direzione, di investire 2 trilioni di dollari in quattro anni, concentrandosi sulla salute e sui benefici economici.

Basandoci sulle proiezioni future, l’investimento in questa direzione sarebbe una scelta oculata; il National Climate Assessment del governo federale ha stimato che lo scenario climatico senza interventi di contrasto alla crisi climatica, potrebbe costare all’economia americana centinaia di miliardi di dollari ogni anno entro la fine del secolo.

Per azzerare le emissioni Biden ha dichiarato di voler seguire ciò che suggerisce la comunità scientifica da anni: l’allontanamento dai combustibili fossili. Biden prevede un allontanamento molto più rapido dai combustibili fossili, incentivando le auto elettriche e azzerando le emissioni delle centrali entro il 2035.

Anche questa tematica è stata in larga parte strumentalizzata e politicizzata durante la campagna elettorale, infatti Trump ha sostenuto pubblicamente che Biden avrebbe detto di voler vietare il fracking, una tecnica controversa per l’estrazione di petrolio e gas naturale, e Biden ha smentito di averlo detto. La realtà dei fatti sta nel piano scritto di Biden che non vieta di fatto il fracking ma vuole porre fine ai nuovi permessi di perforazione su terre e acque federali.

Rispetto all’ipotesi di inserire una tassa sulle emissioni, Joe Biden si è tenuto lontano da questa posizione ma ha dichiarato di voler richiedere nuove normative e investimenti per accelerare lo sviluppo di veicoli elettrici, infrastrutture eoliche e solari. Investimenti in tecnologie nascenti (o tornate in auge.ndr) come l’idrogeno e la cattura del carbonio (ccs carbon storage).

La strada che vuole intraprendere Biden, se verrà realmente intrapresa, è una buona notizia per il clima globale, ma lo è anche per la salute e la sicurezza delle persone. Contrastare la crisi climatica oggi, per prevenire altre crisi e altri disastri futuri. Biden ha chiesto misure di adattamento più radicali, proponendo, ad esempio, che tutti i nuovi finanziamenti federali per ricostruire strade, ponti o infrastrutture idriche debbano prendere in considerazione il cambiamento climatico.

Joe Biden, via Instagram

La sfida è grande, ma l’America può diventare un motore di traino per la transizione climatica globale. Non bisogna però dimenticare che la lotta alla crisi climatica è una lotta globale e ogni singolo stato del mondo dovrà fare la sua parte.

Le elezioni USA 2020, dalla campagna elettorale al risultato finale, sono state un esempio di un’altra sfida che si profila per la maggior parte delle democrazie occidentali: evitare la politicizzazione delle crisi. Riflettere sui valori della democrazia, è un passo fondamentale per mantenere l’unità nazionale e globale necessaria per affrontare i cambiamenti e le sfide future. La conoscenza, la fiducia nella scienza e nelle istituzioni dovranno essere i solidi capisaldi per eludere i vuoti che creerà l’incertezza, insita in ogni momento di transizione. Per fare ciò servono leader consapevoli, e ci auguriamo che Joe Biden confermi di esserlo.

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Artico troppo caldo, ghiacci marini record ad ottobre 2020 https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/ghiacci/artico-ghiacci-marini-record-ottobre-2020/ Sat, 07 Nov 2020 13:25:27 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55665 artico ghiacci ottobre 2020I ghiacci marini dell’Artico non sono mai stati così poco estesi ad ottobre: da metà mese l’estensione ha raggiunto valori minimi mai raggiunti prima in 41 anni di rilevazioni satellitari. Complessivamente la banchisa di ghiaccio ha raggiunto i 5,28 milioni di chilometri quadrati di estensione: la più bassa mai rilevata ad ottobre, inferiore al record …

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I ghiacci marini dell’Artico non sono mai stati così poco estesi ad ottobre: da metà mese l’estensione ha raggiunto valori minimi mai raggiunti prima in 41 anni di rilevazioni satellitari. Complessivamente la banchisa di ghiaccio ha raggiunto i 5,28 milioni di chilometri quadrati di estensione: la più bassa mai rilevata ad ottobre, inferiore al record precedente dell’ottobre 2019.

Rispetto alla media del periodo 1981-2010, rende noto il National Snow and Ice Data Center, sono mancati all’appello ben 3,07 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio: si tratta di una superficie paragonabile a quella di Groenlandia e Scandinavia messe insieme.

La temperatura dell’aria a circa 800 metri sopra il livello del mare è risultata essere dai 4 ai 5 gradi più elevata della norma, specie sul Mar Glaciale Artico centro-occidentale, a nord della Groenlandia e lungo la costa siberiana. Altrove sono risultate essere nella norma o leggermente inferiori: il Canada centrale è stata la zona più fredda durante il mese di ottobre, con una anomalia di 1-4 gradi.

Rispetto agli anni scorsi, il mese di ottobre ha perso in media il 10% della sua estensione ogni decennio. In pratica la banchisa si riduce di 84.400 chilometri quadrati ogni anno. In tutto, dall’ottobre del 1979 all’ottobre 2020, sono andati persi 3,45 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio. Praticamente due volte la superficie dell’Alaska.

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Stretta ai fumatori nella città di Milano: dal 2021 vietato fumare nei luoghi pubblici https://www.iconaclima.it/italia/stretta-ai-fumatori-nella-citta-di-milano-dal-2021-vietato-fumare-nei-luoghi-pubblici/ Sat, 07 Nov 2020 12:56:56 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55667 Stretta ai fumatori nella città di Milano dove è stata autorizzata una delibera del regolamento per la qualità dell’aria che dal primo gennaio 2021 vieterà il fumo nei luoghi pubblici solitamente affollati. Il prossimo anno quindi non si potrà fumare nei parchi, nelle zone attrezzate destinate al gioco, allo sport o alle attività per bambini, …

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Stretta ai fumatori nella città di Milano dove è stata autorizzata una delibera del regolamento per la qualità dell’aria che dal primo gennaio 2021 vieterà il fumo nei luoghi pubblici solitamente affollati. Il prossimo anno quindi non si potrà fumare nei parchi, nelle zone attrezzate destinate al gioco, allo sport o alle attività per bambini, alle fermate dei mezzi pubblici (nel raggio di 10 metri), nelle strutture sportive, ad esempio sugli spalti, nelle aree cani e cimiteriali. “È un provvedimento che ha un duplice significato perché aiuta a ridurre il pm10, le particelle inquinanti che sono più nocive per i polmoni, ma fa anche un’operazione di prevenzione della salute. Pensiamo sia una spinta ulteriore che diamo per migliorare la salute e questo ha un significato maggiore adesso, con la pandemia in corso” queste le parole di Marco Granelli, assessore alla Mobilità del Comune. L’ordinanza, con le sue rispettive sanzioni, si pone come obiettivo la lotta ai fumatori, la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento causato dai mozziconi di sigarette abbandonati per terra. La delibera è un piccolo tassello di un disegno più ampio che vede Milano libera dal fumo su tutta l’area pubblica entro il 2030. Da diversi anni la possibilità di fumare nei locali pubblici è stata proibita un po’ ovunque. Il 16 gennaio del 2003 il Parlamento italiano varava la legge antifumo (detta anche legge Sirchia) che bandiva il fumo nei locali chiusi . La legge Sirchia, entrata poi in vigore 2 anni dopo, il 10 gennaio 2005, introduceva il principio che nei locali pubblici dovevano essere i non fumatori ad essere tutelati e non il contrario, un principio sostenuto da numerosi studi scientifici che mostrano l’estrema pericolosità del fumo passivo.

Foto di Myriams-Fotos da Pixabay

Il nuovo trend però è estendere il divieto anche all’aperto e sono ormai diversi i Paesi che hanno intrapreso questa strada, partendo proprio dai luoghi più affollati come le fermate degli autobus e i parchi giochi. In Svezia ad esempio dal 1 luglio 2019 è vietato fumare alle fermate dell’autobus, nelle stazioni ferroviarie, nei parchi giochi e nelle terrazze di bar e ristoranti. Una stretta sul consumo di sigarette che, secondo i media del posto, dovrebbe portare a un divieto assoluto di fumo (se non in aree prestabilite) entro il 2025. Secondo l’Eurostat (l’Ufficio statistico dell’Unione europea che raccoglie ed elabora dati provenienti dagli Stati membri a fini statistici), la Svezia ha la percentuale più bassa di fumatori di sigaretta giornalieri per livello di consumo; la misura scattata fa parte dell’obiettivo del primo ministro Stefan Lofven di fare del suo Paese una nazione senza fumo. A Parigi nell’estate 2019, 52 parchi pubblici sono stati resi “smoke free”, con multe di 38 euro per i trasgressori. A New York già da anni, è vietato fumare in tutti i parchi pubblici. A Barcellona e in tutta la Catalogna, è in approvazione una legge che andrebbe a bandire il fumo in molti luoghi pubblici che si trovano all’aperto. Lasciando l’Europa, in Costa Rica, dopo anni di completa anarchia, il tabagismo è stato normato con una legge che vieta il fumo nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei bar, nei ristoranti, alle fermate degli autobus e alle fermate dei taxi. A Singapore è assolutamente vietato gettare rifiuti nei luoghi pubblici fuori dagli appositi cestini e questo vale anche per i mozziconi e la cenere delle sigarette; è quindi negato fumare in tutti i luoghi pubblici, sia all’aperto che al chiuso, a meno che non si tratti di apposite aree segnalate e provviste di posaceneri. Le multe in questa città per chi viene sorpreso a fumare camminando sono molto salate.

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Smog, valori di PM10 oltre la soglia limite in molte zone del Nord: i dati https://www.iconaclima.it/inquinamento/smog-valori-di-pm10-oltre-la-soglia-limite-in-molte-zone-del-nord-i-dati/ Sat, 07 Nov 2020 08:10:50 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55662 milano inquinamentoLo smog aumenta nella Val Padana, ma anche in alcune zone del Centro-Sud. La fase di tempo stabile che va avanti ormai da giorni contribuisce ad accrescere i valori di PM10, che si sono portati oltre la soglia limite dei 50 microgrammi al metro cubo in molti centri del Nord Italia. In Lombardia livelli di …

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Lo smog aumenta nella Val Padana, ma anche in alcune zone del Centro-Sud. La fase di tempo stabile che va avanti ormai da giorni contribuisce ad accrescere i valori di PM10, che si sono portati oltre la soglia limite dei 50 microgrammi al metro cubo in molti centri del Nord Italia.

In Lombardia livelli di smog superiori alla norma quasi ovunque nella giornata di ieri, in particolare a Bergamo dove l’Arpa ha registrato 70 µg/m³ nella stazione di Via Garibaldi. A Milano il limite è stato superato con i 54 µg/m³ registrati dalla stazione di Verziere e i 66 µg/m³ di viale Marche. PM10 oltre la soglia limite anche a Lecco, con i 65 µg/m³ registrati alla stazione di via Amendola e in alcune zone della Brianza.

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Inquinamento
Fonte: Copernicus

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Emissioni, Accordo di Parigi minacciato dalla produzione di cibo https://www.iconaclima.it/inquinamento/emissioni-accordo-di-parigi-cibo/ Fri, 06 Nov 2020 15:58:39 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55648 emissioni accordo di parigi agricoltura allevamento ciboGli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi, che prevede un calo delle emissioni volto a mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5°C, o al massimo 2 gradi, oltre ai livelli pre-industriali, sono a rischio anche a causa della produzione di cibo. In tutto il mondo, infatti, la produzione del cibo è responsabile di una fetta significativa, pari …

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Gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi, che prevede un calo delle emissioni volto a mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5°C, o al massimo 2 gradi, oltre ai livelli pre-industriali, sono a rischio anche a causa della produzione di cibo.

In tutto il mondo, infatti, la produzione del cibo è responsabile di una fetta significativa, pari all’incirca a un terzo, delle emissioni globali di gas serra. I dati, allarmanti, sono stati resi noti da uno studio pubblicato sulla rivista Science. Si stima che, tra il 2012 e il 2017, l’industria alimentare abbia prodotto da sola circa 16 miliardi di tonnellate all’anno di CO2.

emissioni accordo di parigi agricoltura allevamento
Unsplash/Spencer Pugh

Anche se le emissioni generate dall’utilizzo di combustibili fossili venissero azzerate immediatamente, mostrano gli scienziati, quelle generate esclusivamente dal sistema alimentare globale sarebbero comunque un ostacolo per il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi. Sarebbe infatti del tutto impossibile limitare il riscaldamento entro 1,5°C, ma anche l’obiettivo dei 2 gradi sarebbe molto difficile da raggiungere. «Sono necessari importanti cambiamenti nel modo in cui viene prodotto il cibo», avvertono i ricercatori.

Cambiamenti che non si vedono: mentre altri settori inquinanti, come quello dell’energia, stanno evolvendo verso soluzioni più green, infatti, la politica presta molta meno attenzione al mondo dell’agricoltura. Michael Clark, ricercatore presso la scuola di Oxford Martin e autore principale dello studio, ha sottolineato che «serve più concentrazione e un maggiore impegno nella riduzione delle emissioni generate dall’industria alimentare». In questo settore, invece di diminuire, le emissioni di gas serra stanno aumentando. I fattori in gioco sono principalmente i cambiamenti che la dieta degli esseri umani sta subendo nel mondo, e in particolare l’aumento del consumo di cibo di origine animale, la crescita della popolazione globale e le modalità con cui produciamo il cibo.

emissioni accordo di parigi agricoltura allevamento
Unsplash/Stijn te Strake

La produzione di cibo influisce sulla salute del nostro pianeta e sulla crisi climatica anche per la deforestazione e la conversione dei terreni, per l’utilizzo di fertilizzanti artificiali e per il metano prodotto dal bestiame e dall’agricoltura.

Sul banco degli imputati anche lo spreco di cibo, che determina un eccesso di emissioni di gas serra. Se solo dimezzassimo lo spreco di cibo, dicono gli scienziati, potremmo assistere a un calo delle emissioni che potrebbe farci sperare di restare sotto il tetto dei 2°C previsto dall’accordo di Parigi. È comunque necessario cambiare il modo in cui produciamo il nostro cibo, ma anche il modo in cui lo consumiamo: le diete devono cambiare, avvertono i ricercatori, soprattutto nei paesi più benestanti. Sono infatti soprattutto i paesi ricchi quelli in cui continua ad aumentare i consumo di carne, che va anche ben oltre le raccomandazioni sanitarie. Cambiamenti in questo senso sarebbero quindi d’aiuto anche per la salute delle persone: «le diete devono cambiare per contenere meno cibo in generale – spiega il dottor Clark – così che l’apporto calorico sia in linea con quantità più sane e con meno carne, latticini e uova». Come sottolineano gli scienziati, non è necessario che ognuno di noi adotti diete vegane, ma serve semplicemente ridurre il consumo dei cibi responsabili di alte emissioni di CO2, come carne e latticini, che – se ingeriti in quantità elevate – fanno male anche alla nostra salute.

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Arrivano nuove conferme sul legame tra inquinamento atmosferico e letalità da Covid-19. Basterebbe solo un lieve aumento dell’esposizione a lungo termine allo smog per vedere un rialzo dell’11% delle morti secondo una nuova ricerca. Uno studio recente ha evidenziato che il 15% di tutti i decessi per Covid-19 nel mondo sono attribuibili all’effetto dell’aria inquinata. E’ importante sottolineare che i dati disponibili forniscono delle correlazioni tra smog e letalità e che sono necessari ulteriori studi per confermarne le connessioni.

I ricercatori hanno però evidenziato che l’inquinamento atmosferico deve essere considerato un fattore chiave nella gestione dei focolai di coronavirus. Il nuovo studio “Air pollution and COVID-19 mortality in the United States: Strengths and limitations of an ecological regression analysis” è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances ed è stato coordinato dalla data scientist italiana ed esperta internazionale di statistica Francesca Dominici della Harvard University.

Alla base dello studio c’è l’analisi dell’impatto di un minimo rialzo dell’inquinamento medio, oltre 16 anni prima della pandemia, sulle morti dovute al Covid-19 in 3.089 contee degli Stati Uniti, corrispondenti a circa il 98% della popolazione. Lo studio ha considerato anche oltre 20 fattori, come densità di popolazione, ordinanze di soggiorno a livello statale, fornitura di letti ospedalieri e condizioni economiche.

Questa ricerca va nella stessa direzione di quella condotta dagli scienziati della Società italiana di medicina ambientale (Sima), che avevano messo in luce una correlazione tra i picchi elevati di polveri sottili, PM10 e PM2,5 registrati nel Nord Italia e la diffusione superiore dei contagi, e purtroppo dei decessi, da Covid-19 durante la prima ondata della pandemia nel nostro Paese durante la scorsa primavera.

Un altro recente studio pubblicato su Cardiovascular Research, rivela che il 15% di tutti i decessi di Covid-19 nel mondo siano strettamente collegati a esposizioni a lungo termine all’aria inquinata. Si tratta di circa 180mila decessi su 1,2 milioni di morti nel mondo. Impressionano le stime che indicano come il 27% delle morti per Covid in Cina sia legato alla elevata presenza dell’inquinamento atmosferico, il 26% in Germania, il 18% negli Stati Uniti e il 14% nel Regno Unito.

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Pesticidi, api massacrate: in pochi giorni ne sono morte milioni. Gli apicoltori sporgono denuncia https://www.iconaclima.it/italia/territorio-italia/pesticidi-api-strage/ Thu, 05 Nov 2020 15:12:40 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55633 api pesticidi strageI pesticidi hanno provocato una strage di api. Sono numeri agghiaccianti, quelli resi noti dagli apicoltori: in pochi giorni hanno perso la vita tra gli 8 e i 9 milioni di api, e secondo le analisi i killer sono stati i pesticidi. Le associazioni di apicoltori (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, Apilombardia e Apicoltori Lombardi) …

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I pesticidi hanno provocato una strage di api. Sono numeri agghiaccianti, quelli resi noti dagli apicoltori: in pochi giorni hanno perso la vita tra gli 8 e i 9 milioni di api, e secondo le analisi i killer sono stati i pesticidi.
Le associazioni di apicoltori (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, Apilombardia e Apicoltori Lombardi) hanno depositato una denuncia presso la Procura della Repubblica per inquinamento ambientale e danneggiamento. Secondo i dati raccolti, e resi noti da Greenpeace Italia, la moria è iniziata l’8 agosto e si sarebbe protratta almeno fino al 12 agosto. In una manciata di giorni, le api sono state vittime di una vera e propria strage nella zona del fiume Oglio, in particolare nel territorio compreso tra i Comuni di Azzanello (CR), Genivolta (CR), Villachiara frazione di Villagana (BS), Borgo San Giacomo (BS).
Si tratta di una zona agricola, dove vengono coltivati in enorme quantità mais e soia destinati soprattutto a diventare mangime per gli animali che si trovano negli allevamenti intensivi.

api pesticidi strage
Foto di Matteo Federici via Greenpeace

Oltre 200 alveari sono stati avvelenati, con lo sterminio di intere famiglie: gli apicoltori hanno registrato tassi di mortalità tra il 40 e il 100%.
Nei casi più gravi – racconta Greenpeace – i corpi delle api uccise dai pesticidi hanno addirittura bloccato le porticine delle arnie, portando alla morte per asfissia tutto il resto dell’alveare.

Dalle analisi portate avanti dai veterinari delle ATS delle zone coinvolte e dai Carabinieri Forestali emerge che nelle api decedute erano presenti due principi attivi, indoxacarb e chlorantraniliprole, usati per i pesticidi e gli insetticidi che normalmente vengono utilizzati per mais e altre colture. Secondo quanto riporta Greenpeace, «l’ATS bresciana ha comunicato che dagli esami si evidenzia “la presenza in quantitativi significativi nelle api morte e in minor quantità in polline e miele dei principi attivi di un fitosanitario specifico utilizzato sul mais”».

Difficile fare una stima delle perdite tra gli animali: se è possibile calcolare quante api, all’incirca, hanno perso la vita, non è possibile valutare l’impatto della strage che invece ha probabilmente colpito anche altri insetti, come coccinelle e farfalle, e forse anche gli animali che di questi insetti si nutrono.

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Ottobre mai così caldo in Europa. Anomalie eccezionali oltre il Circolo Polare Artico https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/ottobre-mai-cosi-caldo-in-europa-anomalie-eccezionali-oltre-il-circolo-polare-artico/ Thu, 05 Nov 2020 14:23:27 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55623 caldo ottobre europaL’Europa non ha mai vissuto un mese di ottobre così caldo come quello appena concluso. Mediamente ha fatto più caldo del normale sul nostro continente, ma non dappertutto: le temperature si sono mantenute oltre la norma sui settori centro-orientali del continente, mentre sono rimaste sotto la norma a sud-ovest, quindi tra Spagna, Italia e Francia. …

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L’Europa non ha mai vissuto un mese di ottobre così caldo come quello appena concluso. Mediamente ha fatto più caldo del normale sul nostro continente, ma non dappertutto: le temperature si sono mantenute oltre la norma sui settori centro-orientali del continente, mentre sono rimaste sotto la norma a sud-ovest, quindi tra Spagna, Italia e Francia.

Complessivamente il mese di ottobre 2020 in Europa è stato più caldo della media del periodo 1981-2010 di 1,6°C. Si tratta dell’anomalia più elevata registrata da Copernicus Climate Change Service, superiore di 0,1°C rispetto all’ottobre del 2001 e di 0,2°C rispetto all’ottobre 2006, scesi ora al secondo e terzo gradino del podio.

Il mese è stato particolarmente caldo sui settori centrali, orientali e settentrionali dell’Europa, specialmente nei Paesi attorno al Mar Nero e alle Svalbard. Al contrario, sui settori sud-occidentali il mese è stato complessivamente più freddo della norma.

clima europa ottobre

Ottobre 2020 sul podio anche a livello globale

Nel resto del Mondo il mese di ottobre è stato il terzo più caldo della serie storica, con una anomalia di 0,62°C rispetto al periodo 1981-2010. Al primo e secondo posto restano l’ottobre del 2015 e quello del 2019. Il mese è stato estremamente caldo su gran parte delle terre emerse e dei mari oltre il circolo polare artico. Le conseguenze sull’estensione dei ghiacci marini è stata evidente. Anomalie elevate si sono registrate anche sull’altopiano del Tibet e attorno al Mediterraneo orientale.

Tra le zone ad aver registrato, invece, temperature inferiori alla media ci sono gli Stati Uniti centrali, il Canada meridionale e gran parte dell’Antartide. Osservando le anomalie della superficie di mari e oceani, spicca il Pacifico centrale, più fresco del normale per l’arrivo della Niña.

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Sicilia: il 70% del territorio è a rischio desertificazione https://www.iconaclima.it/italia/sicilia-il-70-del-territorio-e-a-rischio-desertificazione/ Thu, 05 Nov 2020 11:51:41 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55599 Sicilia desertificazioneLa Sicilia è a rischio desertificazione. L’allarme arriva dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) e si basa sui dati dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Il rischio riguarda ben il 70% dell’isola e ad accentuare il pericolo, infatti, non sono solo i quantitativi pluviometrici, ma l’andamento delle piogge con “forti differenziazioni territoriali”. Secondo i dati del …

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La Sicilia è a rischio desertificazione. L’allarme arriva dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) e si basa sui dati dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Il rischio riguarda ben il 70% dell’isola e ad accentuare il pericolo, infatti, non sono solo i quantitativi pluviometrici, ma l’andamento delle piogge con “forti differenziazioni territoriali”.

Secondo i dati del rapporto Anbi il mese di maggio  2020 ci mostra numeri esemplificativi. La media pluviometrica regionale è stata pari a 9,88 millimetri, ma le zone in cui la pioggia è caduta sono molto diverse tra loro. Si va infatti da 65,6 millimetri caduti in località Ziriò di Saponara, nel messinese, a 0,1 millimetri registrati a Ramacca, comune in provincia di Catania. Numeri opposti arrivano anche dal comune di Floresta, nel messinese che ha registrato 43,2 millimetri ed il capoluogo Messina con 42,2 millimetri. La diga don Sturzo sul lago di Ogliastro, in provincia di Enna ci mostra numeri opposti con soli 0,2 millimetri. Nel comune di Misilmeri, nel palermitano sono caduti solo 0,3 millimetri di pioggia.

Sicilia desertificazione
Mappa delle zone a rischio desertificazione in Sicilia. Crediti Anbi

“Tali dati fortemente diversificati fra aree dell’isola confermano la fondamentale importanza di bacini, che raccolgano le acque di pioggia, quando arrivano per utilizzarle nei momenti di bisogno idrico – sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – In Sicilia, purtroppo, la rete di distribuzione irrigua è insufficiente e la capacità degli invasi è fortemente condizionata dagli interrimenti, contro i quali è necessaria una vera e propria campagna di escavi.” La siccità aggrava ulteriormente la situazione nel solo mese di maggio, il deficit idrico nei bacini siciliani si è aggravato di oltre 16 milioni di metri cubi, passando da – 53,8 milioni di metri cubi a -69,9 rispetto al 2019.

La situazione è grave anche nel resto del Sud : la percentuale del territorio a rischio desertificazione arriva al 58% in Molise, al 57% in Puglia, al 55 per cento in Basilicata. In Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania è a rischio una percentuale di territorio compresa tra il 30 e il 50%.

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Inquinamento, crescita spaventosa: valori più che doppi rispetto al limite https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-5-novembre/ Thu, 05 Nov 2020 09:19:40 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55619 milano inquinamento nebbiaDa diversi giorni l’Italia non viene raggiunta da perturbazioni capaci di portare piogge significative, e in questo contesto di tempo stabile l’inquinamento continua ad aumentare in modo preoccupante. La situazione è critica soprattutto in Lombardia, dove ieri la soglia limite dei 50 microgrammi al metro cubo di PM10 è stata più che doppiata vicino a …

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Da diversi giorni l’Italia non viene raggiunta da perturbazioni capaci di portare piogge significative, e in questo contesto di tempo stabile l’inquinamento continua ad aumentare in modo preoccupante.

La situazione è critica soprattutto in Lombardia, dove ieri la soglia limite dei 50 microgrammi al metro cubo di PM10 è stata più che doppiata vicino a Brescia, con i 121µg/m³ registrati dall’Arpa a Rezzato. Livelli molto alti di smog sono stati osservati in tutta la regione: a Milano il limite è stato superato con i 66 µg/m³ registrati dalla stazione di viale Marche, ma anche in pieno centro, con i 56 µg/m³ di via Verziere.
L’inquinamento ha superato la soglia limite in diverse altre località del milanese.
Concentrazioni di PM10 elevate anche in Brianza (a Monza Parco 74 µg/m³), nella Bergamasca e nelle zone di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova.

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Al Nord, è stato un 4 novembre con alti livelli di smog anche in Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
In Emilia Romagna la situazione peggiore si osserva nella zona di Rimini, dove il PM10 è arrivato fino a 80 µg/m³, ma la soglia limite è stata superata diffusamente praticamente in tutto il territorio regionale, compresa Bologna (fino a 68 µg/m³).
In Veneto la maglia nera spetta a Verona, che è arrivata a 73 µg/m³ di PM10; la soglia dei 50 µg/m³ è stata superata anche a Padova e Rovigo.
Con il debole aumento dell’instabilità che ha coinvolto ieri il Nord-Ovest, la situazione è lievemente migliorata in Piemonte. Anche qui, tuttavia, la concentrazione di polveri sottili nell’aria ha superato la soglia in diverse località. Il valore più elevato è stato registrato a Tortona, con 72 µg/m³. Inquinamento elevato anche a Casale Monferrato (69 µg/m³).

Non è incolume il Centro-Sud: per esempio in Campania le polveri sottili hanno superato la soglia limite nel Napoletano (57 µg/m³ ad aCerra, 53 a San Vitaliano), nel Casertano (58 µg/m³ ad Aversa) e ad Avellino, dove secondo i dati Arpa si registra la situazione peggiore con addirittura 82 µg/m³ di PM10. Al momento, non sono ancora stati resi noti i dati relativi alla qualità dell’aria nel Lazio.

inquinamento europa 4 novembre
Fonte: Copernicus
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Elezioni USA 2020: il punto sui risultati del testa a testa Trump-Biden https://www.iconaclima.it/estero/elezioni-usa-2020-i-risultati-delle-elezioni/ Wed, 04 Nov 2020 18:00:57 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55584 I sondaggi di uscita hanno mostrato che il voto in queste elezioni USA 2020, per gli americani, si è discusso intorno alla crisi: da un lato i sostenitori di politiche di prevenzione contenimento della pandemia, dall’altro elettori a favore della crescita economica ad ogni costo e contro misure restrittive che potrebbero ostacolarla nel breve termine. Il …

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I sondaggi di uscita hanno mostrato che il voto in queste elezioni USA 2020, per gli americani, si è discusso intorno alla crisi: da un lato i sostenitori di politiche di prevenzione contenimento della pandemia, dall’altro elettori a favore della crescita economica ad ogni costo e contro misure restrittive che potrebbero ostacolarla nel breve termine. Il coronavirus quindi ha dominato il pensiero degli elettori, quelli preoccupati per l’aumento dei contagi si sono schierati con Joseph R. Biden Jr. mentre quelli che vogliono l’economia aperta e senza restrizioni si sono schierati per il presidente Donald Trump.

Le riflessioni sulla crisi e sulla capacità di affrontarla, sono entrate dunque nelle menti e nelle case degli americani. Il risultato di queste elezioni USA 2020 sarà determinante anche per la crisi climatica (come abbiamo raccontato nell’approfondimento “Accordo di Parigi, una settimana all’addio degli Stati Uniti: il futuro del clima è appeso alle elezioni USA”) smentita da Trump e al centro delle priorità di Biden, il quale ha dichiarato che nel primo giorno dopo la sua eventuale elezione gli Stati Uniti rientreranno nell’Accordo di Parigi, aggiungendo anche di voler convocare i Paesi responsabili delle maggiori emissioni per stabilire obiettivi ancora più ambiziosi.

Come leggere i risultati ora per ora sul voto americano 

Ad un candidato per vincere servono 270 voti. Cosa significa? L’elezione del presidente degli Stati Uniti è una elezione indiretta. Ovvero i cittadini scelgono i “grandi elettori” in ogni stato in numero proporzionale alla popolazione.

I grandi elettori sono in totale sono 538 e servono almeno 270 dei loro voti per eleggere il presidente USA. Gli americani quindi stanno votando per decidere quanti “grandi elettori” andranno a Donald Trump e quanti a Joe Biden. I voti elettorali sono assegnati all’interno di ciascuno dei 50 stati con un sistema maggioritario secco: “winner takes all”, fatta eccezione per Nebraska e Maine dove vige il sistema proporzionale. Il numero degli elettori in ogni Stato è uguale a quello dei membri del Congresso che rappresentano ciascuno Stato, in altre parole gli stati più popolosi avranno un maggior numero di rappresentanti presso il Collegio elettorale.

Aggiornamento delle ore 18:50 (ora italiana): Biden verso il Wisconsin, Trump continua con le polemiche sui presunti brogli 

Se il risultato ufficiale confermerà la vittoria di Biden in Wisconsin, il candidato democratico raggiungerebbe un risultato tale da potersi concentrare su Georgia e Pennsylvania come stati decisivi per la possibile vittoria. In Wisconsin infatti sono state contate tutte le schede, e i media locali parlano di uno stacco di circa 20mila voti a favore di Biden.

Intanto Trump, continua con le polemiche sui presunti brogli. Ancor prima delle elezioni aveva messo in dubbio l’affidabilità del voto postale, ma nel giorno (e nella serata americana.ndr) delle elezioni si è spinto fino ad accusare di frode per la quale -a suo dire- si rivolgerà alla Corte Suprema (discorso di Trump nell’aggiornamento delle 8:30.ndr). Il commento di Trump via Twitter sui risultati in Winsconsin:

Aggiornamento delle ore 11:58 (ora italiana): mancano 9 stati, i risultati non arriveranno entro fine giornata

I seggi sono stati chiusi ma lo spoglio prosegue, soprattutto quello del voto considerato decisivo, ovvero quello degli elettori che hanno scelto di utilizzare il voto postale. In nove stati, il conteggio delle schede sta andando avanti, quindi non si ha ancora un vincitore. Si tratta di Alaska, Arizona, Georgia, Michigan, Maine, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. Come abbiamo già accennato, il voto Georgia è uno dei voti chiave per il risultato finale delle elezioni USA.

Secondo la CCN, Biden sarebbe in vantaggio in Wisconsin, se dovesse farcela, gli basterebbe solo stato tra Michigan, Pennsylvania e/o Georgia per dirigersi verso la presidenza.

Intanto, buone nuove per i sostenitori del Green New Deal, la deputata Dem Alexandra Ocasio-Cortez è stata rieletta alla Camera dei Rappresentanti.

Aggiornamento delle ore 8:30 – Il discorso di Trump dalla Casa Bianca

Donald Trump si è rivolto alla nazione parlando, in diretta, dalla Casa Bianca. Un estratto delle sue parole: “Questa è senza dubbio la conferenza stampa all’ora più tarda che sia stata fatta. Ringrazio il popolo americano per il loro sostegno, grazie per averci votato stasera. Un numero molto piccolo e triste di persone sta cercando di ostacolarci. Ringrazio la first lady e tutta la mia famiglia per essere restati sempre con noi. Ci stavamo preparando per una grande celebrazione. Ma poi tutto si è fermato. I cittadini si sono presentati ai seggi in numeri mai visti prima, abbiamo vinto in un numero di stati e ma non con queste dimensioni. In Florida è stata una valanga, abbiamo vinto nell’Ohio, nel Texas e anche chiaro che abbiamo vinto in Georgia.”[] “Ora ci stiamo avvicinando al “Trump territory”, è abbastanza improbabile che Biden possa raggiungerci. Stiamo vincendo in Pennsylvania. Abbiamo un vantaggio di 690mila voti in Pennsylvania, non è un testa a testa.” […] “Ad un tratto si è fermato tutto, questa è una frode, è un imbarazzo per il nostro paese. Ci stavamo preparando a vincere le elezioni e di fatto abbiamo vinto. Dobbiamo assicurarci che le elezioni siano integre, questa è una frode, ci rivolgeremo alla Corte suprema. E’ un momento molto triste per quanto mi riguarda ma vinceremo queste elezioni”.

E’ chiaro che mancherà ancora molto al risultato finale delle elezioni USA 2020, quest’anno infatti è decisivo il voto postale, per le evidenti necessità dovute alla pandemia, c’è stato un boom rispetto alle passate elezioni del voto postale. Secondo le parole di Trump, “c’è già una vittoria”, ma restiamo ai numeri e ai progressivi spogli elettorali che continua incessantemente. Di fatto, non c’è alcuno stallo. In stati come la Pennsylvania il conteggio dei voti postali, per una legge statale, viene effettuata dal giorno delle elezioni in poi, quindi -di fatto- non c’è stata nessuna irregolarità.

Aggiornamento delle ore 7:29 (ora italiana)

Il tweet di Donald Trump “I will be making a statement tonight. A big WIN!” è stato oscurato da Twitter, perché di fatto annunciava una presunta vittoria, mentre la partita è ancora totalmente aperta.

Infatti per i risultati delle elezioni USA 2020, bisognerà aspettare ancora un bel po’, manca ancora lo spoglio definitivo in stati decisivi come Michigan e Pennsylvania. Anche in Wisconsin i voti anticipati non sono ancora stati contati.

Le ultime dagli Stati chiave: Trump si aggiudica il Texas, oltre a Florida e Ohio. Per Biden si tengono alte le possibilità di aggiudicarsi, oltre al Minnesota, l’Arizona.

Nonostante ciò è ancora Biden che ha il percorso più agevole per diventare presidente: dovrebbe vincere in Georgia, in Nevada e in uno degli stati fra Pennsylvania, Michigan e/o Wisconsin. Si freme dunque per il voto in Georgia, dove una sconfitta di Trump, darebbe uno stacco significativo a Biden.

Aggiornamento delle 6:57 (ora italiana) Tweet a confronto

Joe Biden ha parlato per primo dal Delaware: ha invitato i suoi sostenitori a restare prudenti e ha detto che ci sono buone ragioni per essere ottimisti.

Donald Trump risponde via Twitter: “I will be making a statement tonight. A big WIN!” e ancora “We are up BIG, but they are trying to STEAL the Election. We will never let them do it. Votes cannot be cast after the Polls are closed!”

Aggiornamento delle ore 6:38 (ora italiana)

Annunciato: la Florida va a Donald Trump.

Uno degli stati decisivi è la Georgia, e solo da pochi minuti, l’ago del New York Times che segna l’andamento delle elezioni, segna a Biden più possibilità di Trump.

Aggiornamento delle ore 6:32 (ora italiana)

Se le previsioni per il candidato repubblicano, Donald Trump, erano più pessimistiche, regna ancora sovrana l’incertezza sul risultato delle elezioni USA 2020. Incoraggiati dai sondaggi e dai forti conteggi dei voti anticipati, alcuni democratici sono arrivati al giorno delle elezioni con buone prospettive per la vittoria di Joe Biden. Ma il conteggio sta proseguendo oltre le 6.30, ora in cui si auspicavano i primi risultati decisivi. Siamo a  mercoledì mattina (martedì sera americano), e appare più probabile che si stiano attendendo i risultati di stati decisivi.

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Il più grande iceberg del mondo si dirige contro la South Georgia https://www.iconaclima.it/estero/il-piu-grande-iceberg-del-mondo-si-dirige-contro-la-south-georgia/ Wed, 04 Nov 2020 14:44:16 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55606 Il più grande iceberg del mondo si dirige contro la South GeorgiaHa un’estensione di 4.200 chilometri quadrati, ma sprofonda nel mare per soli 200 metri. Un enorme proiettile, con l’aspetto di una grande mano sulla quale si innalza un dito puntato. È l’iceberg più vasto del Pianeta. Il più grande iceberg del mondo si dirige in particolare contro la South Georgia. Staccatosi a metà del 2017 …

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Ha un’estensione di 4.200 chilometri quadrati, ma sprofonda nel mare per soli 200 metri. Un enorme proiettile, con l’aspetto di una grande mano sulla quale si innalza un dito puntato. È l’iceberg più vasto del Pianeta. Il più grande iceberg del mondo si dirige in particolare contro la South Georgia. Staccatosi a metà del 2017 dall’Antartide, dove già si registra un grado di scioglimento degi ghiacci preoccupante, A68a (questo il suo nome) punta pericolosamente verso le coste della South Georgia. Si teme il disastro ambientale. La South Georgia, infatti, è un’isola dalle dimensioni pari a quelle dello stesso iceberg. Si tratta di un territorio britannico d’oltremare situato nell’Oceano Atlantico meridionale. In particolare, sono a grave rischio le popolazioni di pinguini e di foche.

Il più grande iceberg del mondo si dirige contro la South Georgia. Si teme il disastro ambientale. L’ammasso di ghiaccio potrebbe restare integro addirittura per un decennio

Le rotte di questi animali e la possibilità di proteggere i propri cuccioli potrebbero venire drasticamente compromesse dalla presenza dell’enorme massa di ghiaccio. In pericolo anche flora e fauna che popolano il fondale marino: tutto rischia di venire distrutto dal passaggio dell’imponente iceberg. L’ammasso di ghiaccio potrebbe restare integro addirittura per un decennio. Il mondo scientifico guarda dunque con apprensione al suo tragitto, mentre l’allerta per il South Georgia resta altissima.

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Coronavirus, gli stimoli all’economia potrebbero avvicinarci agli obiettivi dell’Accordo di Parigi https://www.iconaclima.it/ripartenza-ecologica/coronavirus-economia-ripartenza-ecologica/ Wed, 04 Nov 2020 10:00:34 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55575 coronavirus economia crisi climaticaSe usassimo con coscienza gli stimoli all’economia che i Paesi del Mondo hanno messo in campo per arginare gli effetti della pandemia per coronavirus, potremmo rimetterci in carreggiata per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le nazioni e i governi hanno stanziato oltre 12 trilioni di dollari per dare sollievo alle economie, duramente provate dalla pandemia. …

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Se usassimo con coscienza gli stimoli all’economia che i Paesi del Mondo hanno messo in campo per arginare gli effetti della pandemia per coronavirus, potremmo rimetterci in carreggiata per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Le nazioni e i governi hanno stanziato oltre 12 trilioni di dollari per dare sollievo alle economie, duramente provate dalla pandemia. Si tratta di una somma pari al 15% del PIL globale e decisamente più elevata di quella stanziata per la crisi finanziaria del 2008. Per affrontare la crisi climatica, invece, i fondi stanziati finora risultano ancora insufficienti.

L’impegno internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici però non può essere dimenticato. Se dovessimo lasciare tutto così com’è il Mondo si ritroverebbe un Pianeta più caldo di 3°C, con conseguenze catastrofiche a livello globale. Per questo la ripartenza economica che ci troviamo di fronte deve assolutamente includere gli obiettivi climatici. Perché allora non trasformare una ripartenza economica in una ripartenza ecologica?

Se solo una frazione della somma stanziata per fronteggiare l’impatto economico del coronavirus venisse destinata a una ripresa “green”, potremmo limitare le emissioni e frenare il riscaldamento globale al di sotto la soglia degli 1,5°C. Lo rivela uno studio pubblicato su Science.

Coronavirus, l’economia che costruiremo potrà scongiurare la crisi climatica

Il come ci risolleveremo dall’attuale crisi sanitaria ed economica farà la differenza sulla sorte del clima globale. La crisi climatica, infatti, non scompare. E’ lì che ci aspetta, e ogni mese o anno passato nell’inazione, è un anno perso che ci avvicina pericolosamente al punto di non ritorno. Per questo motivo lo stimolo economico dovrebbe includere misure per favorire per lo meno una transizione energetica. Lo studio infatti si focalizza proprio sul settore energetico, responsabile da solo dei due terzi delle emissioni di gas serra a livello globale.

Nello studio sono stati confrontati i pacchetti di stimolo all’economia agli investimenti necessari per frenare il riscaldamento globale sotto la soglia degli 1,5°C. Tra le iniziative più utili per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi c’è l’abbandono del carbone, il rapido passaggio a fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, e l’aumento dell’efficienza energetica.

Secondo le stime questa transizione avrebbe bisogno di un investimento di 1.4 trilioni di dollari ogni anno nel periodo 2020-2024. Praticamente sarebbe necessario il 10% annuo di quanto stanziato per far fronte alla crisi economica causata dal coronavirus per  portare a termine questa trasformazione energetica.

Credit: Joeri Rogelj

Se quel 10% annuo venisse dedicato all’economia green, in 5 anni si potrebbero fare molti passi in avanti nella sfida alla crisi climatica. E potrebbe bastare anche qualcosa in meno, spiega lo studio, dato che molte nazioni stanno già intraprendendo molte iniziative per favorire questa transizione. Ma non è tutto perché la ripartenza ecologica porterebbe con sé molti altri benefici, come la creazione di nuovi posti di lavoro, un maggiore stimolo all’innovazione e allo sviluppo tecnologico. Per l’Italia i vantaggi di un green deal sono stati analizzati in rapporto realizzato da Italian Climate Network e EStà (Economia e Stabilità). Si tratterebbe di un win-win-win per noi, per l’ambiente e per l’economia del futuro.

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Siamo ancora capaci di costruirci un futuro? https://www.iconaclima.it/ripartenza-ecologica/siamo-ancora-capaci-di-costruirci-un-futuro/ Wed, 04 Nov 2020 07:01:51 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55567 Una volta l’uomo era in grado di iniziare un’opera pur sapendo che non l’avrebbe mai vista conclusa. Oggi sembra che questa capacità di godersi il tempo che verrà sia andata perduta. Forse, con essa, abbiamo smarrito anche un po’ di speranza. Iniziamo con un esempio: la “prima pietra” del Duomo di Milano è risalente al …

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Una volta l’uomo era in grado di iniziare un’opera pur sapendo che non l’avrebbe mai vista conclusa. Oggi sembra che questa capacità di godersi il tempo che verrà sia andata perduta. Forse, con essa, abbiamo smarrito anche un po’ di speranza.

Iniziamo con un esempio: la “prima pietra” del Duomo di Milano è risalente al 1386. Nel 1805, su istanza diretta di Napoleone Bonaparte, si avviarono i lavori per il completamento della facciata. Il progetto sembra sia stato finalmente concluso nel 1813. Proseguì per tutto l’Ottocento l’aggiunta di statue e l’erezione delle guglie, a opera di vari architetti. Si parla di una fine lavori nel 1932, senza contare i continui restauri. Tempo fa i cittadini di Milano occupavano volontariamente parte delle loro giornate per “curare” la loro cattedrale tenendola pulita e splendente.

Oggi, nel 2020, saremmo in grado di iniziare un’opera che necessita di secoli per essere conclusa? La natura lo fa, con i suoi alberi secolari, con i disegni del vento sulle rocce, persino con i giacimenti di carbonio nel sottosuolo. Processi lunghi, talmente lenti da non farci neanche percepire la loro evoluzione, nel breve istante di vita in cui viviamo.

Oggi desideriamo tutto e subito. E consumiamo tutto e subito, senza pensare al dopo. Sui temi del tempo, delle risorse e del futuro, sono molto interessanti le considerazioni portate avanti da Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera: “contro la crisi l’uomo deve imitare gli architetti del Medioevo: costruivano sapendo di non vedere la fine dell’opera”.

Sembra necessario, anzi vitale, un cambio di ritmo per tornare con il pensiero ai figli di questo tempo, coloro che vedranno il risultato del nostro operato. Chissà come giudicheranno la pressione che stiamo imprimendo sull’ambiente. E chissà se si accorgeranno che stiamo facendo di tutto per noi, non di certo per loro.

Serve una nuova immaginazione, che guidi uno sviluppo consapevole e sostenibile per le future generazioni, in uno stato stazionario, in cui lo stock di capitale nel senso fisico più ampio del termine, (comprendente l’inventario totale dei beni di consumo e la popolazione umana) rimanga pressoché invariato. Se con crescita intendiamo un cambiamento quantitativo e con sviluppo un cambiamento qualitativo, allora potremmo dire che un’economia di stato stazionario si sviluppa ma non cresce. Proprio come fa il Pianeta, che si sviluppa, ma (purtroppo per noi) non cresce.

Ciò che invece non dovrebbe essere mantenuto costante è la cultura, la conoscenza, la scienza, la ricerca, la cura, l’amore, l’eredità, l’intelligenza e la nostra visione del futuro. Queste qualità non solo dovrebbero essere lasciate libere di evolversi, ma il loro sviluppo dovrebbe essere incoraggiato.

Per riuscirci serve la volontà della cittadinanza e servono decisori politici competenti, lucidi e dotati di coraggio intellettuale. Responsabili e decisori che, come direbbe Telmo Pievani, abbiano il “pensiero delle cattedrali, ovvero il pensiero dei costruttori medievali che gettavano le fondamenta di una cattedrale ben sapendo che solo i loro figli o nipoti l’avrebbero vista finita”.

Oggi, la cattedrale che dobbiamo costruire è quella di un’economia circolare con un ritrovato concetto di risorsa e di valore, preservando l’ambiente in cui viviamo e, soprattutto, in cui vivremo.

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Mare inquinato, il progetto italiano per trasformare i rifiuti in carburante https://www.iconaclima.it/italia/iniziative/mare-inquinato-margnet/ Tue, 03 Nov 2020 14:18:28 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55571 plastica mare inquinato rifiutiIl mare è sempre più inquinato, e ogni anno diversi milioni di tonnellate di plastica vanno a sommarsi ai rifiuti già presenti. A rendere il mare sempre più inquinato sono soprattutto i rifiuti plastici, che spesso imprigionano gli abitanti del mare o si frammentano in miliardi di microplastiche, con un impatto estremamente dannoso sulla biodiversità …

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Il mare è sempre più inquinato, e ogni anno diversi milioni di tonnellate di plastica vanno a sommarsi ai rifiuti già presenti. A rendere il mare sempre più inquinato sono soprattutto i rifiuti plastici, che spesso imprigionano gli abitanti del mare o si frammentano in miliardi di microplastiche, con un impatto estremamente dannoso sulla biodiversità e gli ecosistemi. Anche la drammatica pandemia in corso rischia di complicare ulteriormente le cose, provocando una crescita esponenziale dell’utilizzo di plastica monouso.

Con il Coronavirus esplode il consumo di plastica

Le microplastiche soffocano gli oceani: solo sui fondali sono oltre 14 milioni di tonnellate

La situazione è critica anche nel nostro Mediterraneo, dove si stima che oltre 5 kg al giorno si accumulino in ogni chilometro di litorale.
Una ricerca del Parlamento Europeo ha calcolato che le conseguenze di un mare più inquinato sono estremamente significative anche per l’economia: si stimano danni tra i 259 e i 695 milioni di euro all’anno, che pesano soprattutto sul settore del turismo e, in misura minore, su quello della pesca.

plastica mare inquinato
Photo by Naja Bertolt Jensen on Unsplash

Nuove speranze arrivano dal progetto marGnet, coordinato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Venezia e finanziato dall’Unione Europea, attraverso il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca . I ricercatori hanno messo a punto un prototipo portatile in grado di trasformare le plastiche che rendono il mare inquinato in carburante per le imbarcazioni.

Questo avviene attraverso un processo di «pirolisi a basse temperature», spiegano gli scienziati del Cnr: si tratta di un processo chimico che decompone i materiali senza bisogno di agenti ossidanti. «Il grande vantaggio di questo processo è dato dalla possibilità di utilizzare il rifiuto marino recuperato dai fondali senza necessità di particolari pretrattamenti, che di fatto minano la sostenibilità economica delle soluzioni di riciclaggio di tipo meccanico tentate finora a livello internazionale», afferma Fantina Madricardo, ricercatrice del Cnr-Ismar e coordinatrice del progetto.
«I primi test effettuati su campioni rappresentativi di rifiuti marini provenienti dalla laguna di Venezia – spiega Madricardo – sono stati positivi ed incoraggianti. La resa in carburante è stata in genere superiore al 50% in peso e l’analisi del combustibile ha mostrato buoni risultati in termini di qualità del prodotto ottenuto. Anche le analisi preliminari sulle emissioni di gas che avvengono durante il processo sono state particolarmente positive poiché non è stata identificata alcuna sostanza inquinante». La ricercatrice fa sapere che nei prossimi mesi verranno eseguiti ulteriori test, e che, «alla fine di questa fase di controllo, il gasolio marino prodotto sarà consegnato ad alcune cooperative di pescatori (principali destinatari del prodotto) che lo testeranno e forniranno utili feedback per perfezionare, se necessario, il processo di produzione».

 

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Dai fondali dell’Artico salgono bolle di metano: la scoperta apre un nuovo capitolo della crisi climatica

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Dai fondali dell’Artico salgono bolle di metano: la scoperta apre un nuovo capitolo della crisi climatica https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/artico-bolle-di-metano-crisi-climatica/ Tue, 03 Nov 2020 11:24:11 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55555 artico metanoGli scienziati hanno scoperto che i grandi depositi di metano situati nei fondali del Mar Glaciale Artico stanno iniziando a rilasciare il loro contenuto. Il “risveglio” di questi giganti dormienti del ciclo del carbonio è un grande problema perché potrebbero contribuire ad accelerare ulteriormente il riscaldamento globale. Si sta instaurando quello che gli esperti chiamano …

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Gli scienziati hanno scoperto che i grandi depositi di metano situati nei fondali del Mar Glaciale Artico stanno iniziando a rilasciare il loro contenuto. Il “risveglio” di questi giganti dormienti del ciclo del carbonio è un grande problema perché potrebbero contribuire ad accelerare ulteriormente il riscaldamento globale. Si sta instaurando quello che gli esperti chiamano “feedback climatico“, ossia un effetto domino che porta, in questo caso, a conseguenze sempre più negative per la crisi climatica globale.

Gli studiosi hanno rilevato quantità elevate di gas serra a 350 metri di profondità nel Mare di Laptev, mare di fronte alle coste della Siberia orientale. Nei sedimenti presenti nei fondali del Mar Glaciale Artico sono rinchiuse infatti grandi quantità di metano e altri gas, intrappolati nel ghiaccio. Oggi però questi depositi stanno gradualmente rilasciando i gas nelle acque e in atmosfera.

Fonte USGS

Secondo il team di ricercatori russi a bordo della nave R/V Akademik Keldysh la maggior parte delle bolle di metano si sta dissolvendo nelle acque, ma qualcosa sta cambiando anche in superficie. Al momento infatti sono stati rilevate concentrazioni da 4 a 8 volte più elevate del normale. Sotto il livello dell’acqua la situazione sta degenerando: gli scienziati hanno infatti rilevato, ad una profondità di circa 300 metri delle concentrazioni di metano di 1.600 nanomoli per litro, un livello 400 volte più alto del normale.

Il metano contribuisce al riscaldamento globale molto di più dell’anidride carbonica: il contributo del metano nei primi 20 anni dal suo rilascio in atmosfera è infatti 80 volte più elevato di quello derivante dalla CO2. La destabilizzazione dei gas idrati, ossia quei gas intrappolati in grandi quantità in una forma solida simile, come il ghiaccio, è uno dei quattro scenari più critici per le conseguenze sul clima. I gas idrati, infatti, costituiscono una componente significativa del bilancio del flusso di carbonio, che può determinare un significativo aumento del riscaldamento globale.

Metano in atmosfera: il processo è già iniziato

La scoperta fatta dagli scienziati apre un nuovo capitolo della crisi climatica. «Il rilascio di gas idrati – spiega Igor Semiletov dell’Accademia di Scienze in Russia – può avere serie conseguenze climatiche, ma abbiamo bisogno di effettuare altri studi».

La spedizione internazionale Siberian Shelf Study sta analizzando la situazione e cercando di quantificare il metano che giace sotto il livello dell’acqua, ma è un processo che richiederà anni. Difficile capire cosa potrebbe comportare un rilascio in atmosfera sempre maggiore di metano e CO2: l’incertezza dei modelli climatici è ancora grande. «Le concentrazioni attuali – spiega al Guardian lo scienziato dell’Università di Stoccolma, Örjan Gustafsson – non sono tali da avere ricadute sul riscaldamento globale. Ma il punto è un altro: i dati rivelano che il processo è ormai avviato».

L’artico è l’area che si sta scaldando più velocemente in tutto il Pianeta Terra: qui il riscaldamento viaggia ad una velocità doppia rispetto al resto del Mondo. Per questo negli ultimi anni è diventata una delle zone più sorvegliate e purtroppo le notizie che continuano ad arrivare descrivono un quadro sempre più preoccupante: parliamo della fusione del permafrost, della graduale scomparsa dei ghiacci marini, dell’esplosione di bolle di gas prima intrappolato sotto terra, degli incredibili incendi siberiani e dei record di caldo registrati nell’ultimo anno oltre il circolo polare artico. Tutti segnali evidenti del riscaldamento globale.

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Il cortometraggio con Greta Thunberg: «questa non è un’esercitazione» [VIDEO] https://www.iconaclima.it/sostenibilita/iniziative-sostenibilita/greta-thunberg-cortometraggio-video/ Mon, 02 Nov 2020 14:43:30 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55550 greta thunberg«Il nostro clima sta collassando», spiega Greta Thunberg, che con l’ambientalista britannico George Monbiot ha preso parte al cortometraggio Nature Now, realizzato dal regista inglese Tom Mustill. Come sempre, la giovane attivista va dritta al punto: «questa non è un’esercitazione – avverte – stiamo vivendo l’inizio di un’estinzione di massa». Nel cortometraggio, Greta Thunberg fa …

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«Il nostro clima sta collassando», spiega Greta Thunberg, che con l’ambientalista britannico George Monbiot ha preso parte al cortometraggio Nature Now, realizzato dal regista inglese Tom Mustill. Come sempre, la giovane attivista va dritta al punto: «questa non è un’esercitazione – avverte – stiamo vivendo l’inizio di un’estinzione di massa».

Nel cortometraggio, Greta Thunberg fa il punto su quanto seria sia la situazione che stiamo vivendo, su quanto sia grave la crisi climatica e ambientale in atto, ma spiega anche che «possiamo ancora sistemare le cose». Come mostrano Thunberg e Monbiot, la natura stessa ci offre soluzioni naturali in grado di rimuovere enormi quantità di anidride carbonica, ma servono impegno e finanziamenti nella giusta direzione:

 

Il video è disponibile anche su YouTube, dove è possibile visualizzare i sottotitoli automatici in italiano, a questo link.

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Inquinamento, PM10 a livelli preoccupanti non solo al Nord: tutti i dati https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-2-novembre-2020/ Mon, 02 Nov 2020 08:30:32 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55542 smog inquinamentoContinuando a proteggere l’Italia da nuove piogge, l’alta pressione sta determinando le condizioni perfette per un preoccupante aumento dell’inquinamento. La concentrazione delle polveri sottili nell’aria sta superando il livello limite in buona parte delle pianura padana, ma non solo. Le previsioni meteo nei dettagli Nella giornata di ieri, 1 novembre, l’inquinamento ha infatti superato la …

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Continuando a proteggere l’Italia da nuove piogge, l’alta pressione sta determinando le condizioni perfette per un preoccupante aumento dell’inquinamento. La concentrazione delle polveri sottili nell’aria sta superando il livello limite in buona parte delle pianura padana, ma non solo.

Le previsioni meteo nei dettagli

Nella giornata di ieri, 1 novembre, l’inquinamento ha infatti superato la soglia dei 50 microgrammi al metro cubo anche in numerose zone della Campania. L’Arpa regionale ha registrato concentrazioni di PM10 oltre il limite nel Napoletano, con ben 67 µg/m³ a San Vitaliano, 55 ad Acerra e 52 a Casoria; sfiorati i 70 µg/m³ ad Avellino, dove ieri si sono registrati 69 µg/m³ di PM10, e superata la soglia anche ad Aversa, in provincia di Caserta, con 64 µg/m³.

Anche se in molti casi i valori sono diminuiti leggermente grazie alla tregua domenicale del traffico, l’inquinamento è ancora elevato in buona parte della Pianura padana. In Lombardia registrata una concentrazione media di PM10 pari a 58 µg/m³ a Monza, nella zona del parco; in Veneto smog ben oltre i limiti a Padova (71 µg/m³), Venezia (70 µg/m³) e Treviso (65 µg/m³).

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Foca monaca a Lampedusa: il VIDEO dell’avvistamento https://www.iconaclima.it/italia/territorio-italia/foca-monaca-lampedusa-video/ Sun, 01 Nov 2020 13:41:35 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55539 Foca monaca LampedusaAvvistamento di portata storica a Lampedusa, dove è stato osservato e filmato un esemplare di foca monaca. Diffusi nel Mediterraneo fino agli anni Sessanta, esemplari di questa specie sono sempre più rari tra le nostre acque. Il video dell’emozionante avvistamento è stato condiviso dal sindaco di Lampedusa, che ha annunciato con entusiasmo: «è tornata la Foca …

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Avvistamento di portata storica a Lampedusa, dove è stato osservato e filmato un esemplare di foca monaca. Diffusi nel Mediterraneo fino agli anni Sessanta, esemplari di questa specie sono sempre più rari tra le nostre acque.

Il video dell’emozionante avvistamento è stato condiviso dal sindaco di Lampedusa, che ha annunciato con entusiasmo: «è tornata la Foca Monaca».
«Il “vitello del mare”(così veniva chiamato in passato), o “Vòio marinu” (“Bue marino”) come la chiamano ancora oggi i Lampedusani, ha un legame antico con l’isola», commenta il sindaco Totò Martello. Questo evento eccezionale, ha detto, «se da un lato ci emoziona, al tempo stesso ci conferma che la nostra isola ed il nostro mare continuano ad essere una meraviglia della natura».
Ricordando la ricca biodiversità dell’isola, il sindaco ha sottolineato che Lampedusa è «la “casa” delle tartarughe caretta caretta, che ogni anno nidificano nelle spiagge delle Pelagie», e che qui «è spesso possibile ammirare delfini e, in alcuni periodi, anche il passaggio di balene».

Il video della foca monaca a Lampedusa è stato realizzato da Stefano Greco, che è riuscito a immortalare anche qualche istante in cui si vede il muso del raro animale fare capolino tra le onde.

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Secondo uno studio del Dipartimento per l’ambiente marino del Servizio sanitario pubblico federale belga, le mascherine di protezione anti-covid che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana, impiegano fino a 450 anni per decomporsi nell’ambiente. È stata quindi lanciata la campagna di sensibilizzazione “Il mare comincia in casa” per smuovere le coscienze dei cittadini e portarli a gettare questo tipo di rifiuti in un bidone della spazzatura o usare una maschera riutilizzabile. Prima di buttare per terra le mascherine con le quali ci proteggiamo dal covid-19, dovremmo pensare bene ai danni che questo gesto arreca all’ambiente. Secondo i ricercatori belgi, con la crisi determinata dal coronavirus, sempre più mascherine, guanti monouso e bottiglie di gel idroalcolico si aggiungono alle 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono in mare ogni anno. Il pericolo che corrono gli animali marini è altissimo; possono rimanere impigliati nelle maschere o scambiarle per meduse inghiottendole, spesso morendo soffocati. Senza dimenticare il rischio che le microparticelle di plastica possano finire nei nostri piatti.

Foto di Juraj Varga da Pixabay

Non si tratta del primo allarme lanciato da ambientalisti e specialisti del settore; l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, aveva già pronosticato che i nostri mari avrebbero potuto avere presto più mascherine che meduse e nel mese di maggio l’associazione francese Opération Mer Propre aveva messo in chiaro i gravi danni di questi presidi, spiegando che, continuando in questo modo, il mare avrebbe avuto presto un nuovo inquilino: le mascherine. A parte i danni ambientali, il costo finanziario stimato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), in aree che vivono sul turismo e la pesca, è di circa 40 miliardi di dollari. L’UNEP ha prodotto una serie di schede informative sull’argomento, che tratta anche i rischi per la salute pubblica derivanti da maschere usate infette e dal loro incenerimento incontrollato, che porta al rilascio di tossine, con il rischio secondario di trasmissione di malattie per l’uomo e di danni permanenti per l’ambiente.

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Giallo sul lago di Como https://www.iconaclima.it/meteo/giallo-sul-lago-di-como/ Sun, 01 Nov 2020 07:54:05 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55517 L’autunno è decisamente una stagione colorata, anche più dell’estate. In una luminosa giornata autunnale i raggi radenti del sole attraversano il fogliame variopinto degli alberi e ci avvolgono in una luce calda e rassicurante. Le tonalità del giallo, specialmente all’inizio di questa stagione, sono certamente dominanti. Ma giallo indica anche un genere letterario: racconti polizieschi, …

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L’autunno è decisamente una stagione colorata, anche più dell’estate. In una luminosa giornata autunnale i raggi radenti del sole attraversano il fogliame variopinto degli alberi e ci avvolgono in una luce calda e rassicurante. Le tonalità del giallo, specialmente all’inizio di questa stagione, sono certamente dominanti. Ma giallo indica anche un genere letterario: racconti polizieschi, dove si indagano delitti misteriosi e alla fine si scoprono sempre gli assassini.

Strati sul primo bacino del lago di Como. Foto di Lorenzo Danieli

Un giallo non è un giallo senza un mistero. In questo breve racconto fotografico all’insegna del giallo, il mistero è costituito dagli strati nebbiosi che sono comparsi sabato mattina sul primo bacino del lago di Como nei pressi del paese di Cernobbio: il delitto, come da copione, è stato compiuto con il favore delle tenebre e si lascia scoprire alle prime luci dell’alba. Il meteorologo – pardon –  il detective, si insospettisce subito e si domanda: come avranno fatto a formarsi questi strati sopra alla superficie del lago? E’ vero che in quota sta affluendo aria calda che favorisce il fenomeno dell’inversione termica, ma sopra al lago l’aria è tiepida, non fa abbastanza freddo per provocare la condensazione. Urge indagare!

Foto di Lorenzo Danieli

Il mistero sarà presto risolto, basterà spostarsi un poco a nord, dopo avere attraversato brevemente il banco di nebbia, e, soprattutto, alzarsi di qualche decina di metri sui monti vicini.

Ah ecco!  – pensa tra sé il meteorologo, non senza una certa soddisfazione –  non si tratta di nebbia di lago! E’ nebbia di importazione, forse perfino di contrabbando.

A ben guardare, infatti, quegli strati si sono formati sulla conca di Chiasso, nella vicina Svizzera italiana, e sono poi scivolati (l’aria fredda è più pesante di quella calda) come un ruscello verso il lago di Como. E non a caso hanno seguito proprio lo stesso percorso di un corso d’acqua, in questa situazione la valle del fiume Breggia.

Dall’alto la visione è  molto didattica: il “fiume di nebbia”, costituito da aria fredda e più densa si comporta proprio come un fluido e scorre visibilmente verso il basso (la freccia aggiunta alla foto aiuta a immaginarne il movimento) sotto l’azione della forza di gravità. Acquistando velocità inoltre la sezione del flusso si restringe ed è per questo che lo strato si assottiglia avvicinandosi al lago, analogamente a quanto succede all’acqua che esce dai nostri rubinetti.

Foto Lorenzo Danieli

Un’ora più tardi, a mistero risolto, e qualche centinaio di metri più in alto il sole inizia a diradare l’insolita nebbia lacustre e a dar vita ad altri meravigliosi spettacoli, meno misteriosi, ma sempre all’insegna … del giallo.

Faggi in veste autunnale – Foto Lorenzo Danieli
Betulle in veste autunnale. Sullo sfondo il monte Generoso, in lontananza le Alpi Vallesane. – Foto Lorenzo Danieli

Sabato 31 ottobre un poderoso anticiclone si è spinto sopra il Nord Italia convogliandovi aria asciutta e molto mite. Il radiosondaggio di Milano Linate delle ore 13 ha registrato una temperatura di ben 14.6°C alla quota di 850 hPa (corrispondente a 1566 m),  un valore tipicamente estivo.

Foto Lorenzo Danieli

1000 m più in basso, la scia di un motoscafo sulle acque del lago: la visibilità è buona anche a basse quote, ma, a causa dell’inversione termica, si è formata della foschia.

 

 

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Inquinamento, peggiora la qualità dell’aria: a Milano PM10 oltre i 70 microgrammi al metro cubo https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-1-novembre-2020/ Sun, 01 Nov 2020 07:35:58 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55510 milano inquinamentoCon l’alta pressione che protegge l’Italia dall’arrivo del maltempo, garantendoci giornate stabili, anche se spesso nebbiose, si creano purtroppo le condizioni ideali per un preoccupante aumento dell’inquinamento. Le previsioni meteo Molte le zone che stanno superando il limite, stabilito dalla norma, dei 50 microgrammi al metro cubo. Tra le principali città spicca Milano, che secondo …

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Con l’alta pressione che protegge l’Italia dall’arrivo del maltempo, garantendoci giornate stabili, anche se spesso nebbiose, si creano purtroppo le condizioni ideali per un preoccupante aumento dell’inquinamento.

Le previsioni meteo

Molte le zone che stanno superando il limite, stabilito dalla norma, dei 50 microgrammi al metro cubo. Tra le principali città spicca Milano, che secondo i dati Arpa ieri ha addirittura oltrepassato la soglia dei 70 con i 73 µg/m³ registrati in Viale Marche. Non va troppo meglio in centro: in via Verziere, a due passi dal Duomo, il PM10 ha raggiunto i 57 µg/m³.

L’inquinamento è aumentato in modo sensibile anche in molte altre zone della Lombardia, superando diffusamente la soglia limite: tra i valori più elevati troviamo, sempre nel Milanese, Limito di Pioltello, Magenta e Meda, con 70, 66 e 63 µg/m³; Rezzato, nel Bresciano, con 67 µg/m³, e Bergamo, con 59 µg/m³.

Concentrazioni elevate di polveri sottili sono state registrate dall’Arpa in gran parte del Nord. In Piemonte, la soglia dei 50 µg/m³ è stata superata a Torino (fino a 56), Novara e Vercelli (54 e 52 µg/m³). In Veneto, Padova ha addirittura raggiunto i 76 µg/m³; fino a 69 µg/m³ a Treviso e Venezia, 62 a Rovigo, 56 µg/m³ a Verona e 53 a Vicenza. In Emilia Romagna, le polveri sottili hanno superato la soglia a Ferrara, con 60 µg/m³ e a Modena (57 µg/m³).

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Trump non dà tregua all’ambiente neanche a pochi giorni dalle elezioni: eliminate le tutele per “il polmone del Nord America” https://www.iconaclima.it/estero/politiche-estero/trump-ambiente-alaska/ Sat, 31 Oct 2020 15:08:12 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55502 trump ambiente alaskaA pochi giorni dalle elezioni che decreteranno il futuro degli Stati Uniti, e non solo, Donald Trump dà un’ennesima spallata all’ambiente.  I 4 anni dell’amministrazione Trump sono stati contrassegnati dalla costante lotta del tycoon contro l’ambiente, che ha portato tra le altre cose all’eliminazione di numerose norme che tutelavano terra, foreste e oceani, e all’addio all’Accordo …

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A pochi giorni dalle elezioni che decreteranno il futuro degli Stati Uniti, e non solo, Donald Trump dà un’ennesima spallata all’ambiente. 

I 4 anni dell’amministrazione Trump sono stati contrassegnati dalla costante lotta del tycoon contro l’ambiente, che ha portato tra le altre cose all’eliminazione di numerose norme che tutelavano terra, foreste e oceani, e all’addio all’Accordo di Parigi, che diventerà effettivo tra una manciata di giorni con conseguenze che rischiano di essere molto serie per la lotta ai cambiamenti climatici.

Accordo di Parigi, una settimana all’addio degli Stati Uniti: il futuro del clima è appeso alle elezioni USA

Fino all’ultimo secondo Trump non si è smentito, e tra le mosse finali di questa amministrazione ecco spuntare un nuovo colpo contro l’ambiente: nella foresta nazionale di Tongass, in Alaska, verranno revocate le protezioni. Via libera dunque al disboscamento anche in quello che viene considerato come il “polmone verde” del Nord America, la più grande foresta pluviale temperata intatta (finora) del mondo. Da un recente rapporto è emerso, infatti, che questa foresta preziosissima assorbe più carbonio di qualsiasi altra foresta nazionale.

trump ambiente alaska
Image by skeeze from Pixabay

Composta da alberi secolari, la foresta ospita anche una riserva unica al mondo di biodiversità, inclusa la più grande colonia conosciuta di aquile calve, e da vent’anni è protetta dal divieto di costruire strade e raccogliere legname. Situata sulla costa meridionale dell’Alaska, secondo gli esperti rappresenta uno degli ultimi baluardi rimasti contro i cambiamenti climatici.

Significative le dichiarazioni di Adam Kolton, direttore esecutivo dell’Alaska Wilderness League: «il Tongass è l’Amazzonia americana», ha detto, e la mossa del presidente «è una calamità per il nostro clima, per la fauna selvatica e per l’economia» dell’intera regione.

Se l’astio trumpiano nei confronti del nostro Pianeta viene ogni volta giustificato con motivazioni economiche, per cui proteggere l’ambiente e lottare contro i cambiamenti climatici richiederebbe costi troppo elevati e perdite insostenibili di posti di lavoro, i dati dicono il contrario. Uno studio del Center for Sustainable Economy ha recentemente calcolato che i programmi federali di disboscamento provocano perdite di quasi due miliardi di dollari all’anno per i contribuenti.

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Secondo una ricerca dell’IUCN ogni anno finiscono nel Mediterraneo 229000 tonnellate di plastiche https://www.iconaclima.it/inquinamento/secondo-una-ricerca-delliucn-ogni-anno-finiscono-nel-mediterraneo-229000-tonnellate-di-plastiche/ Sat, 31 Oct 2020 12:03:29 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55494 Secondo un’analisi dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ogni anno finiscono nel Mediterraneo 229000 tonnellate di plastiche di vario tipo; per rendere l’idea è come se ogni giorno 500 container scaricassero in acqua il proprio contenuto. Per questa ricerca sono stati analizzati gli scarichi di 33 nazioni che si affacciano sul mare ed …

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Secondo un’analisi dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ogni anno finiscono nel Mediterraneo 229000 tonnellate di plastiche di vario tipo; per rendere l’idea è come se ogni giorno 500 container scaricassero in acqua il proprio contenuto. Per questa ricerca sono stati analizzati gli scarichi di 33 nazioni che si affacciano sul mare ed è emerso che più della metà della plastica proviene da soli 3 Paesi: 74000 tonnellate dall’Egitto (32,3%), 34000 dall’Italia (14,8%) e 24000 dalla Turchia (10,5%). I dati sono stati pubblicati nel report “Mare Plasticum: The Mediterranean” sviluppato in partnership con Environmental Action. Viene sottolineato anche come la cattiva gestione dei rifiuti sia alla base del 94% del totale di questi che una volta abbandonati in mare cominciano a rilasciare particelle di microplastica. Si stima che oltre un milione di tonnellate di plastica sia attualmente accumulata nel Mediterraneo: si tratta di una grave minaccia per gli ecosistemi marini, dal plancton, ai vertici della catena alimentare fino ad arrivare a pesci e mammiferi marini.

Foto di Thomas Wolter da Pixabay

Le microplastiche però non si originano solo dal degrado di oggetti di maggiori dimensioni, sono infatti 13000 le tonnellate annue che entrano direttamente in mare; il 53% deriva dal degrado di pneumatici, il 33% da tessuti e indumenti e il 12% dai cosmetici (le microplastiche nei cosmetici sono vietate per legge in Italia dal 1° gennaio di quest’anno). Analizzando la quantità di plastica rapportata alla popolazione, in testa alla classifica c’è il Montenegro, responsabile di 8 chili per persona ogni anno, seguito da Albania, Macedonia del Nord e Bosnia con 3 chili a testa. Le misure attualmente in vigore non sono sufficienti per ridurre l’abbandono di plastica in mare e prevenirne l’impatto, sottolinea Minna Epps, direttrice del programma Global Marine and Polar sempre dell’IUCN, citata sul sito dell’organizzazione. Gli studiosi avvertono: se la tendenza non viene arrestata, tra 20 anni la quantità sarà doppia, ossia entro il 2040 si arriverebbe a 500.000 tonnellate l’anno. Abbiamo quindi bisogno di un forte impegno di governi, settori privati, istituzioni di ricerca e consumatori che collaborino per ridisegnare i processi, investano in innovazione, adottino regole di consumo sostenibile e migliori pratiche di gestione dei rifiuti.

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L’inquinamento torna ad aumentare: i dati https://www.iconaclima.it/inquinamento/inquinamento-torna-ad-aumentare-i-dati/ Sat, 31 Oct 2020 08:21:02 +0000 https://www.iconaclima.it/?p=55488 smog inquinamentoIn queste giornate di alta pressione, con tempo bello e clima particolarmente mite per il periodo, il rovescio della medaglia è un preoccupante aumento dell’inquinamento. Dopo le piogge che hanno portato a una discesa dei valori nei primi giorni della settimana, il tempo stabile dell’ultimo periodo ha determinato una nuova crescita delle concentrazioni di polveri …

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In queste giornate di alta pressione, con tempo bello e clima particolarmente mite per il periodo, il rovescio della medaglia è un preoccupante aumento dell’inquinamento. Dopo le piogge che hanno portato a una discesa dei valori nei primi giorni della settimana, il tempo stabile dell’ultimo periodo ha determinato una nuova crescita delle concentrazioni di polveri sottili nell’aria, che sono tornate a superare i limiti in diverse zone.

Secondo i dati resi noti dall’Arpa, l’inquinamento ieri ha superato la soglia dei 50µg/m3 nell’area di Milano (con 53µg/m3 in viale Marche e 66 a Limito di Pioltello) e in diverse altre località lombarde (51µg/m3 nella zona di Cremona, 54 a Casirate d’Adda, 56 a Crema, addirittura 90 a Rezzato, vicino a Brescia).

PM10 oltre il limite anche in Piemonte e in Veneto: nel Torinese (Rebaudengo) sono stati raggiunti i 70µg/m3 , stessa quota registrata a Vercelli, 66 a Casale Monferrato. A Rovigo il PM10 ha raggiunto i 63µg/m3 , inquinamento oltre il limite anche a Padova (59µg/m3 ), Verona e Venezia (dove sono state registrate concentrazioni di PM10, rispettivamente, di 54 e 52µg/m3 ).

Non c’è solo la Pianura Padana: nella giornata di ieri sono state registrate concentrazioni di PM10 superiori al limite anche in Campania (51µg/m3 ad Avellino e 53 a San Vitaliano, nel Napoletano).

Le previsioni per i prossimi giorni non fanno sperare in un miglioramento della qualità dell’aria: l’alta pressione avrà la meglio sull’Italia anche all’inizio della prossima settimana.

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