Approfondimenti

Cambiamenti climatici: il Mare Tirreno ha la “febbre”

Lo studio di Greenpeace ha rilevato un aumento preoccupante delle temperature

I segnali degli impatti dei cambiamenti climatici sono sempre più visibili anche nei nostri mari; dai risultati dei monitoraggi sugli ecosistemi marini costieri di Greenpeace e del Distav (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita) dell’Università di Genova nell’ambito del Progetto “Mare Caldo” svolti all’Isola d’Elba e all’Isola di Pianosa, è stato rilevato un aumento repentino delle temperature. Per poter misurare le variazioni delle temperature del mare a diverse profondità, a novembre 2019 è stata posizionata in acqua una stazione pilota: sia dai termometri installati lo scorso inverno in mare a varie profondità, sia dalle osservazioni preliminari fatte durante i monitoraggi sugli ecosistemi marini a fine giugno, sono emersi chiaramente i segnali della “febbre” del mare. Le temperature registrate a inizio giugno, intorno ai 35 metri di profondità, sono arrivate fino a 20 gradi mentre la temperatura media minima tra dicembre e marzo con i suoi 15 gradi, è stata di un grado più alta delle medie registrate in superficie fino al 2006. Il riscaldamento delle acque favorisce lo spostamento verso nord di tutte le specie termofile, quegli organismi che vivono e si moltiplicano a temperature relativamente elevate: durante varie immersioni è stata rilevata la presenza di pesci che normalmente si trovano in aree più calde del Mediterraneo, come la donzella pavonina, alcune specie di stelle marine o specie considerate “aliene” come l’alga verde Caulerpa cylindracea, originaria delle coste occidentali dell’Australia.

Greenpeace

“Le prime osservazioni sembrano indicare come l’aumento delle temperature stia causando impatti evidenti anche all’Elba e a Pianosa, con la morte o lo sbiancamento di alcune specie più sensibili e la diffusione di specie termofile, che arrivano da mari più caldi. La maggiore biodiversità e la presenza ridotta di mucillagine a Pianosa sono un chiaro segnale che, laddove il mare è totalmente protetto, le specie hanno una maggiore resilienza al cambiamento, che purtroppo è già in atto” queste le parole di Monica Montefalcone, responsabile scientifico del progetto per il Distav. Sono stati osservati anche fenomeni di necrosi in coralli specie simbolo dei nostri fondali come la gorgonia gialla e la gorgonia bianca: in alcune aree la distruzione ha colpito fino al 50% delle colonie. Nel caso delle gorgonie rosse il 10% circa di quelle osservate è risultata impattata e fa temere il fatto che la maggior parte delle colonie siano state trovate ricoperte da mucillagine. “Continueremo a studiare cosa succederà nel periodo estivo, quello solitamente più caldo, ma quanto abbiamo iniziato a osservare indica che sono necessarie politiche urgenti da un lato per tagliare le emissioni di gas serra e fermare l’aumento delle temperature e dall’altro per tutelare le aree più sensibili. La minaccia dei cambiamenti climatici aggrava la crisi di un ecosistema già duramente colpito dalle attività antropiche, a cominciare dall’inquinamento da plastica e dalla pesca distruttiva. Se l’Italia è seria rispetto all’impegno di tutelare un 30% dei propri mari entro il 2030, dovrà mettere in atto meccanismi precisi per fermare da un lato le attività più distruttive e inquinanti e dall’altro rafforzare la rete già esistente di aree protette” ha dichiarato Giorgia Monti, responsabile del progetto a nome di Greenpeace.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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