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Qualità dell’aria e clima: quanto e come incidono tempeste di sabbia e incendi

L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha emesso il primo bollettino sulla qualità dell'aria e sul clima mettendo in evidenza lo stretto legame con il cambiamento climatico

L’Organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization) ha emesso il primo bollettino sulla qualità dell’aria e sul clima, in vista della Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli blu del 7 settembre. Il tema scelto quest’anno, infatti, è “Aria Sana, Pianeta Sano“.

Il rapporto sottolinea come la qualità dell’aria sia notevolmente migliorata durante i blocchi dovuti al COVID-19, seppur non in maniera uniforme: le emissioni di inquinanti atmosferici chiave nel 2020 sono vertiginosamente scese specialmente nelle aree urbane. Nello stesso tempo, mette in evidenza i principali fattori che influenzano i modelli di qualità dell’aria nel 2020 rispetto ad altri anni, mostrando come ci siano stati episodi sia di miglioramento che di deterioramento della qualità dell’aria in diverse parti del mondo.

Qualità dell’aria: quanto e come incide il cambiamento climatico attraverso incendi e tempeste di sabbia

Il nuovo bollettino dell’OMM mette in luce un’intima connessione tra la qualità dell’aria e il cambiamento climatico. Mentre le emissioni di inquinanti atmosferici causate dall’uomo sono diminuite durante la crisi economica del COVID-19, gli estremi meteorologici alimentati dal cambiamento climatico e ambientale hanno innescato tempeste di sabbia e polvere nonché incendi senza precedenti che hanno influito sulla qualità dell’aria.

Questa tendenza prosegue purtroppo anche nel 2021, con incendi devastanti e tempeste di sabbia e polvere che hanno ricoperto molte regioni e attraversato i continenti. Fenomeni che incidono sulla qualità dell’aria per milioni di persone.

Respirare il fumo degli incendi aumenta il rischio di nascite premature

«Il COVID-19 si è rivelato un esperimento non pianificato sulla qualità dell’aria e ha portato a miglioramenti localizzati temporanei. Ma una pandemia non può sostituire un’azione sostenuta e sistematica per affrontare i principali fattori sia dell’inquinamento che del cambiamento climatico e quindi salvaguardare la salute delle persone e del pianeta», ha affermato il prof. Petteri Taalas, segretario generale dell’OMM.

«Gli impatti degli inquinanti atmosferici si verificano vicino alla superficie, su scale temporali che vanno da giorni a settimane. E di solito sono localizzati. Al contrario, il cambiamento climatico in corso causato dall’accumulo di gas serra nell’atmosfera, si sta verificando su una scala temporale che va da decenni a secoli e sta guidando i cambiamenti ambientali in tutto il mondo. Nonostante le differenze, abbiamo bisogno di una politica climatica e della qualità dell’aria coerente e integrata, basata su osservazioni e scienza», ha affermato.

L’inquinamento atmosferico ha un impatto significativo sulla salute umanaLe stime dell’ultima valutazione condotta da Global Burden of Disease – afferma l’OMM -, mostrano che la mortalità globale è aumentata da 2,3 milioni nel 1990 a 4,5 milioni nel 2019.

COVID-19 e riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici: risultati molto diversi anche all’interno delle stesse regioni

La pandemia da COVID-19 ha portato i Governi di tutto il mondo a imporre blocchi del traffico, della scuola e in generale di qualsiasi evento che potesse creare assembramenti. Questo ha portato a una notevole riduzione delle emissioni inquinanti in diverse parti del mondo. Tuttavia, alcuni studi indicano che in molte parti è improbabile che le concentrazioni di PM 2,5 possano soddisfare le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonostante le drastiche riduzioni della mobilità.

Emissioni, nel 2021 secondo aumento più grande nella storia. Le previsioni IEA

Il programma WMO/Global Atmosphere Watch ha esaminato il comportamento dei principali inquinanti atmosferici provenienti da oltre 540 stazioni di traffico all’interno e intorno a 63 città di 25 paesi situati in sette regioni geografiche del mondo. I dati sono stati utilizzati per analizzare i cambiamenti nella qualità dell’aria per i principali inquinanti, come PM 2,5, anidride solforosa (SO 2 ), ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO) e ozono (O 3 ).

L’analisi ha mostrato diminuzioni fino a circa il 70% nella media di NO 2 e il 30%-40% nelle concentrazioni medie di PM 2,5 durante il blocco completo nel 2020 rispetto agli stessi periodi nel 2015-2019. Il PM 2.5, tuttavia, ha mostrato comportamenti complessi anche all’interno della stessa regione con aumenti in alcune città spagnole, ad esempio, attribuibili principalmente al trasporto a lungo raggio di polvere africana e/o combustione di biomassa.

La stagione degli incendi nel 2020 ha inciso notevolmente sulla qualità dell’aria: ecco come

L’analisi dell’OMM ha indagato sul legame tra clima, incendi e qualità dell’aria. In riferimento alla stagione degli incendi del 2020, purtroppo drammaticamente ricca, i cambiamenti nelle concentrazioni di ozono variano notevolmente tra le regioni, passando da nessun cambiamento complessivo a piccoli aumenti (come nel caso dell’Europa) e aumenti più grandi (+25% in Asia orientale e +30% in Sud America). 

Gli intensi incendi hanno generato concentrazioni anormalmente elevate di PM 2,5 in diverse parti del mondo. A gennaio e nel dicembre precedente, l’Australia sudoccidentale è stata colpita da incendi boschivi diffusi che hanno esacerbato l’inquinamento atmosferico. Il fumo degli incendi australiani ha anche portato a un raffreddamento temporaneo in tutto l’emisfero meridionale, paragonabile a quello causato dalla cenere di un’eruzione vulcanica.

Australia, gli incendi record hanno bloccato la luce solare in tutto il Pianeta: gli effetti

Il Global Modeling and Assimilation Office della NASA ha valutato l’impatto degli incendi sull’inquinamento dell’aria esterna in tutto il Nord America e ha stimato quante persone sono state esposte a diversi livelli di inquinanti. Ha scoperto che il numero di persone che probabilmente hanno sperimentato livelli malsani di inquinamento atmosferico, è aumentato durante la stagione degli incendi e ha raggiunto il picco nella seconda settimana di settembre, vale a dire quando si è verificata la maggior parte degli incendi negli Stati Uniti occidentali. Per più di una settimana, 20-50 milioni di persone sono state sottoposte a un livello di rischio per la salute classificato come “Alto” ​​o “Molto Alto”.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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