Temperature

Ondate di caldo letali sempre più frequenti: una sfida per gli aiuti umanitari

Il caldo è un killer silenzioso che ha impatti anche a lungo termine sulla salute, sui mezzi di sussistenza e sulle infrastrutture

Gli eventi meteo estremi, la loro intensificazione e maggiore frequenza, pone tutti di fronte a nuove sfide, specie nel campo degli aiuti umanitari. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, la Federazione Internazionale e Centro Climatico delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), in particolare, hanno voluto sottolineare in un rapporto congiunto l’elevata mortalità e le strategie di intervento legate ad uno specifico fenomeno meteorologico che sta diventando sempre più letale: le ondate di caldo.

Variazione dell'abitabilità prevista al 2070
Numero di giorni in cui sarà possibile superare i livelli di calore potenzialmente mortali ogni anno entro il 2100
Variazione del tasso di mortalità causato dal riscaldamento globale causato dall'uomo

Caldo estremo: episodi sempre più frequenti e letali

Negli ultimi 10 anni i disastri legati al clima hanno ucciso di più di 410.000 persone, la maggior parte in paesi a reddito medio-basso. Spesso le azioni umanitarie si concentrano su uragani, tifoni, siccità e inondazioni, ma tralasciano uno degli eventi più mortali e silenziosi, ossia le ondate di calore.

Source: Watts, N., Amann, M., Arnell, N., Ayeb-Karlsson, S., Beagley, J., Belesova, K., et al. (2020). The 2020 report of The Lancet Countdown on health and climate change: responding to converging crises. The Lancet, 397(10269), 129-170. doi.org/10.1016/S0140-6736(20)32290-X

Sono molti gli episodi di caldo estremo degli ultimi anni, entrati nella cronaca per aver causato la morte di migliaia di persone. Tra il 2010 e il 2019, l’IFRC ne ha registrati 38, responsabili della morte di oltre 70.000 persone. Per l’Europa la più letale della storia recente è sicuramente stata l’ondata di caldo del 2003, responsabile di almeno 70 mila morti. Ma un altro episodio entrato nella storia è stato quello che convolse la Russia nel 2010, con 55 mila vittime stimate. E’ bene considerare che il numero di vittime potrebbe essere sottostimato perché il caldo ha impatti anche a lungo termine sulla salute, ma anche sui mezzi di sussistenza e sulle infrastrutture.

Periodi di caldo anomalo sempre più lunghi, picchi di temperature sempre più elevati, stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema: può sconvolgere i mezzi di sussistenza, creare nuove pressioni sui servizi sociali, minare la sicurezza alimentare, e mettere in discussione lo stile di vita e le strategie di adattamento. Sappiamo che le comunità più colpite sono spesso quelle più povere e vulnerabili. I rischi climatici legati alle ondate di caldo sono concreti: così come le tempeste possono distruggere anche gli edifici di riparo, così il caldo estremo e prolungato può ridurre la disponibilità idrica e l’efficacia del sistema sanitario.

E con l’aumento del rischio di periodi di caldo estremo, aumenta anche la fragilità di tutti quei sistemi che consentono alle persone di resistere a temperature così elevate, sistemi costruiti sulla base di un clima ormai superato. Nessuno può considerarsi al sicuro: la resilienza può essere un’illusione anche per le persone più ricche. Nemmeno le persone già “abituate” a temperature elevate possono considerarsi al sicuro, anzi: la crisi climatica sta spingendo le temperature al di fuori della fascia di temperatura ideale per l’uomo, fuori dai limiti di adattamento.

Secondo l’IPCC il tempo di ritorno di eventi estremi quali le ondate di caldo eccezionali è destinato ad accorciarsi a causa della crisi climatica: oggi un evento tale, che dovrebbe capitare 1 volta in 50 anni, si verifica 4,8 ogni 50 anni. Con un riscaldamento globale sotto i 2 gradi si stima che potrebbe verificarsi 14 volte in 50 anni, e con un riscaldamento di 4 gradi quasi 40 volte in 50 anni, praticamente quasi ogni anno.

Per questo motivo l’intervento degli aiuti umanitari ha una importanza sempre più rilevante. La situazione di alcuni Paesi è già migliorata rispetto a 20 anni fa, ma secondo l’IFRC prevenire è la chiave: il settore umanitario deve puntare sull’azione preventiva, secondo piani di intervento pre-approvati, su campagne di comunicazione e di sensibilizzazione, garantendo nel frattempo un maggiore accesso a fonti di acqua potabile e a centri di accoglienza designati, specie alle fasce di popolazione a basso reddito. Inoltre serve una comunicazione tempestiva e diretta con i cittadini attraverso una comprensione completa della situazione, possibile solo ricevendo tutte le informazioni meteorologiche, sanitarie e di vulnerabilità. L’intervento deve considerare tutto, anche il fenomeno dell’isola di calore, la distribuzione e densità abitativa e il grado di vulnerabilità della popolazione. Si tratta di una grande sfida per l’umanità: le ondate di caldo colpiscono un po’ tutto il Mondo, con conseguenze che dipendono però dalla vulnerabilità della popolazione. La comprensione del problema è il primo passo per poter migliorare l’azione degli aiuti umanitari e salvare più persone possibili.

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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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