In Perù è in corso un piano di restauro ambientale volto a recuperare 570 ettari di foresta
Uno sforzo guidato dal Servizio Nazionale delle Aree Protette insieme alle autorità locali e turistiche per recuperare la biodiversità distrutta nelle iconiche zone del Machu Picchu
Il Perù ha dato il via ad un ambizioso e significativo progetto di restauro ambientale nel cuore del suo patrimonio più prezioso: il Santuario Storico di Machu Picchu. Attraverso il Servizio Nazionale delle Aree Naturali Protette dallo Stato (SERNANP) il Paese sta lavorando intensamente per recuperare 570 ettari di foresta andina danneggiata negli ultimi anni da una serie di incendi forestali particolarmente gravi. Si stima infatti che complessivamente circa 6000 ettari del santuario abbiano subito impatti significativi a causa del fuoco, della siccità prolungata e in alcuni casi anche da attività umane non controllate.

Il programma punta a risanare e ricostruire l’ecosistema
Il progetto è stato annunciato e avviato ufficialmente tra novembre e dicembre 2025, con le prime comunicazioni pubbliche significative a partire dall’11 novembre quando il presidente esecutivo del SERNANP, José Carlos Nieto, ne ha reso noti i dettagli in interviste e dichiarazioni ufficiali. Il programma non si limita a piantare alberi ma punta a ricostruire un ecosistema funzionante, capace di svolgere di nuovo le funzioni vitali che questi boschi di nebbia andini hanno sempre garantito. Si punta a regolare il ciclo idrico, proteggere il suolo dall’erosione, catturare il carbonio e tutelare la biodiversità dando rifugio a specie endemiche come l’orso dagli occhiali, il gallito de las rocas e numerose orchidee selvatiche.

Comunità locali, operatori turistici e autorità uniscono le forze
Il lavoro del SERNANP procede in stretta collaborazione con le comunità locali coinvolte direttamente nelle piantagioni e nella prevenzione, con gli operatori turistici della zona che contribuiscono economicamente e logisticamente e con la municipalità distrettuale. Un’iniziativa simbolica ma concreta prevede la messa a dimora di 1000 alberi proprio in questi mesi, come gesto collettivo di impegno verso la rinascita del paesaggio. La piantumazione in zone strategiche del santuario è stata proposta congiuntamente con il settore turistico per un impegno condiviso volto a rafforzare la resilienza ecologica.

570 nuovi ettari per sopperire alle drammatiche recenti perdite
Il ripristino attivo di 570 ettari prevede la preparazione del terreno, la messa a dimora di specie native (come queuña, aliso, chachacomo e altre tipiche della foresta andina), il monitoraggio della crescita e la protezione dall’erosione. In più contempla una prevenzione rafforzata con la creazione e il potenziamento di squadre specializzate antincendio, sistemi di allerta precoce e lavoro congiunto con le comunità per evitare nuovi roghi spesso legati a pratiche agricole tradizionali. Negli ultimi anni sono circa 6000 gli ettari del santuario che sono stati danneggiati da incendi, aggravati dai cambiamenti climatici che hanno determinato siccità prolungate e dalle attività umane. I 570 ettari rappresentano quindi una priorità immediata all’interno di un’area protetta di oltre 32000 ettari totali.

L’iniziativa vuole dare un segnale importante
In un’epoca in cui molti ecosistemi iconici del Pianeta rischiano di perdere irreversibilmente la loro integrità, l’iniziativa peruviana rappresenta un segnale importante: è possibile invertire il degrado quando si uniscono volontà politica, partecipazione comunitaria, conoscenza scientifica e amore per il proprio patrimonio. Machu Picchu non vuole essere solo un sito archeologico straordinario con le sue pietre millenarie della cittadella inca ma diventare un laboratorio vivente di resilienza ambientale e di speranza per il futuro degli ecosistemi andini.
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