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L’acqua può portare pace o generare conflitti

Nella Giornata mondiale dell'acqua 2024, il focus è sul ruolo chiave di questa risorsa per la pace

Si celebra oggi la Giornata mondiale dell’Acqua, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite dal 1993 per accendere i riflettori su quanto sia preziosa questa risorsa e quanto possa influire sulle nostre vite.
Uno degli obiettivi principali della Giornata mondiale dell’Acqua, sottolinea l’ONU, è quello di sostenere il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 6: “acqua e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030”. Alla scadenza mancano ormai pochissimi anni, e il traguardo sembra piuttosto lontano.

I dati da conoscere

  • 2,2 miliardi di persone vivono ancora senza acqua potabile gestita in modo sicuro, tra cui 115 milioni di persone che bevono acqua di superficie.
  • Circa la metà della popolazione mondiale è soggetta a una grave carenza idrica per almeno una parte dell’anno. Si prevede che questi numeri aumentino, esacerbati dai cambiamenti climatici e dalla crescita demografica.
  • Solo lo 0,5% di tutta quella presente sulla Terra è acqua dolce utilizzabile e disponibile, e i cambiamenti climatici stanno pericolosamente compromettendo questa disponibilità. Negli ultimi vent’anni, lo stoccaggio dell’acqua terrestre – compresa l’umidità del suolo, la neve e il ghiaccio – è diminuito a un ritmo di 1 centimetri all’anno, con gravi conseguenze per la sicurezza idrica.
  • Il cambiamento climatico, la crescita demografica e la crescente scarsità d’acqua metteranno sotto pressione l’approvvigionamento alimentare: la maggior parte dell’acqua dolce utilizzata, circa il 72% in media, è destinata all’agricoltura.
  • I disastri legati all’acqua hanno dominato la lista dei disastri negli ultimi 50 anni e rappresentano il 70% di tutte le morti legate ai disastri naturali.
  • I bambini di età inferiore ai 15 anni che vivono in Paesi colpiti da conflitti prolungati hanno in media quasi tre volte più probabilità di morire per malattie diarroiche causate dal a mancanza di acqua sicura, servizi igienici e igiene che per violenza diretta.
  • Le acque transfrontaliere rappresentano il 60% dei flussi mondiali di acqua dolce, ma solo 24 Paesi dichiarano che tutti i loro bacini transfrontalieri sono coperti da accordi di cooperazione.
  • I benefici degli investimenti in acqua e servizi igienici superano i costi, in quanto possono migliorare la salute, la produttività, l’ambiente e i risultati sociali. Si stima che ogni dollaro investito produca un ritorno di 4,3 dollari. Nei fiumi e nelle falde acquifere transfrontaliere questo aspetto è particolarmente legato alla produzione di energia idroelettrica, alla gestione delle inondazioni e della siccità, alla qualità dell’acqua e alla conservazione degli ecosistemi.

Giornata mondiale dell'acqua 2024

Ogni anno, il meccanismo di coordinamento delle Nazioni Unite sull’acqua e i servizi igienico sanitari stabilisce un tema specifico per la Giornata mondiale. Nel 2024, l’attenzione si concentra sul ruolo centrale dell’acqua per la pace e i rischi sempre maggiori di conflitti legati a questa risorsa vitale. L’acqua infatti non è solo una risorsa da utilizzare e da conquistare, ma è un diritto umano, intrinseco ad ogni aspetto della vita. E, come sottolinea l’ONU, può avere un ruolo duplice nella generazione di pace e conflitti.

L’acqua può innescare conflitti

Quando scarseggia o è inquinata, o quando le persone lottano per accedervi, le tensioni possono aumentare in modo drammatico. Questo fenomeno è sempre più diffuso e frequente a causa della crisi climatica generata dalle attività umane e dell’aumento della popolazione.
Tragicamente visibile in alcuni dei territori più fragili del pianeta, dove sta provocando conflitti armati e migrazioni, l’aumento delle pressioni dovuto alla scarsità di acqua si è già presentato anche in alcune delle nazioni che probabilmente si sentivano più sicure su questo fronte. Durante la siccità estrema che ha soffocato l’Italia nel 2022, per esempio, abbiamo assistito all’insorgere di tensioni anche tra le regioni del Veneto e del Trentino Alto Adige.

L’acqua può essere usata anche come arma durante i conflitti armati, sfruttata come mezzo per ottenere o mantenere il controllo su un territorio e le sue popolazioni, o per esercitare pressione sui gruppi avversari. Una dinamica che di recente è emersa in modo particolarmente drammatico e violento, per esempio, in Palestina, dove la popolazione doveva affrontare serie difficoltà nell’assicurarsi quantità sufficienti di acqua potabile già prima dell’ultimo conflitto – dal 1967 infatti Israele controlla le principali falde acquifere dell’area -, e l’assedio totale imposto a Gaza negli ultimi mesi ha reso praticamente impossibile trovare acqua potabile, o per lo meno non inquinata, nella Striscia.
Anche in Ucraina gli attacchi russi ai sistemi energetici e idrici, alle condutture e agli impianti di trattamento delle acque, hanno interrotto le forniture idriche a milioni di civili e a centinaia di migliaia di ettari di fertili terreni agricoli.

L’acqua come strumento di pace

La cooperazione pacifica sul tema dell’acqua può sfociare in una cooperazione pacifica in tutti i settori, spiega l’ONU: «se si lavora insieme per bilanciare i diritti umani e i bisogni di tutte le persone, l’acqua può essere una forza stabilizzante e un catalizzatore per lo sviluppo sostenibile».
A livello di comunità, l’acqua può riunire diversi utenti e categorie intorno a una causa comune, fornendo un punto di partenza per dialogo, riconciliazione e costruzione della pace. A livello nazionale, la necessità di cooperare tra i diversi settori che utilizzano l’acqua potrebbe favorire in modo decisivo il coordinamento tra interessi diversi. A livello internazionale, la cooperazione sulle risorse idriche condivise e la cosiddetta “idrodiplomazia” possono dare il via a dialogo e cooperazione più ad ampio respiro, anche al di là delle questioni legate all’acqua.
La cooperazione in questa materia per favorire la pace, avvertono gli esperti, deve essere inclusiva, intersettoriale e orientata all’azione.

Una strada lunga, ma possibile

La buona notizia è che nel corso del tempo si sono verificati molti più casi di cooperazione che di conflitto per l’acqua, ma c’è ancora molto da fare.
A livello locale e nazionale i diversi utenti – i cittadini ma anche e soprattutto i settori dei servizi idrici e igienico-sanitari, dell’energia, dell’alimentazione e dell’industria – devono cooperare attraverso un approccio integrato alla gestione delle risorse idriche e promuovere un’economia circolare che soddisfi i diritti umani delle persone. Sarebbe inoltre necessario sviluppare accordi e creare istituzioni per gestire in modo pacifico le risorse idriche che attraversano i confini internazionali e regionali.

«La cooperazione sulle acque transfrontaliere è essenziale per la pace e la prosperità», avvertono le Nazioni Unite: i governi dovrebbero cooperare a livello bilaterale, regionale o globale.
Anche noi abbiamo un ruolo importante: come individui possiamo usare questa importante risorsa con più attenzione, riducendo l’impatto sull’ambiente e le infrastrutture idriche. Possiamo scegliere con più attenzione chi eleggere attraverso il nostro voto, e chiedere a funzionari eletti, aziende, organizzazioni e altre realtà di rendere conto dei loro obblighi e delle loro promesse in materia di acqua.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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