Salute del pianeta

Biodiversità, l’Unesco avverte: un milione di specie a rischio estinzione, bisogna cambiare

L'ecosistema è compromesso: l'azione e inazione dell'uomo ha pesanti conseguenze sulle specie vegetali e animali

Insieme al riscaldamento globale, l’umanità sta affrontando un’altra crisi altrettanto grave: la crisi della biodiversità. Solo una profonda trasformazione della società potrà evitare una catastrofe. L’allarme è stato lanciato dalla piattaforma intergovernativa Ipbes dell’Unesco. Il sommario pubblicato il 6 maggio, indirizzato ai decisori politici, è il frutto di tre anni di lavoro di 145 esperti provenienti da tutto il Mondo con il contributo di altri 310 autori. Il report completo di 1500 pagine verrà pubblicato tra qualche mese.

estinzione specie dal 1500
Estinzione dal 1500 ad oggi. Fonte: Rapporto Ipbes

La biodiversità sta subendo un declino mai riscontrato prima nella storia dell’umanità. Le attività umane minacciano il 25% delle specie animali e vegetali. Un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione nel breve termine, ma molte altre faranno la stessa fine se non vengono intraprese azioni nell’immediato. Secondo il report, infatti, il ritmo di estinzione delle specie potrebbe aumentare di 10 o addirittura 100 volte rispetto alla media degli ultimi 10 milioni di anni. La conseguente perdita della variabilità genetica è un rischio per la sicurezza alimentare perché rende le specie più vulnerabili all’attacco di insetti, malattie e ai cambiamenti climatici.

La perdita della biodiversità dipende dai cambiamenti climatici, dallo sfruttamento della terra, dal consumismo, dall’inquinamento e dalla diffusione di specie invasive. I cambiamenti climatici aggravano e accelerano questo processo con effetti vasti e diretti sulla biodiversità modificando la distribuzione delle specie, la fenologia, le dinamiche delle popolazioni animali, la struttura delle comunità e la funzione della specie nell’ecosistema. Gli effetti sono sempre più ricorrenti negli ecosistemi marini, terrestri e d’acqua dolce con impatti già osservati nell’agricoltura, nell’acquacoltura, nella pesca e nel contributo della natura all’uomo.

Circa la metà (il 47%) dei mammiferi terrestri e un quarto degli uccelli potrebbero già risentire degli effetti negativi dei cambiamenti climatici. La riduzione del numero di animali e la scomparsa di alcune specie dal loro habitat naturale indica che che i processi evolutivi e comportamentali degli animali non riescono a restare al passo con il ritmo del riscaldamento globale. La loro sopravvivenza dipende dalla loro capacità di spostarsi, alla ricerca di zone climatiche a loro favorevoli, e preservare la capacità di evolvere.

Il report ricorda che anche solo mezzo grado in più su scala globale fa la differenza nella sopravvivenza o estinzione di una specie. Con una temperatura globale di 2 gradi più alta della media sarebbe a rischio il 5% delle specie animali e vegetali, percentuale che diventerebbe del 16% con una anomalia positiva di 4,3 gradi. Ad esempio le barriere coralline potrebbero perdere dal 15 al 30 % della loro estensione già alla soglia dei 1,5 gradi. Per questo motivo limitare il riscaldamento globale sotto i 2 gradi è importantissimo per la sopravvivenza di molte specie e per il contributo che la natura dà all’uomo.

Tutte le simulazioni dimostrano che per frenare il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi bisogna agire immediatamente. I decisori politici hanno nelle loro mani una serie di opzioni e strumenti per migliorare la sostenibilità dell’economia e dei sistemi finanziari, ma bisogna fare di più: il report sottolinea che alla base ci deve essere la volontà di rivalutare il significato di ciò che oggi consideriamo una buona qualità della vita e separare ciò che è veramente importante dal consumismo sfrenato. I governi, le organizzazioni intergovernative, le organizzazioni non governative, le aziende del settore privato, i cittadini, le comunità, i popoli autoctoni, le organizzazioni scientifiche, i sistemi educativi. Tutti sono chiamati ad agire il prima possibile per salvare l’ecosistema e ad unire le forze per favorire un cambiamento capace di trasformare.

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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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