“Scrap the Food Waste”: la sostenibilità che parte dal frigorifero e dallo smartphone
Presentati a Milano i risultati del progetto europeo di Will Media, AWorld, UNC e Università di Pollenzo. Una community digitale unita contro lo spreco
In Italia ogni persona butta via in media 554 grammi di cibo a settimana: un costo di oltre 7,3 miliardi di euro solo per le famiglie e un impatto ambientale equivalente a milioni di tonnellate di CO₂ evitate se solo riuscissimo a dimezzare quel numero. È su questi numeri che è nato e si è appena concluso, il progetto europeo “Scrap the Food Waste”, finanziato dalla Commissione Europea (HaDEA – programma SMP Food) e realizzato da Will Media, AWorld, Unione Nazionale Consumatori e Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Sostenibilità fatta di piccoli gesti quotidiani
Venti mesi di lavoro, una community digitale, una ricerca scientifica su 390 cittadini e un evento finale che si è tenuto sabato 14 febbraio al Refettorio Ambrosiano di Milano, mensa solidale che rappresenta un modello virtuoso di economia circolare applicata al cibo. Tutto questo agire per mettere in luce una verità semplice ma potente: la sostenibilità non è solo una questione di grandi sistemi ma di piccoli gesti quotidiani supportati dalla consapevolezza e dalla tecnologia.

I risultati che contano e che salvano il Pianeta
La ricerca condotta dall’Università di Pollenzo ha creato il Food Waste Prevention Index (FWPI), un indicatore che misura quanto ciascuno di noi adotta comportamenti concreti per ridurre lo spreco domestico.
I profili più “virtuosi” che vantano i punteggi più alti, emergono con chiarezza:
• le donne mostrano comportamenti più attenti nella gestione del cibo come pianificazione, conservazione e riutilizzo degli avanzi
• chi vive in aree rurali spreca meno rispetto a chi sta in città
• flexitariani e vegetariani/vegani ottengono i punteggi più alti in quanto la scelta dietetica etica e ambientale si traduce direttamente in meno spreco
• gli “attivisti digitali consapevoli”, cioè chi usa app e social per informarsi sullo spreco, leggere consigli pratici e calcolare la propria impronta carbonica, registrano livelli di spreco significativamente inferiori
Visualizza questo post su Instagram
Sul fronte opposto chi usa poco i social per temi alimentari o non scarica app dedicate tende a trovarsi nella fascia bassa dell’indice FWPI. Il digitale, quando usato con intenzione, non è un distrattore: è un alleato potentissimo.

Una community digitale contro lo spreco: i numeri di AWorld
Il cuore operativo del progetto è stata la community digitale su AWorld che da marzo a dicembre 2025, ha coinvolto 612 persone in un percorso educativo strutturato. I risultati sono significativi:
• 2.607 ore di formazione completate, più di 4 ore a testa in media
• 68.811 contenuti educativi letti su 16 percorsi tematici
• 296.536 quiz superati per verificare le conoscenze acquisite
• Il 77,6 % dei partecipanti ha calcolato la propria impronta di carbonio legata al cibo, con un valore medio di 7,3 tonnellate di CO₂ per persona, significativamente superiore all’obiettivo di 2 tonnellate previsto dall’Accordo di Parigi
Tra i contenuti più letti ci sono quelli pratici tipo: “come leggere le date di scadenza”, “conservazione ottimale in frigo”, “ricette anti-spreco con gli avanzi”. La gamification e l’assenza di premi materiali hanno funzionato: le persone restavano perché motivate intrinsecamente.

Sostenibilità concreta: dal dato al Pianeta
Lo spreco alimentare non è solo un problema economico o etico: è un disastro climatico. La produzione alimentare pesa per circa il 25 % delle emissioni globali di gas serra, lo spreco da solo per il 6 %. Ridurlo significa risparmiare acqua, suolo, energia e biodiversità. Purtroppo un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nella spazzatura mentre una persona su nove soffre la fame.

I risultati di “Scrap the Food Waste” mostrano che esiste un allineamento perfetto tra conoscenza della sostenibilità, economia circolare, filiera corta, motivazioni etiche e ambientali; la sensibilità verso questi temi e comportamenti determina reali di riduzione dello spreco.

Chi sa cosa significa “impronta idrica” di un hamburger o quanta CO₂ si emette per un pomodoro fuori stagione tende anche a organizzare meglio la spesa, a congelare gli avanzi e a scegliere prodotti locali. Il progetto ha dimostrato che educazione + digitale è la combinazione vincente per rompere questo circolo virtuoso al contrario che abbiamo vissuto per decenni.
Cosa resta dopo il progetto
Luisa Torri, Prorettrice dell’Università di Pollenzo, lo ha sintetizzato bene: “Il progetto STFW ha dimostrato come strumenti digitali e informazioni corrette possono rendere le persone più consapevoli e aiutarle a gestire meglio il cibo ogni giorno. Investire sempre di più in educazione alimentare e competenze digitali è fondamentale per sostenere le famiglie nella riduzione dello spreco domestico”.
Un grande gioco di squadra per portare educazione anti-spreco
Will Media nell’arco di 20 mesi, ha guidato il progetto nel ruolo di capofila, curando la progettazione e il coinvolgimento dei partner a ogni livello decisionale, oltre che sviluppando una campagna di sensibilizzazione sulle principali piattaforme di incontro della community 18-35 anni tra cui Instagram e Youtube. AWorld ha trasformato la consapevolezza in gioco quotidiano, Unione Nazionale Consumatori ha dato voce ai consumatori, l’Università di Pollenzo ha fornito rigore scientifico. Il risultato non è solo un report: è una community che ha già iniziato a cambiare abitudini e un modello replicabile di come si fa transizione ecologica dal basso.
Visualizza questo post su Instagram
La sostenibilità più potente è quella che entra in cucina, nel frigo, nello smartphone e che, grammo dopo grammo, trasforma il “cibo che non vediamo” in risorse, in emissioni evitate, in un futuro possibile. Ogni piccolo gesto conta e insieme, come ha dimostrato “Scrap the Food Waste”, diventano una rivoluzione silenziosa ma misurabile.
L’evento del 14 febbraio si è concluso con un pranzo preparato dai volontari del Refettorio utilizzando eccedenze e scarti alimentari, un’esperienza concreta di come il cibo “invisibile” possa trasformarsi in valore.
Visualizza questo post su Instagram





