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Incendi in Australia, fumo fino al Pacifico e temperature record

Gli incendi in Australia tornano a essere un segnale forte e inquietante della crisi climatica. A gennaio 2026, vaste aree dello stato di Victoria sono state devastate da roghi intensi, alimentati da temperature record, siccità e condizioni meteo estreme, secondo i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS).

Il risultato: emissioni superiori alla media stagionale, una vittima, circa 900 edifici distrutti e 400.000 ettari bruciati. Un bilancio che riporta alla memoria gli incendi del “Sabato nero” del 2009, una delle peggiori tragedie ambientali della storia australiana.

Incendi in Australia e caldo estremo: un legame sempre più evidente

Copernicus segnala che la stagione degli incendi 2025/2026 era partita in modo relativamente moderato. Poi, alla fine di gennaio, un’improvvisa ondata di caldo ha fatto precipitare la situazione.

Secondo quandto riferito da Copernicus in una nota, «i roghi sono stati preceduti da condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi altamente pericolose, paragonabili a quelle che hanno preceduto gli incendi boschivi del cosiddetto “Sabato nero” del 2009».

Il Bureau of Meteorology ha registrato in Victoria le temperature più elevate dal 2009, a conferma di un trend coerente con l’aumento globale delle ondate di calore legate al riscaldamento climatico.

Qui il punto è politico e scientifico insieme: più caldo significa più incendi, stagioni del fuoco più lunghe, vegetazione più secca e roghi più difficili da controllare.

Fumo dall’Australia al Pacifico: un impatto globale

Gli incendi australiani non hanno colpito solo i territori locali. Il fumo ha compromesso la qualità dell’aria a Melbourne e dintorni, ma soprattutto ha generato pennacchi visibili dallo spazio, capaci di attraversare oceani.

Copernicus riporta che «è stato inoltre osservato un grande pennacchio che attraversava il Mar di Tasmania verso il Pacifico meridionale, con alcune parti che hanno raggiunto anche il Sud America, ad alta quota».

Mark Parrington, scienziato senior del CAMS, sottolinea la portata del fenomeno: «I nostri dati forniscono una chiara indicazione del peggioramento della qualità dell’aria dovuto al fumo, con potenziali ripercussioni sulla salute, e dell’intensità degli incendi, dato che alcuni pennacchi di fumo hanno percorso migliaia di chilometri attraverso il Pacifico».

Gli incendi in Australia non sono quindi solo un problema locale: inquinano l’atmosfera globale, alterano il bilancio del carbonio e mettono a rischio la salute di popolazioni lontane migliaia di chilometri.

Mappa della profondità ottica degli aerosol di materia organica a 550 nm che mostra i pennacchi di fumo degli intensi incendi boschivi australiani, con il fumo che attraversa il Pacifico, e gli incendi boschivi in Argentina e Cile.

Non solo Australia: incendi estremi in Cile e Argentina

Il quadro tracciato da Copernicus riguarda l’intero emisfero australe.

In Cile, incendi boschivi hanno causato 21 morti e l’evacuazione di circa 50.000 persone nelle regioni di Ñuble e Biobío. Secondo Copernicus, «le emissioni di carbonio prodotte dagli incendi boschivi nel mese di gennaio sono state le più elevate dal catastrofico 2017».
Il fumo ha peggiorato in modo significativo la qualità dell’aria, con alte concentrazioni di PM2,5 attorno alla città di Concepción.

In Patagonia, nella provincia argentina di Chubut, Copernicus segnala gli incendi più intensi almeno dal 2003, con 32.000 ettari bruciati nel Parco Nazionale Los Alerces.

Qui il contesto climatico è ancora più chiaro: «la regione è inoltre colpita da una carenza di precipitazioni che dura da circa 15 anni». Un esempio concreto di come la crisi climatica stia rendendo croniche le condizioni favorevoli ai grandi incendi.

Incendi e crisi climatica: un segnale che non possiamo ignorare

Gli incendi in Australia non sono un evento isolato, ma parte di un pattern globale:

  • temperature più alte e ondate di calore più frequenti

  • siccità prolungate e stress idrico degli ecosistemi

  • stagioni degli incendi più lunghe e intense

  • emissioni di carbonio in aumento, che alimentano ulteriormente il riscaldamento globale

È un circolo vizioso: il cambiamento climatico favorisce gli incendi, e gli incendi rilasciano enormi quantità di CO₂, aggravando la crisi climatica.

Copernicus e l’importanza dei dati satellitari per capire (e affrontare) l’emergenza

Il valore aggiunto del CAMS è la capacità di monitorare in tempo quasi reale incendi, emissioni e dispersione del fumo a livello globale. Un’infrastruttura cruciale per valutare i rischi per la salute, supportare le politiche ambientali, migliorare la prevenzione e la gestione delle emergenze, comprendere l’impatto climatico degli incendi.
Come ricorda Copernicus, il servizio fornisce «informazioni di qualità garantita sui cambiamenti climatici, sulla composizione dell’atmosfera e sui rischi di incendi».

La lezione degli incendi in Australia

Gli incendi in Australia sono un avvertimento chiaro: il clima che cambia sta rendendo il fuoco più frequente, più estremo e più distruttivo.

Non si tratta solo di emergenze stagionali, ma di un nuovo scenario climatico che richiede di ridurre rapidamente le emissioni e mettere in atto strategie di adattamento per i territori vulnerabili, investire nella prevenzione e nella gestione delle foreste e portare avanti politiche climatiche che siano, finalmente, all’altezza della crisi che stiamo già vivendo.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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