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Il workshop di biologia marina tropicale che unisce Bicocca e Maldive. Il racconto dell’esperienza di una studentessa

Lo scorso novembre venti studenti di scienze biologiche hanno trascorso otto giorni nel centro di ricerca Marhe center che si trova sull'isola di Magoodhoo, dedicandosi allo studio della fauna locale

In un articolo precedente vi avevamo parlato del progetto “Oceano verticale” volto a mettere a punto un metodo scientifico utile a preservare le aree marine e costiere maldiviane che vede una collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il governo delle Maldive. Dal 2009 l’Ateneo porta avanti alle Maldive studi scientifici, iniziative e progetti dedicati alla biologia marina nelle aule e nei laboratori del centro di ricerca Marhe center: si trova sull’isola di Magoodhoo e vede una continua collaborazione tra ricercatori italiani e colleghi maldiviani per lo studio di nuove soluzioni per lo sviluppo sostenibile.

Foto di Martina Motto

Lo scorso novembre venti studenti di scienze biologiche hanno preso parte ad un workshop di biologia marina tropicale passando una settimana nel centro, dedicandosi allo studio della fauna locale. Di seguito il racconto di Martina Motto

“È decollato il 18 novembre 2021 il volo a bordo del quale io e altri 19 studenti di scienze biologiche presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, abbiamo raggiunto l’isola di Magoodhoo, nell’arcipelago delle Maldive, per partecipare ad un workshop di ecologia marina tropicale. Per 8 giorni abbiamo vissuto presso il MaRHE Center (Marine Research and High Education Center), un piccolo campus dove ci siamo dedicati allo studio dell’ecosistema marino tropicale. Dal 2009, noi studenti della Bicocca, insieme a docenti e ricercatori, possiamo trascorrere brevi periodi di mobilità ai fini di studio e ricerca per salvaguardare i coralli, proteggere la barriera corallina e tutelare l’ambiente marino. In tutte le attività siamo stati seguiti attentamente da un team di ricercatori e dottorandi, il cui aiuto è stato fondamentale per permetterci di vivere al meglio questa esperienza.

Foto di Martina Motto

La sveglia suonava prestissimo: alle 5.45 eravamo pronti con pinne, mutino, maschera e boccaglio per entrare in acqua ad ammirare i colori della barriera corallina che si estendeva sotto di noi. Dopo colazione, divisi in piccoli gruppi, partecipavamo alle uscite in acqua: campionamento visivo e descrizione della tipologia del fondale, identificazione dei coralli e dei pesci tropicali. Al pranzo faceva seguito l’analisi dei dati raccolti e la realizzazione di una presentazione PowerPoint che veniva presentata al termine di ogni giornata al resto dei compagni. Le lezioni teoriche per capire cosa avrebbe offerto ”sul campo” la mattinata seguente, lasciavano infine spazio alla cena. Dopo cena eravamo liberi di girare per l’isola, ammirare le stelle che splendevano sopra di noi, recarci al porticciolo per fotografare gli squaletti, fermarci al bar oppure rilassarci guardando la luna riflettersi sulla superficie dell’oceano.

Foto di Martina Motto

Per terminare l’esperienza, negli ultimi due giorni sull’isola ci siamo dedicati ad un progetto più impegnativo: ogni gruppo, in autonomia, ha scelto un argomento da approfondire ed analizzare, tramite analisi e rilevamenti della barriera corallina. Io e il mio gruppo ci siamo focalizzati sullo studio della simbiosi tra coralli e Pomacentridi (una famiglia di pesci, tra cui rientrano anche i pesci pagliaccio), andando a classificare i coralli di una determinata zona della barriera corallina e cercando di capire quali fossero le relazioni tra quelle specie di corallo e i Pomacentridi che ci vivevano intorno. Altri gruppi hanno approfondito il funzionamento delle cleaning station (stazioni di pulizia in cui operano i pesci pulitori), la diffusione delle stelle a cuscinetto (predatrici di coralli) e la dieta del pesce pappagallo (un pesce che si nutre anche di coralli).

Foto di Martina Motto

Non sono mancati momenti conviviali con la popolazione del posto; in presenza del ministro della salute maldiviano abbiamo sperimentato una cena tipica maldiviana a base di pietanze della tradizione: riso, pollo, verdure e naturalmente pesce. L’ultima sera gli abitanti dell’isola ci hanno permesso di vivere una serata indimenticabile con canti, abiti e balli tipici maldiviani. Nonostante il clima decisamente torrido, le condizioni meteorologiche cambiavano repentinamente a causa del monsone che spesso soffiava sull’isola. Fortunatamente non ha piovuto quasi mai e ciò ci ha permesso di svolgere tutte le attività previste.

Foto di Martina Motto

Abbiamo avuto la possibilità di assistere ad albe e tramonti con colori indimenticabili, osservare pesci con colori sgargianti e polpi che si mimetizzavano con il fondale, nuotare con squali pinna nera, razze, tartarughe marine, aquile di mare… Questa esperienza resterà impressa nelle nostre menti come un’occasione preziosa per poter conoscere e proteggere un ecosistema tanto fragile quanto essenziale e mettere alla prova le nostre competenze didattiche”.

Foto di Martina Motto

Ho voluto fare ancora due domande a Martina, di seguito domande e risposte.

Cosa ti hanno trasmesso le persone del posto? 

Le persone del posto mi hanno trasmesso l’amore per la loro cultura e per le loro tradizioni. Ho visto la gioia che riempiva le loro giornate mentre si preoccupavano di rendere la nostra esperienza perfetta, dal raccogliere le noci di cocco sulle palme al cantare e suonare canti tipici.

Come pensi sia il futuro del nostro Pianeta? Cosa possiamo fare per dare un nostro contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici?

Vedo un futuro critico per la vita sul nostro Pianeta. Abbiamo sotto gli occhi le prove concrete dei cambiamenti climatici: ghiacciai che si sciolgono, oceani che si innalzano e vanno a sommergere città abitate e metropoli, temperatura media globale in aumento, alterazione degli habitat naturali e modifica della biodiversità. Se non ci impegniamo adesso per salvaguardarlo, questi eventi diventeranno sempre più gravi ed andranno a compromettere la vita sulla Terra. Per dare il nostro contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici dobbiamo partire nel nostro piccolo, fidandoci della scienza e informandoci su quello che sta accadendo, cercando di adottare soluzioni eco-friendly. È difficile riavvolgere il nastro e azzerare i danni che sono già stati apportati al nostro Pianeta, ma possiamo evitare che si verifichino.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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