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Ere glaciali Parte III: le glaciazioni più recenti, chiamate pleistoceniche, avvenute durante gli ultimi 2.5 milioni di anni

Nei primi due articoli di questa serie sono stati descritti i due principali periodi geologici terrestri caratterizzati dalle ere glaciali più antiche ed intense. Essi sono rispettivamente l’Uroniano (2.4-2.1 miliardi di anni fa) e il Cryogeniano (750-600 milioni di anni fa) dove si sono raggiunte condizioni di “Terra palla di neve”. In questo ultimo articolo tratteremo i più recenti periodi glaciali, che sono stati i più significativi degli ultimi 500/600 milioni di anni, sebbene meno intensi delle glaciazioni già descritte

Sebbene le rocce conservino le prove di glaciazioni tra 300 e i 250 milioni di anni fa, tuttavia dopo le più intense, avvenute nel periodo cryogeniano circa 600 milioni di anni fa, le scoperte suggeriscono che i periodi glaciali seguenti più significativi nell’ultimo mezzo miliardo di anni siano stati quelli più recenti. Essi rappresentano insieme ai periodi detti interglaciali, un’unica era glaciale nota come era glaciale pleistocenica iniziata circa 2.5 milioni di anni e tutt’ora in atto.

Infatti, come tutte le altre, l’ultima era glaciale ha portato una serie di avanzamenti e ritirate di ghiacciai e calotte glaciali. Ad oggi, ci troviamo ancora nell’era era glaciale pleistocenica, tuttavia stiamo solo vivendo le nostre vite durante un periodo interglaciale dove le temperature globali sono più miti.

Circa 50 milioni di anni fa, il Pianeta, sempre a causa di eruzioni biologiche e vulcaniche, era troppo caldo per la formazione ed esistenza di calotte polari. Tuttavia da allora, la Terra ha seguito un costante raffreddamento. A partire da circa 34 milioni di anni fa, la calotta glaciale antartica iniziò a formarsi grazie allo spostamento e isolamento del continente antartico verso il Polo Sud. Questo ha infatti permesso la formazione della Corrente Circumpolare Antartica che circonda il continente ora coperto dai ghiacci, che ha ridotto e riduce tutt’oggi la quantità di calore oceanico che raggiunge l’Antartide, consentendo la formazione e di una calotta glaciale circa 20 milioni di anni prima rispetto a quelle nell’emisfero boreale.

Dal lontano picco delle temperature globali avvenuto circa 56 milioni di anni e chiamato the Paleocene-Eocene Thermal Maximum (PETM), la temperatura terrestre ha subito una costante diminuzione che ha permesso negli ultimi 2.5 milioni di anni, il verificarsi di periodi glaciali interglaciali della durata variabile tra circa 40.000 e 100.000 anni dovuti in parte a causa di cicli terrestri di Milankovitch. Questi cambiamenti ampiamente prevedibili nell’orbita terrestre includono eccentricità (cambiamenti nell’orbita terrestre attorno al Sole), obliquità (cambiamenti nell’inclinazione dell’asse terrestre) e precessione (oscillazione dell’asse di rotazione terrestre) hanno influenzato il clima di un pianeta Terra già in costante raffreddamento fino al punto da essere cruciali nell’avvio dell’ultima era glaciale, attraverso la modificazione della distribuzione dell’energia solare in arrivo sulla superficie terrestre.

Figura 1. Estensione della calotta europea e alpina durante l’ultimo massimo glaciale circa 20.000 anni fa. Fonte: Encyclopædia Britannica.

L’ultimo periodo glaciale ha raggiunto il picco circa 20.000 anni fa, quando le temperature globali erano probabilmente di circa 5 ° C inferiori rispetto ad oggi. Durante tutti i periodi glaciali pleistocenici, due enormi calotte di ghiaccio si estendevano sul Nord America e sull’Eurasia. La calotta nord-americana era centrata sulla Baia di Hudson mentre quella europea aveva il suo centro sulla penisola scandinava. Il prodotto dell’azione di queste calotte e ben visibile tutt’oggi e comprende la formazione dei Grandi Laghi nel Nord America, le Cascate del Niagara e persino l’intera Danimarca. Per quanto riguarda l’Italia, le tracce più evidenti della “piccola” calotta alpina sono presenti nella zona pedemontana dove possiamo trovare laghi di origine glaciale (Maggiore, di Como, Garda etc) e nell’alta Pianura Padana dove tutt’oggi è possibile osservare anfiteatri morenici di una certa estensione.

Ora la domanda che sorge spontanea è: quando avverrà il prossimo periodo glaciale? I cicli hanno effetti diversi sul clima globale, alcuni più forti di altri. Tuttavia, quando l’anidride carbonica atmosferica supera le 300 parti per milione, la capacità di ritenzione del calore del gas è abbastanza forte da sopraffare l’impatto climatico dei cicli stessi. L’anidride carbonica atmosferica ora supera le 400 parti per milione e, poiché essa è un gas di lunga durata, livelli così elevati possono persistere per migliaia di anni. Ciò non significa che non ci sarà mai un altro periodo glaciale, ma il suo inizio potrebbe essere molto ritardato.

Leggi anche:

Ere glaciali Parte I: Snowball Earth, quando la Terra era una palla di neve

Ere glaciali Parte II: il periodo Cryogeniano

Per approfondire:

Earle, S. (2019). Glacial Periods in Earth’s History. Physical Geology – 2nd Edition. Accessed October 24, 2020.

Eldredge, S., Biek, B. (2010, September). Glad you asked: ice ages – what are they and what causes them? Survey Notes, 42(3).

Hayes, J. M. (2020). Evolution of the atmosphere. Encyclopædia Britannica.

 

Luca Maffezzoni

Nato a Brescia nel 1989, fin dalla giovane età mostra una passione innata verso le tematiche climatiche e ambientali. Dopo aver ottenuto il diploma di Liceo Scientifico consegue prima la laurea triennale in scienze ambientali attraverso la discussione di una tesi riguardante le ondate di calore estive sulla penisola italiana nell’ultimo ventennio. Successivamente, grazie una tesi sperimentale volta allo studio della risposta dei ghiacciai alpini al Global Warming, ottiene la laurea magistrale in scienze e tecnologie ambientali con indirizzo climatico presso il DISAT dell’Università Bicocca di Milano nel Novembre 2015. Dopo una breve esperienza come insegnate di matematica e scienze presso una scuola secondaria di primo grado, ottiene un assegno di ricerca presso L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della durata di un anno dove si occupa dello sviluppo e mantenimento dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). In fine, nel novembre del 2017 si traferisce all’università LJMU di Liverpool dove inizia un dottorato di ricerca volto a studiare gli effetti dei cicloni extratropicali sulla calotta glaciale Groenlandese. Tale esperienza è accompagnata da costante attività di insegnamento all’interno dell’università dove si occupa di fornire agli studenti le basi di statistica, programmazione e utilizzo di Geographic Information System (GIS) necessari per poter lavorare e gestire dati meteorologici, climatici e ambientali.

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