GhiacciSalute del pianeta

Ere glaciali Parte II: il periodo Cryogeniano

Nell'articolo "Ere glaciali Parte I" sono state descritte le ere glaciali più antiche dell’Uroniano tra i 2.1 e 2.4 miliardi di anni fa. In questa seconda parte verranno descritte quelle più “fredde” del periodo Cryogeniano che va approssimativamente dai 750 ai 600 milioni di anni fa.

Dopo le prime ere glaciali che si sono verificate durante il periodo Uroniano, condizioni ancora più estreme di clima freddo hanno colpito di nuovo durante il tratto della storia della storia geologica della Terra noto come periodo criogenico. Almeno due volte tra 750 e 600 milioni di anni fa, la Terra è caduta in uno stato di profondo congelamento globale come “Terra palla di neve”. Poiché gli eventi del periodo criogenico si sono verificati durante un’era geologica più lunga nota come era neoproterozoica, tali ere glaciali molto intense ed estese sono talvolta indicate come le “terre palla di neve” neoproterozoiche.

Tutt’oggi il dibattito è aperto tra gli scienziati, riguardo le cause scatenanti dei congelamenti del neoproterozoico e dei successivi scongelamenti, sebbene le prove indichino con un certo grado di certezza che i vulcani possono essere stati i protagonisti di questi eventi. Infatti circa 750 milioni di anni fa, la maggior parte dei continenti era raggruppata attorno all’equatore all’interno dei quali, i geologi hanno identificato le prove di quella che chiamano una grande provincia ignea: un’area vulcanicamente attiva delle dimensioni di un continente le cui eruzioni potrebbero aver raffreddato il pianeta in due modi.

Quando i vulcani rilasciano anidride solforosa, il gas subisce reazioni chimiche nell’atmosfera per formare solfati altamente riflettenti, particelle che bloccano gran parte della luce solare in maniera particolarmente forte intorno all’equatore terrestre. Allo stesso modo, quando i vulcani emettono grandi volumi di basalto, l’erosione della roccia che segue può raffreddare il pianeta. Infatti col passare del tempo, l’acqua piovana e le acque sotterranee che filtrano attraverso la roccia vulcanica possono dissolvere l’anidride carbonica, strappandola dall’atmosfera e infine intrappolandola come minerali carbonatici come il calcare. Grazie a questi processi le temperature globali possono essere scese nel cryogeniano abbastanza rapidamente da formare calotte glaciali sempre più estese che grazie alla loro alta capacità riflettente, hanno raffreddato ulteriormente il pianeta.

I geologi hanno identificato due grandi glaciazioni durante il Neoproterozoico: la Sturtian (da circa 720 a 660 milioni di anni fa) e la Marinoan (da circa 640 a 635 milioni di anni fa). Gli strati rocciosi di questi tempi mostrano le prove delle più estese ed estreme glaciazioni finora trovate nella documentazione geologica. In mezzo a queste due glaciazioni la Terra sembra aver vissuto periodi molto caldi dovuti ad una serra altrettanto notevole legato anch’esso all’attività vulcanica. Quindi periodi caldi e molto freddi nel cryogeniano pare siano facce di una stessa medaglia e conseguenza diretta delle emissioni vulcaniche. Infatti, gli stessi vulcani possono emettere grandi quantità di anidride carbonica, che in un periodo glaciale non è controbilanciata da una adeguata capacità fotosintetica a causa dei ghiacci, portando quindi ad un repentino aumento delle temperature e riscaldamento globale e fusione dei ghiacci.

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Luca Maffezzoni

Nato a Brescia nel 1989, fin dalla giovane età mostra una passione innata verso le tematiche climatiche e ambientali. Dopo aver ottenuto il diploma di Liceo Scientifico consegue prima la laurea triennale in scienze ambientali attraverso la discussione di una tesi riguardante le ondate di calore estive sulla penisola italiana nell’ultimo ventennio. Successivamente, grazie una tesi sperimentale volta allo studio della risposta dei ghiacciai alpini al Global Warming, ottiene la laurea magistrale in scienze e tecnologie ambientali con indirizzo climatico presso il DISAT dell’Università Bicocca di Milano nel Novembre 2015. Dopo una breve esperienza come insegnate di matematica e scienze presso una scuola secondaria di primo grado, ottiene un assegno di ricerca presso L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della durata di un anno dove si occupa dello sviluppo e mantenimento dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). In fine, nel novembre del 2017 si traferisce all’università LJMU di Liverpool dove inizia un dottorato di ricerca volto a studiare gli effetti dei cicloni extratropicali sulla calotta glaciale Groenlandese. Tale esperienza è accompagnata da costante attività di insegnamento all’interno dell’università dove si occupa di fornire agli studenti le basi di statistica, programmazione e utilizzo di Geographic Information System (GIS) necessari per poter lavorare e gestire dati meteorologici, climatici e ambientali.

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