ClimaNotizie MondoPrimo Piano

Il sistema di circolazione dell’Oceano Atlantico (AMOC) si avvicina al collasso: l’allarme da un nuovo studio

L'AMOC, la circolazione meridiana atlantica di cui fa parte la Corrente del Golfo, potrebbe essere in procinto di collassare, con uno sconvolgimento climatico e implicazioni allarmanti a livello globale

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances, l’AMOC, la circolazione meridiana atlantica di cui fa parte la Corrente del Golfo, potrebbe essere in procinto di collassare, con uno sconvolgimento climatico e implicazioni allarmanti a livello globale come l’innalzamento del livello del mare, temperature in drammatico calo in alcune regioni e in aumento in altre.

L’impatto del collasso dell’AMOC potrebbe essere catastrofico. Secondo lo studio, alcune zone dell’Europa potrebbero subire un crollo delle temperature fino a 30 gradi  nell’arco di un secolo, portando a un clima completamente diverso nel corso di uno o due decenni. I Paesi dell’emisfero meridionale, invece, potrebbero assistere a un aumento del riscaldamento, mentre le stagioni umide e secche dell’Amazzonia potrebbero invertirsi, causando gravi disagi all’ecosistema.

Utilizzando sistemi di calcolo eccezionalmente complessi, gli scienziati hanno trovato un nuovo modo per rilevare un segnale di allarme precoce per il collasso di queste correnti.

La circolazione meridiana atlantica (AMOC) – di cui fa parte la Corrente del Golfo – funziona come un gigantesco nastro trasportatore globale, che porta l’acqua calda dai tropici verso l’estremo Nord Atlantico, dove l’acqua si raffredda, diventa più salata e affonda in profondità nell’oceano, prima di diffondersi verso sud. Le correnti trasportano calore e sostanze nutritive in diverse aree del globo e svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere relativamente mite il clima di gran parte dell’emisfero settentrionale.

Si tratta della circolazione termoalina che coinvolge le acque superficiali e profonde dell’intero oceano. In realtà la Corrente del Golfo rappresenta solo una parte di questo grande sistema, e nello specifico il suo ramo superficiale e settentrionale. Questa circolazione atlantica trae origine all’altezza del Golfo del Messico dalla formazione di una corrente di acque più calde e salate in risalita verso nord: quando raggiungono l’Atlantico settentrionale si raffreddano e di conseguenza vanno più in profondità, per poi tornare a scorrere verso Sud.

Gli scienziati avevano già lanciato diverse volte l’allarme sulla stabilità della circolazione, poiché il cambiamento climatico riscalda l’oceano e scioglie i ghiacci, alterando l’equilibrio tra calore e sale che determina la forza delle correnti. L’AMOC è stato monitorato in modo continuo solo dal 2004 e grazie allo studio di elementi come carote di ghiaccio e sedimenti oceanici è emerso che esso si è interrotto più di 12.000 anni fa in seguito al rapido scioglimento dei ghiacciai. Ora saremmo in una situazione simile.

Questo nuovo studio però rappresenta una “svolta importante“, ha dichiarato René van Westen, ricercatore marino e atmosferico presso l’Università di Utrecht nei Paesi Bassi e coautore dello studio. Gli scienziati hanno utilizzato un supercomputer per eseguire modelli climatici complessi per un periodo di tre mesi, simulando un aumento graduale dell’acqua dolce nell’AMOC – che rappresenta lo scioglimento dei ghiacci, le piogge e il deflusso dei fiumi, che possono diluire la salinità dell’oceano e indebolire le correnti.

Aumentando lentamente l’acqua dolce nel modello, hanno visto l’AMOC indebolirsi gradualmente fino a collassare bruscamente. È la prima volta che un collasso è stato individuato utilizzando questi modelli complessi, il che rappresenta “una cattiva notizia per il sistema climatico e per l’umanità”, si legge nel rapporto.

Lo studio, tuttavia, non fornisce tempistiche per un potenziale collasso. Sono necessarie ulteriori ricerche, ha dichiarato van Westen alla CNN, tra cui modelli che simulino anche gli impatti dei cambiamenti climatici, come l’aumento dei livelli di inquinamento che riscaldano il pianeta.

Gli studi precedenti che avevano individuato il punto di svolta dell’AMOC avevano utilizzato modelli molto più semplici, facendo sperare ad alcuni scienziati che il punto di svolta non potesse essere trovato con modelli più complessi. Questo studio infrange queste speranze, ha affermato Rahmstorf.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

Articoli correlati

Back to top button