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L’inquinamento dei combustibili fossili ha ucciso quasi 9 milioni di persone in un anno: cosa aspettiamo per agire?

Una morte su 5 è provocata dall'inquinamento dei combustibili fossili: ogni anno più vittime degli abitanti di Lazio e Toscana messi insieme

Quasi 9 milioni le persone uccise dall’inquinamento causato dai combustibili fossili solo nel 2018: ogni anno si stima un numero di vittime maggiore del totale degli abitanti di Lazio e Toscana messi insieme.

Se gli effetti dell’inquinamento generato dai combustibili fossili sulla salute umana ci apparivano già tragici – nel 2019 una ricerca aveva stimato che le vittime fossero più di 4 milioni all’anno -, la situazione che si delinea oggi è catastrofica.
Il bilancio effettivo delle vittime dei combustibili fossili è più che doppio rispetto al previsto.

A lanciare l’allarme è uno studio coordinato dalla Harvard University: i ricercatori hanno analizzato i dati relativi al 2018 e hanno portato alla luce una verità raccapricciante. In un solo anno, l’inquinamento provocato dai combustibili fossili ha ucciso quasi 9 milioni di persone. In tutto, superano l’insieme delle vittime di fumo e malaria.

8,7 milioni le morti premature provocate dai combustibili fossili, un quinto di tutte quelle che si sono registrate nel mondo: è un numero un po’ più elevato di quello degli abitanti di Lazio e Toscana messi insieme.
Citata dal Guardian, la coautrice della ricerca Eloise Marais ha ammesso che i risultati hanno sconvolto anche gli stessi scienziati. «Inizialmente abbiamo esitato quando abbiamo ottenuto questi risultati – ha raccontato -, perché sono scioccanti, ma stiamo scoprendo sempre di più sull’impatto di questo tipo di inquinamento», che come spiega la ricercatrice «è estremamente penetrante. Più impatti analizziamo, più ne troviamo».

inquinamento combustibili fossili
Foto: Unsplash

In questo studio, i ricercatori hanno analizzato più nei dettagli l’impatto del particolato PM2.5 che viene rilasciato nell’aria da fonti inquinanti come le centrali elettriche e le automobili. Con un diametro circa 30 volte più piccolo di quello di un capello umano medio, queste minuscole particelle entrano facilmente nel nostro corpo con la respirazione, e quando si depositano nei polmoni possono provocare diversi problemi di salute.

Inquinamento, la Pianura Padana è tra le zone con la più alta mortalità in Europa: i dati e i fattori in gioco

Per la prima volta gli scienziati, collaborando con la NASA, hanno realizzato un modello 3D globale della composizione chimica dell’atmosfera e così hanno potuto analizzare più nel dettaglio le diverse fonti di inquinamento. Questo metodo ha permesso di ottenere una valutazione più accurata, ed è emerso che il tasso di mortalità legato alle emissioni di combustibili fossili è molto più elevato di quanto si pensasse in precedenza. In particolare, i ricercatori hanno analizzato il tasso di mortalità registrato nel 2012 e nel 2018, contando solo le persone di almeno 15 anni, così da valutare come le cose stiano cambiando negli ultimi anni.

George Thurston, esperto di inquinamento atmosferico e salute presso la scuola di medicina della NYU -citato dal Guardian– ha commentato i dati affermando che l’impressionante bilancio delle vittime delineato dalla ricerca potrebbe addirittura essere più basso di quello reale. Tuttavia, sottolinea, «questo nuovo studio rende più chiaro che mai che, quando parliamo del costo umano dell’inquinamento atmosferico o del cambiamento climatico, la causa principale è la stessa: la combustione di combustibili fossili».

Dai risultati è emerso anche che la situazione cambia in modo significativo a seconda delle zone. Naturalmente, i Paesi che sfruttano maggiormente i combustibili fossili sono quelli in cui le conseguenze sulla salute sono più drammatiche: i tassi di mortalità sono più bassi in aree come l’Africa o il Sud America, mentre salgono in modo preoccupante in Europa e negli Stati Uniti. Le zone con la mortalità in assoluto più elevata sono le regioni più inquinate dell’Asia: il 62 per cento delle vittime si stima siano in Cina e in India.

In un anno, i combustibili fossili hanno causato quasi il quadruplo dei decessi attribuiti finora al Covid-19: com’è possibile che si continui a ignorare questa emergenza?

Secondo gli ultimi aggiornamenti resi noti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, a oggi le vittime accertate del Covid-19 sono circa 2,3 milioni.
Per contrastare la drammatica pandemia in corso non abbiamo esitato molto ad adottare tutte le misure necessarie per far fronte all’emergenza sanitaria
(ci mancherebbe! ndr).
Allora perché continuiamo imperterriti a ignorare i segnali di allarme che riguardano l’emergenza climatica e ambientale in atto? I numeri sono più che spaventosi, in termini di vite umane, e ci riguardano da vicino: come hanno denunciato dei rapporti recenti, le polveri sottili fanno strage anche nelle città italianee in particolare in Pianura Padana dove si registra la mortalità più elevata d’Europa legata proprio al PM2.5. Anche gli eventi meteo estremi legati ai cambiamenti climatici stanno uccidendo centinaia di migliaia di persone.

Come sottolinea la dottoressa Eloise Marais, l’impatto di questa emergenza sulla salute è estremamente grave: «abbiamo bisogno di una risposta più immediata». Diversi governi hanno iniziato a stabilire l’obiettivo delle emissioni zero, ma di pratico c’è ancora poco, soprattutto se si pensa ai danni enormi che questa situazione arreca alla nostra salute (e all’economia). «Abbiamo bisogno di più urgenza», conferma Marais.

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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