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Il clima non sarà più “come al solito”: Bruxelles fissa la traiettoria per pianificare il futuro

La Commissione europea ha presentato il suo Quadro per la resilienza climatica. Gli Stati dovranno pianificare con in mente un mondo più caldo di 2 °C nel 2050 e di 3 °C entro il 2100. Non è un obiettivo politico, ma lo scenario di partenza per decidere dove costruire, cosa coltivare e come proteggere le persone.

Nella Comunicazione presentata oggi, 27 ottobre 2026, la Commissione definisce l’estate 2026 una “summer of truth“, facendola passare alla storia come l’estate che ha definitivamente cambiato il tono di Bruxelles sull’urgenza climatica.

Quasi nessuna parte del continente è stata risparmiata: gli incendi hanno devastato circa 700mila ettari e distrutto 12 milioni di tonnellate di raccolti. Il Danubio, il Reno e la Garonna sono scesi a livelli criticamente bassi, con ricadute su trasporti e sicurezza energetica. Il documento non si ferma a contemplare il passato ma aggiunge un avvertimento sulle proiezioni future: quei mesi, i più caldi mai registrati, saranno probabilmente tra i più freschi dei prossimi anni. Anche il costo umano è stato importante. Le stime preliminari parlano di oltre 35mila morti legate al caldo durante le ondate dell’estate, nei paesi che hanno fornito dati, ovvero Austria, Belgio, Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Portogallo.

La novità: una traiettoria di riscaldamento comune

Il cuore del Quadro per la resilienza climatica è la traiettoria di riferimento del riscaldamento globale: +1,5 °C entro il 2030, +2 °C entro il 2050 e +3 °C entro il 2100 rispetto all’epoca preindustriale. Sono le stime che la Commissione ricava basandosi sulle politiche climatiche oggi in vigore nel mondo.

Come interpretare questa traiettoria?

Per prima cosa, la traiettoria non deve essere considerata un obiettivo. L’Ue ribadisce che resta in rotta verso la neutralità climatica nel 2050 e che l’obiettivo di Parigi (ben sotto i 2 °C, con sforzi per 1,5 °C) resta un pilastro. La traiettoria è lo scenario di riferimento con cui valutare i rischi futuri quando si prendono decisioni su politiche, infrastrutture e investimenti.

La traiettoria è da considerarsi globale, ma il documento precisa che l’Europa si scalda a una velocità pari a circa il doppio della media mondiale, quindi sul continente gli effetti saranno più marcati.

La traiettoria è la base di partenza, le valutazioni di rischio più dettagliate dovranno considerare anche la tolleranza al rischio, in altre parole: gli scenari più severi restano da valutare.

Cosa cambia per gli Stati: un piano al posto di quattro

La parte operativa è una proposta di legge, la European Climate Resilience Law. Le sue misure principali:

  1. Un unico piano strategico nazionale sulla resilienza climatica, che sostituisce quattro strumenti oggi separati (strategie e piani nazionali di adattamento, più le parti sull’adattamento dei piani energia-clima e delle strategie di lungo termine). Più semplificazione, meno burocrazia.
  2. Valutazioni del rischio climatico più regolari e armonizzate, così da essere confrontabili tra paesi e coerenti con la valutazione europea.
  3. Responsabili del rischio ben individuati. I governi dovranno dire chiaramente chi risponde della gestione dei rischi climatici in ciascuna politica e a ogni livello.
  4. Uso della traiettoria nelle funzioni pubbliche, in particolare bilancio, pianificazione territoriale e valutazioni d’impatto.
  5. Monitoraggio più semplice. La Commissione valuterà i progressi degli Stati ogni due anni attraverso il Semestre europeo, quindi la resilienza climatica entra a pieno titolo nel dibattito economico e di bilancio.

Un punto di attenzione: la Commissione non impone soluzioni specifiche agli stati membri. Fissa regole comuni di metodo e lascia a Stati, regioni e comuni la scelta delle misure più adatte. Allo stato attuale, la legge è una proposta e dovrà passare dall’esame di Parlamento europeo e Consiglio. La Commissione, intanto, dichiara che applicherà già da oggi l’approccio nelle proprie politiche, e consegnerà il piano strategico dell’Unione nel terzo trimestre del 2028.

Perché conviene? il documento punta molto sull’argomento economico

Le perdite annue da eventi estremi nell’Ue negli ultimi quattro anni sono state di circa 50 miliardi di euro, contro gli 8,6 miliardi del decennio 1980-1989. Le ondate di calore del 2026 hanno un costo stimato in termini di produzione di 113 miliardi di euro l’anno in 30 paesi europei. In agricoltura la perdita media annua è stimata attorno a 28,3 miliardi, con solo il 20-30% assicurato. Nel 2026 la siccità potrebbe portarla fino a 90 miliardi. I fabbisogni di investimento per resilienza e adattamento sono circa 70 miliardi l’anno, con ritorni tipicamente da 2 a 10 volte in perdite e danni evitati.

Dato poco presentato precedentemente ma particolarmente rilevante: il mercato globale delle soluzioni di adattamento è stimato in circa 3,5mila miliardi di euro al 2050.

Gli strumenti: dalla mappa dei rischi all’assicurazione

Il Quadro presentato dalla Commissione è accompagnato da una cassetta degli attrezzi ben fornita, alcuni strumenti sono già in essere, altri da potenziare e altri in fase di lancio.

Lo European Climate Viewer, basato sui dati e sulle proiezioni di Copernicus, traduce la traiettoria in informazioni locali. Permette di esplorare, per esempio, cosa significhi un mondo più caldo di 2 °C nel 2050 per frequenza e intensità delle ondate di calore e per la scarsità d’acqua in paesi, regioni e comuni.

Il Navigator of Climate Resilience Tools, per aiutare cittadini, imprese e amministrazioni a individuare gli strumenti più adatti.

Una piattaforma europea per la resilienza climatica, che col tempo aggiornerà e infine sostituirà Climate-ADAPT. Un Osservatorio sui punti di non ritorno del sistema Terra, che la Commissione intende istituire.

100 territori europei più vulnerabili da individuare, per valutare i rischi e a quale livello vadano gestiti. Le città, dove vive circa il 75% della popolazione, sono in prima linea.

Una Climate Insurance Alliance: storicamente solo circa il 25% delle perdite da catastrofi naturali nell’Ue è assicurato. L’Alleanza, con assicuratori, riassicuratori ed EIOPA, dovrebbe presentare entro fine 2027 le prime misure su diffusione delle polizze, incentivi alla prevenzione e capacità assicurativa.

Un Piano europeo contro le ondate di calore e una nuova iniziativa europea sull’acqua, che arriveranno separatamente.

Il nodo dei soldi

Il Quadro non introduce nuove risorse finanziarie. La Commissione rimanda al prossimo bilancio pluriennale 2028-2034, che prevede di destinare almeno il 35% della spesa a clima e ambiente, adattamento compreso. Altre voci citate nel documento sono il Fondo sociale per il clima (fino a 86,7 miliardi di euro, anche per misure che aumentano la resilienza) e l’impegno della Banca europea per gli investimenti ad allocare almeno 30 miliardi all’adattamento tra il 2026 e il 2030. La Commissione punta anche su incentivi fiscali, appalti pubblici che premiano la resilienza e regole sugli aiuti di Stato più favorevoli.

Resilienza “fin dalla progettazione”

Il principio guida è la resilience by design: pensare un edificio, una rete elettrica, un porto o un campo coltivato già in funzione del clima che avremo nei prossimi decenni, e non intervenire dopo il disastro. Il testo tocca salute (un Osservatorio su clima e salute potenziato), lavoro (possibili norme per proteggere i lavoratori dal caldo estremo nella futura Quality Jobs Act), energia, trasporti, edilizia, agricoltura e gestione delle acque.

Il messaggio politico e di indirizzo agli Stati membri di questa proposta è molto chiaro: mitigare e adattarsi non sono alternative, ridurre le emissioni resta la priorità, ma una parte del cambiamento è già inscritta nel sistema climatico, perché come riassunto nel documento stesso dalla Commissione: non ci sarà più un clima “come al solito”.

 

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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