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Lula, salvata in Amazzonia una foresta grande quanto la Puglia

Le politiche ambientali del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva avrebbero evitato la deforestazione di almeno 20mila chilometri quadrati di Amazzonia dal 2022. È quanto emerge da un'analisi di Carbon Brief, secondo cui la superficie di foresta preservata è paragonabile a quella dell'intera Puglia. Un risultato che mostra quanto le scelte politiche possano incidere sulla tutela degli ecosistemi, anche se la deforestazione resta una minaccia per il futuro della foresta amazzonica.

La deforestazione in Amazzonia è diminuita sensibilmente da quando Luiz Inácio Lula da Silva è tornato alla presidenza del Brasile, nel gennaio 2023. Secondo una nuova analisi pubblicata da Carbon Brief, le politiche ambientali del suo governo avrebbero permesso di evitare la perdita di almeno 20mila chilometri quadrati di foresta rispetto a uno scenario alternativo in cui le norme di tutela forestale non fossero state applicate efficacemente.

Per capire la portata di questo risultato basta guardare all’Italia: 20mila km² corrispondono a una superficie leggermente superiore a quella della Puglia, che si estende per circa 19.500 km². Parliamo quindi di un’area enorme, la cui conservazione ha conseguenze importanti per la biodiversità, il ciclo dell’acqua e gli equilibri climatici globali.

La stima, pubblicata da Carbon Brief il 28 settembre 2026, non rappresenta però un conteggio diretto degli alberi salvati. Si basa sul confronto tra i dati reali sulla deforestazione e un modello che simula cosa sarebbe potuto accadere in assenza di un’efficace applicazione delle leggi di protezione forestale.

Lula e deforestazione: il disboscamento in Amazzonia è più che dimezzato

Per comprendere il cambiamento in corso bisogna tornare agli anni della presidenza di Jair Bolsonaro, che ha guidato il Brasile dal 2019 al 2022. Durante il suo mandato, la deforestazione amazzonica è aumentata e le politiche di tutela ambientale sono state indebolite, anche attraverso una riduzione dell’efficacia dei controlli.

Con il ritorno di Lula alla presidenza, il governo ha ripristinato il piano d’azione contro la deforestazione e rafforzato le attività di vigilanza e contrasto agli abbattimenti illegali. La strategia è stata portata avanti dal ministero dell’Ambiente, guidato da Marina Silva, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a zero deforestazione entro il 2030.

I dati dell’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (INPE) confermano una riduzione significativa della perdita di foresta nell’Amazzonia brasiliana.

Nel 2022, la superficie disboscata era pari a 11.594 km². Nel 2025 è scesa a 5.731 km², secondo i dati consolidati del sistema PRODES, utilizzato per il monitoraggio annuale della deforestazione. Si tratta di una diminuzione di oltre il 50% in tre anni.

Il periodo di riferimento, tuttavia, non coincide con l’anno solare: il dato del 2025 riguarda infatti l’intervallo compreso tra agosto 2024 e luglio 2025.

Anche le rilevazioni satellitari preliminari per il periodo agosto 2025-luglio 2026 indicano una superficie interessata dalla deforestazione più contenuta. Il sistema DETER dell’INPE ha registrato 2.874 km² di area sotto allerta, ma questo dato non è direttamente confrontabile con quelli consolidati del sistema PRODES, perché i due strumenti hanno caratteristiche e finalità differenti.

La tendenza complessiva è comunque significativa: il calo della deforestazione osservato negli ultimi anni coincide con il rafforzamento delle politiche di protezione forestale attuate dal governo Lula.

Crediti: CarbonBrief

Come è stata calcolata la foresta amazzonica preservata

Come spiega Carbon Brief, la stima dei 20mila km² si basa su uno studio scientifico pubblicato nel 2023, che ha utilizzato il modello GLOBIOM-Brazil per valutare il ruolo delle politiche di conservazione forestale nella riduzione delle emissioni del Paese.

I ricercatori hanno confrontato l’andamento osservato della deforestazione con uno scenario alternativo in cui il Codice forestale brasiliano non viene applicato efficacemente. Questa legge impone ai proprietari terrieri di conservare e ripristinare una determinata quota di vegetazione forestale sui propri terreni, con obblighi che variano in base alle caratteristiche delle proprietà e delle aree interessate.

Lo scenario alternativo rappresenta una situazione di debole governance ambientale, simile a quella osservata durante la presidenza Bolsonaro. Non dimostra che cosa sarebbe accaduto con certezza se Bolsonaro avesse vinto le elezioni del 2022, ma permette di stimare quanto l’applicazione delle norme possa incidere sulla perdita di foresta.

Dal confronto emerge che almeno 20mila km² di Amazzonia sarebbero stati preservati grazie alle politiche attuate sotto Lula.

La stima potrebbe essere persino prudente. Aline Soterroni, ricercatrice dell’Università di Oxford che ha guidato lo studio del 2023, ha spiegato a Carbon Brief che il modello ipotizza uno scenario in cui la deforestazione rimane elevata, ma non aumenta ulteriormente. Non considera quindi alcuni possibili effetti di un indebolimento dei controlli, come un’espansione del disboscamento illegale e dell’estrazione mineraria.

È importante, dunque, interpretare correttamente il risultato: non significa che siano stati identificati e conteggiati esattamente 20mila km² di alberi che sarebbero stati abbattuti, ma che questa è la superficie di deforestazione stimata come evitata rispetto allo scenario alternativo considerato dall’analisi.

Perché proteggere l’Amazzonia è fondamentale per il clima

La foresta amazzonica è uno degli ecosistemi più importanti del pianeta. Ospita una biodiversità straordinaria e svolge un ruolo essenziale nel ciclo globale del carbonio e dell’acqua.

Gli alberi e i suoli forestali immagazzinano grandi quantità di carbonio. Quando la foresta viene abbattuta o bruciata, una parte di questo carbonio viene rilasciata nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica, contribuendo al riscaldamento globale.

La deforestazione altera anche il ciclo dell’acqua. Attraverso l’evapotraspirazione, la vegetazione restituisce all’atmosfera una parte dell’acqua assorbita dal suolo, contribuendo alla formazione delle precipitazioni. La perdita di copertura forestale può quindi modificare le condizioni climatiche regionali e aumentare la vulnerabilità di alcuni territori alla siccità e agli incendi.

A questi effetti si aggiungono le conseguenze sulla biodiversità e sulle popolazioni indigene, i cui territori e mezzi di sussistenza dipendono direttamente dalla conservazione degli ecosistemi.

Ridurre la deforestazione significa quindi intervenire su più fronti: contenere le emissioni, proteggere gli habitat naturali e preservare le funzioni ecologiche di un sistema fondamentale per il pianeta.

La deforestazione resta una sfida aperta

Il calo del disboscamento durante la presidenza Lula dimostra che le politiche pubbliche possono incidere concretamente sulla velocità con cui scompare la foresta amazzonica. Tuttavia, i progressi registrati non significano che il problema sia risolto.

Tra le questioni che preoccupano gli esperti c’è il futuro della moratoria sulla soia amazzonica, un accordo volontario con cui le aziende aderenti si impegnavano a non acquistare soia coltivata su terreni disboscati dopo il 2008. Secondo Carbon Brief, il ritiro di importanti commercianti di cereali ha compromesso l’efficacia dell’accordo.

Un altro studio citato nell’analisi stima che la fine della moratoria potrebbe portare a ulteriori 14mila km² di deforestazione entro il 2036. Anche in questo caso si tratta di una proiezione basata su un modello, non di una previsione certa.

Sul futuro dell’Amazzonia peseranno inoltre l’efficacia dei controlli, le pressioni delle attività agricole e minerarie e le decisioni politiche in materia di protezione ambientale. Il governo brasiliano dovrà proseguire gli sforzi per raggiungere l’obiettivo di azzerare la deforestazione entro il 2030, in un contesto in cui gli interessi economici legati all’uso del suolo continuano a esercitare una forte pressione.

L’analisi di Carbon Brief mette in evidenza un punto essenziale: la deforestazione non è un fenomeno inevitabile, ma un processo che può essere rallentato attraverso leggi efficaci, controlli e scelte politiche coerenti.

I 20mila km² stimati, una superficie grande quanto la Puglia, danno la misura di ciò che può essere in gioco quando cambia il modo in cui un Paese protegge le proprie foreste. La sfida, adesso, è consolidare questi risultati e impedire che la tendenza torni a invertirsi.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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