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MilanoPlasticFree: il capoluogo lombardo esemplare nella lotta contro la plastica

Intervista alla Presidente di Legambiente Lombardia, Barbara Meggetto

Un’isola virtuosa in un mare di plastica. È Milano. Il capoluogo lombardo si situa in prima fila nella lotta contro l’inquinamento da materie plastiche. Lo fa a partire da locali, ristoranti, bar e pub cittadini, grazie a una preziosa iniziativa promossa dal Comune insieme a Legambiente Lombardia. MilanoPlasticFree è la campagna nata per promuovere gli esercizi commerciali milanesi che volontariamente decidono di ridurre l’uso degli imballaggi e della plastica usa-e-getta. «Ogni anno – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, con gravi conseguenze sulla vita marina e terrestre. Si tratta soprattutto di oggetti monouso come bottiglie, stoviglie, cannucce e sacchetti: il loro utilizzo dura solo pochi minuti, ma inquinano per sempre». Per questo MilanoPlasticFree, sin dall’inizio, è divenuta un’iniziativa emblematica. Abbiamo direttamente incontrato la Presidente Meggetto, che ci ha spiegato tutti i dettagli del progetto.

Com’è nata l’idea di MilanoPlasticFree?

«MilanoPlasticFree è un’iniziativa molto importante e interessante, promossa dal Comune di Milano all’interno del proprio territorio, dedicata agli esercizi commerciali. Il Comune ha chiesto di fare un’operazione che desse un segnale forte ai cittadini: non utilizzare plastica usa-e-getta all’interno degli esercizi commerciali. Noi l’abbiamo ritenuta sin dall’inizio una proposta molto importante perché dà via a un sistema che va a educare i cittadini: questi ultimi, grazie ad essa, assistono un comportamento virtuoso all’interno di un esercizio pubblico che oggi non sarebbe tenuto a usare materiale usa e getta. La sensibilità dei commercianti può quindi dare un bel segnale a tutti. Per questo abbiamo aderito, e siamo promotori insieme al Comune di questa campagna che mette a sistema ciò che, di virtuoso, si fa all’interno di esercizi commerciali, inserendolo in una rete ben strutturata. Abbiamo un sito dedicato a MilanoPlasticFree dove si può vedere in quale posizione sono collocati gli esercizi commerciali che a Milano non utilizzano plastica usa-e-getta».

Legambiente fornisce un apporto fondamentale all’iniziativa: di che tipo esattamente?

«Si tratta, da una parte, di un apporto contenutistico, perché si va dai commercianti a spiegare importanza di loro gesto, educandoli ad attività ambientalmente sostenibili che hanno un’importanza strategica mondiale. Si fa quindi percepire che non è solo un’iniziativa volta al territorio milanese per renderlo più ecologicamente sostenibile, bensì un’iniziativa sostanziale perché cambia il comportamento in modo più ampio non soltanto dei cittadini ma anche dei turisti che vengono a Milano. Dall’altra parte, si tratta di un’opera di convincimento. I problemi, infatti, non mancano: tra gli esercizi commerciali del centro e quelli della periferia ci sono grandi discrepanze, anche se la volontà è la stessa. In periferia dire non vendere più bottiglie di plastica può essere un problema a causa del mancato guadagno dell’esercizio, nel centro di Milano si adotta un comportamento virtuoso più elevato semplicemente perché si possono ripartire costi su una clientela più ampia. Se vogliamo cambiare la realtà dobbiamo tenere conto che c’è una gradualità che deve essere messa in campo».

I numeri che riguardano l’utilizzo della plastica, ad oggi, sono impressionanti. Ci fa qualche esempio?

«L’Italia attualmente è il primo consumatore di plastica in Europa e secondo al mondo per utilizzo di acqua imbottigliata. Ogni anno consumiamo 206 litri di acqua in bottiglia a testa. Dopo il breve uso, una bottiglia di plastica rimane nell’ambiente per almeno 250 anni. Ognuno di noi consuma ogni anno quasi 2 chili di posate, piatti, bicchieri e cannucce monouso in plastica. Le usiamo per pochi minuti e rimangono nell’ambiente per 50 anni. Ed ecco che, in tal modo, annualmente almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, con gravi conseguenze sulla vita marina e terrestre. Si tratta soprattutto di oggetti monouso come bottiglie, stoviglie, cannucce e sacchetti: il loro utilizzo dura solo pochi minuti, ma, disgregati in frammenti di microplastiche, inquinano per sempre e si ritrovano nell’aria, nell’acqua potabile e in alimenti come il sale e il miele. Dobbiamo per questo limitare l’utilizzo della plastica usa e getta: è una sfida globale e urgente che richiede il contributo di tutti: cittadini, istituzioni e imprese».

Grazie alla sua esperienza sul campo, cosa ci può dire in merito alla sensibilità ambientale in Lombardia?

«Per quanto riguarda questa sensibilità nei confronti dell’ambiente, si potrebbe e si deve fare molto di più: a livello regionale, infatti, non siamo ancora in una situazione ottimale. Milano, invece, sta facendo da capofila su molte iniziative, aprendo la strada e rendendo possibile ciò che molto tempo fa sembrava un tabu, compreso quello della plastica. È una grande città che sta diventando un modello. Abbiamo ancora veramente tanto da mettere in pratica: per fare questo serve molta volontà politica e serve anche dirottare qualche fondo in più sulle questioni ambientali, che sono ormai un elemento trasversale».

Ormai problemi ambientali attraversano l’economia: in che senso?

«Si tratta di problematiche che passano attraverso molteplici settori. Basti pensare all’economia circolare e a quanto può mettere in moto un mercato diverso della plastica. Ricordo che, quando è entrata in vigore la legge contro i sacchetti di plastica, sembrava che dovessero chiudere tutte le aziende del settore: in realtà queste aziende, alla fine, si sono convertite: continuano ad avere una produzione per l’estero e in Italia fanno altro. Questo significa che è possibile avere occhio lungo, guardare oltre, recuperare ciò che di innovativo c’è anche per l’ambiente. Bisogna dare una svolta in versione più globale. Per ottenere buoni risultati, economia, ambiente e sociale devono andare a braccetto: per questo dico che la Lombardia ha ancora molto da fare. La nostra regione deve uscire dal settorialismo sulle tematiche ambientali e leggerle in modo molto più trasversale. In tal modo, non soltanto Milano, ma anche la Lombardia diventerà un prezioso modello in tema di salvaguardia dell’ambiente».

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Anna Maria Girelli Consolaro

Giornalista e conduttrice televisiva, Anna Maria dal febbraio 2010 lavora per Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995). Sin dall’infanzia è profondamente interessata e attratta da tutto quel che riguarda la natura e l’ambiente. Per questo, tra le sue grandi passioni, ci sono gli sport all’aria aperta e i viaggi. La sua attività giornalistica è sempre stata dedicata al settore delle eccellenze italiane e, su questo tema, ha condotto oltre 20 trasmissioni televisive, di cui è stata anche autrice. Moderatrice di convegni e conduttrice di eventi, per circa dieci anni Anna Maria ha scritto sulle pagine venete del Corriere della Sera.

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