Territorio

Micro zone umide e meno cemento contro la siccità: la proposta Nature England

Dopo mesi segnati in tutta Europa da siccità e ondate di caldo interminabili, ci si interroga sulle possibili soluzioni di adattamento e resilienza.
Una proposta arriva da Nature England, ente pubblico del Regno Unito sponsorizzato dal Dipartimento per l’ambiente, che suggerisce agli inglesi di rendere i propri giardini, o piccole parti di essi,  delle micro zone umide per fermare gli effetti della siccità e invertire la perdita di biodiversità.

Le organizzazioni ambientaliste sono d’accordo, raccomandando alle persone di creare piccole paludi che possano aiutare la fauna selvatica e immagazzinare l’acqua.
Ali Morse, responsabile della politica idrica del Wildlife Trusts, ha dichiarato all’Observer: “Ci sono 400.000 ettari di giardini domestici nel Regno Unito – una vasta area che copre molto più di tutte le principali riserve naturali della nazione messe insieme – e hanno un enorme potenziale per affrontare le crisi interconnesse del clima e della natura.

Zone umide: cosa sono?

Le “wetlands” comprendono una vasta gamma di ecosistemi inondati in modo permanente o stagionale. Sono spesso lungo la costa, sotto forma di paludi erbose o foreste di mangrovie, ma possono anche trovarsi più all’interno, come paludi forestali o torbiere dove l’acqua si raccoglie e satura il terreno. Sono spesso alimentate da fiumi e affluenti e contengono laghi.

Sono zone belle dal punto di vista naturalistico ma soprattutto svolgono un importante ruolo in diversi ecosistemi. Oltre a salvaguardare le cose dall’erosione, aiutano a mantenere il microclima, sono fondamentali per la coltivazione del riso, che è l’alimento principale per circa il 20% della popolazione mondiale. Importante è anche il loro ruolo a livello economico con circa 660 milioni di persone che dipendono da pesca e acquacoltura. Mentre le foreste sono spesso descritte come i “polmoni della Terra”, perché sono importanti fonti di ossigeno, le zone umide sono descritte come “i reni”, perché filtrano le sostanze inquinanti a monte.

Giornata mondiale delle zone umide

Il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle zone umide, sempre più minacciate da inquinamento, sviluppo urbano e innalzamento del livello del mare. Sono passati 50 anni da quando è stato creato un trattato internazionale per proteggere le zone umide ma, in tutto il mondo, queste aree stanno ancora scomparendo tre volte più velocemente delle foreste. Il 2 febbraio 1971, infatti, i rappresentanti di 18 nazioni riuniti a Ramsar, in Iran, adottarono la Convenzione sulle zone umide, chiamata anche Convenzione di Ramsar, un trattato volto a conservare le zone umide di tutto il mondo. Ad oggi, 171 Paesi hanno firmato il trattato. Ma dal 1971, più del 35% delle wetlands del mondo sono state prosciugate dalle azioni dell’uomo o perse per l’innalzamento del livello del mare.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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