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Come sarà il mare del futuro? Lo rivela la Posidonia di Ischia

Un nuovo studio italiano ha analizzato gli effetti della acidificazione delle acque sulla pianta marina Posidonia oceanica

Come potrebbe diventare il nostro mare in futuro a causa di una maggiore acidità delle acque? I ricercatori del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza e della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli hanno studiato gli effetti dell’acidificazione sulla pianta marina Posidonia oceanica lungo le coste di Ischia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Marine Mediterranean Science, è molto utile per capire come questo indicatore climatico, in aumento per l’assorbimento di CO2 dall’atmosfera, influisce non solo sullo stato di salute di questa specie, ma sulla funzionalità di interi ecosistemi marini.

La deforestazione, l’uso di combustibili fossili e molte attività umane continuano ad immettere in atmosfera grandi quantità di anidride carbonica. I mari e gli oceani del mondo, per loro natura, tendono ad assorbire la CO2 presente in atmosfera, in parte alleviando gli impatti del cambiamento climatico sul Pianeta. Ma ad un costo: l’anidride carbonica assorbita infatti contribuisce all’acidificazione degli oceani. La CO2, infatti, innesca una serie di reazioni chimiche nel mare che riducono il pH dell’acqua, aumentandone l’acidità che, secondo l’ultimo rapporto della Wmo, dalla rivoluzione industriale ad oggi è aumentata del 26%.

Questa variazione del pH, insieme alle ondate di calore marine, stanno già causando importanti cambiamenti sugli ecosistemi. La maggiore acidità del mare, infatti, può compromettere il ruolo ecologico e le funzionalità di interi ecosistemi.

Laboratori naturali nel mare di Ischia: lo studio

Nello studio sono stati osservati e valutati gli effetti della acidificazione delle acque sulla pianta marina Posidonia oceanica lungo le coste di Ischia, uno degli ecosistemi costieri più ricchi e importanti del Mediterraneo. Qui sono infatti presenti dei laboratori naturali in cui l’acqua viene localmente resa più acida dalla presenza di vents, siti da cui viene emessa CO2 di origine vulcanica. Proprio in questi laboratori naturali i ricercatori hanno studiato la risposta delle specie e degli ecosistemi all’acidificazione marina.

Nei siti di Castello e Vullatura i ricercatori hanno studiato le prateria marine di Posidonia e hanno notato come il ridotto livello di pH influisca negativamente non tanto sulla crescita della pianta (anzi le praterie risultano addirittura più dense nei siti acidificati rispetto a quelli caratterizzati da pH naturali) quanto sull’intero ecosistema associato.

«Abbiamo riscontrato i segni dell’acidificazione nelle foglie, che si presentano significativamente più corte rispetto a quelle che si formano in condizioni di acidità normale. Questo perché – spiega Edoardo Casoli del gruppo Sapienza – i ridotti livelli di pH influiscono sulla comunità epifita che vive sulle foglie della Posidonia, causando, da una parte, la scomparsa di alghe rosse, molluschi, echinodermi e di tutti gli organismi capaci di fissare il carbonato di calcio nei loro gusci e scheletri, e favorendo, dall’altra, l’adattamento di organismi non calcificanti, come alghe brune filamentose, idrozoi e tunicati. Inoltre – aggiunge – abbiamo visto che, in ambienti acidificati, la mancanza degli organismi calcificanti aumenta la vulnerabilità della Posidonia all’erosione del pesce erbivoro Sarpa salpa».

Nello studio sono stati presi in esame anche il numero e la frequenza di morsi delle salpe sulle foglie, confermando che la loro ridotta lunghezza è dovuta a una più intensa attività di pascolo di questi pesci, che trovano in questi siti una risorsa in maggiore quantità e più appetibile.

«Il vantaggio di questi risultati – conclude Giandomenico Ardizzone, coordinatore del team Sapienza – consiste nel fatto che questi siti sono delle vere e proprie “finestre sul futuro” per osservare i possibili scenari ecologici dei mari, sulla base dei valori di pH previsti da alcuni modelli geochimici per il non lontano 2100».

Una ulteriore acidificazione delle acque, del Mediterraneo e non solo, potrebbe dunque innescare un effetto domino sulle specie marine fino a compromettere l’intero ecosistema, con conseguenze economiche e sociali anche importanti.

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Redazione

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