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Cambiamenti climatici e foreste: in Europa dal 2012 è strage di alberi

Lo studio che porta alla luce come l'aumento delle temperature impatti sulla salute degli alberi presenti nelle foreste europee

Uno studio pubblicato su bioRxiv, un archivio online gratuito di articoli in versione preprint dedicato alla biologia e alle scienze della vita, ha evidenziato l’impatto dei cambiamenti climatici, in particolare dell’aumento delle temperature, sulla salute degli alberi presenti nelle foreste europee. La mortalità delle foreste sarebbe aumentata significativamente negli ultimi 25 anni, ponendosi al di sopra della media a lungo termine dal 2012. I dati relativi alla mortalità degli alberi in Europa non mancano, anche grazie a iniziative di monitoraggio come ICP Forests. I conteggi di questo tipo venivano fatti con l’uso di immagini satellitari che non permettono però di distinguere tra alberi morti per cause naturali e alberi abbattuti per farne legname. Jan-Peter George dell’università di Tartu (Estonia) ha aggirato il problema sfruttando proprio il database di ICP Forests che contiene anche i dati di osservazioni fatti sul terreno che permettono di differenziare gli alberi abbattuti da quelli morti a causa della siccità ed escludere alcune specie, come ad esempio il frassino, che sta morendo in grandi quantità a causa di due specifici parassiti.

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“Le foreste europee sono una fonte importante per la produzione di legname, il benessere umano, il reddito, la protezione della biodiversità. Negli ultimi due decenni l’Europa ha sperimentato una serie di siccità eccezionali sia in termini di durata che di intensità che sembrano aver lasciato impronte notevoli nelle dinamiche di mortalità delle foreste europee. Tuttavia le osservazioni sistematiche sul declino degli alberi con attenzione particolare alle singole specie insieme ai dati sulla siccità ad alta risoluzione, sono state finora scarse tanto che approfondimenti sulle dinamiche di mortalità e sulla siccità stanno ancora limitando la nostra comprensione su scala continentale. Abbiamo analizzato più di 3 milioni di osservazioni raccolte negli ultimi 25 anni e abbiamo utilizzato un indice di siccità ad alta risoluzione in grado di valutare l’anomalia dell’umidità del suolo sulla base di un modello di bilancio idrico e di deflusso ogni dieci giorni a livello globale. Abbiamo riscontrato tendenze a un aumento significativo dei tassi di mortalità correlati a una diminuzione dell’umidità del suolo. Un modello lineare generalizzato ha identificato l’anomalia dell’umidità del suolo dell’anno precedente come il fattore più importante nei tassi di mortalità nelle foreste europee. Concludiamo che i modelli di mortalità nelle foreste europee stanno attualmente raggiungendo una preoccupante tendenza all’aumento che potrebbe essere ulteriormente accelerata da siccità di tipo globale”.

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La ricerca ha anche rilevato che non ci sarebbero specie il cui tasso di mortalità è in calando e che alcune sono in condizioni disperate: l’abete rosso, per esempio, ha un tasso di mortalità che tra il 2010 e il 2020 è del 60% superiore a quello che aveva tra il 1995 e il 2009, mentre per il pino silvestre questo valore è del 40%. Gli alberi quindi affondano le loro radici in una terra sempre più secca fatto che determina non solo problemi di mancanza di nutrienti ma indebolisce le piante e le espone a un maggior rischio di parassiti e malattie. Il particolare più preoccupante è probabilmente il fatto che questa situazione si sta ripetendo identica in tutto il continente europeo, anche nelle zone più settentrionali come ad esempio la Scandinavia dove la percezione, anche a livello politico, è che il disseccamento del suolo sia solo una “questione meridionale” e non una catastrofe che sta colpendo tutte le foreste del mondo.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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