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Incendi in Siberia e il concetto di “feedback climatico”

Gli incendi liberano enormi quantità di anidride carbonica, che altera il bilancio energetico terrestre e provoca un aumento della temperatura

I devastanti incendi che nelle ultime settimane si sono sviluppati nelle regioni artiche e in particolare in Alaska, Groenlandia e Siberia, a detta degli esperti del WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) non hanno precedenti in tempi recenti, sia per il loro numero che per l’estensione dei territori interessati: soltanto in Siberia si stima che siano andati in fiamme almeno tre milioni di ettari (una superficie superiore a quella della Sicilia!).

Si teme che proprio negli incendi attivi in Siberia siano coinvolti non solo la vegetazione, ma che stiano bruciando anche gli strati di torba del sottosuolo. In questo caso gli incendi potrebbero durare molto più a lungo e liberare enormi quantità di CO2, oltre agli altri inquinanti.

Incendi in Siberia. Foto false color satellite Sentinel-2

Tra i fattori determinanti nel creare questa drammatica situazione, un posto di rilievo spetta alle notevoli anomalie termiche che si sono registrate negli ultimi mesi alle latitudini artiche, con temperature fino a 10 °C oltre la media. Il persistere di alte temperature infatti modifica le caratteristiche della vegetazione e del suolo, con l’effetto di alimentare le fiamme e favorire così la diffusione degli incendi che periodicamente si sviluppano soprattutto a causa dei fulmini, ma che in passato si estinguevano in tempi più brevi.

Feedback climatico positivo e negativo

Questi eventi ci danno l’occasione di spiegare alcuni meccanismi di retroazione (in inglese feedback) che agiscono nel sistema climatico e in grado di amplificare il riscaldamento globale in atto. Alcuni di questi meccanismi di feedback sono noti da tempo dagli scienziati, ma l’entità delle loro conseguenze sull’andamento climatico è in molti casi ancora oggetto di studio. Nel caso dei vasti incendi considerati, il WMO ha stimato, per il solo mese di giugno, l’emissione in atmosfera di circa 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica, valore che corrisponde alle emissioni totali annuali della Svezia. Tale enorme quantità di CO2 va ad incrementare la concentrazione in atmosfera del principale gas ad effetto serra, producendo inevitabilmente un aumento del riscaldamento in atto. Una conseguenza del Global Warming (gli incendi) è quindi in grado di agire sulle cause (la concentrazione di CO2), amplificando il riscaldamento e innescando un pericoloso circuito (loop).

Con una terminologia più precisa, si definiscono feedback climatici quei processi in grado di amplificare o ridurre gli effetti di una forzante climatica. Nel nostro esempio la forzante è l’aumento della concentrazione di CO2, che altera il bilancio energetico terrestre e provoca un aumento della temperatura. Un feedback che accresce il riscaldamento iniziale è detto “feedback positivo” (nel nostro caso l’emissione di CO2 prodotta dagli incendi). Un feedback che riduce il riscaldamento iniziale è detto invece “feedback negativo“.

Schema di feedback relativo alla fusione del ghiaccio del Mar Artico
Schema di feedback relativo alla fusione del ghiaccio del Mar Artico

Un ulteriore esempio di feedback climatico positivo è il feedback “ghiaccio-albedo”, che si verifica quando la fusione di uno strato di ghiaccio lascia scoperto un altro tipo di superficie: l’acqua dell’oceano nel caso della calotta glaciale artica o la roccia nel caso di un ghiacciaio alpino. La nuova superficie (acqua o roccia) è meno riflettente rispetto al ghiaccio (cioè ha un minore albedo) e quindi assorbe molta più radiazione solare, con un conseguente aumento della temperatura che a sua volta favorirà una maggiore fusione del ghiaccio.

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Flavio Galbiati

Flavio Galbiati è un meteorologo che ha iniziato la sua attività al Centro Epson Meteo nel 1999. Si è Laureato in Fisica, con indirizzo in Fisica dell'Ambiente-Atmosfera, all'Università degli Studi di Milano. Ha ottenuto l’Attestato di Competenza come Meteorologo Aeronautico in conformità alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (WMO) e il Certificato di competenza come Meteorologo rilasciato da Dekra in conformità alle raccomandazioni WMO. Dal 2002 al 2015 ha condotto le rubriche meteo televisive all'interno dei notiziari delle reti Mediaset (TG5, Tg4, Studio Aperto e TGCom24).

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