CoDeC: il nuovo strumento italiano che misura (e previene) i danni dell’erosione costiera
ENEA, CNR e ISPRA presentano un modello capace di calcolare i costi economici e ambientali della perdita di spiaggia. Il primo test in Calabria rivela numeri impressionanti
In Italia, ogni anno la costa si ritira: non è solo una questione di paesaggio o di turismo, è un problema di infrastrutture, di economia e di sicurezza. Negli ultimi 50 anni abbiamo perso circa 40 milioni di m² di spiaggia; questa enorme superficie equivale a circa 5.600 campi da calcio standard scomparsi nel nulla. Un patrimonio che sparisce sotto l’azione del mare, dell’urbanizzazione e di opere di difesa spesso mal progettate.
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CoDeC, lo strumento per dare numeri concreti
ENEA in collaborazione con CNR e ISPRA, ha sviluppato uno strumento pensato per dare numeri concreti a questo fenomeno. Si chiama CoDeC (Calcolo del Degrado Costiero), l’innovativo mezzo che consente di stimare gli impatti economici e ambientali dell’erosione costiera, prendendo in considerazione evoluzione delle spiagge, presenza di infrastrutture e dinamiche dei sedimenti. Non si tratta però un semplice software di monitoraggio: il modello calcola i volumi di sabbia necessari per i ripascimenti degli arenili e quantifica i costi delle opere di difesa o di ripristino.

Il caso del litorale di San Lucido
Il primo banco di prova è stato il litorale calabrese di San Lucido, in provincia di Cosenza. Tra il 1954 e il 2018 dall’analisi delle ortofoto e dei dati satellitari, i ricercatori hanno calcolato una riduzione della superficie della spiaggia emersa di oltre il 60%. Un dato impressionante, legato sia all’espansione urbana sia alle opere di difesa rigida che hanno interrotto il naturale trasporto dei sedimenti. I risultati dei test sono contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista Land il 22 aprile 2026.

Storicamente l’area è in erosione già dalla fine dell’800 in concomitanza con la costruzione della linea ferroviaria su strette terrazze costiere, esposte al moto ondoso e all’instabilità dei versanti. Nel tempo questo ha causato danni alle infrastrutture e impatti socioeconomici significativi culminati nell’evento del 1985, con la compromissione della linea ferroviaria, esposta direttamente all’azione delle mareggiate. Sulla base di questi dati, il modello CoDeC ha stimato un costo di circa 12,5 milioni di euro per il ripascimento di circa 540.000 m³ di sedimenti, mentre per la manutenzione ne occorrerebbero circa 300.000 l’anno.

“San Lucido è un caso emblematico per studiare le ripercussioni dell’erosione sulle infrastrutture e i possibili effetti a cascata sull’interruzione di servizi essenziali” ha sottolineato Maurizio Pollino, responsabile del Laboratorio ENEA Analisi e modelli per le infrastrutture critiche e i servizi essenziali.

“Gli impatti ambientali e socioeconomici dell’erosione costiera sono spesso difficili da quantificare e mancano metodologie standardizzate. Lo strumento che abbiamo sviluppato si è dimostrato efficace nella stima dei danni e dei costi degli interventi di protezione e ripristino. Grazie alla sua semplicità e versatilità, può essere applicato in contesti diversi, supportando tecnici e amministrazioni nella gestione del rischio costiero in uno scenario di crescente pressione climatica” queste le parole del primo autore dello studio Sergio Cappucci, ricercatore ENEA del Dipartimento Sostenibilità.

CoDeC nasce proprio per superare questo approccio “a pezzi”. Integra dati storici di ortofoto, informazioni sulle infrastrutture e dinamiche sedimentarie. In prospettiva, i ricercatori intendono arricchirlo con modelli di machine learning, monitoraggio in tempo reale e capacità di calcolo ad alte prestazioni, così da estenderlo a scala nazionale e trasformarlo in uno strumento di supporto decisionale per amministrazioni e tecnici.

Il caso di San Lucido conferma quanto la perdita di spiaggia non comprometta solo il valore ricreativo della costa, ma anche la sua capacità di funzionare da barriera naturale contro l’azione del mare.
“Spiagge, dune e praterie di Posidonia oceanica svolgono naturalmente un servizio di protezione costiera da mareggiate e inondazioni gratuito finché conserviamo questi sistemi con interventi compatibili. Quando invece l’uso della costa si sbilancia verso infrastrutture e insediamenti, il costo della protezione diventa alto e spesso insostenibile per le realtà locali. Per questo il ripascimento delle spiagge, un approccio di ingegneria ‘soft’ che consiste nel deposito periodico di sabbia compatibile con quella originaria, potrebbe essere, in alcuni casi, una strategia efficace” ha spiegato Emiliana Valentini, ricercatrice di Cnr-Isp.

Le spiagge non sono solo un bene turistico
Il messaggio è chiaro: le spiagge non sono solo un bene turistico. Sono barriere naturali gratuite contro mareggiate e inondazioni. Quando le sostituiamo con infrastrutture e opere rigide, il costo della protezione diventa alto e spesso insostenibile. Il ripascimento “soft”, se fatto con sabbia compatibile e in modo programmato, può essere in molti casi una soluzione più efficace e meno invasiva. Con CoDeC l’Italia si dota di uno strumento concreto per affrontare uno dei rischi più sottovalutati del cambiamento climatico. Non più solo descrivere l’erosione, ma misurarla, prevederla e, soprattutto, decidere dove e come intervenire con la consapevolezza dei costi reali.