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Il Fondo Italiano per il Clima, cos’è?

Presentato alla COP27 l’impegno dell’Italia per la Finanza Climatica globale: da 460 milioni l’anno si passerà a 840 milioni di euro con un piano quinquennale, un totale di 4,2 miliardi al 2026

Già annunciato con la legge di Bilancio 2022 e presentato lunedì 7 novembre al Padiglione Italia della COP27, il Fondo Italiano per il Clima ha l’ambizione di aumentare il contributo italiano alla finanza climatica. Quasi un raddoppio rispetto ai soldi messi a disposizione annualmente fino ad ora: da 460 milioni l’anno si passerà a 840 milioni di euro con un piano quinquennale e, quindi, un totale di 4,2 miliardi di euro al 2026. Questi soldi verranno mobilitati tramite prestiti, finanziamenti in fondi, garanzie, e ogni anno 40 milioni saranno finanziamenti diretti a fondo perduto. Al totale potranno aggiungersi eventuali altre risorse da terze parti (privati) nel corso del tempo. Un passo in avanti, che ci fa avvicinare (ma purtroppo non di molto) alla giusta quota che spetta all’Italia in base alle nostre emissioni storiche di gas serra, per cui il conto da pagare sarebbe di 4,7 miliardi di dollari l’anno (paghiamo dunque il 18% del totale che ci spetta).

A cosa serve il Fondo Italiano per il Clima?

Entrando brevemente nello specifico, le possibili azioni che può intraprendere il Fondo sono elencate al comma 489 (Art. 1 Legge di bilancio 2022) e sono:
assumere capitale di rischio mediante fondi di investimento o di debito o fondi di fondi, o altri organismi o schemi di investimento, anche in forma subordinata se l’iniziativa è promossa o partecipata da istituzioni finanziarie di sviluppo bilaterali e multilaterali o da istituti nazionali di promozione;
concedere finanziamenti, diretti o indiretti mediante istituzioni finanziarie, anche in forma subordinata se effettuati mediante istituzioni finanziarie europee, multilaterali o sovranazionali, istituzioni nazionali di promozione o fondi multilaterali di sviluppo;
rilasciare garanzie, anche di portafoglio, su esposizioni di istituzioni finanziarie (incluse istituzioni finanziarie europee, multilaterali e sovranazionali, nonché altri soggetti terzi autorizzati all’esercizio del credito), di fonti multilaterali di sviluppo e di fondi promossi o partecipati da istituzioni finanziarie di sviluppo bilaterali e multilaterali e da istituti nazionali di promozione;
erogare misure a fondo perduto, secondo il comma 491 che stabilisce la quota del fondo, pari a non più di 40 milioni di euro a partire dal 2022 e agli oneri e alle spese di gestione in carico al Fondo;
fare interventi in co-finanziamento con istituzioni finanziarie europee, multilaterali, sovranazionali e con fondi multilaterali di sviluppo è consentito dal comma 492, modificato dal Senato, per includervi la possibilità di co-finanziamento anche con istituti nazionali di promozione.

Il Fondo Italiano per il Clima costituirà il contributo al fondo globale da 100 miliardi all’anno (promessi alla COP15 di Copenhagen, nel 2009, e mai raggiunti!) per aiutare i paesi emergenti a svilupparsi in modo sostenibile, con strategie di mitigazioni, tecnologie a basso impatto ambientale e azioni di adattamento. Questi soldi saranno quindi utilizzati per sostenere soggetti sia pubblici che privati su interventi “volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’ambito degli accordi internazionali sul clima e tutela ambientale ai quali l’Italia ha aderito” specifica la legge di Bilancio 2022. Finora non ci sono state specifiche sulla suddivisione del fondo tra azioni di adattamento e di mitigazione.

Chi gestirà il Fondo Italiano per il Clima?

A gestire il Fondo italiano per il clima sarà il Gruppo CDP (Cassa Depositi e Prestiti) che – per riassumere – potrà erogare finanziamenti diretti e indiretti, co-finanziare interventi insieme ad organizzazioni internazionali, e assumere capitale di rischio senza l’acquisizione diretta di quote azionarie.

Cos’è Cassa Depositi e Prestiti?

Cassa Depositi e Prestiti è una delle principali istituzioni finanziarie d’Italia, con una storia profondamente intrecciata allo sviluppo economico e sociale del nostro paese: nata le 1850, aveva la funzione di raccogliere depositi – ovvero i risparmi – degli italiani per finanziare le infrastrutture nazionali, affiancando gli enti locali per la realizzazione di scuole e ospedali. Nei decenni ha subito una profonda trasformazione: oggi è una società per azioni controllata per circa l’83% dal Ministero dello Sviluppo Economico e per circa il 16% da Fondazioni Bancarie, il restante con proprie azioni.

Roma, via Goito, sede centrale della Cassa Depositi e Prestiti. Author Lalupa – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en

La principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie è costituita dal risparmio postale italiano (ovvero strumenti finanziari, buoni o libretti, emessi da CDP, garantiti dallo Stato). Il principale impiego delle risorse finanziarie è rappresentato dai prestiti verso lo Stato e le amministrazioni locali, dall’investimento nel capitale di rischio di imprese italiane che operano anche all’estero e dalla partecipazione in progetti immobiliari, infrastrutturali e finanziari ritenuti strategici per lo sviluppo dell’economia nazionale.

La lunga storia di CDP, in breve

La Cassa Depositi e Prestiti è nata addirittura prima del Regno d’Italia, con la funzione di custodire i “Depositi” in un “luogo di fede pubblica“. Con l’Unità incorporò le casse degli altri Stati italiani, e nel 1875 creò i libretti di risparmio postale, mentre i buoni fruttiferi arrivarono nel 1924. Da più di 170 anni la Cassa è, quindi, contemporaneamente la cassaforte dello Stato e il luogo ritenuto più sicuro per tanti risparmiatori italiani, piccoli e piccolissimi. Il suo ruolo non si esaurisce qui: fin dal principio è stata la protagonista dell’ammodernamento dell’Italia, contribuendo come braccio finanziario dello Stato alla realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche, attraverso i finanziamenti concessi agli Enti locali. Nel 2003 è poi diventata una società per azioni, con un processo che ha portato CDP a diventare anche ente finanziatore di imprese private.

Serena Giacomin

Fisica, con specializzazione in Fisica dell’Atmosfera. Meteorologa certificata di Meteo Expert, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima. Conduce le rubriche meteo in onda sui canali Mediaset e tramite le principali radio nazionali. Oltre alle attività di analisi previsionale, è impegnata nel Progetto Scuole per portare meteo e clima tra i banchi dei bambini e dei ragazzi. Autrice del libro ‘Meteo che Scegli, Tempo che Trovi’.

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