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Clima, allarme degli scienziati: «andiamo nella direzione sbagliata». Dobbiamo fare molto di più per evitare effetti catastrofici

L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha pubblicato il rapporto United in Science 2022: il punto della situazione e quello che serve fare

È allarme clima: «stiamo andando nella direzione sbagliata». Ce lo dicono gli scienziati che hanno partecipato alla redazione del rapporto multi-agenzia, coordinato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, United in Science 2022. E avvertono: senza un’azione molto più ambiziosa, gli impatti fisici e socioeconomici del cambiamento climatico saranno sempre più devastanti.

«La scienza del clima è in grado di dimostrare in modo sempre più efficace che molti degli eventi meteorologici estremi che stiamo vivendo sono diventati più probabili e più intensi a causa del cambiamento climatico indotto dall’uomo», ha detto il segretario generale dell’OMM, il prof. Petteri Taalas. «Lo abbiamo visto ripetutamente quest’anno, con effetti tragici».

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Clima, lo scenario è già spaventoso

Gli ultimi sette anni sono stati i più caldi mai registrati. 
Le concentrazioni di gas serra continuano a salire a livelli record. Dopo un temporaneo per lo stop imposto dalla pandemia, i tassi delle emissioni generate dall’uso dei combustibili fossili sono tornati a salire e hanno già superato i livelli pre-pandemia.

C’è una probabilità del 48% che, durante almeno un anno nei prossimi 5, la temperatura media annuale si spingerà temporaneamente di 1,5°C al di sopra della media 1850-1900.
Con l’aumento del riscaldamento globale, rischiamo di raggiungere presto dei “punti di non ritorno” nel sistema climatico.

Per saperne di più:

I punti di non ritorno della crisi climatica sono sempre più vicini

Il numero di disastri meteorologici, climatici e legati all’acqua è già aumentato di cinque volte negli ultimi 50 anni, causando perdite giornaliere per 202 milioni di dollari.

Gli impatti socioeconomici della crisi climatica si stanno già facendo sentire, e continueranno a crescere nei prossimi anni. Le più colpite saranno le fasce più vulnerabili della popolazione.

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Crediti: Organizzazione Meteorologica Mondiale – WMO

Cosa dobbiamo fare?

Molto più di quello che stiamo facendo adesso, e perfino di quello che abbiamo promesso di fare in futuro.

Se continuiamo con le politiche attuali senza cambiare rotta, infatti, si stima che nel corso del secolo la temperatura media globale aumenterà di ben 2,8 gradi rispetto ai livelli preindustriali (con una probabilità del 66 per cento). Se si agisse in modo concreto attuando pienamente gli impegni presi andremmo comunque incontro a un riscaldamento di circa 2,5 gradi.

Serve rafforzare le azioni di mitigazione, ovvero le misure volte a salvaguardare il clima e contrastare l’aumento delle temperature con un calo – e poi una eliminazione – delle emissioni di gas serra.
«I nuovi impegni nazionali di mitigazione per il 2030 mostrano alcuni progressi verso la riduzione delle emissioni di gas serra, ma sono insufficienti», spiegano gli scienziati. «L’ambizione di questi nuovi impegni dovrebbe essere quattro volte superiore per essere sulla strada giusta per limitare il riscaldamento a 2 gradi e sette volte superiore per arrivare in linea con l’obiettivo di 1,5 °C».

Dobbiamo fare molto di più anche sul fronte dell’adattamento, necessario a far fronte agli effetti della crisi climatica che non possiamo più evitare.
Tra le misure più importanti in questo ambito ci sono i sistemi di allerta precoce, fondamentali per salvare vite umane e ridurre le perdite e i danni. Meno della metà dei paesi nel mondo ha segnalato l’esistenza di sistemi di allerta precoce multirischio (MHEWS), con una copertura particolarmente bassa in Africa, nei paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
A livello internazionale, una delle massime priorità è garantire che tutti sulla Terra siano protetti da MHEWS nei prossimi cinque anni. Ma perché questo avvenga saranno necessari importanti finanziamenti e una proficua collaborazione tra diversi attori.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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