“Un Solo Mare”: a Roma 5 giorni di iniziative volte a ripensare il nostro rapporto con l’oceano
Un festival per ricordarci una verità elementare: c’è un solo mare e da come lo tratteremo dipenderà la salute del Pianeta e delle generazioni che verranno
Da ieri e fino a domenica15 febbraio 2026, l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, ospita la prima edizione di “Un Solo Mare”, un festival inedito prodotto dalla Fondazione Musica per Roma che pone al centro il mare come bene comune globale, sistema vitale e soprattutto risorsa da proteggere con urgenza. Il titolo non è casuale; non esistono “mari” separati, c’è un solo mare, un unico grande oceano che collega tutti i continenti, regola il clima, produce circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe un’enorme quantità di CO₂.

Una cultura del mare consapevole e sostenibile
Questo sistema unico è oggi in crisi profonda: surriscaldamento, acidificazione, deossigenazione, plastica, pesca intensiva, perdita di biodiversità. Il festival sceglie di non limitarsi a descrivere il problema ma di costruire una cultura del mare consapevole e sostenibile, capace di trasformare la conoscenza in azione concreta. In programma in queste 5 giornate incontri dove si parla di scienza, responsabilità e creatività. L’Auditorium diventa una piattaforma multidisciplinare: conferenze, lectio magistralis, panel scientifici, mostre fotografiche, laboratori per famiglie, scuole, spettacoli, installazioni e momenti di narrazione si alterneranno per raccontare il mare da angolazioni diverse ma complementari.

I temi centrali della sostenibilità
• Cambiamenti climatici e oceano: il ruolo del mare come regolatore del clima e le conseguenze del suo riscaldamento (innalzamento del livello del mare, eventi estremi, migrazione di specie)
• Biodiversità marina: la crisi delle specie e degli habitat (praterie di posidonia, barriere coralline, cetacei, pesci migratori)
• Economia blu sostenibile: come sviluppare turismo, pesca, acquacoltura, energia rinnovabile dal mare senza comprometterne la salute
• Inquinamento da plastica e microplastiche: soluzioni circolari, innovazione nei materiali, riduzione alla fonte
• Tecnologie per il monitoraggio e la tutela: droni marini, sensori, satelliti, intelligenza artificiale al servizio della scienza oceanica
• Educazione e cittadinanza attiva: come coinvolgere le nuove generazioni nella protezione del mare
Particolare attenzione è riservata alle zone costiere, sempre più sotto pressione per urbanizzazione selvaggia, erosione, subsidenza e turismo di massa. Il messaggio è chiaro: non si può salvare il mare senza ripensare il nostro modo di abitare la terraferma.
Protagonisti e voci autorevoli
Il festival ospita ricercatori di enti come ISPRA, ENEA, CNR, rappresentanti del Cluster Tecnologico Nazionale Blue Italian Growth che riunisce una rete di eccellenza composta da università, enti di ricerca, aziende ed enti pubblici che operano nel settore della blue economy, velisti oceanici come Giovanni Soldini e Alessandra Sensini che portano la testimonianza diretta di chi il mare lo vive ogni giorno, fotografi subacquei, documentaristi, scrittori e artisti che hanno fatto del mare il proprio linguaggio. Non mancano momenti simbolici: l’esposizione dedicata alla nave scuola Amerigo Vespucci, incontri sulla Marina Militare come soggetto attivo nella tutela ambientale marina, laboratori hands-on per bambini e ragazzi.
Perché “Un Solo Mare” è importante proprio ora
Nel 2026 siamo a metà strada rispetto agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 (in particolare SDG 14 – Vita sott’acqua) e i report più recenti ci dicono che stiamo perdendo la partita: il 90% delle grandi specie pelagiche è in declino, il 2025 è stato l’anno più caldo mai registrato anche per gli oceani, la plastica continua a entrare negli ecosistemi marini a ritmi insostenibili. In questo contesto un festival come “Un Solo Mare” non è solo un evento culturale: è un tentativo di creare coscienza collettiva e di dimostrare che la transizione verso un rapporto sostenibile con il mare è possibile, a patto che scienza, istituzioni, imprese, scuole e cittadini lavorino insieme.
