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Addio a Robert Redford, l’icona di Hollywood che ha difeso il pianeta per 40 anni

Robert Redford, leggenda del cinema e attivista ambientale, si è spento a 89 anni. Dalla fondazione del Redford Center alla petizione contro le politiche climatiche di Trump, fino al discorso all’Onu: la sua eredità va oltre il grande schermo, segnando decenni di impegno per la sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico.

Il mondo del cinema e dell’ambientalismo piangono la scomparsa di Robert Redford, morto all’età di 89 anni. Oltre a essere una delle stelle più amate di Hollywood, Redford ha dedicato oltre quarant’anni della sua vita alla difesa del pianeta, diventando un punto di riferimento per la crisi climatica e la conservazione ambientale. Il suo impegno, iniziato alla fine degli anni Ottanta, ha attraversato generazioni, influenzando politica, cultura e società civile.

L’inizio dell’attivismo: Denver 1989 e la chiamata all’azione

L’impegno di Redford per l’ambiente nasce nel 1989, durante una conferenza a Denver dove ascolta per la prima volta scienziati parlare di riscaldamento globale. Quell’incontro segna una svolta: Redford capisce che il tempo per agire è adesso. «Quando c’è qualcosa che puoi fare, è meglio che tu agisca. Subito», racconta in un’intervista a Rolling Stone Italia. Da quel momento, la protezione del clima diventa una priorità nella sua vita, ben oltre i confini di Hollywood.

Dalla petizione anti-Trump al discorso all’Onu: la voce dell’ambiente

Redford non ha mai avuto paura di schierarsi. Nel 2017, durante la prima amministrazione Trump, diventa testimonial di una petizione promossa dalla Natural Resources Defense Council (NRDC), una delle più grandi associazioni ambientaliste del Nord America. La petizione denuncia il ritiro dall’Accordo di Parigi, la cancellazione del Clean Power Plan e l’aumento delle trivellazioni petrolifere, definendo l’agenda di Trump «disastrosa» per il futuro del pianeta. Nel 2015, davanti alle Nazioni Unite a New York, Redford lancia un appello accorato: «La vostra missione è salvare il mondo prima che sia troppo tardi. C’è un’urgenza assoluta e il destino del mondo è in bilico». Le sue parole risuonano ancora oggi, in un’epoca di emergenza climatica.

Il Redford Center e il cinema come strumento di cambiamento

Nel 2005, insieme al fratello James, Redford fonda il Redford Center, organizzazione non profit dedicata alla produzione di film sull’impatto ambientale. Il centro nasce a Sundance, Utah, e unisce narrazione e azione concreta. Tra i suoi progetti più celebri, il documentario Fighting Goliath (2008), che racconta la battaglia di cittadini texani contro la costruzione di centrali a carbone. Il film contribuisce a bloccare oltre 200 nuovi impianti negli Stati Uniti, dimostrando il potere del cinema attivista. Nel 2009, il centro si sposta in California, ampliando la sua influenza sulla cultura ambientale americana.

L’eredità accademica: il centro al Pitzer College

L’impegno di Redford non si ferma al cinema. Nel 2012, il Pitzer College di Claremont, California, gli dedica un centro di informazione e trasformazione ambientale. La struttura nasce in una regione particolarmente colpita dal riscaldamento climatico, con l’obiettivo di formare nuove generazioni di attivisti e ricercatori. Il centro rappresenta un ponte tra mondo accademico, arte e protezione dell’ambiente, riflettendo la visione olistica di Redford.

Da Hollywood alla difesa del pianeta: un’eredità senza confini

Robert Redford lascia un’eredità unica: non solo film indimenticabili, ma una vita spesa per la difesa della natura e la lotta alla crisi climatica. Il suo messaggio è chiaro: ognuno può e deve fare la differenza. La sua storia dimostra che l’arte, la cultura e l’attivismo ambientale possono camminare insieme, ispirando milioni di persone in tutto il mondo. Oggi più che mai, il suo esempio invita a non rimandare: il tempo per agire è adesso, perché il futuro del pianeta dipende dalle scelte di oggi.

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