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Maggio 2020: per l’Italia un mese molto caldo e secco

Temperatura a livello nazionale di 1 grado sopra le medie. Un quarto di piogge in meno rispetto alla norma

Dopo il Final Warming stratosferico compiutosi nel mese di aprile, in maggio il Vortice Polare troposferico ha subito una notevole frammentazione che ha reso decisamente caotica la circolazione atmosferica sull’emisfero boreale. Gli effetti sull’area euro-mediterranea sono stati molteplici. Si sono verificati notevoli scambi meridiani di masse d’aria: poderose discese di aria artica che hanno determinato notevoli anomalie termiche negative fra Scandinavia e Paesi orientali, ma anche risalite altrettanto poderose di aria molto calda nord-africana che hanno dato origine a nuovi record di temperatura massima nel Sud Italia e nei Paesi sud-orientali. Hanno preso forma anche situazioni di blocco della circolazione atmosferica a causa della persistenza di strutture anticicloniche sui Paesi occidentali e settentrionali: queste condizioni hanno prodotto dei record sulle Isole Britanniche, in particolare in Inghilterra dove il mese di maggio è stato il più soleggiato e secco della serie storica. In generale, possiamo dire che Maggio 2020 è stato per l’Italia un mese molto caldo e secco.

Maggio 2020: per l’Italia un mese molto caldo e secco. Per quanto riguarda la temperatura, l’anomalia nazionale è stata di +1°C

In Italia la temperatura media su scala nazionale è rimasta sopra la media per quasi tutto il mese, scendendo sotto i valori normali solo negli ultimi giorni quando il blocco anticiclonico sull’Europa settentrionale ha favorito la discesa di aria fredda da nord-est. Maggio 2020: per l’Italia è stato dunque un mese molto caldo e secco. A conti fatti l’anomalia è stata di +1°C sopra la media del trentennio 1981-2010 che, pur non rappresentando un dato di spicco nell’ambito della serie storica degli ultimi 60 anni (si pone al 10° posto), contribuisce a mantenere il 2020 nel ristretto gruppo degli anni più caldi della storia recente con uno scarto di +1.2°C nei primi 5 mesi. Le regioni che hanno sperimentato l’anomalia mensile più ampia sono state più che altro quelle occidentali, meno esposte alle correnti fresche nord-orientali: al Nord-Ovest e in Sicilia lo scarto è stato di +1.3°C; +1.4°C al Centro, in cui hanno pesato soprattutto le regioni tirreniche, e in Sardegna; a queste regioni si aggiungono anche Campania e Calabria, ma con uno scarto complessivo per il Sud pari a +0.9°C. Il Nord-Est non si è scostato eccessivamente dalla norma (+0.2°C di anomalia) con addirittura dei valori inferiori alla media in Friuli Venezia Giulia.

Il picco del caldo si è verifcato tra il 14 e il 16 maggio a causa dell’arrivo di aria di origine sahariana

Il picco del caldo, anzi il doppio picco, si è verificato intorno alla metà del mese, più esattamente nei giorni 14 e 16 quando la massa d’aria sahariana, in combinazione coi venti di scirocco, ha dato vita due giornate record, in particolare il giorno 16 quando Palermo P.R. ha raggiunto 39.9°C che rappresenta non solo il valore più elevato di quella stazione meteorologica nel mese di maggio (ha superato il suo precedente record di 39.4°C raggiunto solo due giorni prima), ma anche il nuovo record nazionale di maggio, superando il precedente primato di 39.4°C osservato a Trapani e Pantelleria. Nello stesso giorno un altro record mensile è stato ritoccato fra le stazioni della rete ufficiale; si tratta dei 30.6°C raggiunti a S. Maria di Leuca, due decimi digrado più elevati della sua precedente massima assoluta. Anche il trimestre primaverile è stato mediamente più caldo della media (+0.8°C di anomalia) con gli scarti più ampi ancora una volta nei settori più occidentali, in particolare al Nord-Ovest (+1.1°C) e in Sardegna (+1.2°C). Il dato stagionale, pur rimanendo lontano dai valori più estremi della serie storica rilevati nell’ultimo ventennio, si inserisce perfettamente nell’ambito del trend multi-decennale che vede primavere sempre più calde e, come riportato di seguito, sempre meno piovose.

Maggio 2020: un mese molto caldo e secco
L’anomalia termica in Italia relativamente al mese di maggio 2020

Il mese di maggio si è concluso con un deficit di precipitazioni pari a quasi un quarto del quantitativo normale

Nonostante il transito di 12 perturbazioni, alcune delle quali piuttosto intense, il mese di maggio si è concluso con un deficit di precipitazioni pari a quasi un quarto del quantitativo normale, più esattamente del -23% dovuto principalmente alla diffusa carenza di piogge al Centro-Nord e in Sicilia (-22% al Nord-Ovest, -32% al Nord-Est, -31% al Centro, -30% in Sicilia). Già ad aprile, d’altra parte, era mancato un terzo della pioggia. Al Sud il deficit pluviometrico sul versante tirrenico e ionico è stato controbilanciato dagli abbondanti accumuli sul versante adriatico che, complessivamente per queste regioni, hanno determinato un leggero surplus pari a +8%. Stesso bilancio di +8% anche in Sardegna, anche in questo caso determinato da una distribuzione disomogenea di aree che hanno visto quantitativi superiori e inferiori alla media. Anche il trimestre primaverile, nel suo complesso, mostra un’anomalia pluviometrica negativa; un marzo piovoso seguito da un aprile e un maggio meno piovosi della norma hanno determinato un deficit stagionale pari a -11% che, pur non rappresentando uno scarto notevole, si inquadra nel trend a lungo termine che vede una progressiva diminuzione delle precipitazioni primaverili.

Al Centro-Nord gli accumuli totali di pioggia sono risultati nettamente inferiori alla media

Malgrado ciò, è interessante notare come il mese di maggio sia l’unico nell’ambito del trimestre che non evidenzi una precisa tendenza riguardo le precipitazioni totali. A differenza di marzo e aprile che stanno evidentemente diventando sempre meno piovosi rispetto al passato. Il dato stagionale scaturisce dalla combinazione di due situazioni sostanzialmente differenti fra il nord e il sud del Paese. Da una parte, al Centro-Nord, gli accumuli totali di precipitazione sono risultati nettamente inferiori alla media (-18% al Nord-Ovest, -25% al Nord-Est, -17% al Centro), mentre dall’altra parte, al Sud e Isole, ha piovuto sensibilmente di più della norma (+12% al Sud, +19% in Sicilia, +20% in Sardegna). Più significativo è, invece, il bilancio da inizio anno che vede un preoccupante -32%, ossia circa 25 miliardi di metri cubi di acqua in meno rispetto alla norma, questa volta distribuito quasi uniformemente in tutto il territorio. Particolarmente grave è stato il deficit di gennaio e febbraio, un po’ meno ampio quello di aprile e maggio, intervallati da un solo mese, marzo, con precipitazioni superiori alla media.

Maggio 2020: per l'Italia un mese molto caldo e secco
L’anomalia delle precipitazioni nel mese di maggio 2020

In Europa il mese di maggio è stato più freddo della media, con un’anomalia negativa di 0,3°C. Nel mondo, invece, è stato il maggio più caldo della serie storica

Per quanto riguarda il continente europeo il mese di maggio è stato più freddo della media (-0.3°C di anomalia) a causa dei notevoli scarti negativi fra Scandinavia e Paesi orientali dove hanno dominato le correnti fredde nord-occidentali. Sull’Europa occidentale, invece, la persistenza di figure anticicloniche accompagnate da masse d’aria calda hanno determinato anomalie termiche positive. Ma non sufficienti a controbilanciare quelle di segno opposto sull’altro versante del continente. A livello globale, infine, arriva un altro dato considerevole: secondo le elaborazioni del Copernicus Climate Change Service si è trattato del maggio più caldo della serie storica con +0.63°C di anomalia rispetto alla media 1981-2010 che oltrepassa il precedente record del maggio 2016. Ancora una volta notevoli sono le anomalie, anche oltre i 10°C sopra la media, rilevate su parte della Siberia. Sebbene di minor entità, anche in Alaska e parte dell’Antartide.

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Simone Abelli

È meteorologo presso il Centro Epson Meteo – Meteo Expert dal 1999. Nel 1995 consegue la laurea a pieni voti in Fisica con una tesi sull’analisi statistica delle situazioni meteorologiche legate agli eventi alluvionali che hanno interessato l’Italia. Dal 1996 al 1998 svolge attività di ricerca nell’ambito del progetto europeo MEDALUS sul problema della desertificazione nel Mediterraneo. Dal 2008 al 2015, diviene uno dei meteorologi di riferimento delle reti televisive Mediaset. Principali pubblicazioni: “Il clima dell’Italia nell’ultimo ventennio” e “Manuale di meteorologia”.

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