ClimAttivistiIniziativeSostenibilità

Si avvicina il Tembaine Desert Rally. L’intervista ad Alessandro Bettini

Un modello innovativo di evento che unisce l’adrenalina dell’avventura alla responsabilità ecologica: lo sport diventa un atto di cura verso il Pianeta e le persone

Manca circa un mese e mezzo alla partenza del Tembaine Desert Rally, la gara di e-bike in programma dal 23 al 30 novembre 2025 nel cuore del deserto tunisino. Non si tratta di semplici pedalate ma di un’avventura nel deserto che corre verso la sostenibilità: “Lasciare un’impronta positiva e duratura” è il motto degli organizzatori che si traduce in iniziative come piantumazioni di palme nelle oasi, workshop su energie rinnovabili per i residenti, utilizzo di fonti rinnovabili, materiali riciclati e investimenti importanti in tecnologie innovative per il riciclo in loco… ma c’è ancora tanto altro.

Foto di Gigi Soldano

Ho avuto la possibilità di intervistare Alessandro Bettini, mente e cuore del progetto. Di seguito domande e risposte

Sei la mente e il cuore del Tembaine. Com’è nata questa idea?

L’idea è nata da un cortocircuito creativo tra due passioni che mi accompagnano da sempre: l’amore per il deserto e l’ossessione per l’innovazione. Dopo tanti anni nel mondo delle moto, mi sono chiesto: possibile che le tecnologiche e-bikes e l’avventura possano convivere, anzi fondersi, in un’esperienza autentica? Così è nato il Tembaine Desert Rally: non una semplice gara ma un’autentica esplorazione di luoghi dove l’uomo, la natura e la tecnologia si confrontano e si contaminano. È un progetto che ha il passo lento della consapevolezza, ma anche il battito forte di chi non vuole restare fermo.

Alessandro Bettini

Da appassionato di moto, alle bici. Cosa ti ha spinto a cambiare?

Il motore termico ha segnato un’epoca. Ma oggi, più che mai, credo che la vera sfida non sia andare “più veloce” ma andare più in profondità, il rombo della moto è eccitante ma il “fattore silenzio” mentre pedali in quelle vastità ti fa calare in una dimensione quasi mistica… senti solo il tuo respiro ed il sibilo del vento e…. la mente vola! La bici elettrica ti permette di farlo: sei parte del paesaggio, non lo attraversi semplicemente. Con l’ebike ho riscoperto un modo più essenziale di viaggiare, più rispettoso e più silenzioso. È un mezzo che ti mette in discussione, ti fa sentire ogni metro, ogni salita, ogni granello di sabbia. Non è una rinuncia. È una rivoluzione.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tembaine Desert Rally (@tembaine.desertrally)

Il Tembaine non vuole “conquistare” il deserto ma dialogare e fondersi con esso

La sostenibilità dell’evento è una condicio sine qua non. Cosa rappresenta per te?

Per me la sostenibilità non è un’etichetta ma una responsabilità. Organizzare un evento in un ecosistema come quello sahariano significa prendere posizione: o lo fai con rispetto assoluto, o è meglio non farlo. Abbiamo costruito tutto attorno a questo principio: energia da fonti rinnovabili, materiali riciclati, gestione avanzata dei rifiuti e una costante riflessione su come impattiamo non solo a livello ambientale, ma anche sociale. Il Tembaine non vuole “conquistare” il deserto, ma dialogare e fondersi con esso.

Il deserto del Sahara è un ecosistema stupendo ma molto fragile. Cosa pensi di potergli regalare?

Sinceramente, credo sia il deserto a regalarci qualcosa, ogni volta. Noi possiamo solo restituire, in piccola parte, quello che riceviamo: visibilità, consapevolezza, rispetto. Lo facciamo attraverso azioni concrete, come la costruzione di un pozzo nel villaggio di El Mida, dove l’acqua è ancora un bene raro. Inoltre, all’insaputa dei partecipanti, abbiamo preso una quota da ogni singola iscrizione per contribuire ad una iniziativa della Onlus BAMBINI nel DESERTO che tra poco sveleremo, anzi ostenteremo affinché altri si uniscano alla causa. Vogliamo lasciare un’impronta positiva, non solo metaforica. E se anche solo un partecipante torna a casa cambiato – più attento, più empatico – allora è un regalo che il deserto ha fatto anche a lui.

Il rispetto reciproco è la base

Come si approcciano le popolazioni locali? So che cercate di coinvolgerle in maniera attiva.

Le popolazioni locali non sono comparse di un film d’avventura: sono protagoniste. Ci aiutano a costruire i percorsi, a scegliere le soste, a raccontare il territorio. Coinvolgiamo guide, cuochi, autisti, medici, fisioterapisti e anche giovani studenti. In cambio cerchiamo di offrire formazione, valorizzazione delle loro competenze e opportunità concrete di crescita, senza forzature né folclore. Il rispetto reciproco è la base: loro ci insegnano il deserto, noi portiamo visibilità e nuove reti. È uno scambio vero.

Tembaine Desert Rally 2024

Siamo alla seconda edizione. Com’è andata nel 2024?

La prima edizione è stata una scommessa, oggi posso dire molto riuscita. 50 partecipanti, un formato tutto da inventare, logistica da rally vero e tanta emozione. Ci aspettavamo imprevisti e invece abbiamo trovato un’energia collettiva rara: tra i riders, tra lo staff, tra i locali… chiunque l’abbia vissuta potrà dirti quale clima di armonia si era creato. Abbiamo capito che il format funziona, che l’esperienza è autentica e che c’è spazio per crescere, mantenendo i nostri valori. Tutti, al ritorno, ci hanno detto: “Mi avete cambiato qualcosa dentro”. Ho ricevuto telefonate da mogli sconosciute che mi ringraziavano per aver restituito loro un marito nuovo, migliore. E questo vale più di mille numeri.

Tembaine Desert Rally 2024

“Let the Desert Set You Free” è il motto dell’evento. Come lo hai vissuto sulla tua pelle?

In mille modi diversi. Nel silenzio che ti induce ad ascoltarti. Nel sudore che ti obbliga a spogliarti di ogni maschera. Nel piacere di aiutare un compagno in difficoltà che poi a cena viene ad offrirti il suo dessert. Nel buio del campo, quando l’unica luce è quella delle stelle e capisci quanto sei piccolo, ma anche quanto puoi fare, se sei connesso agli altri. “Let the Desert Set You Free” non è uno slogan: è una prospettiva a cui tendere. E quando torni a casa, ti accorgi che qualcosa in te è rimasto là. Ed è la parte più vera.

“Pensavo di venire a fare una gara. E invece ho fatto un viaggio dentro di me”

Il Rally è anche un laboratorio umano e culturale. Cosa hai osservato nei partecipanti dopo una settimana in Tunisia?

Quello che accade dopo una settimana nel deserto è difficile da spiegare, ma facile da riconoscere negli occhi di chi c’è stato. I partecipanti arrivano con mille aspettative: la sfida, la prestazione, l’adrenalina. Ma dopo qualche giorno succede qualcosa. I tempi rallentano, le maschere cadono, le distanze si accorciano. Si crea un senso di comunità che non è scontato. Non importa se sei un campione o un amatore: la fatica, il silenzio, la condivisione di una tenda… mettono tutti sullo stesso piano. Molti riders mi hanno detto: “Pensavo di venire a fare una gara. E invece ho fatto un viaggio dentro di me”. Sono soddisfazioni! Il deserto ha questa forza: non ti lascia indifferente. Ti svuota, ma solo per riempirti di altro. E chi torna, spesso cambia prospettiva anche sulla vita quotidiana.

Alessandro Bettini

Come immagini il futuro del Tembaine?

Lo immagino come una carovana in movimento, capace di crescere senza perdere la sua anima. Vorrei che il Tembaine restasse una gara per chi ama l’avventura agonistica vera, ma che fosse anche una piattaforma culturale e ambientale capace di generare impatto reale. Non ti nascondo che la mia ispirazione è da sempre lo spirito dakariano del fondatore Thierry Sabine…. ovviamente quello delle origini, ben diverso dall’attuale sul quale preferisco astenermi dal commentare… Abbiamo già in mente:
di coinvolgere ricercatori e università per studiare il territorio
di ampliare il progetto solidale del pozzo a El Mida con altre micro-infrastrutture utili
 magari un giorno, portare questo format in altri deserti del mondo, mantenendo il legame con le comunità locali e con i temi della sostenibilità

Non vogliamo diventare un evento “di massa”. Vogliamo diventare un riferimento per chi crede che lo sport possa essere anche un atto di cura verso il Pianeta e le persone.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

Articoli correlati

Back to top button