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Serve una decarbonizzazione della politica monetaria. La denuncia di Greenpeace: la BCE sostiene i giganti di gas e petrolio

Da un nuovo studio emerge che il sistema di garanzie della Banca Centrale Europea favorisce implicitamente le società di combustibili fossili e altre aziende altamente inquinanti. Serve cambiare la politica monetaria dell'istituzione, avvertono gli ambientalisti, ed è possibile farlo

Anche la finanza dovrebbe schierarsi dalla parte del clima ma finora, denuncia Greenpeace, si sta verificando il contrario. Sotto accusa in particolare la BCE, che secondo uno studio si basa su un sistema di garanzie che contrasta con gli obiettivi definiti dall’Accordo di Parigi e dal Green Deal europeo. Dall’analisi, frutto del lavoro congiunto di Greenpeace, New Economics Foundation (NEF), SOAS University of London, University of the West of England e University of Greenwich, emerge che il sistema di garanzie della Banca Centrale Europea «favorisce le società di combustibili fossili e altre società ad alta intensità di carbonio in modo sproporzionato rispetto al loro contributo all’occupazione nell’Unione Europea e alla produzione diretta di beni e servizi». Nel complesso, denuncia New Economics Foundation, «le società ad alta intensità di carbonio emettono il 59 per cento delle obbligazioni che la BCE accetta come garanzia, mentre il loro contributo complessivo all’occupazione e al PIL è inferiore, rispettivamente, al 24 e al 29%».

Il sistema di garanzie della BCE, al centro dell’attuazione dell’intera politica monetaria dell’istituzione, rappresenta il quadro delle regole attraverso cui la banca centrale “inietta” denaro nel sistema bancario.
Quando la BCE presta liquidità al sistema bancario accetta come garanzie degli asset finanziari, ovvero tutto ciò che può essere scambiato sul mercato finanziario, come i titoli di stato o le obbligazioni delle aziende.
Se teniamo conto del fatto che le condizioni a cui la banca centrale accetta tali garanzie inviano un segnale importante ai mercati finanziari privati, appare chiaro che tale politica ha effetti a catena significativi, in grado di influenzare anche le condizioni monetarie e finanziarie dell’economia in generale.

Clima finanza
Unsplash/Mika Baumeister

Attualmente la BCE incoraggia implicitamente le società di combustibili fossili ad attingere sempre più ai mercati obbligazionari e, come sottolinea New Economics Foundation, è necessario che la politica monetaria della BCE, e più in generale il settore della finanza, si riallineino con gli obiettivi del Green Deal europeo per una transizione che sia più giusta, dal punto di vista di clima e ambiente, ma anche da quello sociale.

Perché questo avvenga, lo studio propone tre diversi scenari secondo i quali l’istituzione europea potrebbe tagliare i titoli obbligazionari legati al settore dei combustibili fossili, dell’industria ad alta intensità energetica, dei trasporti ad alta intensità di carbonio e di utilities dell’energia fossile.

Come riporta Greenpeace, nel primo scenario la BCE potrebbe aggiustare gli “haircuts” – ovvero il “taglio” che applica sui titoli obbligazionari che le vengono dati in garanzia – in base all’impronta climatica dell’azienda in questione, in modo da ridurre l’importo che le banche possono ricevere in prestito quando forniscono come garanzia le obbligazioni di aziende inquinanti.
Nel secondo scenario, oltre a quanto previsto nel primo, gli ambientalisti propongono di escludere le obbligazioni legate ai combustibili fossili.
Nell’ultimo e più ambizioso scenario, si suggerisce che la BCE possa escludere la grande maggioranza delle obbligazioni emesse dalle multinazionali del gas e del petrolio, riducendo così di oltre il 70% l’intensità di carbonio delle obbligazioni societarie nel quadro delle garanzie collaterali.

«La crisi climatica continua ad avanzare – avverte Greenpeace – e non possiamo permetterci di aspettare troppo tempo per rendere più verdi alcune operazioni che possono invece cambiare velocemente, allineando anche il mondo della finanza al contrasto ai cambiamenti climatici». Nella giornata di ieri l’associazione ambientalista è scesa in campo direttamente a Francoforte, dove gli attivisti sono planati sui tetti della Banca Centrale Europea con dei parapendii e hanno esposto uno striscione con la scritta “Basta finanziamenti ai killer del clima”.

Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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