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La crisi climatica sta cambiando gli uragani, rendendoli più intensi e pericolosi

L’uragano Ida ha raggiunto il suolo statunitense, sferzando la zona di New Orleans con una potenza perfino superiore a quella del terribile uragano Katrina, che ha messo in ginocchio la città nel 2005.
Tra gli aspetti più sorprendenti relativi al ciclone c’è l’impressionante rapidità con cui l’uragano Ida ha acquisito intensità, trasformandosi nel giro di poche ore in un mostro di categoria 4 e spazzando New Orleans con raffiche a oltre 240 km orari e piogge torrenziali.

Uragano Ida: venti a 240 km/h, inondazioni e distruzione in Louisiana. La situazione

Il trend è ormai evidente: i fenomeni estremi di questo tipo stanno diventando sempre più intensi con il passare degli anni, e secondo gli esperti c’entra la crisi climatica. D’altronde è da decenni che gli scienziati lanciano allarmi sull’estremizzazione dei fenomeni meteo provocata dal riscaldamento globale, e tra ondate di caldo letali e alluvioni senza precedenti questa estate 2021 sembra aver scaraventato il nostro emisfero in quello che, almeno finora, rappresenta l’apice di questa escalation.

Per quanto riguarda gli uragani, sono diversi gli aspetti su cui influisce la crisi climatica: di recente sono stati sintetizzati sul New York Times dalla giornalista Veronica Penney.

Il primo è quello dell’intensità: le tempeste si sviluppano sugli oceani, resi sempre più caldi dal cambiamento climatico, e come spiegano gli scienziati un uragano viene alimentato con più energia dall’acqua calda. Di conseguenza dobbiamo fare i conti con venti sempre più forti e devastanti, responsabili della distruzione di edifici, dell’abbattimento delle linee elettriche e anche di inondazioni costiere, rese a loro volta più probabili e pericolose anche dall’innalzamento del livello del mare.

Tra gli aspetti degli uragani influenzati dalla crisi climatica c’è anche la quantità di pioggia. Diventando più calda, infatti, la nostra atmosfera è in grado di contenere una maggiore quantità di vapore acqueo: secondo gli esperti, per ogni grado in più l’aria riesce a trattenere circa il 7 per cento in più di acqua. Una delle conseguenze è proprio l’aumento delle quantità di precipitazioni rilasciate dalle tempeste.

Un altro cambiamento che è stato osservato negli uragani degli ultimi anni riguarda la loro velocità, che è diminuita. Nel 2018 uno studio ha rivelato che negli Stati Uniti gli uragani erano divenuti più lenti del 17 per cento dal 1947.
Le cause sono ancora da chiarire, ma secondo gli scienziati c’entra ancora una volta l’emergenza clima: tra le ipotesi avanzate dagli esperti ci c’è un rallentamento della circolazione atmosferica globale o delle correnti. Le conseguenze sono serie, com’è facile intuire: se un uragano è lento insiste più a lungo sulla stessa zona, provocando piogge più abbondanti e disastri maggiori.

A causa della crisi climatica, le tempeste hanno anche una portata più ampia e sono in grado di raggiungere località che prima non avevano a che fare con fenomeni di questo tipo. I cicloni stanno infatti colpendo anche zone al di là dei tropici raggiungendo le medie latitudini, e si teme che con l’avanzare del riscaldamento globale saranno sempre più a rischio le aree a latitudini più elevate.

Il cambiamento climatico sta “spostando” i cicloni tropicali

Un altro elemento che sta cambiando negli uragani è la velocità con cui acquisiscono forza: è sempre più frequente che le tempeste si intensifichino in modo rapido e perfino improvviso.
È quanto emerso anche da uno studio del 2017 che ha analizzato le tempistiche con cui i cicloni acquistano intensità: nei casi che si sono verificati tra il 1976 e il 2005 era raro che le tempeste si intensificassero così rapidamente da veder aumentare la velocità del vento di 70 miglia all’ora (circa 112 km/h) o più nelle 24 ore precedenti al landfall, mentre di recente è accaduto con maggiore frequenza. Secondo le stime degli esperti questo fenomeno si verificava con una probabilità di circa una volta al secolo nel periodo analizzato, mentre si prevede che entro la fine di questo secolo tempeste di questo tipo potrebbero formarsi anche una volta ogni 5 o 10 anni.
Si tratta di un aspetto estremamente importante anche per la sicurezza delle persone: se un uragano di categoria 1 raggiunge la categoria 4 nel giro di poche ore è difficile allertare in tempo gli abitanti della zona colpita ed evacuarli.

Tutti gli aspetti che stanno rendendo i fenomeni sempre più estremi e pericolosi appaiono destinati a estremizzarsi ulteriormente nei prossimi anni, parallelamente all’aumento delle temperature: anche per questo è fondamentale agire subito non solo per contrastare la crisi climatica, ma anche per adattarsi alle sue conseguenze ormai inevitabili.

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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