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Overshoot Day 2022: Qatar e Lussemburgo con la peggiore impronta ecologica

In un mondo sempre più pesantemente minacciato da una grave crisi climatica e dalle conseguenze devastanti che il cambiamento climatico sta causando a livello globale, sia in termini economici che umani, la minaccia più grande per l’uomo è… l’uomo stesso.

OvershootDay 2022: Qatar e Lussemburgo con la peggiore impronta ecologica del pianeta
Con i suoi cattivi comportamenti, con il suo scarso rispetto per l’ambiente che lo circonda e per le generazioni che a breve arriveranno dopo di lui, con le sue ipocrisie e le sue indifferenze, con la sua avidità di soldi e di potere, con i suoi finti perbenismi e le sue false promesse circa il reale interesse di abbassare la febbre di un mondo al collasso, l’unico aspetto dell’uomo “moderno” che emerge è l’egoistico e incontrollabile desiderio di sfruttare al massimo le risorse di un pianeta che, anche nel 2022, finiranno molto prima di quanto dovrebbero.

Non a caso si parla di impronta ecologica, ovvero dell’impatto più o meno rilevante che il nostro stile di vita determina sulla Terra. Potremmo definirlo come il nostro passaggio sul mondo, un passaggio più o meno pesante a seconda di quante risorse naturali consumiamo giorno dopo giorno nell’arco di un anno per sostenere le nostre abitudini quotidiane.
In altre parole, l’impronta ecologica indica la quantità di superficie terrestre e acquatica biologicamente produttive che servirebbero ad un singolo individuo per produrre tutte le risorse che consuma e assorbire i rifiuti o le emissioni che produce. Nel bilancio ecologico di una nazione, questa impronta rappresenta “le spese”.

Il Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale no-profit impegnata nella promozione di stili di vita più sostenibili, sostiene la visione di un mondo in cui l’umanità operi nel rispetto del “budget ecologico” del pianeta, spinta da un reale e consapevole atto di volontà e programmazione strategica, e non determinata da una crisi mondiale, in modo che tutti prosperino nei limiti naturali della Terra.

Questa organizzazione ci spiega che l’impronta ecologica include le aree biologicamente produttive necessarie a produrre cibo, fibre e legname che la popolazione di quel Paese consuma, ad assorbire i materiali di scarto (come le emissioni di CO2) prodotti per generare l’energia che un Paese utilizza e a sostentare le infrastrutture che il Paese realizza.

Qui il link per calcolare l’impronta di ognuno di noi:

 

Crediti National Footprint Network

La biocapacità è invece la capacità degli ecosistemi di “far fronte” alle nostre esose richieste e rigenerare le risorse che chiediamo per vivere, mangiare, produrre energia, assorbire i nostri gas inquinanti. Nel bilancio ecologico, la biocapacità rappresenta “le entrate”.

Come l’impronta ecologica, anche la biocapacità è espressa in ettari globali (gha): si calcola, in pratica, la superficie di pianeta necessaria a fornire tutto ciò che una persona richiede alla natura per il cibo, le fibre e il legno consumati, le aree occupate dalle infrastrutture urbane, le piante necessarie ad assorbire la CO2 che emettiamo.

Da queste “entrate” e da queste “uscite” si ricava il cosiddetto “Overshootday” ovvero il giorno in cui si è superato il limite, in cui abbiamo consumato l’intera dispensa messa generosamente a disposizione dalla natura e partire dal quale siamo ufficialmente a debito.
Più è alta la nostra impronta ecologica, più l’oveshoot day calcolato a partire dal 1° gennaio di ogni anno arriva prima: quindi…più la Terra è a rischio!
L’impronta ecologica è l’unico strumento di misura attualmente in grado di confrontare la domanda di risorse di individui, governi e imprese con la capacità di rigenerazione biologica della Terra. Ogni singolo Paese di questo pianeta genera una propria impronta ecologica, che rispecchia perfettamente le proprie abitudini sociali ed economiche e soprattutto la propria inclinazione verso un sistema economico basato sull’efficienza energetica e sulla sostenibilità ambientale.

Per questo motivo ogni Paese ha un diverso overshoot day, proprio perché non tutti i Paesi hanno la stessa biocapacità o impronta ecologica. Se la domanda di risorse ecologiche di un certo Paese supera la sua offerta di biocapacità, il Paese ha un deficit ecologico e un overshoot day più precoce.

Secondo i dati del Global Footprint il Paese con l’Overshoot Day più precoce nel 2022 (potremmo definirlo “ il peggiore della classe”) è il Qatar, per il quale l’evento si è verificato il 10 febbraio. Segue subito a ruota uno dei Paesi più piccoli ma più ricchi del Pianeta: il Lussemburgo, dove l’overshoot day è previsto il 14 febbraio. Un triste primato se pensiamo che stiamo parlando di uno Stato di appena 632.000 abitanti, con una superficie di soli 2.586 Km2 (poco più piccolo della nostra Valle d’Aosta) e con il prodotto interno lordo più alto del mondo (nell’ultima classifica stilata dal FMI il Qatar si colloca “solo” all’ottavo posto, l’Italia è al 28°).

Per l’Italia la data fatidica sarà il 15 maggio: da quel giorno saremo a debito nei confronti del sistema biologico terrestre (fonte: National Footprint Network)

L’overshootday di un Paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come gli abitanti di questo Paese: se, per esempio, dal primo gennaio di quest’anno tutti noi avessimo seguito lo stile di vita del Lussemburgo, l’unico amore che non potremmo festeggiare il giorno di San Valentino sarebbe quello nei confronti della Terra, perché l’avremmo già spremuta tutta, come un limone.
Un Paese, il Gran Ducato del Lussemburgo, incastonato nel cuore dell’Europa occidentale, in quel terzo mondo ultra civilizzato e tecnologico, le cui ridotte dimensioni, il numero esiguo di abitanti e le elevate disponibilità economiche avrebbero dovuto negli anni trasformarlo in un esempio di grande virtuosismo eco-sostenibile, da esportare e riprodurre molto più in grande in tutto il mondo. Ma la realtà dei fatti, purtroppo, è un’altra.

L’Earth Overshoot Day viene calcolato dividendo la biocapacità del pianeta per l’impronta ecologica dell’umanità (la domanda dell’umanità per quell’anno), moltiplicando il risultato ottenuto per il numero di giorni di un anno (365):
(Planet’s Biocapacity / Humanity’s Ecological Footprint) x 365 = Earth Overshoot Day
Le misure di impronta ecologica e di biocapacità globali vengono calcolate ogni anno dal National Footprint and Biocapacity Accounts (NFA). Utilizzando le statistiche dell’ONU, questi conti incorporano i dati più recenti e la metodologia contabile più aggiornata (i conti dell’impronta ecologica e della biocapacità globali edizione 2021 inglobano dati fino al 2017). In genere vi è un ritardo di 3 o 4 anni tra l’ultimo anno di dati e il presente a causa del complesso e lungo processo di reporting effettuato dalle Nazioni Unite.

Dunque, per mantenere una coerenza tra gli ultimi dati riportati e la scienza, le misure dell’impronta ecologica globale riferita a tutti gli anni passati dal 1961 (il primo anno in cui i dati sono disponibili) vengono ricalcolate ogni anno, quindi le misure di ogni anno condividono una serie di dati comuni e lo stesso metodo di calcolo. Le date annuali dell’Earth Overshootday sono ricalcolate di conseguenza.
Per stimare l’Earth Overshootday del 2022 (al momento ancora non disponibile), l’impronta ecologica e la biocapacità sono “now-castate” all’anno corrente usando i dati più recenti da fonti aggiuntive, come il Global Carbon Project.
Ad oggi resta complicato stabilire l’impatto che la pandemia ha avuto e sta ancora avendo sull’impronta ecologica e sull’overshootday, dal momento che gli eventi si stanno ancora svolgendo in modo piuttosto imprevedibile e i dati su questi cambiamenti sono ancora in fase di raccolta.

Quello che possiamo constatare è che, nel 2020, a causa del Coronavirus, la data dell’Earth Overshootday si era spostata in avanti di 3 settimane rispetto al 2019. Ciò in conseguenza delle chiusure nazionali e dell’eccezionale rallentamento dell’attuale modello economico, in particolare grazie alla riduzione delle emissioni di CO2 e alla minore deforestazione nel mondo.

Purtroppo, questa tendenza al ribasso è solo temporanea. Se l’economia riprenderà ai ritmi pre-pandemici, l’Earth Overshootday continuerà ad avanzare un po’ di più ogni anno. I pacchetti di stimolo economico che si stanno confezionando in tutto il mondo devono rappresentare una grande e imperdibile opportunità per i governi di cambiare il sistema attuale e andare verso un’economia circolare.

Ogni anno, l’Earth Overshoot Day segna il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali possono rinnovare nel corso dell’intero anno. Dal giorno del sovrasfruttamento della Terra fino alla fine dell’anno, l’umanità andrà ad accrescere il proprio deficit ecologico con la Terra. Tale deficit è aumentato costantemente da quando il sovrasfruttamento ecologico è iniziato, ovvero a partire dai primi anni ’70.
Da allora la data dell’Earth Overshootday è stata in costante aumento. Nel 1970, cadeva il 30 dicembre. Nel 1996 era tre mesi prima, il 30 settembre, e nel 2019 era quasi cinque mesi prima, il 29 luglio.
Nel 2021, l’Earth Overshoot Day è caduto il 26 luglio. A partire da quella data, l’umanità ha vissuto oltre la capacità del pianeta ed è entrato negli ultimi cinque mesi del 2021 in un deficit di risorse.

Il calcolo dell’Earth Overshoot Day 2020 riflette il calo iniziale dell’uso di risorse nella prima metà dell’anno a causa dei lockdown indotti dalla pandemia. Tutti gli altri confermano un costante aumento di risorse durante il corso dell’anno (fonte: National Footprint Network)

Attualmente l’umanità utilizza il 60% in più di quanto si possa rinnovare: è come se, mediamente, sfruttassimo le risorse di 1,6 pianeti Terra. Ma l’Italia, con l’overshootday previsto il prossimo 15 maggio, riesce a fare anche peggio: se tutti vivessero con i nostri ritmi, occorrerebbero 2,72 Terre per soddisfare le esigenze dell’intera popolazione terrestre.
Storicamente, l’impronta ecologica italiana lievita soprattutto per la produzione di cibo e per i trasporti. Se vogliamo spostare un po’ in avanti la data, cioè prolungare il numero di giorni in un anno in cui viviamo in equilibrio con il pianeta, occorrerà lavorare per rendere più sostenibili questi due settori.

Negli ultimi 2 anni 8 miliardi di persone si sono trovate unite dalla comune esperienza della pandemia, realizzando quanto le vite di ciascuno siano interconnesse. Tuttavia, non possiamo ignorare la profonda disuguaglianza delle nostre società né le tensioni sociali, economiche e politiche che sono state esacerbate da questo disastro globale. Mettere il concetto di rigenerazione delle risorse da parte del pianeta al centro dei nostri sforzi di ricostruzione e recupero può aiutare a correggere sia gli squilibri nella società umana che il nostro difficile rapporto con il pianeta.

Rino Cutuli

Rino Cutuli è laureato in Scienze Ambientali e si è specializzato in Meteorologia Applicata. Da febbraio 2005 lavora come Meteorologo presso Meteo Expert. Nel settembre del 2011 pubblica il suo primo libro dal titolo "Rosso di sera..." dedicato ai proverbi e modi di dire sul tempo, inserito nella collana meteo Alpha Test. Nel giugno del 2013 consegue l’attestato di competenza “Meteorologo Aeronautico”, rilasciato da ENAC secondo la normativa WMO vigente. Da settembre 2014 insegna Meteorologia presso l'Istituto Tecnico Aeronautico A. Locatelli di Bergamo. Nel febbraio del 2017, infine, consegue la qualifica di Meteorologo professionista.

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