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Economia, Biden scommette sul clima: «così si creano posti di lavoro»

Il presidente USA Joe Biden ha presentato un piano infrastrutturale da 2 mila miliardi di dollari, e per rilanciare l'economia punta sul clima

È sempre più evidente come economia e clima siano strettamente legati, ed è fondamentale ricordarlo in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui dai piani elaborati da ogni governo per ripartire dopo il dramma della pandemia dipenderà il nostro futuro e quello delle prossime generazioni.

Mentre i Paesi europei come l’Italia si interrogano su come investire al meglio le risorse del fondo Next Generation EU, con proposte di recovery plan che nel nostro Paese stanno suscitando diverse perplessità, oltreoceano il presidente Joe Biden ha presentato ieri sera quello che ha descritto come il più grande investimento in posti di lavoro dai tempi Seconda Guerra Mondiale.

La nuova amministrazione USA punta a imporsi come leader a livello globale nella lotta contro il cambiamento climatico, e nel mese di aprile gli Stati Uniti ospiteranno un summit sul clima che potrà rivelarsi particolarmente importante anche in vista dei prossimi negoziati ONU. Sono stati invitati 40 leader mondiali, e nonostante le recenti tensioni tra loro ci sono anche Putin e Xi Jinping.

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Sul piatto ci sono cifre da capogiro: per far ripartire l’economia americana la Casa Bianca ha stilato un piano infrastrutturale da 2 mila miliardi di dollari, dando alla lotta per il clima un ruolo centrale. Biden mira infatti a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’energia pulita, puntando soprattutto a solare ed eolico (è di un paio di giorni fa la conferma della realizzazione di Vineyard Wind, un investimento iniziale di 3 miliardi di dollari per una mega-installazione di turbine eoliche nell’Oceano Atlantico), nell’industria delle auto elettriche e nella realizzazione di nuove strade e ponti che siano in grado di resistere agli impatti dei cambiamenti climatici già in atto, come alluvioni e violente tempeste.

Per l’annuncio del piano Biden ha scelto una location significativa e si è recato a Pittsburgh: una decisione che vuole rimarcare ancora una volta il deciso cambio di rotta dell’amministrazione USA dopo i quattro anni trascorsi sotto la guida di Trump. Nel 2017, infatti, il Tycoon aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi affermando di essere stato eletto «per rappresentare i cittadini di Pittsburgh, non Parigi». E da Pittsburgh l’economia americana punta a ingranare la marcia guardando proprio al clima: «Is it big? Yes. Is it bold?  Yes. And we can get it done».

Il piano è grande, è coraggioso, e possiamo farcela, ha detto Biden. In realtà non sarà facile superare le divisioni: molti repubblicani hanno già annunciato di essere intenzionati a opporsi al piano, che tra le altre cose prevede anche un aumento delle tasse per le grandi aziende. Scettica anche una parte dei sindacalisti, soprattutto nell’industria delle automobili e in quella dell’energia.

Secondo i dati riportati dal New York Times, al momento solo il 2% dei veicoli che si muovono sulle strade americane sono elettrici, e le emissioni provenienti dai tubi di scappamento rappresentano la fetta più importante delle emissioni targate USA. Se dal punto di vista del clima quella di Biden appare senza dubbi come una mossa vincente, dal punto di vista dell’economia e soprattutto della creazione di posti di lavoro può risultare meno convincente. Come riferisce il New York Times le case automobilistiche americane attualmente impiegano circa un milione di lavoratori, e nel Paese che ha fatto del SUV uno status symbol il nuovo presidente punta a incoraggiare la produzione e l’acquisto di auto elettriche con investimenti di 174 miliardi di dollari. Ma la costruzione di un’auto elettrica richiede circa due terzi dei lavoratori necessari a realizzarne una con motore a combustione interna.
Tuttavia, investire in questo settore potrebbe anche portare a una rinascita del distretto automobilistico di Detroit, che potrebbe diventare più competitivo aumentando la propria quota di mercato a livello globale.

In particolare, Biden punta ad attirare in America l’industria delle batterie elettriche e la sua catena di approvvigionamento, che attualmente predilige la Cina e altre zone dell’Asia: un rapporto del Center for Strategic and International Studies e BloomberNEF ha riferito che meno della metà del valore di una batteria Tesla assemblata negli USA (il 46%) proviene effettivamente dagli Stati Uniti.

Nell’agenda del Presidente anche l’energia: il piano di Biden prevede l’investimento di 100 miliardi per rinnovare e modernizzare la rete elettrica, così da renderla più affidabile e in grado di portare verso le grandi città anche l’energia proveniente dagli impianti eolici e solari.
Secondo gli esperti accelerare la transizione verso l’energia eolica e solare potrà creare decine di migliaia di posti di lavoro, ma si tratta di lavori che in genere vengono pagati meno rispetto a quelli dell’industria fossile. A suscitare la perplessità di una parte dei sindacati anche il fatto che le centrali nucleari e a carbone richiedono l’impiego di centinaia di lavoratori, mentre per un parco eolico può bastarne una dozzina.
Biden ha riconosciuto il rischio che circa 130 mila lavoratori del settore dei combustibili fossili perdano il lavoro, e ha incluso un programma da 16 miliardi di dollari per aiutarli a trovare altri impieghi.

In generale, buona parte dei sindacati si è comunque schierata a favore del piano di Biden. In una nota, il presidente della Laborers’ International Union of North America, Terry O’Sullivan, ha detto che «questi investimenti possono ripristinare il nostro benessere economico e creare centinaia di migliaia di buoni posti di lavoro».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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