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Spagna e rifugi climatici: il caso di Barcellona come riferimento internazionale

Nelle estati sempre più torride dell’Europa mediterranea, la Spagna sta trasformando il concetto di spazio pubblico. Biblioteche, centri civici, musei, impianti sportivi e persino parchi urbani stanno assumendo una nuova funzione: diventare “rifugi climatici”, ovvero luoghi accessibili gratuitamente dove i cittadini possono proteggersi dalle temperature estreme. Nel continente che si sta scaldando più rapidamente, il modello spagnolo viene osservato con crescente attenzione da amministrazioni locali e governi europei.

I rifugi climatici in Spagna: il caso di Barcellona come laboratorio europeo di adattamento climatico urbano

Il termine spagnolo refugios climáticos non indica strutture costruite ex novo, bensì una rete di edifici pubblici o spazi urbani già esistenti che vengono adattati per offrire sollievo durante eventi climatici estremi, come il caldo intenso. L’obiettivo è garantire ambienti freschi, accesso gratuito all’acqua, zone ombreggiate e condizioni di sicurezza per le fasce più vulnerabili della popolazione. La Spagna è oggi uno dei Paesi europei più esposti agli effetti delle alte temperature. Le ripetute ondate di calore registrate negli ultimi anni hanno spinto le amministrazioni pubbliche a sviluppare politiche di adattamento climatico sempre più strutturate, soprattutto nelle aree urbane dove il fenomeno delle isole di calore amplifica gli effetti nocivi per la salute delle temperature elevate.

Il caso più avanzato è quello di Barcellona, considerata un laboratorio europeo di adattamento climatico urbano. La capitale catalana ha progressivamente costruito una rete di circa 400 rifugi climatici distribuiti nei quartieri cittadini, con l’obiettivo di fare in modo che quasi tutta la popolazione possa raggiungere uno spazio protetto in circa dieci minuti a piedi dalla propria abitazione. Tra le strutture coinvolte figurano biblioteche comunali, centri sportivi, scuole, musei, mercati coperti e aree verdi attrezzate con ombreggiature e punti d’acqua.

La logica del progetto è eminentemente sociale. I rifugi climatici sono pensati soprattutto per anziani, bambini, persone con patologie croniche, lavoratori vulnerabili e cittadini che vivono in abitazioni prive di aria condizionata. In molti casi, le strutture pubbliche ampliano gli orari di apertura durante le allerta meteo, trasformandosi in punti di riferimento territoriali per la protezione della salute pubblica. L’esperienza catalana ha fatto scuola anche nel resto del Paese. Diverse città e regioni autonome, tra cui Catalogna, Paesi Baschi e Murcia, hanno iniziato a costruire proprie reti di protezione climatica, adattando edifici pubblici esistenti e sviluppando sistemi di mappatura per permettere ai cittadini di individuare rapidamente i luoghi più vicini in caso di caldo estremo.

Nel 2025 il governo guidato da Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione di coordinare queste esperienze locali in una rete nazionale di rifugi climatici, riconoscendo ufficialmente il caldo estremo come una nuova emergenza sanitaria e urbana. L’obiettivo dichiarato è standardizzare criteri minimi di accessibilità, comfort termico e informazione al pubblico, utilizzando il patrimonio edilizio pubblico come infrastruttura di adattamento climatico. Il sistema, tuttavia, non è privo di critiche. Alcuni urbanisti sottolineano che molti rifugi climatici corrispondono semplicemente a edifici già esistenti rietichettati come strumenti di emergenza, senza interventi infrastrutturali significativi. Altri osservano come la copertura territoriale resti disomogenea e spesso dipendente dalla capacità amministrativa dei singoli comuni. In alcune città, inoltre, gli orari limitati di apertura riducono l’effettiva utilità durante le giornate più calde.

Resta però un dato difficilmente contestabile: le città europee sono entrate in una nuova fase climatica, e la gestione del caldo estremo è da considerarsi una questione di salute pubblica oltre che urbanistica. In questo scenario, la Spagna sta sperimentando una forma di welfare climatico urbano che potrebbe presto diventare un modello replicabile anche in altri Paesi del Mediterraneo, Italia compresa.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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