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G20 di Roma cruciale per il clima, ma è alto il rischio flop

I grandi del G20 si incontreranno a Roma questo fine settimana: sarà un momento decisivo per la lotta alla crisi climatica, ma al momento le prospettive non sono buone

Nel weekend del 30 e 31 ottobre i riflettori internazionali saranno puntati sull’Italia, con Roma che ospiterà i leader delle più grandi economie mondiali per il vertice del G20. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi sarà il padrone di casa di un summit che vedrà i capi di Stato e di Governo al confronto su diverse tematiche chiave: ci si aspetta che le principali questioni sul tavolo siano la pandemia, l’Afghanistan e il clima.

Un appuntamento chiave per il clima

Per quanto riguarda il clima, l’importanza dell’appuntamento romano del Gruppo dei 20 è legata anche alle sue tempistiche: proprio in coincidenza con la chiusura dei lavori in Italia si apriranno i negoziati sul clima della COP26 a Glasgow, in Scozia, dove da domenica 31 ottobre a venerdì 12 novembre delegazioni provenienti praticamente da tutto il mondo saranno chiamate a trovare accordi e soluzioni per far fronte alla crisi climatica e mettere il pianeta sulla strada giusta per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, mantenendo dunque l’aumento delle temperature ben al di sotto dei 2 gradi rispetto all’era pre-industriale e possibilmente entro 1.5°C.

Sul fronte delle tematiche da affrontare, poi, il prossimo fine settimana rappresenterà un momento cruciale dopo che il precedente summit del G20 specifico per il clima, che si è svolto a Napoli alla fine di luglio, si è chiuso con un nulla di fatto su due punti cardine:

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È importante che le questioni che sono rimaste aperte a luglio, l‘addio al carbone e l’impegno a rispettare l’obiettivo di 1.5°C, vengano chiuse a Roma dai leader del G20, che rappresentano le nazioni responsabili dell’80 per cento di tutte le emissioni globali.

Chiaro l’appello di Draghi, che durante le comunicazioni al Parlamento in vista dell’ultimo Consiglio europeo ha sottolineato che «senza il coinvolgimento delle maggiori economie mondiali non potremo rispettare gli accordi di Parigi e contenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo». Il premier ha anche annunciato che durante il G20 di Roma verranno anticipate alcune delle «negoziazioni che si terranno durante la COP26 di Glasgow».

Anche il presidente della COP26, Alok Sharma, ha detto in un recente discorso che il G20 potrebbe decidere le sorti della riuscita dei negoziati di Glasgow.

Le prospettive non sono buone: per il G20 il rischio di un flop sul fronte del clima si profila elevato

Il rischio è che a Roma pesino le spaccature che abbiamo già visto in azione a Napoli, con i paesi del G7 orientati verso politiche climatiche più ambiziose e altre nazioni, come Arabia Saudita, Brasile, Cina, India e Russia, che sembrano decise a remare contro l’addio al carbone e l’impegno per una maggiore ambizione climatica.

Stando alle fonti interpellate di recente dalla Reuters, la situazione di stallo che ha minato il successo del vertice napoletano è destinata a ripresentarsi nel G20 di Roma. Secondo le fonti dell’agenzia «i paesi non si stanno muovendo, al momento si stanno solo assicurando che le loro posizioni vengano ascoltate». Uno dei ministri del G20 avrebbe confermato alla Reuters che «il problema è l’impegno di 1.5°C e il graduale phase-out (ovvero l’uscita definitiva, ndr) dal carbone e dai combustibili fossili da parte di Cina, India e Russia».

Anche se la partecipazione in presenza non sarà fondamentale per la riuscita del vertice, anche da questo fronte arrivano segnali che fanno sperare poco nell’impegno dei leader: almeno quattro non prenderanno parte personalmente al vertice italiano, e tra loro ci sono anche il presidente cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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