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Lo squalo bianco è a rischio nel Mediterraneo: ecco perché è un problema

Gli esemplari di squalo bianco nel Mediterraneo sono sempre di meno: è una pessima notizia per l'ecosistema

Non tutti sanno che, da secoli, lo squalo bianco vive anche nel Mediterraneo: le prime testimonianze degli avvistamenti del re degli squali nel mare nostrum risalgono addirittura al Medioevo. Oggi uno studio realizzato dall’Università di Roma “La Sapienza”, in collaborazione con la Stanford University, la Virginia Tech University e diversi istituti di ricerca italiani di settore, per la prima volta ha portato a termine una stima della presenza della specie nel Mediterraneo negli ultimi 160. Secondo i risultati emersi dalla ricerca, il numero di esemplari di squalo bianco ha subito un calo drastico negli ultimi anni.

Al vertice della catena alimentare marina, gli esemplari di questo predatore che abitano il Mediterraneo rappresentano una delle popolazioni meno note e più minacciate al mondo, soprattutto a causa delle attività umane. Il drastico ridimensionamento subito negli ultimi anni ha spinto la International Union for the Conservation of Nature (IUCN) a inserirlo tra le “specie in pericolo critico” nel Mediterraneo.

Come spiega Giovanna Jona Lasinio, del Dipartimento di Scienze statistiche, gli studi hanno evidenziato un rapido declino del numero di squali a partire dalla metà del Novecento. «Il decremento – spiega Giovanna Jona Lasinio – non si è verificato in maniera uniforme all’interno del bacino del Mediterraneo: ad esempio, nel Mediterraneo centrale si è registrata una riduzione del 52%, mentre nel Mar di Marmara ha raggiunto il 96%. Il decremento, inoltre, è accompagnato spesso da una riduzione degli spazi occupati, un segnale associato a popolazioni a rischio».

squalo bianco
Foto storica di una cattura di squalo bianco nel 1937 presso la tonnara di Marzamemi, in Sicilia.Fonte: Università di Roma “La Sapienza”

Fatta eccezione per l’uomo, lo squalo bianco non ha predatori naturali: questo significa che il ridimensionamento del numero di esemplari di questa specie rischia di avere impatti disastrosi per tutto l’ecosistema del Mediterraneo. Come ha sottolineato Stefano Moro, del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, «la rimozione dei predatori apicali all’interno degli ecosistemi marini porti a disastrosi effetti top-down che si ripercuotono su tutta la catena trofica. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, rappresenta un primato negativo a scala globale con più del 50% di specie di squali classificate come “minacciate” dalla IUCN a livello regionale».

Per approfondire: Abundance and distribution of the white shark in the Mediterranean Sea, Moro S., Jona-Lasinio G., Block B., Micheli F., De Leo G., Serena F., Bottaro M., Scacco U., Ferretti F., Fish and Fisheries (2019)

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Redazione

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