L’India è diventata il primo esportatore di riso al mondo, ma la coltivazione del riso prosciuga le falda acquifere
L’India è diventata il primo esportatore di riso al mondo superando la Cina con oltre 20 milioni di tonnellate spedite, ma la coltivazione del riso prosciuga le falda acquifere in regioni chiave come Punjab e Haryana. Politiche agricole incentivanti aggravano la crisi idrica in India, con pozzi sempre più profondi e monsoni incerti che minacciano la sostenibilità. Con solo il 4% delle risorse idriche mondiali per 1,4 miliardi di abitanti, il paese affronta un’emergenza ambientale grave.
L’India ha consolidato il suo dominio nel commercio globale del riso indiano, superando la Cina come primario esportatore di riso con spedizioni che hanno superato i 20 milioni di tonnellate nell’ultimo decennio. Questo boom economico, trainato da un aumento del 37% nelle esportazioni nei primi mesi del 2025, rende l’India responsabile del 40% del commercio mondiale di riso. Tuttavia, dietro questo successo si nasconde una crisi idrica drammatica: la coltivazione del riso richiede 1500-2000 litri d’acqua per ogni kg prodotto, prosciugando le falda acquifere e aggravando lo sfruttamento idrico in un paese con risorse limitate.
Crisi idrica in India falde prosciugate da coltivazione intensiva
La crisi idrica in India è alimentata principalmente dallo sfruttamento eccessivo falde acquifere, unito a scarsa raccolta di acqua piovana, inquinamento e metodi di irrigazione inefficienti. Con 1,4 miliardi di abitanti, l’India detiene solo il 4% delle risorse idriche mondiali, di cui il 70% contaminato. Entro il 2030, 21 grandi città rischiano di esaurire le riserve idriche, mentre fiumi vitali come Gange, Indo e Brahmaputra dipendono da sorgenti tibetane, introducendo tensioni geopolitiche. La coltivazione del riso, necessaria di abbondanza d’acqua per eccellenza, amplifica questi problemi, rendendo il sistema idrico insostenibile.
Coltivazione riso Punjab e Haryana pozzi sempre più profondi
In Punjab e Haryana, cuori pulsanti della produzione di riso indiano, le falde acquifere sono crollate drasticamente. Dieci anni fa, l’acqua si trovava a 9 metri di profondità; oggi, gli agricoltori trivellano fino a 24-60 metri per irrigare i campi. I sussidi governativi garantiscono prezzi minimi per il riso indiano, aumentati del 70%, spingendo i coltivatori a privilegiare questa coltura rispetto a opzioni meno idrofile. Risultato: debiti crescenti per trivellazioni profonde e un circolo vizioso che devasta le falda acquifere. Le prospettive per il 2025/2026 prevedono esportazioni tra 23 e 24 milioni di tonnellate, pari al 40% del mercato globale, ma a che prezzo ambientale?
Monsoni scarsi e politiche agricole aggravano prosciugamento falde
La dipendenza dalle falda acquifere espone la coltivazione del riso ai monsoni incerti, che non ricaricano più le riserve in modo adeguato. Quando le piogge monsoniche sono scarse, gli agricoltori attingono ancora di più dalle falde, accelerando il collasso idrico. Le politiche agricole incentivanti dello Stato promuovono un’agricoltura intensiva, ignorando i costi ambientali devastanti. Il commercio mondiale di riso crescerà del 3,6% nel 2025 raggiungendo 61,8 milioni di tonnellate, con l’India in prima posizione, ma la crisi idrica minaccia questa posizione di dominio. Gli agricoltori di Punjab e Haryana vivono nel terrore di pozzi a secco, mentre le scorte di riso indiano raggiungono nuovi record.
Rischi geopolitici e sostenibilità risorse idriche India
I grandi fiumi indiani, essenziali per l’irrigazione del riso, nascono in Tibet, esponendo l’India a rischi geopolitici crescenti. La contaminazione delle risorse idriche colpisce il 70% delle scorte, mentre l’inefficiente irrigazione disperde preziosa acqua. Le esportazioni record – 18,49 milioni di tonnellate nei primi dieci mesi del 2025 – celebrano il dominio indiano sul mercato del riso, ma sottolineano l’urgenza di un cambio di rotta. Senza interventi, la massima esportatrice di riso rischia di pagare caro il suo successo, con falde esauste che potrebbero fermare la produzione di riso indiano e alimentare carestie idriche diffuse.