Progetto Quelonio: un simbolo di resilienza nell’Amazzonia boliviana
Lo scorso gennaio l’iniziativa ha raggiunto un traguardo simbolico e potente: il rilascio di circa 30.000 tartarughine
Il Progetto Quelonio è una delle iniziative di conservazione più longeve e concrete dell’Amazzonia boliviana. Avviato nel 1992 all’interno della Riserva della Biosfera e Stazione Biologica di Beni, un’area protetta di circa 135.000 ettari che fa parte del Sistema Nazionale delle Aree Protette della Bolivia, si concentra sulla protezione e sul ripopolamento della tartaruga fluviale dalle macchie gialle (Podocnemis unifilis), chiamata localmente “peta” o “petita”.

Il Progetto Quelonio interviene nelle fasi critiche
Questa specie, classificata come vulnerabile dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ha subito un forte declino a causa di:
• Bracconaggio intensivo delle uova, spesso raccolte in massa per consumo umano o vendita illegale
• Distruzione e alterazione degli habitat fluviali, inclusi cambiamenti nel corso dei fiumi come palizzate naturali
• Inquinamento e pressione antropica sulle spiagge di nidificazione

In natura, il tasso di sopravvivenza delle neonate è estremamente basso: predatori naturali, inondazioni improvvise e raccolta umana riducono drasticamente le probabilità che le piccole tartarughe raggiungano l’età adulta. Si interviene proprio in questa fase critica raccogliendo le uova dalle spiagge fluviali prima che vengano depredate, incubandole in condizioni controllate, sicure in strutture dedicate e allevando le piccole tartarughe fino al momento del rilascio.

Una cerimonia per festeggiare il rilascio di 30.000 tartarughine
La liberazione nei fiumi costituisce una vera e propria cerimonia effettuata spesso in concomitanza con eventi comunitari come il “Día de la Tortuga” o il “Día de la Peta” a San Borja. Lo scorso gennaio l’iniziativa ha raggiunto un traguardo simbolico e potente: il rilascio di circa 30.000 esemplari nel fiume Ibaré, affluente del bacino amazzonico boliviano, nei pressi di Puerto Almacén (dipartimento del Beni). L’evento ha visto la partecipazione attiva di volontari, attivisti, autorità locali, tra cui il governatore del Beni e persino bambini delle comunità vicine, sottolineando come la conservazione possa diventare un processo partecipativo ed educativo.
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Per oltre tre decenni i ranger della riserva, insieme a comunità indigene T’simane, volontari, scuole locali e organizzazioni di protezione e conservazione come il SERNAP, hanno lavorato con continuità. Fino al 2021 si stimavano già quasi 100.000 esemplari reintrodotti complessivamente. Queste azioni non sono solo numeriche: ogni animale rilasciato contribuisce al recupero di una specie chiave dell’ecosistema amazzonico che aiuta a riciclare nutrienti nei fiumi, disperdere semi lungo le rive (funzione di “giardiniere fluviale”) e mantenere l’equilibrio della catena alimentare acquatica.
Un importante simbolo di resilienza nell’Amazzonia boliviana
In un contesto di deforestazione, cambiamenti climatici e traffico illegale di fauna selvatica, il Progetto Quelonio dimostra che la conservazione efficace nasce da un mix di scienza, coinvolgimento comunitario e perseveranza a lungo termine: mani che raccolgono uova di notte, nidi protetti nella foresta, educazione ambientale nelle scuole e un forte legame con le popolazioni locali che oggi vedono nelle “petitas” non solo una risorsa, ma un simbolo di resilienza nell’Amazzonia boliviana.