Il caldo notturno ci ruba il sonno e i bambini pagano il prezzo più alto
Le notti tropicali riducono la capacità di recupero fisico e mentale di intere popolazioni: tra il 2020 e il 2025 mediamente una persona ha perso quasi 56 ore di sonno all’anno
L’Italia è nella morsa di un’ondata di caldo estrema ed estenuante, la quarta di questa rovente estate 2026. L’anticiclone africano non molla: temperature diurne oltre i 38-40 °C in molte zone, bollini rossi ancora diffusi e una sensazione di afa che sembra non finire mai.

Un incubo sono anche le temperature minime
Le notti non regalano quasi più nessun refrigerio: in città come Reggio Calabria, Trieste, Venezia, Napoli, Bari e Messina si è restati intorno ai 27-29 °C anche nelle ore che dovrebbero essere le più fresche. A Milano, Bologna, Palermo e Cagliari le minime non scendono sotto i 25 °C. Notti tropicali che trasformano il riposo in una tortura: si suda tra le lenzuola, il corpo non riesce a scaricare il calore accumulato di giorno e al mattino ci si sveglia già stanchi, come se non si fosse mai davvero dormito.

Il caldo notturno ci ruba il sonno
Le notti non sono più quel rifugio fresco in cui il corpo recupera. Un’analisi di Climate Central pubblicata il 15 luglio, basata su 1.338 città in tutto il mondo, quantifica con precisione un fenomeno che in questo periodo avvertiamo sulla nostra pelle: tra il 2020 e il 2025 mediamente una persona ha perso quasi 56 ore di sonno all’anno a causa delle temperature notturne elevate. Di queste, circa 6 ore (poco più del 10%) sono direttamente attribuibili al riscaldamento globale provocato dalle attività umane. Equivale a quasi una settimana di riposo in meno ogni anno, di cui una notte intera legata ai cambiamenti climatici.

Quando l’aria resta calda la qualità del riposo crolla
Il meccanismo è fisiologico. Per addormentarsi e restare in sonno profondo la temperatura corporea deve scendere. Quando l’aria resta calda anche dopo il tramonto, il corpo fatica a termoregolarsi: si riduce il sonno profondo e REM, aumenta il rischio di risvegli e la qualità del riposo crolla. Gli effetti non sono banali. La privazione di sonno è collegata a problemi cardiovascolari, depressione, ridotta capacità cognitiva e, nei casi più gravi, a un aumento della mortalità legata al caldo.

In Italia i numeri sono sopra la media globale. A Milano si perdono circa 35 ore di sonno all’anno per il caldo notturno di cui 7 attribuibili al cambiamento climatico, a Torino 33, a Palermo si arriva a 43 ore. Nelle città del Medio Oriente la situazione è ancora più grave: tra Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti si stimano perdite annuali tra 55 e 87 ore, di cui 12-16 legate al riscaldamento antropico. In alcune città tropicali di America Latina e India si superano le 90 ore.

Il fenomeno è in accelerazione: secondo l’analisi di Climate Central la quota di perdita di sonno attribuibile al cambiamento climatico si è almeno raddoppiata dagli anni Settanta in quasi tutte le città analizzate e in oltre 800 si è addirittura triplicata. Non è un problema del futuro: è già qui e colpisce di più chi ha meno risorse per difendersi (aria condizionata, isolamenti, accesso a spazi freschi).
I bambini: quasi tutti esposti, un miliardo sotto triplice minaccia
Se gli adulti perdono ore di sonno, i bambini affrontano un rischio ancora più sistemico. Il Children’s Climate Risk Report 2026 di UNICEF pubblicato il 15 giugno, disegna un quadro senza precedenti: quasi tutti i bambini del mondo sono oggi esposti ad almeno un pericolo climatico. Quasi la metà, 1,1 miliardi, vive sotto almeno 3 minacce sovrapposte e più di 4 milioni affrontano fino a 6 pericoli contemporaneamente.

I numeri, aggiornati con la Global Child Hazard Database di UNICEF, sono eloquenti:
• 1,8 miliardi di bambini esposti a siccità (oltre 3/4 della popolazione infantile mondiale)
• 1,5 miliardi a ondate di calore sempre più lunghe e intense
• 1,2 miliardi a caldo estremo
• 662 milioni a tempeste tropicali
• 337 milioni a inondazioni fluviali
• 206 milioni a incendi frequenti e gravi
• 123 milioni a tempeste di sabbia e polvere
• 33 milioni a inondazioni costiere

La combinazione più diffusa è siccità sommata a caldo estremo e ondate di calore: colpisce oltre 296 milioni di bambini. Nel Sahel più di 4 milioni affrontano contemporaneamente ondate di calore, caldo estremo e tempeste di sabbia. In Paesi come Bangladesh, Myanmar e Pakistan l’esposizione multipla raggiunge intensità tra le più alte al mondo. Questi rischi non restano astratti: nel 2024 almeno 242 milioni di bambini hanno subito interruzioni scolastiche a causa di eventi climatici.

Il caldo e la siccità aumentano disidratazione, colpi di calore, malnutrizione e le inondazioni contaminano l’acqua favorendo malattie. Gli incendi e le tempeste distruggono case e infrastrutture. I bambini, per fisiologia e dipendenza dai servizi essenziali (acqua, sanità, scuola, protezione), sono i più vulnerabili. Anche l’Italia non è immune: secondo il report oltre 6 milioni di bambini italiani risultano esposti a ondate di caldo prolungate e siccità.

Un impatto che si accumula
Il sonno rubato e l’esposizione multipla dei bambini non sono episodi isolati: sono sintomi di un sistema climatico che sta cambiando più velocemente di quanto le società riescano ad adattarsi. Le notti calde riducono la capacità di recupero fisico e mentale di intere popolazioni. I bambini crescono in ambienti in cui caldo, siccità, alluvioni e incendi non sono più eccezioni, ma parte della normalità. Le soluzioni esistono, raffrescamento passivo delle abitazioni, spazi pubblici ombreggiati e accessibili, sistemi di allerta precoce, protezione dei servizi essenziali per l’infanzia, riduzione delle emissioni ma richiedono priorità politica e investimenti. Finché le temperature notturne continueranno a salire e i rischi si accumuleranno, il prezzo lo pagheranno soprattutto coloro che hanno meno responsabilità nella crisi e meno strumenti per affrontarla: chi dorme male e, soprattutto, chi è ancora bambino.
