Metano: alla COP30 arriva il rapporto che chiede un’accelerazione immediata
Presentato alla COP30 da UN Environment Programme (UNEP) e Climate and Clean Air Coalition (CCAC), il nuovo Global Methane Status Report mette in chiaro che il metano resta la leva più immediata per contrastare il riscaldamento globale, ma il ritmo delle azioni non è ancora sufficiente a rispettare gli impegni presi con il Global Methane Pledge.
Emissioni di metano ancora in crescita, ma lo scenario cambia
Le emissioni di metano continuano a salire, anche se meno del previsto. Dal 2021 a oggi, nuove normative sui rifiuti in Europa e Nord America e un rallentamento del mercato del gas naturale hanno abbassato le proiezioni al 2030 rispetto alle vecchie stime.
Bene, ma non basta: le politiche già annunciate garantirebbero, se pienamente attuate, una riduzione dell’8% entro il 2030 rispetto ai livelli 2020. L’obiettivo del -30% resta lontano.

I ministri: le soluzioni ci sono, manca la scala
All’incontro ministeriale sul metano, i toni non sono stati morbidi. Julie Dabrusin, ministra canadese e co-convener del Pledge, ha avvertito che «in soli quattro anni abbiamo fatto progressi, ma dobbiamo continuare a spingere per tagli al metano più rapidi e profondi». Ridurre il metano significa «aria più pulita, comunità più resilienti ed economie più solide».
Dalla Commissione europea, Dan Jørgensen ha ricordato che «il Global Methane Pledge ha trasformato l’ambizione in progressi tangibili», e che ora serve “scalare le soluzioni rapidamente” per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 °C.
Per UNEP, Inger Andersen è stata altrettanto chiara: «Ridurre le emissioni di metano è uno dei passi più immediati ed efficaci che possiamo compiere per rallentare la crisi climatica proteggendo la salute umana». Tagliare il metano significa anche meno perdite agricole, con impatti diretti sulla sicurezza alimentare.
Le misure esistono, e costano poco
Secondo il rapporto, oltre l’80% del potenziale di riduzione del metano al 2030 è realizzabile a costi bassi. Il contributo maggiore arriva dal settore energetico (72% del totale), seguito da rifiuti (18%) e agricoltura (10%).
Le tecnologie sono note:
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ricerca e riparazione delle perdite,
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chiusura dei pozzi abbandonati,
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gestione idrica nelle risaie,
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separazione e trattamento dell’organico.
I benefici sono enormi: applicare tutte le misure disponibili potrebbe evitare oltre 180.000 morti premature e 19 milioni di tonnellate di perdite agricole l’anno entro il 2030. E nel settore fossile basterebbe investire appena il 2% dei ricavi globali del 2023.
Il 72% del potenziale di mitigazione del metano si concentra nei paesi G20+. Se questi paesi applicassero davvero tutte le misure tecniche disponibili, le loro emissioni potrebbero scendere del 36% entro il 2030 rispetto al 2020. Ma servono monitoraggi più accurati, maggiore trasparenza e finanziamenti adeguati.
La finestra si sta chiudendo
Il rapporto lo dice senza mezzi termini: le decisioni prese nei prossimi cinque anni determineranno se coglieremo questa opportunità. Alla COP30, il metano emerge tra i banchi di prova più concreti della volontà dei governi di mantenere vivi gli obiettivi di Parigi, proteggendo centinaia di migliaia di vite all’anno.
NOTE: questo articolo è stato generato con il supporto dell’intelligenza artificiale.