Iran, inseminazione delle nuvole contro la siccità: piogge abbondanti e dibattito sull’efficacia
Le autorità iraniane hanno utilizzato la tecnica dell’inseminazione delle nuvole per stimolare precipitazioni nel bacino del lago Urmia, mentre il Paese affronta la peggiore siccità degli ultimi cinquant’anni. Le piogge abbondanti hanno sollevato interrogativi sull’effettiva efficacia della tecnica.
In Iran la siccità ha raggiunto livelli critici, con riserve idriche ai minimi storici e bacini quasi vuoti. Per contrastare questa emergenza, le autorità hanno avviato la semina delle nuvole, una tecnica di cloud seeding che consiste nella dispersione di particelle come ioduro d’argento o sale nelle nuvole, tramite aerei o razzi, al fine di stimolare piogge artificiali. L’operazione, condotta nel bacino del lago Urmia, rappresenta una delle misure più estreme messe in campo negli ultimi decenni per affrontare la crisi idrica.
Cloud seeding e precipitazioni record in Iran occidentale
Lunedì mattina, dopo la semina delle nuvole, alcune province dell’Iran occidentale, dall’Ilam al Kurdistan, sono state colpite da piogge abbondanti. Tuttavia, il terreno, indurito dalla prolungata siccità, ha favorito la formazione di torrenti che hanno causato danni locali. Le precipitazioni hanno attirato l’attenzione pubblica e riacceso il dibattito sull’efficacia del cloud seeding per combattere la crisi idrica.
Dibattito sull’efficacia della semina delle nuvole
Nonostante l’intervento, molti esperti sottolineano che il cloud seeding offre risultati incerti e che, in questo caso, un sistema nuvoloso era già in transito sulla regione. Secondo la World Meteorological Organization, in condizioni favorevoli la tecnica può aumentare le precipitazioni fino al 25%, ma mancano prove scientifiche robuste sulla sua reale efficacia. In Iran, dunque, resta il dubbio se le recenti piogge siano state davvero il risultato dell’inseminazione delle nuvole o se sarebbero comunque arrivate grazie a normali perturbazioni.