Febbraio 2026 è stato per l’Italia il terzo più caldo dal 1950. Piogge invernali record in Sardegna. I dati Copernicus
L’inverno meteorologico 2025/26 si è chiuso con un mese di febbraio eccezionalmente caldo e molto piovoso in quasi tutto il nostro Paese. In Sardegna, le piogge invernali non sono mai state così abbondanti dalla metà del secolo scorso. Neve oltre la media sulle Alpi occidentali. Ecco cosa raccontano i dati storici della rianalisi climatica di Copernicus, ritagliati lungo i confini dell’Italia.
La temperatura media globale dell’inverno boreale 2025/26 è stata la quinta più alta mai registrata, mentre l’Europa ha sperimentato uno dei due inverni più freddi degli ultimi 13 anni. Febbraio è stato tra i più freddi degli ultimi 14 anni per il Vecchio Continente, che ha registrato temperature inferiori alla media in Fennoscandia, negli Stati Baltici e nella Russia nord-occidentale, superiori alla media nei settori occidentale, meridionale e sud-orientale. Anche la distribuzione delle precipitazioni ha mostrato grandi contrasti, con buona parte dell’Europa occidentale e meridionale più umida della media ed esposta al passaggio di numerose tempeste, e il resto del continente più secco della norma.
Come si inserisce l’Italia in questo contesto? Con il quarto inverno più caldo dalla metà del secolo scorso per la terraferma, il terzo più caldo per il mare, sette tempeste in una sola stagione, 25 perturbazioni solo tra gennaio e febbraio e precipitazioni ben oltre la media in quasi tutto il Paese, soprattutto in Sardegna.
Questo, ed altro, è ciò che emerge dall’analisi dei dati utilizzati da Copernicus per calcolare le anomalie a livello globale ed europeo, ritagliati lungo i confini dell’Italia.
Si tratta dei dati di rianalisi sviluppati dal Copernicus Climate Change Service (C3S) del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF): dati uniformemente distribuiti su griglie 3D, derivati da rilievi di stazioni meteorologiche, palloni sonda, boe, navi, aerei e satelliti, resi disponibili attraverso il Climate Data Store di Copernicus.
Temperatura dell’aria: anomalia febbraio +2,78°C
Secondo i dati ERA5-Land forniti da Copernicus, la temperatura media registrata in Italia nel mese di febbraio a 2 metri dal suolo è stata di 7,04°C: ben 2,78°C in più rispetto alla media nazionale del trentennio 1991-2020. Per il nostro Paese, l’ultimo mese dell’inverno meteorologico è stato il terzo febbraio più caldo dal 1950, preceduto dal febbraio del 1990 (+2,80°C) e dal febbraio record del 2024 (+3,50°C), il mese con l’anomalia più elevata dalla metà del secolo scorso dopo quella registrata nell’ottobre 2023 (+3,55°C). Sul fronte opposto spicca l’anomalia del 1956 (-7,17°C), associata alla storica ondata di gelo che nel febbraio di quell’anno colpì gran parte dell’Europa e che portò sul nostro Paese nevicate più diffuse e persistenti di quelle del famoso gennaio 1985.

Tornando ai non-inverni dei giorni nostri, tra miti correnti occidentali e meridionali, rimonte anticicloniche di matrice sub-tropicale e non più di due settimane di freddo artico, la stagione meteorologica 2025/26 si è chiusa con un’anomalia termica di +1,79°C e il quarto posto del ranking degli inverni più caldi dal 1950, dietro alle stagioni 2015/16 e 2006/07 (+1,84°C), all’inverno 2019/20 (+1,89°C) e all’inverno record 2023/24 (+2,38°C).
A livello nazionale, tra il 1951 e il 2026 la temperatura invernale ha subito un incremento medio complessivo di 2,0°C: mediamente, ogni 10 anni è aumentata di 0,26°C. Si tratta di una variazione molto importante, inferiore solo a quella estiva. L’aumento della temperatura media invernale è stato decisamente più marcato al Nord (+0,38°C per decennio), più contenuto nelle regioni centrali (+0,22°C per decennio) e, soprattutto, al Sud e nelle Isole.

La distribuzione sul territorio italiano delle anomalie termiche di febbraio 2026 e dell’intero inverno meteorologico evidenzia temperature medie mensili e stagionali abbondantemente superiori alla media in tutto il Paese, soprattutto in gran parte delle Alpi, lungo la dorsale appenninica e nelle zone interne della Sardegna, aree dove lo scarto dalla media ha superato i 3°C in febbraio. Non stupirà dunque apprendere che la Sardegna e la Sicilia hanno sperimentato il loro secondo mese di febbraio più caldo dalla metà del secolo scorso, così come l’intera stagione invernale, le regioni centrali il terzo febbraio più caldo (anomalia +3,08°C), il Nord e il Sud peninsulare il quarto più caldo, con anomalie di +2,75°C e +2,63°C, rispettivamente.

Temperatura del mare: anomalia febbraio +0,89°C
Stando ai dati della rianalisi climatica ERA5 di Copernicus, la temperatura delle acque superficiali dei mari che bagnano l’Italia, compresi fra 36-47°N e 6-20°E, nel febbraio 2026 è stata di 14,82°C: 0,89°C in più rispetto alla media 1991-2020. Come accade ormai da oltre un decennio, l’ultimo mese dell’inverno meteorologico anche quest’anno ha dunque registrato un’anomalia positiva. Si tratta di uno scarto dalla media elevato per il periodo, che pone febbraio 2026 al quarto posto del ranking dei mesi di febbraio più caldi per il mare dal 1950, a meno di due decimi di grado dal record del 2025.
L’anomalia dell’intera stagione meteorologica (1 dicembre 2025 – 28 febbraio 2026) è stata di poco inferiore a quella di febbraio: con +0,86°C, l’inverno da poco concluso si è posizionato al terzo posto del ranking delle stagioni invernali più calde per il mare degli ultimi 76 anni, a pari merito con l’inverno 2023/24 e dietro alle stagioni meteorologiche 2024/25 e 2022/23 (record con +0,92°C).

In 75 anni, la temperatura invernale delle acque superficiali dei mari che circondano l’Italia ha subìto un incremento di 0,67°C, quasi un decimo di grado ogni decennio: un trend meno accentuato rispetto a quello delle altre stagioni, soprattutto rispetto a quello estivo. In febbraio, e nell’intera stagione invernale, la temperatura del mare si è mantenuta superiore alla media in tutto il Mediterraneo centrale. Il settore tirrenico della Sardegna e il Basso Ionio hanno accumulato un notevole surplus di calore, presentando anomalie anche superiori a +1°C. La temperatura delle acque superficiali degli altri bacini si è invece mantenuta più prossima ai valori climatici, tranne in febbraio nell’Alto Tirreno e nel Medio e Alto Adriatico, dove ha registrato valori medi non inferiori a 1,2°C.

Precipitazioni: anomalia febbraio +45%
Secondo i dati ERA5-Land di Copernicus, in febbraio è caduto sull’Italia il 45,2% di precipitazione in più rispetto alla media del trentennio 1991-2020: un surplus pluviometrico dopo sette anni consecutivi di deficit (con record di -72% nel 2023), che pone l’ultimo mese dell’inverno al diciassettesimo posto della classifica dei mesi di febbraio più umidi dalla metà del secolo scorso. L’intero inverno si è chiuso al sedicesimo posto del ranking stagionale, con un surplus complessivo del 27%, frutto di un dicembre secco in quasi tutta l’Italia, di un gennaio estremamente generoso di precipitazioni al Centro Sud e di 11 perturbazioni transitate sull’Italia nelle prime tre settimane di febbraio, tra le quali le tempeste Marta, Oriana (la tempesta di San Valentino) e Pedro.

Tra il 1951 e il 2026, la quantità di precipitazione caduta sull’Italia durante la stagione invernale ha subito una diminuzione di quasi il 3% ogni 10 anni. Tuttavia, il trend a livello nazionale non è statisticamente significativo, quindi non si può escludere che sia dovuto solo al caso. Se invece consideriamo i singoli settori geografici del nostro Paese, Nord, Centro, Sud peninsulare, Sicilia e Sardegna, scopriamo un trend negativo statisticamente significativo per le regioni centrali, il Sud peninsulare e la Sardegna, particolarmente accentuato per quest’ultima, che ha sperimentato una diminuzione della quantità di precipitazione di oltre il 4% ogni 10 anni.

La diminuzione della quantità di precipitazione appena descritta è in linea con la tendenza generale riportata in diverse pubblicazioni, anche se ottenuta elaborando dati diversi e impiegando analisi statistiche meno sofisticate. Sia per il solo territorio italiano, sia per l’Europa meridionale, i risultati pubblicati mostrano una diminuzione della quantità totale di precipitazione, ma un aumento dell’intensità dei fenomeni come conseguenza del cambiamento climatico antropogenico in atto.
Le mappe delle anomalie pluviometriche di febbraio 2026 e dell’intera ultima stagione invernale mostrano chiaramente la situazione in contro-tendenza di quest’anno, caratterizzata da un eccesso di precipitazione in quasi tutto il Paese in febbraio, al Nordovest, sull’Alto e Medio versante tirrenico, al Sud e nelle Isole su base stagionale.

Proprio la Sardegna, la parte del nostro Paese negli ultimi decenni più esposta alla diminuzione delle precipitazioni, quest’anno ha ricevuto il doppio della pioggia attesa, registrando un quantitativo medio regionale mai osservato in inverno dalla metà del secolo scorso.
Copertura e spessore del manto nevoso: lo “strano” caso delle Alpi occidentali
Con temperature quasi sempre troppo elevate, anche le precipitazioni più abbondanti non riescono ad assicurare una distribuzione ed uno spessore del manto nevoso in linea con quanto ci si aspetterebbe in un inverno “normale”. Peggio ancora se le precipitazioni sono scarse, naturalmente. Secondo i dati ERA5-Land forniti da Copernicus, nella stagione invernale appena conclusa solo le Alpi occidentali hanno potuto godere di condizioni meteorologiche in grado di portare la stagione vicino alla normalità, e perfino oltre, in termini di copertura nevosa (frazione di territorio ricoperta di neve) e di altezza del manto nevoso. Le Alpi Marittime, in particolare il comprensorio di Prato Nevoso, hanno registrato fino al 50% in più rispetto alla media del trentennio 1991-2020. Negli altri settori alpini, penalizzati anche dalla scarsità di precipitazione di dicembre e di gran parte di gennaio, l’altezza media invernale del manto nevoso è risultata inferiore al dato climatico, soprattutto alle quote più basse, dove anche la copertura è stata decisamente in difetto.

La Pianura Padana, un tempo imbiancata da qualche nevicata, quest’inverno è rimasta completamente a secco, se si escludono gli episodi occorsi in Piemonte, in Emilia e in Romagna, comunque non sufficienti da ricordarci com’erano gli inverni di pochi decenni fa. Situazione drammatica sull’Appennino, che neppure alle quote più elevate ha potuto sperimentare una copertura ed una altezza del manto nevoso adeguate alla stagione. Nelle Isole la neve ha imbiancato prevalentemente solo le cime più elevate, dove la copertura e lo spessore del manto nevoso sono comunque risultati ben inferiori al valore medio stagionale.