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Inverno 2025-2026: un trimestre mite e segnato da molte piogge. I dati

La stagione invernale si chiude con un febbraio estremamente caldo e molto piovoso.

Le elaborazioni statistiche effettuate per stilare il presente report si basano sui dati synop della rete di stazioni meteorologiche del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare / ENAV integrati, laddove necessario, con i dati della rete MeteoNetwork.

La stagione invernale si chiude con un febbraio estremamente caldo e molto piovoso. Durante le prime due decadi del mese è proseguito l’incessante avvicendamento di perturbazioni atlantiche (11 in tutto fra cui 3 molto intense, inserite nell’elenco ufficiale delle tempeste dai servizi meteorologici europei), accompagnato da afflussi di aria temperata che ha mantenuto le temperature in generale al di sopra della media, eccetto in poche brevi occasioni fra cui due episodi all’inizio del mese e al termine della seconda decade quando sono state osservate anche nevicate a quote molto basse in alcune zone del Nord, dovute in parte all’aria fredda rimasta “intrappolata” nelle valli e in qualche settore della pianura, in parte anche all’incremento dell’intensità dei fenomeni. L’ultima parte del mese, invece, ha visto il ripristino di condizioni anticicloniche, così come non si vedeva da più di due mesi, con prevalenti condizioni di tempo stabile e assenza di precipitazioni. Anche in quest’ultimo periodo la permanenza di masse d’aria di prevalente estrazione subtropicale ha favorito temperature oltre la norma con lo zero termico che in alcuni momenti ha raggiunto quote intorno a 3000 metri sulle regioni settentrionali.

I risultati delle elaborazioni evidenziano un’anomalia mensile pari a +2.5°C (calcolata rispetto alla media climatica del trentennio 1991-2020), che pone questo febbraio al 2° posto fra i più caldi, insieme a quello del 2014, dopo il record del 2024 che è stato 0.4°C più caldo. Da notare, in particolare, come il livello della temperatura media mensile del febbraio 2026 sia praticamente uguale al valore della media climatica di marzo.

Le numerose precipitazioni hanno determinato un surplus di accumulo pari a +69% a livello nazionale, uno dei più elevati degli ultimi decenni, al 14° posto dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso. Notevoli gli accumuli nell’area ligure-tirrenica e in Friuli Venezia Giulia. In controtendenza, invece, la Sicilia dove le aree piovose e quelle siccitose si sono compensate dando origine a un dato medio vicino alla norma. Fra i vari settori del Paese, spicca il Nord-Ovest con poco più del doppio di accumulo rispetto al valore normale. Anche l’intero inverno è stato mite e piovoso. L’anomalia della temperatura media stagionale è stata di +1.6°C che, insieme al dato dell’inverno 2019-2020, rappresenta il 4° valore più elevato dopo quelli osservati negli inverni 2023-2024, 2006-2007 e 2013-2014. In effetti, nel corso della stagione si sono verificati molti periodi miti e poche fasi di stampo veramente invernale concentrate per lo più nel mese di gennaio. L’elevato numero di perturbazioni transitate nel trimestre (32 di cui 7 tempeste) ha causato un surplus del 44% di precipitazioni, all’11° posto fra i più elevati della serie storica.

Si distinguono per piovosità anche a livello stagionale i versanti ligure e tirrenico, e in aggiunta la Sardegna, per i notevoli accumuli che, oltretutto, hanno determinato nuovi record storici. Spiccano, ad esempio, Roma con 459 mm, Alghero con 352 mm e Cagliari con 266 mm, tutti quantitativi più che doppi rispetto alla norma e al 1° posto nelle rispettive serie storiche. Infine, un rapido sguardo al bimestre gennaio-febbraio che, come è facile intuire, è stato anch’esso complessivamente mite e piovoso con +1.6°C di scarto dalla temperatura di riferimento e +78% di scarto dalla normale piovosità. Un inizio anno paragonabile, grosso modo, a quello che ha caratterizzato il 2025.

Simone Abelli

È meteorologo presso Meteo Expert dal 1999. Nel 1995 consegue la laurea a pieni voti in Fisica con una tesi sull’analisi statistica delle situazioni meteorologiche legate agli eventi alluvionali che hanno interessato l’Italia. Dal 1996 al 1998 svolge attività di ricerca nell’ambito del progetto europeo MEDALUS sul problema della desertificazione nel Mediterraneo. Dal 2008 al 2015, diviene uno dei meteorologi di riferimento delle reti televisive Mediaset. Principali pubblicazioni: “Il clima dell’Italia nell’ultimo ventennio” e “Manuale di meteorologia”.

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