Dal Molise al Kenya per ripulire il mare dalla plastica: la missione sostenibile di Domenico Guidotti
Una sfida per salvaguardare l'ambiente marino che parla italiano. La lotta all'inquinamento può partire anche da una singola azienda che decide di fare la differenza
Domenico Guidotti, imprenditore di Termoli, in Molise, CEO di Guidotti Ships e della start-up InnovationSea, ha deciso di portare la sua esperienza e la sua azienda oltre i confini italiani, fino alle coste del Kenya, per combattere uno dei più grandi problemi ambientali del nostro tempo: l’inquinamento da plastica negli oceani. Il progetto, realizzato in collaborazione con la società keniana Ecoworld e il Kenya Wildlife Service, ente governativo che amministra il Parco Nazionale Marino di Watamu, rappresenta un esempio concreto di come l’imprenditoria privata possa contribuire attivamente alla tutela del Pianeta. Il progetto coinvolgerà anche il mondo accademico, grazie alla collaborazione con l’Università di Napoli, corso di Oceanografia e l’Università di Nairobi, per integrare ricerca scientifica e soluzioni pratiche sul campo.
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La soluzione made in Molise-Kenya
L’imprenditore termolese ha scelto di intervenire con un approccio tecnologico e comunitario. Grazie alla partnership con Ecoworld sono state installate lungo i fiumi e in alcune aree costiere, barriere galleggianti di ultima generazione in grado di intercettare i rifiuti plastici prima che raggiungano il mare aperto. Queste barriere, interamente realizzate con materiali riciclati e a basso impatto, sono progettate per resistere alle forti correnti e alle maree tipiche dell’Oceano Indiano. Il Kenya Wildlife Service ha fornito il supporto logistico e scientifico, individuando le zone a più alto rischio e garantendo il rispetto delle normative ambientali locali. Parte dei rifiuti raccolti viene poi separata, riciclata e trasformata in nuovi prodotti (pavimentazioni, arredi urbani, oggetti di design) chiudendo così il cerchio dell’economia circolare.

Non solo tecnologia: educazione e coinvolgimento delle comunità
Un aspetto fondamentale del progetto è il lavoro con le comunità locali. Sono stati organizzati corsi di formazione per pescatori e giovani kenioti sulla gestione dei rifiuti e sulle opportunità lavorative legate al riciclo. Diverse cooperative di donne hanno già iniziato a produrre borse, cestini e complementi d’arredo con la plastica recuperata, generando reddito e riducendo al tempo stesso la dipendenza dai sacchetti monouso. “Sono molto contento di questo accordo. È un’attività che abbiamo già attivato sulla costa del Molise. In Kenya il progetto ci permetterà di utilizzare mezzi tecnologici avanzati per raccogliere e riciclare la plastica direttamente sul posto, evitando il lavoro manuale che oggi è ancora l’unica modalità disponibile. L’obiettivo non è solo pulire ma fare in modo che, tra qualche anno, non ci sia più bisogno di pulire perché il problema sarà stato risolto alla radice, attraverso comportamenti più consapevoli e sistemi di raccolta efficienti” queste le parole di Domenico Guidotti.
Un modello replicabile
Il progetto, avviato in via sperimentale nel 2024, ha già raccolto oltre 40 tonnellate di plastica in meno di un anno e ha attirato l’attenzione di altre realtà africane; Tanzania e Mozambico hanno manifestato interesse. Inoltre parte dei proventi derivanti dal riciclo viene reinvestita in scuole e dispensari delle zone costiere, creando un circolo virtuoso tra ambiente, economia e sviluppo sociale.

Il problema: ogni anno milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare
Secondo i dati dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) ogni anno circa 11-13 milioni di tonnellate di plastica raggiungono gli oceani. In Africa orientale, in particolare lungo la costa keniota, fiumi come il Tana e il Sabaki trasportano verso l’Oceano Indiano enormi quantità di rifiuti, soprattutto sacchetti e bottiglie monouso. Queste plastiche non solo deturpano paesaggi di straordinaria bellezza ma entrano nella catena alimentare marina, minacciando tartarughe, delfini, squali balena e l’intero ecosistema corallino.
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Quando l’Italia esporta sostenibilità
In un momento in cui si parla tanto di transizione ecologica, la storia di questo imprenditore termolese dimostra che la sostenibilità può e deve diventare un’opportunità di business responsabile. Dal piccolo Molise alle coste dell’Africa orientale, un messaggio chiaro: la lotta alla plastica negli oceani non è solo una questione di grandi organizzazioni internazionali, ma può partire anche da una singola azienda che decide di fare la differenza. Un esempio che si spera possa ispirare altri imprenditori italiani a guardare oltre i propri confini, portando nel mondo non solo prodotti “Made in Italy” ma soprattutto valori di cura per il Pianeta.