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Cos’è la Carbon Tax? Perché è utile per contrastare la crisi climatica?

Al G20 per la prima volta il carbon pricing, come la carbon tax, è entrato nelle misure utili per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare la crisi climatica.

Source: UNEP (2020), IEA (2020), and IMF staff estimates. Tax policy and climate change © IMF/OECD 2021

I livelli di CO2 continuano ad aumentare: secondo le proiezioni, con le sole politiche in vigore, le tendenze del dopo pandemia vedono un aumento delle emissioni di anidride carbonica fino a 37 miliardi di tonnellate nel 2030. Per contenere il riscaldamento globale sotto la soglia degli 1,5-2 gradi invece, dovremmo riuscire a limitare le emissioni di CO2, riducendole a 16-26 miliardi di tonnellate. Senza questo calo sarebbe impossibile frenare il riscaldamento globale. Una grandissima fetta delle emissioni deriva dai Paesi più ricchi: solo i Paesi del G20 sono responsabili dell’85% delle emissioni globali di anidride carbonica.

Molte nazioni puntano alla neutralità climatica entro il 2050, ma le politiche messe in campo risultano ancora essere insufficienti per poter puntare ad un obiettivo così ambizioso. Per questo i Paesi del G20 hanno accettato di implementare una serie di misure per favorire ed accelerare il taglio delle emissioni, tra cui il carbon pricing, ritenuto uno degli strumenti più efficaci.

Fonte IMF

Carbon Pricing, carbon tax e ETS: quali differenze?

Per carbon pricing si intendono tutti gli strumenti volti a disincentivare le emissioni di biossido di carbonio in atmosfera, ossia la carbon tax, il sistema per lo scambio delle quote di emissione (ETS) e le accise sui carburanti. In pratica sono misure che sfruttano i meccanismi del mercato per trasferire il costo delle emissioni a chi emette.

La carbon tax in particolare è una tassa che colpirà chi emette biossido di carbonio in atmosfera. È un’ecotassa che, se implementata in un pacchetto di misure, comporta una serie di benefici perché riduce le emissioni di gas serra, favorisce la transizione verso energia pulita, attribuisce un prezzo per favorire investimenti privati verso tecnologie green, permette una maggiore flessibilità nelle metodologie da intraprendere rispetto all’approccio normativo, fornisce incentivi continui per gli sforzi di mitigazione, riduce comportamenti controproducenti, contribuisce alle entrate dei governi con bassi costi amministrativi, genera benefici ambientali a livello locale1.

Si tratta di una tassa sul carbonio proveniente dall’uso di combustibili fossili, e per questo si tratta di uno strumento amministrativo diretto, facilmente applicabile che offre una prospettiva futura certa sui prezzi delle emissioni e una entrata diretta nelle casse dello Stato (comparabile ad 1 punto di PIL per molti Paesi del G20 con un prezzo di 50 EUR/tCO2 nel 2030).

Foto di Greg Reese da Pixabay

L’ETS invece crea un mercato perché, fissando il tetto massimo di emissioni a livello nazionale, viene lasciato al mercato stabilire il prezzo attraverso l’acquisto-vendita di crediti di emissione da parte delle aziende e industrie. Se un’industria emette più di quanto possibile con i crediti acquisiti, dovrà acquistarne altri dalle aziende che hanno generato meno emissioni, altrimenti sarebbe costretta a pagare una multa salatissima.

Questi sistemi possono essere usati singolarmente oppure, come stanno facendo molti Paesi, in modo integrato. L’importante è incoraggiare una crescita sostenibile e incentivare le aziende a ridurre le proprie emissioni, facendo pagare alle imprese più inquinanti i danni causati all’ambiente.

Ad oggi sono ancora troppe le emissioni di anidride carbonica che sfuggono da ogni tipo di tassazione. Si stima che le iniziative di carbon pricing oggi coprano solo 8 giga tonnellate di CO2e, pari al 15% delle emissioni globali di gas serra. Solo il 6% delle emissioni è soggetto ad una carbon tax, il 12% all’ETS e il 35% alle accise sui carburanti. Secondo le medie internazionali, escludendo il trasporto stradale, dove le accise coprono il 95% delle emissioni, gli altri settori restano molto scoperti: la carbon tax copre il 13% del trasporto stradale e il 7% delle emissioni dei settori residenziali e commerciali; l’ETS invece copre il 14% delle emissioni delle industrie e i 18% di quelle dell’elettricità2.

Costi dell’efficienza economica e benefici secondari. Tra i tanti vantaggi, si stima che i ritorni ambientali del carbon pricing siano molto più elevati dei costi economici: secondo lo studio1 del Fondo Monetario Internazionale, per la maggior parte dei Paesi i costi derivanti dai cambiamenti del surplus del consumatore e del produttore, delle entrate dei governi, nel mercato dei combustibili fossili sono inferiori alle ricadute positive sull’ambiente quali ad esempio il calo della mortalità legata all’inquinamento atmosferico.

Qual è il prezzo da pagare?

In media il prezzo più alto per le emissioni di CO2 lo paga il settore del trasporto stradale con 90 euro per tonnellata di anidride carbonica (EUR/tCO2), seguita dai 30 EUR/tCO2 del settore agricolo e ittico, dai 15 EUR/tCO2 del trasporto non su strada e dai meno di 10 EUR/tCO2 del settore residenziale e commerciale. Il settore dell’energia e l’industria pagano il prezzo più basso, inferiore ai 5 EUR/tCO2, ma la media potrebbe risentire dell’uso degli ETS più diffuso in questi settori. In Italia il prezzo delle emissioni per il settore dell’energia e l’industria è intorno ai 15 EUR/tCO2.

Per riuscire nell’obiettivo finale, ossia frenare il riscaldamento globale alla soglia degli 1,5°C, il prezzo delle emissioni gioca un ruolo centrale. Secondo il segretario del Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen introdurre un limite minimo del prezzo per tonnellata di CO2 potrebbe accelerarne l’efficacia.

I Paesi devono riuscire a raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo e secondo l’High Level Commission on Carbon Pricing il prezzo medio per tonnellata di CO2 di 60 euro diventerebbe troppo basso per il 2030, anno in cui secondo l’OCSE servirebbe un prezzo medio di 120 EUR/tCO2 per raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo.

  1. IMF/OECD (2021), Tax Policy and Climate Change: IMF/OECD Report for the G20 Finance Ministers and Central Bank Governors, April 2021, Italy
  2. OECD Effective Carbon Rates database.
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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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