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Il colosso del petrolio sfidato da 4 contadini nigeriani: Shell dovrà risarcire i danni per inquinamento

Con una sentenza storica, la Corte d'Appello dell'Aia ha condannato la multinazionale a risarcire i danni provocati dalle perdite di petrolio

Una sentenza di portata storica ha condannato la nota multinazionale Shell a risarcire alcuni agricoltori nigeriani per i danni provocati dalle fuoriuscite di petrolio.

La compagnia aveva provato a difendersi sostenendo che il disastro ambientale fosse il risultato di un sabotaggio, ma venerdì 29 gennaio la Corte d’Appello dell’Aia ha respinto le ragioni del colosso del petrolio per la mancanza di prove sufficienti.

Il fatto risale a oltre 15 anni fa, quando tra il 2004 e il 2005 si sono verificate gravi fuoriuscite di petrolio nei villaggi di Goi e Oruma, in Nigeria, che tra le altre cose hanno provocato danni significativi agli agricoltori locali.
Il tribunale ha constatato che Shell Nigeria non ha fatto abbastanza per ripulire il territorio interessato dalle perdite dell’oleodotto, e ha affermato che il disastro avrebbe potuto essere evitato se la compagnia avesse installato i sistemi di rilevamento corretti.

Sono stati quattro contadini nigeriani a citare in giudizio la multinazionale, sostenuti dall’organizzazione ambientale Friends of the Earth. Prima di arrivare alla vittoria due degli agricoltori sono deceduti.

Come ha riportato Friends of Earth dando notizia della sentenza, il figlio di uno degli agricoltori ha commentato la vicenda dicendo che «Finalmente c’è un po’ di giustizia per il popolo nigeriano, che subisce le conseguenze del petrolio della Shell. È una vittoria agrodolce – ha aggiunto – perché due dei querelanti, compreso mio padre, non sono sopravvissuti fino alla fine di questo processo».
Uno dei coordinatori dell’organizzazione ambientalista, Sam Cossar, ha sottolineato che «La vittoria legale di oggi contro Shell è un’ispirazione per il crescente movimento globale volto a porre fine all’impunità delle aziende. Gli agricoltori nigeriani che hanno dato il via alla causa, la cui terra è stata avvelenata da Shell, non sono un caso isolato. Nelle strade, nei parlamenti e nei tribunali di tutto il mondo le persone chiedono giustizia e nuove leggi vincolanti a livello nazionale, regionale e internazionale per ritenere le società responsabili».

Per la prossima primavera è attesa anche un’altra sentenza importante nei confronti della multinazionale: 17000 cittadini olandesi hanno fatto causa a Shell perché continua a estrarre petrolio e gas ignorando la crisi climatica e gli impegni imposti dall’Accordo di Parigi.

«In tutto il mondo, le persone che soffrono per gli impatti climatici e l’inquinamento di Shell – ha detto Sara Shaw, coordinatrice del programma Climate Justice and Energy di Friends of the Earth – stanno aspettando di vedere se giustizia sarà fatta. Riteniamo che, dopo aver ascoltato prove schiaccianti della responsabilità di Shell nel contribuire alla crisi climatica, il giudice si pronuncerà a favore del popolo. Questo caso dovrebbe segnare l’inizio della fine per gli inquinatori colossali del mondo, che ignorano costantemente gli obiettivi climatici».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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