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Cambiamenti climatici ed economia: a rischio oltre metà del pil mondiale. Cosa dice il report

«La non-azione non è un'opzione», avvertono gli esperti di economia: con i cambiamenti climatici sono in pericolo 44 mila miliardi di dollari

Sotto i riflettori del World Economic Forum, che ogni inverno raduna a Davos i principali esponenti del mondo della politica e dell’economia, quest’anno ci sono i cambiamenti climatici.

La posta in gioco è altissima, avvertono gli esperti dell’economia, secondo cui a rischio, con i cambiamenti climatici, c’è oltre la metà del Pil globale, la bellezza di circa 44 mila miliardi di dollari.
Una cifra da capogiro che corrisponde all’enorme fetta della produzione annua di valore aggiunto che, spiegano gli economisti nel report relativo ai rischi del 2020, è «moderatamente o altamente dipendente dalla natura e dal suo sfruttamento, e dunque esposta» a fenomeni come il riscaldamento globale o la perdita di biodiversità.

«I cambiamenti climatici stanno colpendo in modo più duro e più rapido di quanto molti si aspettassero», sottolineano gli esperti dell’economia, evidenziando come gli ultimi cinque anni siano stati i più caldi mai registrati e come i disastri naturali siano sempre più intensi e frequenti.
Le temperature globali sono sulla buona strada per aumentare di almeno 3 gradi verso la fine del secolo, il doppio rispetto a quanto indicato dagli esperti del clima come il limite per evitare le conseguenze più gravi dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

Per la prima volta nella storia, l’indagine condotta tra i membri del World Economic Forum ha evidenziato come i rischi globali a lungo termine percepiti come più probabili siano legati proprio all’ambiente e al clima. Il rischio percepito come il più probabile e più preoccupante per l’economia nei prossimi dieci anni è quello del fallimento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.

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Fonte: World Economic Forum Global Risks Perception Survey 2019–2020.

Governi, mercati e, in misura sempre crescente, anche gli elettori stanno aprendo gli occhi, percependo con più chiarezza quanto sia urgente la realtà dei cambiamenti climatici. Disastri naturali a essi collegati, come uragani, siccità e incendi, sono sempre più frequenti e intensi; il ghiaccio polare si sta fondendo molto più rapidamente di quanto ci si aspettasse, con conseguenze drammatiche per l’innalzamento del livello dei mari e le popolazioni costiere; gli eventi meteo sono sempre più estremi: nell’ultimo anno abbiamo assistito a fenomeni senza precedenti, dagli incendi alle tempeste devastanti in tutto il mondo, dalla perdita di ghiaccio marino alle ondate di caldo record in Europa.

I prossimi dieci anni saranno decisivi, sottolineano gli esperti: «per evitare le conseguenze peggiori le emissioni globali devono diminuire del 7,6% ogni anno tra il 2020 e il 2030. Questo implica ulteriori investimenti per 460 miliardi di dollari all’anno in energia pulita nel prossimo decennio. Saranno necessarie politiche di vasta portata per trasformare i processi industriali, i trasporti, l’agricoltura e lo sfruttamento delle risorse, insieme a cambiamenti nei comportamenti dei consumatori».

Gli anni Venti dovranno insomma essere il «decennio di resilienza per il clima»: anche secondo gli esperti dell’economia è necessaria un’azione concreta per la riduzione delle emissioni, ma anche per lo sviluppo e il finanziamento di strategie di adattamento più efficaci e credibili.

Che rischi corriamo

Il rapporto stilato dagli esperti dell’economia illustra i principali rischi collegati ai cambiamenti climatici, che sono molti e spaventosi.

La perdita di vite umane, dovuta a disastri naturali e agli effetti sulla salute: a rischio soprattutto le categorie più deboli, come le donne e bambini, per cui si stima che il pericolo di morire in una catastrofe naturale sia 14 volte superiore a quello di un uomo, e le persone più povere.

I danni subiti dagli ecosistemi: negli oceani – sempre più caldi, più acidi e più soggetti a tempeste – sono in pericolo ecosistemi marini come le barriere coralline; ghiacciai e calotte glaciali si fondono, allagando gradualmente le aree geografiche più basse: si calcola che entro il 2050 le persone coinvolte da questo fenomeno saranno il triplo rispetto a quanto stimato in precedenza. Tra gli effetti della fusione del permafrost c’è anche il rischio di un rilascio di carbonio che avrebbe conseguenze senza precedenti.

Crisi sempre più gravi legate al cibo e all’acqua, perché con i cambiamenti climatici continua a diminuire la resa delle colture e ad aumentare la siccità.

Migrazioni, dovute a effetti dei cambiamenti climatici come eventi meteo estremi, innalzamento del livello dei mari o conflitti.

Crescenti tensioni geopolitiche: i cambiamenti climatici mettono in pericolo l’accesso a risorse che prima venivano gestite in comune e l’acqua diventerà un elemento sempre più critico per il mantenimento della pace. Secondo l’Onu, nel 2017 l’acqua è stata un importante fattore di conflitto in ben 45 Paesi nel mondo, e con ogni probabilità le controversie tra le aree a monte e quelle a valle dei corsi d’acqua sono destinate a intensificarsi ulteriormente.

Impatti economici: dal punto di vista dell’economia, gli effetti dei cambiamenti climatici hanno già provocato danni pesantissimi. Per esempio, solo nel 2018 si stima che i disastri naturali abbiano causato una perdita di 165 miliardi di dollari.

Rischi per i mercati finanziari: anche le banche centrali riconoscono sempre di più come i cambiamenti climatici siano un pericolo per il mercato globale. Con eventi meteo più estremi e più frequenti, le assicurazioni potrebbero diventare inaccessibili, o semplicemente non disponibili, per individui e aziende. A livello globale, si stima che nel 2018 il gap di protezione dalle catastrofi – ovvero ciò che dovrebbe essere assicurato ma non lo è – abbia raggiunto i 280 miliardi di dollari. I rischi climatici colpiscono anche il mercato dei mutui e i fondi pensione, avvertono gli esperti.

Effetti sul commercio e sul lavoro, dovuti alla distorsione dei prezzi e all’interruzione di catene di approvvigionamento. Per esempio, la fusione dei ghiacci marini dell’Artico a un ritmo record ha fatto emergere una potenziale arteria marittima nella rotta settentrionale che attraversa acque un tempo impraticabili e i cambiamenti subiti da temperature e precipitazioni stanno modificando le economie legate alla produzione agricola. Gli impatti sul mondo del lavoro possono essere pesanti.

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Fonte: World Economic Forum, The Global Risks Report 2020

A questo link è possibile consultare la versione integrale del rapporto pubblicato dal World Economic Forum.

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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