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COP25 a rischio flop, tempi supplementari per i negoziati: i punti critici

Deludono gli impegni che i Paesi sono disposti ad assumere alla COP25, anche se c'è un passo importante dell'Unione Europea

Avrebbe dovuto chiudersi ieri sera la COP25, il vertice ONU che ha riunito a Madrid le delegazioni di quasi 200 Paesi per discutere dell’emergenza dei cambiamenti climatici. I negoziati per contenere le emissioni di gas a effetto serra, che avrebbero dovuto concludersi ieri sera, non hanno avuto successo: i Paesi sono spaccati e gli impegni che sono intenzionati ad assumere per ridurre le emissioni sono deludenti. La Conferenza è quindi andata avanti per tutta la notte, con dei tempi supplementari che sono destinati a proseguire nella giornata di oggi e, forse, anche oltre.

A quanto si apprende, per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sul tavolo ci sono due opzioni. La prima invita ad «alzare il livello dell’ambizione» per presentarsi alla COP26, in programma a Glasgow nel prossimo novembre, con tagli delle emissioni più alti rispetto a quelli ipotizzati finora, che secondo gli scienziati non sono nemmeno lontanamente sufficienti a mantenere il riscaldamento globale entro il grado e mezzo stabilito dagli Accordi di Parigi. La seconda possibilità sul piatto raccomanda di «comunicare gli obiettivi di taglio alle emissioni entro il 2020»: un’opzione che rappresenterebbe, di fatto, il fallimento totale dei negoziati il cui obiettivo principale era proprio quello di fissare il più possibile in alto l’asticella dell’ambizione per la riduzione delle emissioni.

Ancora sul tavolo anche altri due punti importantissimi dei negoziati: il tema dei crediti di carbonio e il meccanismo del loss and damage.

I crediti di carbonio, in pratica, sono dei “permessi a inquinare” che i Paesi più virtuosi possono cedere a quelli che sono ancora indietro nel processo di decarbonizzazione: chi inquina meno viene quindi premiato economicamente, chi inquina di più ha la possibilità di “sforare” i limiti acquistando, appunto, questi crediti. Il sistema era già stato previsto dal protocollo di Kyoto e alla COP25 è tornato a essere materia di discussione perché i Paesi in via di sviluppo, con Cina e India in prima fila, chiedono una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei crediti di carbonio e altri Stati, come il Brasile, sono favorevoli al principio del double counting, un meccanismo di “doppio conteggio” che permetterebbe a un Paese di guadagnare due volte dalla cessione dei crediti, sia cedendoli a un altro stato che facendoli registrare come riduzione delle emissioni a livello nazionale. Un sistema contro cui si schiera l’Unione Europea, che vorrebbe invece stilare un registro delle quote di emissioni di carbonio e punta ad affrontare l’emergenza climatica con più rigore e ambizione.

L’altro tema spinoso è quello del loss and damage, un meccanismo che ha visto la luce con la COP19 del 2013 e che prevede dei finanziamenti destinati ai Paesi colpiti in modo più duro dai cambiamenti climatici. Alla COP25 i Paesi più vulnerabili, quelli del sud del mondo, chiedono ora una revisione del meccanismo e un impegno economico di 50 miliardi di dollari all’anno da parte delle nazioni più ricche entro il 2022.

green deal Ursula Von Der Leyen
Foto ANSA

Alla COP25 un passo importante dell’Unione Europea: obiettivo neutralità entro il 2050. Ma l’impegno rischia di rimanere sulla carta

I negoziati hanno segnato un importante passo avanti ieri, quando dopo ore di discussione l’Unione Europea ha fissato al 2050 il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica azzerando le emissioni. Un obiettivo importante, ma che rischia di rimanere sulla carta. Per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi, infatti, è necessario che le emissioni scendano del 7% ogni anno fino al 2030, ma dalla firma degli Accordi di Parigi è stata registrata una ulteriore crescita del 4%.
Inoltre, il documento non è stato firmato dalla Polonia, un Paese responsabile di emissioni davvero importanti. Ursula von der Leyen ha espresso la sua comprensione per la posizione di Varsavia, spiegando che la Polonia è un Paese «ancora fortemente dipendente dal carbone» che avrà bisogno di più tempo e della definizione di strumenti finanziari che possano portarlo alla riconversione delle proprie fonti di energia.

 

 

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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