Negoziati ONU sul clima a Belem: tensioni e richieste per la transizione dai combustibili fossili

I delegati della conferenza ONU sul clima a Belem discutono fino a notte fonda per trovare accordi su transizione dai combustibili fossili, aiuti finanziari e piani nazionali più ambiziosi contro il riscaldamento globale.
La conferenza ONU sul clima di quest’anno si sta svolgendo a Belem, città brasiliana al confine con la foresta amazzonica, in un clima di trattative serrate e tensioni crescenti. I delegati di oltre cento nazioni hanno lavorato fino alle prime ore del sabato nel tentativo di raggiungere un consenso su una serie di proposte chiave, tra cui la richiesta di esplicitare la causa principale del riscaldamento globale: la combustione di petrolio, gas e carbone per la produzione energetica.
Transizione dai combustibili fossili e roadmap globale
Uno dei temi più dibattuti riguarda la necessità di definire una roadmap dettagliata per la transizione energetica globale verso la riduzione delle emissioni di gas serra. La proposta brasiliana riconosce che il percorso verso uno sviluppo climaticamente resiliente e a basse emissioni è ormai irreversibile, ma non specifica tempistiche né processi chiari per il phase-out dei combustibili fossili. Questo punto ha generato forti critiche: trentasei nazioni, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e piccoli stati insulari vulnerabili come Palau e Vanuatu, hanno giudicato la bozza insufficiente e hanno chiesto indicazioni più precise per abbandonare carbone, petrolio e gas naturale.
Aiuti finanziari e piani nazionali più ambiziosi
Altro nodo cruciale riguarda l’assistenza finanziaria ai paesi più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. I paesi vulnerabili chiedono maggiori risorse per affrontare eventi meteorologici estremi, come alluvioni e siccità, aggravati dall’aumento delle temperature globali. Inoltre, la conferenza punta a rafforzare i piani nazionali di riduzione delle emissioni, ma gli attuali 119 piani presentati non sono sufficienti per limitare il riscaldamento a 1,5°C come previsto dall’Accordo di Parigi.
Tensioni, proteste e rischi di stallo
Il clima nei padiglioni di COP30 è stato reso ancora più complesso da un incendio che ha causato la perdita di una giornata di lavoro, e da proteste di attivisti e gruppi ambientalisti che chiedono una transizione giusta e la fine della dipendenza dai combustibili fossili. Le trattative si sono spostate in riunioni a porte chiuse tra i massimi rappresentanti dei paesi, generando malumori per la scarsa trasparenza. La mancanza di una posizione condivisa e la resistenza di alcuni produttori di petrolio e gas rischiano di far saltare l’accordo finale, con la conferenza che si trova, secondo alcuni negoziatori, “sull’orlo del collasso”.
Accordo di Parigi e futuro della lotta al cambiamento climatico
La bozza di testo riconosce i progressi compiuti grazie all’Accordo di Parigi del 2015, ma sottolinea l’urgenza di “andare oltre e più velocemente” per contenere la crisi climatica. Più di ottanta paesi, insieme al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, spingono per un rafforzamento degli impegni e una transizione energetica che tenga conto delle esigenze di giustizia climatica e sviluppo sostenibile.