Inquinamento

Lotta alla plastica: l’emergenza Covid-19 ha riacceso la sfida

Un gruppo di ricercatori della Minderoo Foundation ha evidenziato i nomi delle aziende che producono metà della plastica usa e getta di tutto il mondo

Un gruppo di ricercatori della Minderoo Foundation, organizzazione no-profit volta alla salvaguardia del Pianeta e delle persone, con sede in Australia, in un rapporto dettagliato ha evidenziato i nomi delle aziende che producono metà della plastica usa e getta di tutto il mondo. L’inquinamento da plastica è una delle minacce più gravi e urgenti che ci troviamo ad affrontare; tramite il “Plastic Waste Makers Index” la fondazione ha identificato la fonte dei rifiuti di plastica monouso globali, rivelando, per la prima volta, le 20 aziende petrolchimiche che generano più della metà dei rifiuti di plastica monouso del mondo e le istituzioni finanziarie globali che le sostengono. Secondo questi ricercatori, le maggiori sarebbero la Exxon Mobil e la Dow, statunitensi, seguite dalla Sinopec, gigante petrolchimico cinese e la Indorama Ventures, che ha sede a Bangkok. Barclays e JPMorgan Chase sarebbero i principali colossi bancari del mondo a finanziare le loro produzioni. Viene poi sottolineato che il 40% circa delle maggiori aziende produttrici di plastica monouso sono in parte di proprietà di alcuni governi, tra cui in pole position ci sono Cina e Arabia Saudita.

Foto di meineresterampe da Pixabay

La risposta alle accuse di Minderoo, come riporta un articolo del New York Times, è arrivata in fretta: l’American Chemistry Council, che rappresenta l’industria della plastica, ha definito l’inchiesta “fuorviante”, citando la propria ricerca nella quale viene dimostrato come sostituire gli involucri in plastica con altri materiali potrebbe aumentare le emissioni di gas serra. Un nuovo studio di Trucost, azienda che fa stime sui costi nascosti dell’uso insostenibile delle risorse naturali da parte delle aziende, accerta che il costo ambientale dell’utilizzo della plastica nei beni di consumo e negli imballaggi è quasi quattro volte inferiore a quello che sarebbe se la plastica fosse sostituita con materiali alternativi. Lo studio si basa su metodi di contabilità del capitale naturale che misurano e valutano gli impatti ambientali, come il consumo di acqua naturale, le emissioni nell’aria, nel suolo e nell’acqua, che in genere non sono presi in considerazione nella contabilità finanziaria tradizionale. L’American Chemistry Council ha inoltre accusato Minderoo di farsi portavoce di concetti che non rispetta per prima, facendo notare che la fondazione viene finanziata da una compagnia estrattiva di materiali ferrosi, settore che ha un impatto ambientale molto forte. Ricordiamo che dal 3 luglio nei Paesi membri dell’Unione Europa scatta lo stop a tutti i prodotti in plastica usa e getta. Nel 2019 l’Unione Europea ha infatti emanato la direttiva “Single Use Plastic” vietando, dal 2021, l’utilizzo di alcune plastiche monouso ritenute tra le più inquinanti: bastoncini cotonati, piatti, posate, cannucce, palette, bastoncini per palloncini, tazze, contenitori per alimenti e bevande in polistirolo e tutti i prodotti in plastica oxo-degradabile, ossia la plastica tradizionale trattata con sostanze che in natura ne accelerano la frammentazione. L’Italia ha recepito la direttiva lo scorso 20 aprile e il 31 maggio la Commissione Europea ha emanato le linee guida per l’entrata in vigore della disposizione il 3 luglio. Tra queste spunta anche l’obbligo, non previsto dalla direttiva, di ridurre il consumo di piatti, bicchieri e imballaggi di carta plastificata contenenti una percentuale di polimeri inferiore al 10%.

Foto di G J Whitby da Pixabay

WWW Italia nell’approfondimento “La lotta al Covid frena quella all’inquinamento da plastica” fa un bilancio dall’inizio della pandemia. Nel 2019, sono state prodotte globalmente 368 milioni di tonnellate di plastica. La produzione in UE è in leggera ma costante diminuzione ma la plastica è troppa e facciamo fatica a smaltirla (nel 2019 ne abbiamo prodotte ben 57,9 milioni di tonnellate, di cui il 40% è costituito da imballaggi). 2 miliardi di tonnellate è il peso dei rifiuti che un mondo sempre più popolato produce ogni anno: una quantità enorme che potrebbe crescere del 70% entro il 2050. Il biennio 2020-2021 avrebbe dovuto segnare la svolta nella lotta contro i rifiuti derivati dalla plastica che minacciano molte specie animali, in particolare le tartarughe marine e inquinano gli habitat. Il contrasto all’emergenza provocata dal Covid-19 ha però riacceso la sfida contro questo nemico, che si ripresenta nell’utilizzo di numerosi oggetti usa e getta, come le mascherine monouso fatte in fibre di plastica.

Foto di dexmac da Pixabay

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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