Ghiacci

Studio NASA rivela con estrema precisione la fusione delle calotte glaciali degli ultimi 20 anni

Grazie ai dati raccolti dai satelliti NASA ora sappiamo, con estrema precisione, quanto ghiaccio hanno perso la calotta Groenlandese e Antartica negli ultimi due decenni e il loro impatto sull’innalzamento globale dei mari

Lo studio NASA rivela come le due calotte siano in grande sofferenza. Tutto ciò è stato possibile grazie all’utilizzo di misurazioni laser raccolte dal satellite ICESat tra il 2003 e il 2009 confrontate con quelle più recenti del satellite ICESat- 2 nel 2019 che hanno permesso di determinare con altissima risoluzione il cambiamento di elevazione (e quindi di massa) delle due calotte negli ultimi 16 anni.​

Questo studio NASA rivela che la calotta glaciale della Groenlandia ha perso una media di 200 Giga tonnellate di ghiaccio all’anno mentre l’Antartide ha perso una media di 118 Giga tonnellate di ghiaccio all’anno.
Per fare una stima, spiega la NASA, una Giga tonnellata di ghiaccio può riempire 400.000 piscine olimpioniche.

La perdita di ghiaccio combinata in Groenlandia e Antartide ha innalzato il livello del mare di 0,55 pollici (14 millimetri) tra il 2003 e il 2019.

Per quanto riguarda la calotta groenlandese gli scienziati hanno registrato la maggior perdita di ghiaccio nelle parti periferiche dell’isola (Fig.1) dove le quote sono più basse e la fusione superficiale maggiore, specialmente sul fianco occidentale dove alcuni ghiacciai hanno perso fino a 6 metri di ghiaccio l’anno.
Fig.2 – Antartide – NASA
Riguardo l’Antartide la NASA spiega come all’interno del continente vi sia stato un aumento di spessore dovuto ad un aumento di precipitazioni nevose (Fig.2) . Tuttavia tale aumento non è in grado di controbilanciare le perdite di massa ai margini del continente.
I ricercatori concludono affermando che questa nuova analisi getta luce sulla risposta delle calotte al cambiamento climatico con una precisione mai vista prima rivelando indizi sul perché e sul modo in cui esse
stanno reagendo al Global Warming.
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Luca Maffezzoni

Nato a Brescia nel 1989, fin dalla giovane età mostra una passione innata verso le tematiche climatiche e ambientali. Dopo aver ottenuto il diploma di Liceo Scientifico consegue prima la laurea triennale in scienze ambientali attraverso la discussione di una tesi riguardante le ondate di calore estive sulla penisola italiana nell’ultimo ventennio. Successivamente, grazie una tesi sperimentale volta allo studio della risposta dei ghiacciai alpini al Global Warming, ottiene la laurea magistrale in scienze e tecnologie ambientali con indirizzo climatico presso il DISAT dell’Università Bicocca di Milano nel Novembre 2015. Dopo una breve esperienza come insegnate di matematica e scienze presso una scuola secondaria di primo grado, ottiene un assegno di ricerca presso L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della durata di un anno dove si occupa dello sviluppo e mantenimento dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). In fine, nel novembre del 2017 si traferisce all’università LJMU di Liverpool dove inizia un dottorato di ricerca volto a studiare gli effetti dei cicloni extratropicali sulla calotta glaciale Groenlandese. Tale esperienza è accompagnata da costante attività di insegnamento all’interno dell’università dove si occupa di fornire agli studenti le basi di statistica, programmazione e utilizzo di Geographic Information System (GIS) necessari per poter lavorare e gestire dati meteorologici, climatici e ambientali.

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